Mercoledì 23 Maggio 2012
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Contagio finanziario

In Usa bocciano il piano anti-crisi
ma la paura si abbatte sull'Europa

30 Settembre 2008
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Il panico sui mercati internazionali continua ad imperversare. L’onda lunga dei subprime giunge in Europa e, dopo il caso di Northern Rock, anche altre istituzioni finanziarie subiscono un salvataggio in extremis dopo le svalutazioni record. E d’oltreoceano meglio non va, dato che il piano da 700 miliardi di dollari, spinto dall’amministrazione Bush, è stato bocciato alla Camera dei Rappresentanti.

S&P/Mib –4,98%, Mibtel –4,74%, Londra –5,30%, Parigi –5,04%, Francoforte –4,23%, Amsterdam –8,75%, DJ Euro Stoxx –4,70%. Queste sono state le chiusure delle principali borse del Vecchio Continente per un totale di circa 320 miliardi di dollari di perdite in un solo giorno, che vanno ad aggiungersi agli oltre 1300 miliardi persi qua e là  dall’agosto 2007. A contribuire ai crolli dei titoli sono state le recenti operazioni di nazionalizzazione (parziale o totale) che hanno visto come protagonisti alcuni dei principali gruppi bancari europei. Un esempio su tutti quello di Fortis, il colosso belga-olandese, che dopo aver venduto assets per oltre 10 miliardi di euro, ha dovuto cedere il passo alla lunga mano dello stato. Una cordata dei governi del Benelux ha permesso di rilevare tutte le attività in crisi del gruppo per evitar il fallimento dello stesso, creando il presupposto per uno dei primi bailout di matrice europea. Il tutto è avvenuto sotto la supervisione della Bce e dell’autorità per la concorrenza Ue, secondo un piano che prevedeva anche la cessione delle partecipazioni in ING all’altro colosso olandese Abn Amro. Ma non è stata solo Fortis a risentire dei subprime. Anche Bradford & Bingley, gruppo inglese specializzato nell’erogazione mutui, ha subito lo stesso destino di Northern Rock, mentre in Germania l’istituto di credito Hypo Real Estate ha ricevuto l’ok dal governo tedesco per l’apertura di una linea di credito per oltre 35 miliardi di euro dopo aver perso il 74% della capitalizzazione. Lampante la dichiarazione di un analista di Credit Suisse: «Oggi è toccato a Fortis, domani chissà. Non possiamo escludere che nei prossimi giorni accadrà qualcosa ad altri gruppi bancari e magari di nuovo in Europa». Infatti i prossimi sorvegliati speciali sono Credit Agricole, Deutsche Bank, Commerzbank e, seppur in misura minore, la nostra Unicredit, per via della forte internazionalizzazione delle proprie attività. Il sentore che si sta navigando a vista si materializza sempre più osservando anche quello che accade dall’altra parte dell’Atlantico.

Infatti, la giornata, forse la peggiore dall’inizio della crisi, doveva ancora ricevere il colpo di grazia da parte degli Stati Uniti, che nel frattempo hanno vissuto attimi di isteria alla luce della votazione per il maxi piano che Henry Paulson, segretario al Tesoro, ha preparato per far fronte alla crisi. 700 miliardi di dollari, di cui 250 pronti all’uso per rastrellare i “toxic assets” dai mercati finanziari. Bene, cioè male, devono aver pensato alla Camera statunitense, perché la manovra non è stata accolta con una votazione positiva. Fattore questo che ha indotto i mercati a ritenersi ormai perduti in mezzo ad una tempesta che si avvicina sempre più alla perfezione. Dow Jones –6,19%, S&P 500 –7,86%, Nasdaq –9,14%: queste sono state le chiusure delle piazze americane dopo la notizia che, per molte banche, la mano dello Stato non potrà esserci. Ed ora, non resta altro che attendere che sia qualcun altro a far il lavoro sporco. Prontamente, come volevasi dimostrare, Bank of England, Bce, Bank of Japan e Federal Reserve hanno rivelato che stanno studiando un piano per iniettare liquidità in mercati sempre più voraci ed affamati. Proprio ieri la Bce ha iniettato oltre 120 miliardi di euro con un’asta straordinaria con termine al 7 novembre, ma con la possibilità di ripeter la manovra nel 2009, sintomo che a Francoforte si attendono nuove perdite prima della fine dell’anno.

Anche il Financial Stability Forum, l’organismo che analizza la crisi subprime presieduto dal governatore di Bankitalia Mario Draghi, si sta muovendo per monitorare con attenzione le prossime mosse di una crisi che sembra aver raggiunto uno dei suoi livelli più alti. «Oggi è stata una giornata non buona per i mercati e bisogna stare all’erta» sono state le parole di Draghi, che si è limitato ad una compassata visione d’insieme della crisi. Parole che non lasciano trasparire panico per un nuovo 1929, ma fanno quasi sorridere se paragonate ai titoli giornalistici.

Difficile valutare in che modo possa reagire il mercato globale a questa nuova ondata, peraltro prevista da molti giorni. Ancor più complicato comprendere le dinamiche monetarie che verranno a delinearsi nei prossimi mesi. Di certo c’è solo che la malattia è solo ad una nuova fase, quella del contagio europeo, e che forse nemmeno Trichet & Co. si aspettavano che giungesse così in fretta. Il problema è che siamo sempre alle solite: i veri colpevoli non verranno puniti. Si, perché se tutto andrà come abbiamo visto finora, il mercato non sarà messo nelle condizioni di far scontar la propria pena ai trasgressori dello stesso. L’indulgenza e le immissioni di denaro “a tutela della stabilità finanziaria” si sono sprecate da un anno a questa parte. Peccato che di stabili, finora, ci siano state solo le perdite.
 

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