Venerdì 10 Febbraio 2012
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Le Corti islamiche contro lo Stato di diritto

A Londonistan vige la sharia. Perché
il governo Brown non reagisce?

17 Settembre 2008

Un gigante dai piedi d’argilla: questo il vero volto del sistema giuridico anglosassone che sta permettendo alle Sharia di irrompere nei sistemi giuridici occidentali. Non tutti hanno compreso che le sentenze emesse in Inghilterra dalle “Sharia courts” rappresentano un precedente molto grave. Il nostro compito è quello di salvaguardare lo stato di diritto che fin dal Settecento si è affermato in Europa e che ha sulle sue spalle una tradizione millenaria. L’apertura dimostrata dell’arcivescovo di Canterbury verso questo fenomeno rappresenta un imperdonabile cedimento ed è comprensibile che le sue parole siano state contestate da ogni parte politica. Tuttavia, lo sconcerto dell’opinione pubblica inglese non è stato tale da spingere il sistema giudiziario inglese a rigettare questi tribunali. 

Ben cinque corti manovrate dallo sceicco Sheikh Faiz-ul-Aqtab Siddiqi, in funzione a Londra e in altre città del Regno Unito, hanno cominciato a deliberare a partire dall’estate 2007, sulla base di una riforma del 1996, l’Arbitration Act. L’unico a reagire con risolutezza è stato Dominic Grieve, ministro ombra conservatore della giustizia inglese, che chiede di sapere quali tribunali britannici stiano avallando decisioni di questo genere, visto che  agiscono al di fuori della legge.

Questi tribunali anomali per l’Occidente non condividono il principio di inviolabilità dei diritti umani, né i valori di libertà e di uguaglianza alla base delle democrazie europee. Per fare un esempio, tra i casi dibattuti di fronte alle “Sharia courts” c’è stata una disputa ereditaria. In nome della sharia, i giudici hanno assegnato ai figli maschi il doppio dell’eredità attribuita alle figlie femmine. Nei casi di violenza domestica, poi, non si è provveduto a punire i mariti violenti, ma gli imputati sono stati invitati semplicemente a seguire dei corsi di autocontrollo. In questo modo è venuto a mancare il principio secondo cui la giustizia è uguale per tutti e la legge inglese ha preferito che i panni sporchi venissero lavati “in casa propria”, cioè nella propria comunità di appartenenza. 

Avvallando questo status quo, Londra ha venduto l’anima agli sceicchi. L’Europa deve imparare da questa esperienza per rafforzare un sistema comune di diritti e di leggi che possa tutelare tutti i cittadini, indipendentemente dall’origine etnica o dalla religione. E proprio questo è stato uno dei temi cardine di un meeting sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione a cui ho partecipato al Parlamento Europeo di Bruxelles, insieme ai parlamentari nazionali ed europei. Anche per questo motivo è condivisibile la posizione espressa dal presidente della Commissione Europea Barroso di creare una politica comune europea sull’immigrazione per conferire un’impronta democratica e moderata ai processi di integrazione. Speriamo che tutto questo non resti solo teoria.

Anche il Canada alcuni anni fa stava per cadere in questo tranello, ma alle prime avvisaglie fondamentaliste è riuscito a fermarsi in tempo. Inoltre, la strada del relativismo giuridico è ulteriormente pericolosa, perché non tutti i paesi arabi si fondano sullo stesso il diritto di famiglia. La Moudawana marocchina, riformata nel 2004, il diritto di famiglia tunisino modificato nella seconda metà degli anni cinquanta, quello giordano e quello di altri paesi arabi moderati sono molto diversi dal diritto di famiglia saudita, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna. A questo punto resta da chiedersi quale diritto sharitico stiano seguendo queste corti inglesi? 

Per salvaguardare un sistema di valori millenario, Papa Benedetto XVI ha lanciato un appello di cui il presidente Sarkozy ha saputo fare tesoro. I rischi collegati al relativismo e all’estremismo e l’importanza della laicità positiva della politica e dello Stato sono stati al centro del discorso di Benedetto XVI in Francia. Proprio in Francia, negli ultimi mesi, la polemica si è accesa attorno alle sentenze emesse da alcuni tribunali che purtroppo stanno facendo scuola anche in Italia. Talune delibere hanno attenuato la pena in base all’appartenenza religiosa ed etnica dell’imputato, altre invocavano tradizioni lesive per la donna. Il risultato è una situazione di schizofrenia culturale, in cui le donne sono le prime a rimetterci, di fronte all’ideologia fondamentalista che le vorrebbe sottomesse. Anche in Italia è emerso nei giorni scorsi il caso eclatante di una sentenza della corte d’appello di Cagliari, secondo la quale il ripudio non sarebbe contrario all’ordine pubblico, in quanto, a detta dei giudici, garantirebbe i diritti patrimoniali e di difesa della moglie.

Souad Sbai è deputata del Parlamento italiano per il Popolo della Libertà.

Commenti
Gianfabio Cantobelli
17/09/08 15:59
l'inizio della fine
Parafrasando Marx possiamo dire che l'occidente sta fornendo ai fondamentalisti la corda con cui farsi impiccare.
vanni
17/09/08 17:15
Sovranità limitata
Se in uno Stato spuntano zone franche dove qualcuno detta legge in proprio è un problema "giuridico"? Chiedo lumi perchè sono proprio ignorante in materia: non è un problema di sovranità e basta? Anche la mafia ha i suoi tribunali (si dice che in tanti posti funzionino alla grande) ma nessuno Stato si pone il problema di avallarne o meno le sentenze, di creare dei precedenti e via così. Se si accetta che l'amministrazione della giustizia venga demandata ad altri è un problema giuridico? Non so per converso se sia un problema giuridico che legittimi tribunali emettano sentenze che tanti comuni cittadini ritengono stravaganti o sbilenche o surreali. Oppure tagliate su misura, in ossequio al popolare aforisma: "la legge è eguale per tutti". In Italia questo succede di sicuro, anche in Francia dunque?
Mackinder21
23/09/08 08:27
Le implicazioni di questa
Le implicazioni di questa decisione britannica non vanno sottovalutate. In primis accettare la sharia in un paese membro dell'UE, sia pure limitatamente diritto civile, costituisce un precedente. Cosa faranno i musulmani che vivono in Francia, Danimarca, Olanda, Italia? Staranno semplicemente a guardare? Vi è ragione di dubitarne. In secondo luogo lo Stato britannico rinuncia di fatto a parte della propria sovranità giuridica, aprendo la strada a una disintegrazione politico-culturale molto grave. In terzo luogo, l'Islam essendo per sua essenza proselitista e universalista, sarebbe molto ingenuo pensare che le comunità musulmane britanniche si accontentino a lungo dello stato di cose presenti. Al contrario, saranno probabilmente spinte a chiedere, fra qualche anno, di estendere la sharia al diritto penale. Ultimo punto importante: laddove vige di fatto la sharia, le comunità musulmane considereranno il territorio parte dell'Islam. Di conseguenza, non accetteranno mai un ritorno allo status-quo ante. Londra si appresta quindi a diventare Dar al-Harb, terra del conflitto, dove vivono dei musulmani, ma non tutti gli abitanti sono ancora sottomessi all'Islam. Pessima prospettiva.
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