Nel giorno in cui il Capo dello Stato richiama la politica a riforme condivise che servono al paese, maggioranza e opposizione continuano ad annusarsi. I contatti, più o meno, ufficiosi non sono mancati neppure ieri alla ricerca di un confronto che possa diventare il recinto del processo riformatore. A cominciare dal nodo giustizia.
Nel tradizionale scambio di auguri con le più alte cariche dello Stato, Giorgio Napolitano segnala che ancora non c'è il clima propizio, ma ci sono tutte le premesse per crearlo e camminare lungo la "strada maestra'' della larga condivisione, per realizzare in questa legislatura ancora "agli inizi" e con un "approccio realistico, alcune essenziali e ben mirate riforme". Il presidente della Repubblica manifesta ''turbamento per la brutale aggressione'' al premier Berlusconi; dopo i fatti di Milano intravede ''i primi segni di ripensamento collettivo'' e per questo richiama tutti a ''prevenire ogni degenerazione'' verso la violenza. La solidarieta' ''personale e istituzionale'' al presidente del Consiglio aggredito e i ''fervidi auguri di pronto ristabilimento''segnano uno dei passaggi salienti dell'intervento di Napolitano e forse, rappresentano un primo segnale concreto di disgelo tra il Colle e Palazzo Chigi dopo le polemiche dei mesi scorsi seguite al no della Consulta sul Lodo Alfano.
Il percorso, dunque, è quello di riforme condivise per il Capo dello Stato che cita gli esempi che pure in parlamento fin qui non sono mancati: dal federalismo fiscale, alla riforma della contabilità pubblica, ad altre leggi approvate con ampi consensi. Su questa strada è necessario continuare a camminare, è l'esortazione di Napolitano, perché "non dobbiamo cedere a un certo vizio di auto-denigrazione", bensì "dobbiamo credere nel futuro che possiamo costruire". Le tensioni politiche e fra le istituzioni ci sono, ma l'impegno comune deve essere quello di non farle entrare in una ''spirale di crescente drammatizzazione'', un compito al quale nessuno può sottrarsi, a maggior ragione dopo i fatti di Milano, sottolinea il presidente della Repubblica che invita la maggioranza a non paventare "complotti che la Costituzione rende impraticabili contro un governo che è ancora agli inizi e gode della maggioranza in Parlamento". Passaggio, quest'ultimo, apprezzato dalla maggioranza che individua nelle parole del capo dello Stato una ulteriore e piena valorizzazione del concetto costituzionale di sovranità popolare.
Analogo richiamo sulla giustizia. Napolitano rivolge un appello alla magistratura affinchè non perda il ''senso del limite'' e non si consideri investita da ''missioni improprie'', e alla politica perché svolga fino in fondo il proprio compito riformatore varando norme ''più organiche'' e ''di più ampio respiro''. In questo quadro, secondo il capo dello Stato, ''occorrono modifiche sia di leggi ordinarie sia di clausole costituzionali per stabilire un più corretto rapporto tra politica e giustizia. Anche qui occorre superare "atteggiamenti dell'una e dell'altra parte che fanno apparire la politica e la giustizia come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco''.
Una vera riforma presuppone modifiche normative, oltre a interventi come quelli che "il governo ha sottoposto al parlamento in materia di processo civile e di processo penale e che si auspica assumano svolgimenti più organici e di più ampio respiro''. Tuttavia ''per garantire un più lineare e corretto rapporto tra politica e giustizia rimangono naturalmente decisive le valutazioni e le scelte che il parlamento è ormai chiamato a definire", osserva Napolitano che non manca di richiamare il governo sul ricorso consistente a decreti legge che finisce per penalizzare il ruolo del Parlamento. Il presidente del Senato Schifani raccoglie e rilancia la sollecitazione del capo dello Stato sull'esigenza di riforme condivise che considera l'unica strada da seguire per "dare piena autorevolezza a tutte le istituzioni".
I segnali di apertura tra maggioranza e opposizione sono la cifra che potrebbe inaugurare un clima nuovo e avviare concretamente il cantiere delle riforme. Contatti più o meno informali e dichiarazioni d'intenti tra esponenti di Pdl, Pd e Udc, ci sono stati anche ieri. Si lavora su due fronti: giustizia e riforme costituzionali e istituzionali. Su quest'ultimo punto il dialogo dovrebbe riprendere dalla bozza Violante, mentre sulla prima questione il centrodestra, oltre ai provvedimenti già incardinati in Parlamento - processo breve e legittimo impedimento - ha intenzione di presentare a breve il Lodo Alfano per via costituzionale. "Lo faremo senza squilli di trombe", annuncia il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello e poco importa se "subito prima o subito dopo Natale, perché noi facciamo una proposta al paese nella convinzione che occorra raffreddare il conflitto tra giustizia e politica. Non solo è necessario garantire l'autonomia del potere giudiziario ma è altrettanto importante che questo non entri in conflitto con la politica. La costituzionalizzazione del Lodo Alfano è la proposta che immetteremo nel dibattito affinché si riaffermi l'esigenza di mitigare e se possibile superare il livello di conflittualità. Se l'opposizione presenterà proposte più convincenti saremo pronti a prenderle in considerazione".
Accanto a questo, a gennaio riprenderà il confronto alla Camera sul legittimo impedimento, pensato come una norma che valga diciotto mesi e consenta alla costituzionalizzazione del Lodo Alfano di entrare a regime: è la via che la maggioranza indica e sulla quale chiama al confronto le opposizioni. Quanto al modus operandi del processo riformatore, cioè se si intenda varare leggi costituzionali oppure intervenire su alcuni articoli della Carta, Quagliariello rileva che "dal punto di vista tecnico le due soluzioni sono equivalenti. Noi non facciamo leggi ad personam, ma leggi per tutti". Il concetto è chiaro: la questione si è posta perché nei confronti di Berlusconi è stata portata avanti una campagna "contra personam" ma il problema non appartiene ad uno solo dal momento che "potrebbe riproporsi anche per un futuro premier o per il presidente della Repubblica così come sarebbe potuto accadere se premier fosse stato D'Alema ai tempi della vicenda Unipol", rimarca l'esponente del Pdl.
E se la maggioranza è compatta nella decisione di procedere in maniera spedita sulle riforme, nei due schieramenti si discute sul percorso da intraprendere, cioè se attraverso l'idea di una costituente per le riforme lanciata dal ministro Tremonti oppure in parlamento, nelle commissioni di Camera e Senato. Il Pd con Bersani fa sapere che la sede naturale per affrontare la questione sono le aule parlamentari dove "è già maturato qualcosa", come del resto indica lo stesso Violante. Nel centrodestra Cicchitto e Quagliariello evidenziano il ruolo centrale delle commissioni parlamentari, mentre il ministro Frattini apprezza l'ipotesi avanzata dal collega del Tesoro così come il leader Udc Casini (il parlamentare centrista Mantini annuncia una proposta di legge in questo senso). Chi invece non condivide nulla o quasi resta l'Idv di Di Pietro che accusa il Pd di "buonismo pilatesco" e continua a battere il tasto dell'antiberlusconismo.

