Venerdì 10 Febbraio 2012
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Ragione e Religione

Davanti ai massacri anticristiani la tiepida laicità europea non basta

27 Agosto 2008

Tra l’estremismo indù che nell’Orissa brucia vive le suore e il grande happening religioso alla convention democratica di Denver, l’Europa sta a guardare, forte della sua superata concezione della religione e della laicità, che non ci difende dai massacri terroristici né ci protegge dalla religione-spettacolo dei buoni sentimenti.

In Europa vige ancora l’idea, di origine weberiana, che la società non può accettare una morale della convinzione, che si tradurrebbe in una lotta di tutti contro tutti, in quanto contrasterebbe con il pluralismo dei valori delle società moderne, ma solo una morale della responsabilità, nella sostanza un relativismo etico che cerca di ridurre i danni delle conseguenze delle nostre scelte, tutte ammesse. Habermas vede la società come una “immensa discussione”, vale a dire come una grande contrattazione dialettica a cui tutti abbiano accesso.

Ora, gli estremisti dell’Orissa, con le loro atroci azioni, mettono a nudo la fragilità di queste visioni deboli della laicità, come del resto hanno fatto qualche anno fa gli abitanti delle banlieau parigine e fanno adesso a Londra 4 cittadini musulmani su 10 secondo cui bisognerebbe introdurre la sharia nell’ordinamento inglese. Se fosse per loro, il pluralismo nel senso weberiano o habermasiano del termine sarebbe solo una parentesi storica. Del resto, la tiepidezza con cui l’Europa accoglie le tragiche notizie delle persecuzioni dei cristiani in oriente e la indisponibilità a farsi carico della loro protezione, come se l’Occidente potesse rimanere equidistante dalla religione della suora arsa viva e da quella degli aguzzini indù, la dicono molto lunga sul nostro concetto di laicità, vuoto di senso e paralizzante qualsiasi azione pubblica che non sia di indifferenza.

Ma rimaniamo spiazzati anche dalla massiccia presenza della religione nella convention democratica di Denver. Negli Stati Uniti è possibile non credere ed essere americani lo stesso. E’ però possibile anche credere ed essere americani lo stesso. Citare Tocqueville non è solo questione di circostanza: ”La libertà vede nella religione la compagna delle sue lotte e dei suoi trionfi; la culla della sua infanzia, la fonte divina dei suoi diritti. Essa considera la religione come la salvaguardia dei costumi, i costumi come la garanzia delle leggi e il pegno della sua durata”. Il problema è piuttosto un altro: alla convention di Denver non è nata una superreligione piuttosto sincretista, fatta di slogans ad effetto, di generiche promesse di giustizia e pace, una miscela indistinta accomunata da un generico misticismo e da un “messianismo senza Dio”? La cartina al tornasole qui è data dal tema della vita: tutti i gruppi religiosi che hanno sostenuto Obama a Denver non sono stati in grado di accordarsi sulla questione dell’aborto, né hanno saputo chiedere al candidato un impegno chiaro in questo senso. Né lui l’ha richiesto.

Viene in mente quanto Joseph Ratzinger diceva ad Habermas nell’incontro pubblico di Monaco di Baviera del 2004:  sia la religione che la ragione hanno le proprie patologie ed hanno bisogno l’una dell’altra per correggerle. L’estremismo fondamentalista è una religione impazzita che ha bisogno di ritrovare la ragione. La ragione che non riconosce i propri limiti davanti al diritto alla vita ha bisogno di essere corretta dalla religione. Senza questa doppia correzione reciproca, la religione tende a farsi confusamente politica, ossia a dare ragione a Weber che vorrebbe tenerla alla larga dalla vita pubblica, e la ragione tende a farsi antireligiosa, almeno nella forma dell’indifferenza. Però una religione tenuta alla larga dalla vita pubblica non riesce a correggere le disfunzioni e le contraddizioni della ragione politica e non permette a quest’ultima di moderare la presenza religiosa nella società.

Il dialogo tra le religioni è fondamentale per il futuro. Perché esso sia possibile è necessaria la libertà religiosa, cioè il riconoscimento razionale di un diritto fondamentale dell’uomo. La religione ha bisogno della ragione. Ma ci sono religioni che misconoscono questo diritto, non tutte le religioni accettano la ragione. Ecco perché la ragione diventa fonte di discernimento delle religioni. In fondo Benedetto XVI a Regensburg il 12 settembre 2006 aveva sostenuto proprio questo.  

Commenti
Barbara V
27/08/08 09:40
Tolleranti poco tollerati!
Il fatto è che siamo pochi i cattolici pronti a difendere la nostra fede, anche nella vita quotidiana. Perchè pochi siamo rimasti a credere davvero, dal momento che i principi della Chiesa stanno stretti in un mondo dove si vuole essere totalmente "liberi"! Quindi se qualcuno offende la chiesa, i suoi insegnamenti, molti "cattolici" o concordano o restano indifferenti. E poi questa indifferenza si riflette anche a livello mondiale! In Italia ci si professa aperti al "dialogo". Infatti se il musulmano di turno si lamenta perchè nella classe di suo figlio c'è un crocifisso, tutti sono pronti a dargli ragione. Però appena il Papa apre bocca su qualsiasi cosa, tutti gli danno addosso! E spesso i primi sono proprio i "cattolici"! A noi rinfacciano "le Crociate", (ehi, sono passati secoli eh!!!), ma se ancora oggi i cristiani sono perseguitati se ne fregano tutti. Sono màrtiri del terzo millennio, di fronte ai quali si resta indifferenti. Poi magari tra duemila anni li studieranno a scuola, come noi abbiamo studiato quelli delle origini della Chiesa!
27/08/08 10:19
Persecuzione
Barbara V ha perfettamente ragione. Io ho proprio la sensazione che il vasto attacco contro la cristianità in tutto il mondo ha da tempo raggiunto uno dei suoi obiettivi principali: associare a sè una parte degli stessi cristiani. Il nostro credo, la nostra visione del mondo, la nostra storia sono svuotati dal di dentro. Occorrerà una riscossa, prima o poi. Ma, temo, il limite per accenderla spontaneamente non è ancora stato raggiunto. Ci sarà, perchè Gesù stesso ha detto: le porte dell'Inferno non prevarranno.
Gianluca Belfiore
27/08/08 10:39
Ma quali risposte...
Fontana dice bene: l'Europa non dovrebbe stare a guardare...ma cosa potrebbe fare? Atteso che l'Europa è tutta intenta a cancellare le radici cristiane che le sono proprie, atteso che la secolarizzazione ha estirpato i riferimenti trascendenti propri delle precedenti generazioni, atteso che si mira a neutralizzare ogni riferimento assiologico della normazione e a relegare la religione in un silenzioso intimismo? Forse, l'unica cosa che potremmo aspettarci da un continente siffatto, è la difesa della libertà religiosa - intesa in senso generale - ma non, certamente, un aperto appoggio ai nuovi martiri della cristianità. Eppure l'Europa deve molto al Cristianesimo, la sua storia è inscindibile da quella relativa alla diffusione della religione cristiana e dai valori dalla stessa propugnati. Ma tant'è... Allora, possiamo aspettarci una difesa della libertà religiosa tout court? Io temo di no, un'Europa tanto divisa, priva di bussola, cui è stata strappata l'anima, priva di un disegno politico condiviso, il cui unico collante è l'interesse economico, non riuscirà a dare alcuna risposta. Peraltro, al momento attuale, pare debba dare risposte ulteriori, circa la crisi Georgiana che vede USA e Russia su posizioni contrapposte. Cosa farà l'UE? Riuscirà a mantenere una linea unitaria? Riuscirà a svolgere un ruolo di mediazione e di pace? Lo spero vivamente, ma temo che sarà molto difficile che i miei auspici trovino riscontro. Quanto alle vittime cristiane, la cosa che mi stupisce è anche che non ho letto nelle agenzie di stampa alcuna dichiarazione dei politici italiani...nessuna presa di posizione del Governo. Capisco che le Maldive possono distogliere l'attenzione...però...
recordman
28/08/08 10:17
credo che l'ultimo commento
credo che l'ultimo commento abbia centrato il problema. per la mentalità e la cultura corrente la religione è diventato un fatto privato, a dispetto e nonostante gli sforzi di chi vorrebbe ridarle un rilievo pubblico. quindi il fatto che alcune persone vengano uccise in quanto cristiane e missionarie non ha molto rilievo per l'opinione pubblica. il fatto che siano religiosi o cristiani non importa, perdonatemi il termine alla maggior parte delle persone ed ai media. che piaccia o meno è così, l'appartenenza religiosa per gli europei, ed anche per gli italiani ormai conta proprio poco
Arauna
30/08/08 20:37
Chi la fa l'aspetti
Certo che è strano vedere che anche i cattolici sono perseguitati, qualche volta. Dato che sono loro ad aver inventato i roghi, e dato che anche il popolo cattolico storicamente non ha mai mosso un dito per difendere le vittime dell'inquisizione, anzi, è sempre stato dalla parte dell'intolleranza, vorrà dire che qualche piccolo problemino stimolerà delle riflessioni. Sulle conversioni forzate gli indiani hanno perfettamente ragione. Forti della loro superiorità economica (in India basta poco) gli strateghi del vaticano, ben consci di avere ormai perduto le secolari roccaforti europee, sono più che mai alla ricerca di una terra promessa dove poter stabilire la chiesa cattolica del futuro. L'India è uno degli obiettivi fondamentali, innanzitutto per l'enorme serbatoio di gente, poi è probabile che fra 20 o 30 anni essa diventi una nazione se non ricca, quantomeno abbastanza agiata, cosa che la rende interessante, infine la religione induista, con tutte le sue superstizioni e credulità, predispone a credere alle bufale insegnate dal cattolicesimo, che in fin dei conti sono più simili di quanto si creda. Persino l'idea della Trinità è stata copiata dagli induisti, che l'avevano elaborata secoli prima. Logicamente il vaticano se ne guarda bene dal collocare le sue missioni in territori privi di prospettive di sviluppo, perché l'obiettivo è anche quello di addestrare la futura classe dirigente, investendo più sulle scuole che sul cibo o su banali aiuti sanitari.
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