Mercoledì 23 Maggio 2012
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Bolla terzomondista

Yunus si difende ma la rivoluzione del "microcredito" è finita prima di iniziare

7 Dicembre 2010

Le accuse sollevate da un documentario norvegese nei confronti del premio Nobel per la Pace Mohammed Yunus, se si rivelassero vere, provocherebbero la definitiva incrinatura della sua principale invenzione, il microcredito. In altre parole, di un sistema di microfinanziamenti senza garanzie a favore di famiglie poverissime che scricchiola da anni, ma che fino ad oggi è stato talmente politically correct da non poter essere criticato per principio.

Se davvero l’equivalente di 47 milioni di euro donati tra il 1996 e il 1998 alla Grameen Bank fossero stati girati senza autorizzazione a favore di una società sanitaria che fa sempre capo a Yunus, il buonismo occidentale per un po’ sarebbe indotto a tacere. E quel terzomondismo trito che prontamente si era gettato tra le braccia del microcredito trovandovi una cura miracolosa alla povertà, il Bene che trionfava sulle perversioni speculatorie del Capitalismo, sarebbe costretto per una volta ad ammettere che il sistema è lungi dall’essere la soluzione alla miseria nel mondo.

L’idea di base di Yunus è che tutti gli uomini sono potenziali, innati imprenditori, e che l’unica differenza tra un povero e un ricco è l’accesso al credito. C’è da dire che fermandosi ai dati ufficiali della Grameen Bank, l'ottimistica convinzione del “Banchiere dei poveri” (come lui stesso si è definito) sembra essere confermata da un successo incontestabile. Yunus concesse personalmente a cinque donne del Bangladesh il primo prestito senza garanzia nel 1978, oggi più di 150 milioni di persone fanno ricorso a questo tipo di finanziamento. Gli istituti di credito che s’ispirano o dipendono dall’originaria Grameen Bank bengalese sono ormai centinaia in tutto il mondo. È dimostrato che il tasso d’interesse del 20% attuato dalla banca di Yunus, per noi una follia, in paesi come l’India e il Pakistan è preferibile rispetto a fare ricorso agli usurai locali, che arrivano a chiedere un tasso annuale del 50, se non del 100%. La Grameen Bank ha per il 94% clienti donne e ha così permesso loro di accedere ad una banca, spesso per la prima volta. Infine, il tasso di risanamento del debito è del 98%, cioè immensamente alto.

Andando però a osservare in che modo e con quali risultati sia stata combattuta l’indigenza grazie alla rivoluzionaria idea del microcredito, ci si rende conto di quanto il sistema sia stato sopravvalutato. E di come, anche in termini morali, i suoi effetti siano molto meno buoni ed univoci del decennale e consolante luogo comune a cui siamo stati abituati.

La professoressa del MIT Esther Duflo, in un articolo pubblicato su Le Monde nel gennaio scorso, spiega che è per la natura stessa delle sue regole che il microcredito non è in grado di essere la soluzione alla povertà: “Un primo aspetto è la responsabilità solidale, marchio di fabbrica del microcredito”. Come spiega l’economista francese, questo sistema disincentiva il rischio, e quindi la possibilità che una donna avvii attività con prospettive di guadagno, perché le altre donne, che non ricavano nulla dall’eventuale successo dell’investimento ma sono responsabili del debito, non vogliono essere obbligate a ripagarlo. “Anche il rimborso settimanale, altra pietra miliare del microcredito, hai i suoi limiti”. In effetti, scadenze così ravvicinate permettono di risanare il debito, ma impediscono di investire. Il risultato, come dimostrato da uno studio di due istituti francesi (Ird e Cirap), è che in otto casi su dieci i prestiti si tramutano in acquisti di beni di consumo, dai televisori alle cure mediche. Si tratta quindi di finanziamenti che migliorano forse la sopravvivenza, ma che non riusciranno mai ad eliminare la povertà semplicemente perché non producono alcuna ricchezza.

Esiste poi il lato tragico e paradossale di questo sistema: l’usura. Molti non sono in grado di rispettare il dovuto rimborso settimanale, per cui decidono di ricorrere ad usurai e finiscono per inserirsi in una drammatica sequela di indebitamenti a catena. Il microcredito si rivela infine grottesco, cinico e definitivamente immorale quando si scopre, come due settimane fa, che al maggiore istituto di microcredito indiano, la SKS, si possono associare con certezza circa cinquanta suicidi di debitrici insolventi. È emerso infatti che sono gli stessi creditori a suggerire alle loro clienti in difficoltà di uccidersi, in maniera da poter ricevere l’indennizzo previsto in caso di morte del debitore. Tra le accuse recenti, le aspettative deluse e il cinismo che sa dispiegare, il microcredito oggi è in crisi. Nonostante tutto, aspettiamoci comunque che il buonismo cieco ed espiatorio si staccherà dalla sua formula magica terzomondista solo con grande riluttanza.

Commenti
Alessandro T
07/12/10 11:46
Fazioso
L'articolo si commenta da sé. Da manuale, comincia descrivendo la diffusione del microcredito e poi ne denuncia le storture, il cinismo e cita lo "scienziato" di turno a supporto della propria tesi. Due paragrafi che racchiudono trent'anni di lavoro di tanta gente. Il microcredito indiano è in crisi, è vero, e probabilmente proprio o anche a causa di comportamenti lontani dall'etica come quelli ricordati. Questo vuol dire che tutta l'idea di fondo sia sbagliata? Scommetto che gettare via il bambino con l'acqua sporca costa poco, quando si tratta del bambino di qualcun altro.
Wolf
07/12/10 16:56
@Alessandro T: idea buona ed
@Alessandro T: idea buona ed applicazione sbagliata? Come per il comunismo? Ma avete un minimo di buon senso, conoscenza dell'uomo e del suo innato individualismo? Un'idea impraticabile è una utopia e come tale deve essere trattata. Per definizione qualsiasi applicazione pratica di un'utopia è fallace "ab initio". Come si regola dunque il vivere civile? Solo con le leggi, praticabili e senza buonismi d'accatto che sono sempre stati il viatico per nuove dittature o mali peggiori.
Anonimo
07/12/10 20:27
Dialoghi
Diversità di vedute, ovvero, dialogo tra un ex sessantottino e un operaio che vive in periferia: Ex sessantottino (e, ovviamente, attuale post o neo marxista): "Razzisti!! Dobbiamo aprire le frontiere a tutti i disperati e diseredati e poveri e perseguitati del mondo!!Porte aperte! Ci vuole solidarietà e bisogna pure essere-buoni-e-moderni-e-aperti-al-futuro". Risposta dell'operaio che non vive nei quartieri alti, dove invece abita l'ex sessantottino: "Ma, scusa tanto, dove li mettiamo TUTTI? Che cosa li facciamo fare?Quali lavori? Dove li alloggiamo? Se devono stare qui a chiedere l'elemosina e vivere nelle baracche tra i topi.. oppure se devono venire qui a delinquere e poi finire nelle galere Italiane, tanto vale rimangano dove sono, non ti pare? Purtroppo saranno milioni e milioni di persone, sarebbe una invasione.. Purtroppo possiamo prendere solo quelli che avranno un lavoro serio e utile all'Italia (tale non è vendere paccottiglia o oggetti taroccati per strada, per esempio) per cui sono indispensabili leggi, e regole e anche risorse..." Commento dell'ex sessantottino: "Fascista! Razzista!Berlusconiano Leghista!" E la risposta a tutti gli altri problemi? : "Razzista!" E si allontana sul suo SUV verso i Parioli, quartiere pieno anch'esso di Filippini e cingalesi colf e badanti, sì, ma quelli referenziatissimi coi guanti bianchi. Gli unici extracomunitari con cui tale soggetto abbia mai avuto a che fare.
Alessandro T
08/12/10 11:01
Appunto
@ Wolf, Anonimo: Comunismo?? Sessantotto?? Ma stiamo scherzando?? Io non sono elettore PDL è vero, questo mi classifica come comunista sessantottino?? Leggo l'Occidentale da due anni, non certo per fare del tifo da stadio ma perché talvolta sa essere luogo di scambio e diffusione di idee. Scusate se ogni tanto mi dissocio ma tranquilli, gente come voi è impermeabile a ogni tipo di (auto)critica. E ovviamente conoscete benissimo l'argomento trattato...
Anonimo
09/12/10 12:53
@ Alessandro T.
Gentile Alessandro, il mio dialogo non era rivolto a Lei . Volevo solo sottolineare come spesso (sempre) la sinistra risponda con stupidi luoghi comuni e frasi fatte agli enormi problemi di convivenza e accoglienza degli extracomunitari e stranieri in gnerale, fregandosene del disagio sociale che poco gli tocca direttamente. Noi Berlusconiani faremo più autocritica, promesso.. Ma Lei, di rimando, prometta di gettare via la Sua coda di paglia.
10/12/10 16:34
Critiche interessanti
Interessanti le critiche, anzi soprattutto quella sulla scarsa propensione all'investimento. Sul fatto del ricorso agli usurai è difficile valutare, il numero di 50 non significa nulla se non si sà quanti già si suicidano ricorrendo al "credito" normale...Comunque sia, non vedo molte motivazioni a sostegno dell'affermazione sulla morte del microcredito. Anche perché per un fenomeno così ampio e complesso, quattro paragrafi non bastano a sancirne la morte e sottolinearne i punti deboli. In maniera convincente.
Marcello Teofilatto
17/02/11 18:07
yunus e madoff
L'articolo, pur di fare del cattivismo a buon mercato (è proprio il caso di dire), mette insieme cose diverse. Un conto sono le critiche al sistema del microcredito (che può essere criticato come qualunque altra istituzione, mercato compreso), altro conto sono eventuali irregolarità commesse da Yunus, che non mettono in discussione il sistema in sé. A meno che non si voglia dire, per coerenza, che i casi Parmalat o Madoff segnino la "definitiva incrinatura" dell'economia di mercato. Troverei strana una tesi di questo genere su un sito che si chiama "l'Occidentale". A Wolf, che parla dell'innato individualismo dell'uomo, consiglio di leggere "Saggi sull'individualismo" di Louis Dumont (Adelphi): scoprirà che nella storia delle civiltà, l'individualismo è più l'eccezione che la regola. Saluti.
Anonimo
20/02/11 12:48
Tremenda ignoranza quella
Tremenda ignoranza quella dell'autrice dell'articolo. In primis, la microfinanza è un sistema talmente frammentato e particolare, che valutare l'intero movimento/idea sulla base dei metodi e dell'outreach di due sole istituzioni è superficiale e avventato, il tutto per di più condito da toni ridicolmente cinici nella loro enfasi di compiaciuto politically incorrect. Lecita è ovviamente ogni posizione, ma attenzione a pervenire a conclusioni affrettate e a sentenze definitive, prima si dovrebbe conoscere davvero "dal basso" cosa significa microfinanza, cara Carolina De Stefano, scenda dal piedistallo e studi.
Giorgia
09/03/11 20:39
anche i risultati positivi restano una parte della realtà
leggendo l'articolo sinceramente non trovo basi sufficienti per screditare il microcredito come strumento di aiuto per chi non ha altri accessi al denaro. - Che persone povere con dei prestiti riescano ad acquistare beni di consumo (cibo, medicinali) e a rimborsare contemporaneamente le rate dei prestiti e gli interessi mi sembra un segno che quei soldi siano stati investiti ed abbiano prodotto reddito, forse non tanto da arrivare in tempi brevi all'autonomia da successivi prestiti, ma come passo è sicuramente positivo. - Che 'Una donna' avvii l'attività e 'le altre donne' non ricavano nulla dall'eventuale successo è una visione un pò troppo individualistica e ristretta. tutte le donne fanno parte di un gruppo e partecipano ai debiti così come partecipano allo sviluppo dell'attività e al guadagno. Una ha il ruolo di 'responsabile', ma tutte guadagnano la possibilità di lavorare, di accedere ai prestiti e ai guadagni, se no secondo voi ci starebbero?! - Il livello di rischio per uscire dalla soglia della povertà per forza deve essere basso, l'obiettivo primo è la sicurezza non l'estremizzazione del guadagno. (per noi non è facile capire che la sicurezza di mangiare tutti i giorni non è scontata, ma ricordiamoci che il 'rischio' non sempre è un valore. diverso è quando si rischia il 'di più' sapendo che comunque vada una casa e da mangiare ce li hai) - 50 casi di suicidi: le persone che non sono morte perchè si sono potute comprare da mangiare quante sono? un numero senza un ordine di grandezza di riferimento cambia significato. le persone in italia che si suicidano per insolvenza verso le banche quante sono? mmhh, direbbe allo stesso modo quanto sono grottesche ciniche e immorali le banche? - numeri e guadagni: oltre 7mila persone raggiunte con un piccolo progetto di microcredito in congo: dopo soli 3 anni persone che prima non avevano altre strade se non la schiavitù dell'usura oggi non solo hanno avviato attività agricole, commerciali e artigianali, ma hanno risparmi che ammontano a oltre 30mila dollari che li rende autonomi. concetti di investimento, di economia reale, imprenditorialità e risparmio, in Africa. anche questa è una parte della realtà. - buonismo, formule magiche..? sappiamo tutti che non esistono bacchette magiche. che si possa eliminare la povertà è un'utopia, ma che si possa migliorare la situazione di qualcuno è una possibilità reale. che ci siano dei problemi nel perseguire questa strada o delle persone che possono sbagliare non mi stupisce. ma questo non cancella i risultati positivi che si sono raggiunti. piccoli e grandi. quello che ho imparato io dal microcredito è che dalla valorizzazione degli aspetti positivi arrivano dei risultati concreti, che i miglioramenti sono possibili. non dimentichiamocelo.
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