Mercoledì 23 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Ipocrisie televisive

Nella messa cantata di Fazio e Saviano si celebra tutto tranne che la vita

26 Novembre 2010
fazio-saviano.jpg

La reazione di Fabio Fazio, Roberto Saviano e del direttore di Raitre Paolo Ruffini alla richiesta delle associazioni pro-vita ad esprimere il loro punto di vista in risposta alla propaganda pro-eutanasia offerta a spese dei contribuenti nella trasmissione "Vieni via con me" dimostra chiaramente – se ce ne fosse stato ancora bisogno, dopo il caso delle accuse senza contraddittorio di connivenza con la 'ndrangheta alla Lega - come i protagonisti del programma intendono il diritto all'informazione e il servizio pubblico.

Si tratta di una visione assolutamente unilaterale che in realtà non può certo sorprendere un osservatore anche minimamente smaliziato. Per tenersi in piedi, infatti, la "messa" secolare che vede Fazio come officiante e Saviano come "vittima sacrificale" e "Cristo in croce" (come è stata efficacemente descritta da Aldo Grasso sul "Corriere della Sera") non può assolutamente permettersi alcuna increspatura o incrinatura. Essa deve proporsi come il ritratto organico, coerente e dogmatico di un paese ideale, tutto virtù civica e buoni sentimenti, i cui avversari possono essere soltanto criminali, disonesti conniventi, mostri senza cuore. La "liturgia" della sinistra emotiva e iper-politically correct, per aspirare ad essere credibile, non può essere mai sfiorata e "sporcata" dall'idea che la politica possa, e anzi debba, essere conflitto anche radicale e doloroso su princìpi, interessi, opzioni di governo diversi: l'insinuarsi di questo dubbio pregiudicherebbe irrimediabilmente la solennità della celebrazione.

In questa logica, evidentemente, è impossibile per gli officianti della religione "faziosa" consentire che i telespettatori siano anche soltanto sfiorati dal dubbio che su temi come quelli biopolitici - quelli concernenti l'atteggiamento di società e istituzioni verso le soglie estreme della vita e della morte umana – possa esistere un autentico dibattito, in cui ogni cittadino e attore politico ha il dovere di fare (ed argomentare razionalmente in modo persuasivo) una scelta di campo. Il tema deve necessariamente essere presentato – come è stato fatto nel "racconto" delle vicende di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro – come una questione su cui chiunque sia dotato di un minimo di umanità non può che stare dalla parte delle "scelte di libertà" compiute in questo caso con la decisione di interrompere la propria esistenza, o quella altrui.

Se le associazioni dei familiari e degli operatori che assistono i malati in stato vegetativo raccontassero una versione completamente diversa della storia - quella dell'incrollabile, amorosa assistenza offerta a tanti casi di vita "estrema" e del rifiuto di considerare qualsiasi esistenza come non degna di essere vissuta - Fazio, Saviano e i loro "fedeli" sarebbero costretti ad uscire dalla loro "omelia" e a prendere una posizione politica, cioè dialettica e conflittuale, chiamando le cose con il loro nome.

Ma proprio ammettere la realtà del conflitto e chiamare le cose con il loro nome è strutturalmente improponibile per qualsiasi visione ideologica (cioè teologica in senso secolarizzato) della realtà, sempre inevitabilmente inclinata verso la "neolingua" eufemistica ed ambigua dei totalitarismi. Se i temi biopolitici rappresentano oggi (ma forse non da oggi) la grande linea di frattura ideologica tra "progressismo" nichilista e tradizione dei diritti inalienabili della persona umana, non è un caso che proprio su quei temi la cultura politica liberal fondata sul "buonismo" eticista esprima il massimo di mistificazione linguistica.

Non a caso la pubblicistica egemone nei mass media impone da tempo di chiamare l'aborto "interruzione volontaria di gravidanza", di chiamare "embrioni" e "feti" i figli concepiti e poi congelati, sezionati, distrutti, soppressi, di definire "donatori" di sperma o di utero quanti in realtà tali parti di sé vendono e affittano, spesso spinti dal bisogno e sfruttati senza nessun diritto allo scopo di soddisfare desideri (o capricci) altrui.   

In questo senso, più ancora che la motivazione del rifiuto ad ospitare il punto di vista dei sostenitori intransigenti del diritto alla vita a "Vieni via con me" con l'argomentazione che non si può dare voce a tutte le opinioni su tutti i temi perché la trasmissione "non è una tribuna politica", colpisce la difesa di merito del rifiuto stesso compiuta da Fazio, Saviano e gli autori. Non possiamo dare voce alle argomentazioni pro-vita, essi sostengono, perché è inaccettabile che la nostra venga presentata come una posizione "pro-morte", mentre invece "abbiamo raccontato due storie di vita, sottolineando la pari dignità, di fronte alla prosecuzione artificiale della vita, di chi sceglie di accettarla e di chi sceglie di rifiutarla".

Insomma, gli artefici della "messa cantata" di "Vieni via con me" non possono a nessun costo ammettere di essere, come appare viceversa evidente, a favore dell'eutanasia, in un dibattito pubblico in cui esistono altre voci – giuste o sbagliate, ma comunque lecite – che si esprimono in senso contrario. No: i "fedeli" della loro religione secolare devono assolutamente pensare che anche Fazio, Saviano e compagni siano a favore della vita, nonostante propugnino inequivocabilmente la legalizzazione della sua soppressione, per decisione del soggetto interessato o (come nel caso Englaro) addirittura per procura.

Se i "fazisti" avessero giustificato il loro veto sostenendo soltanto di essere portatori di un punto di vista soggettivo, e di non essere tenuti all'ecumenismo, la loro posizione sarebbe stata più difendibile, per quanto comunque fondata sull'equivoco uso di parte di un servizio pubblico che per sua natura dovrebbe consentire un confronto pluralista (argomento sempre rivendicato da quelle parti politiche quando si tratta di programmi politici in cui compaiono punti di vista filo-governativi). Ma ciò che rende sommamente ingiusta e angosciante la loro censura è proprio la pretesa di essere già ecumenici, di essere i portatori di un punto di vista universale coincidente necessariamente con il senso civico democratico: la concezione soggettivistica-relativistica della vita e del diritto alla vita, che a quanto pare a loro avviso non può nemmeno essere posta in discussione.

Pretesa suggellata dal richiamo alla celebre (per molti famigerata) sentenza della Cassazione del 2007 che aprì la strada alla procedura eutanasica nei confronti di Eluana Englaro. Sentenza le cui disposizioni a parere degli artefici della trasmissione "rappresentano tutti, nessuno escuso". E che dunque andrebbe considerata anch'essa, analogamente alle "storie di vita" da loro raccontate in video, come un testo sacro, un dogma, piuttosto che come uno tra i tanti possibili (ed interpretabili) pronunciamenti espressi nel dibattito istituzionale, politico o giuridico in un regime di democrazia pluralistica.

Ecco perché nella "Chiesa" di Fazio e Saviano non può avere assolutamente accesso l'"eresia" di chi adopera la lingua del "sì, sì" e "no, no". Di chi, cioè, chiama "vita" la vita e "morte" la morte.

 

 

Commenti
Anonimo
26/11/10 13:19
Solo per chiarire
I gruppi "pro life" (continuimao a uccidere questa povera lingua italiana) non si contrappongono ad amanti della morte ("death" per gli esterofili) ma a persone che propugnano la libertà di decidere della propria vita, pur amandola come gli altri.
vanni
26/11/10 13:56
Basta che con i soldi del contribuente si faccia anche altro
Secondo me la trasmissione di Fazio & c. deve andare avanti così. Dogmatismo, manicheismo, atteggiamento angelico, ostracismo dell'altro? Ma benissimo, avanti così. Non vogliono contraddittorio? Nessun contraddittorio. Ognuno si palesi per quello che è: giudicherà chi vede. Io non sono così pessimista da pensare che - buona o lercia che sia - con la propaganda si ottenga dalla testa di una persona quanto si vuole. Tantissimi si dissociano, tantissimi diffidano. Basta che anche altri punti di vista possano comunque manifestarsi. Ma proprio lì... no, non è il caso.
Fra Diavolo
26/11/10 14:40
@anonimo
Cosa ci azzecca l'amore per la vita. Si tratta di sacralità della vita, c'è chi pensa che gli appartenga e quindi di poterne fare un uso arbitrario, altri sono consapevoli che la vita non è una proprietà indisponibile del soggetto, tanto per chiarire se fosse solo mia lei, anonimo, non avrebbe il privilegio di leggere qualcuno che le dice con amore, ha torto! Come posso decidere io di toglierle questo onore. La mia vita appartiene anche a lei, fino a quando non avrò esalato l'ultimo respiro.
fast forward
26/11/10 14:57
Più onestà intellettuale, per favore
Tanto sproloquio per sostenere che Fazio e Saviano non avrebbero dovuto difendere la dignità dei casi Englaro e Welby e per criticare una trasmissione di successo. Certo che nell'era del satellite, del digitale terrestre e della web tv non dovrebbe mancare lo spazio per sostenere altre tesi. Ma no: è tutto saturo per il Grande Fratello o altre trasmissioni trash. O meglio, c'è l'incapacità di sostenere ragioni alternative con altrettanta efficacia ed onestà intellettuale e di attrarre su queste l'interesse del pubblico. Ed allora, tutti i teoremi sono buoni per screditare. Almeno ci venisse risparmiata la propaganda sull'uso del mezzo televisivo pubblico, pagato con i nostri soldi. Ci vuole veramente sfacciataggine, di fronte alla trasmissione più seguita della stagione.
26/11/10 15:53
Libertà
E' sintomatico osservare che i commenti postati abbiano sinora eluso il tema centrale di quest'ottimo articolo, di cui condivido integralmente i contenuti, che non è vita sì/vita no, eutanasia sì/eutanasia no. Il punto della questione posta a me sembra, più propriamente, libertà di parola sì/libertà di parola no, libertà di pensiero sì/libertà di pensiero no. E a me sembra ormai chiarissimo chi stia da una parte e chi dall'altra; chi sia ad avere pretese di egemonia sulla pubblica opinione e chi, invece, non viene neanche ammesso ad esprimere il proprio punto di vista. Pure sul servizio "pubblico" (ossia, teoricamente di tutti).
Anonimo
26/11/10 15:57
@ fra diavolo
La mia vita, oltre che a me, appartiene a nostro Signore che me l'ha data, ma certamente non a Lei.
Andy
26/11/10 16:36
L'Uomo ha il diritto di
L'Uomo ha il diritto di morire come, quando e dove vuole. Liber OZ, Aleister Crowley. Aprite gli occhi gente, la LIBERTA' individuale è il nuovo traino etico, il resto è destinato a sgretolarsi, e scomparire, con i fantasmi di un passato che ormai strappa, al massimo, un amaro sorriso.
27/11/10 00:36
VOGLIONO PARLARE I PRO ZOMBIE?
I PRO ZOMBIE VOGLIONO PARLARE: CHE VADANO IN VATICANO: SAVIANO EUTANASIA L’80% degli italiani concorda con la libertà personale sulla “fine vita” e sul diritto a determinare i limiti dell’accanimento terapeutico sul proprio corpo organico, ma il Caimano e Ratzinger se ne fregano altamente. A Piergiorgio Welby, che ha deciso coscientemente che gli staccassero il respiratore artificiale, è stato negato un funerale religioso. Qui è emersa - senza misericordia - la bestialità dei monsignori. Qui è venuta meno la benevolenza della religione di stato, tanto sbandierata per questioni d’immagine ai quattro venti. Proprio Welby, morendo, ci ha ricordato che la prassi dottrinaria della Chiesa, ancora oggi praticata, non sia altro che una moderna forma di supplizio. “Addio”, ha scritto Welby ai suoi cattolicissimi torturatori, “Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori” . Questa vita apparente ed indicente è, in effetti, quella da cui Welby supplicava di essere liberato, la sola “vita” che la Chiesa tutela, anzi impone a chi la rifiuta, mentre cerca di distruggere tutte le altre, felici ed indipendenti, nei modi che abbiamo visto, da secoli. Eppure, al genocidiatore Pinochet si sono approntati dei funerali degni di un santo “capo di stato”. Non ci meraviglieremo neppure se, tra non molto, venisse santificato. Egli si è battuto per la vittoria del cattolicesimo e della dittatura vaticana in America del Sud contro i poveri e i diseredati che chiedevano “un po’ di pane che non si nega a nessuno”. Oppure quando sono campesinos si applicano delle eccezioni razziste? Perché Gesù diviene improvvisamente da arabo semita, biondo con gli occhi celesti? Quando vi chiedete da che parte stia l’Ekklesia, bisogna ricordare questi fatti e nient’altro! Italiani, non fatevi più ingannare dagli imbonitori, saltimbanchi e stregoni di uno stato estero. È tanto difficile affrancarsi dalle gabbie mentali della religione di stato? Se un cattolico vorrà rimanere attaccato ad una macchina e vorrà dieci sondini che lo tengano “ben alimentato” per eventuali figli da concepire a onore e gloria del loro dio, nessuno glielo vieterà. Ma non impediteci di autodeterminare la nostra dipartita da questo mondo, quando ormai staremo vivendo in un altro spaziotempo e l’unico disturbo alla nostra Nuova Vita è quel puzzolente fardello di corpo che ha bisogno di essere nutrito artificialmente da una complessa soluzione chimica da supercura, che ogni giorno va cambiata da medici e biologi superesperti. E le infermiere ci devono rigirare ogni ora per liberarci dalle piaghe da decubito, ci devono legare alla sedia per evitare che cadiamo per terra, mentre ci vestono o ci cambiano le lenzuola. E ci devono fare uno o due clisteri al giorno per evacuare gli escrementi maleodoranti che si accumulano nello stomaco di un corpo in disfacimento, e ci devono lavare, asciugare, pettinare… Questa è la vita per Berlusconi e Ratzinger? Che se la tengano. DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ (Nexus Edizioni), giugno, 2010. 517 pagine, 130 immagini, € 25 http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp?PRODID=SH246200038 http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-religione-che-uccide.php http://shop.nexusedizioni.it/libri_editi_da_nexus_edizioni_la_religione_che_uccide.html http://www.macroedizioni.it/libri/la-religione-che-uccide.php http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-di_benedetto_alessio_.htm http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita-2010/ http://alessiodibenedetto.blogspot.com/2010/04/fuori-della-chiesa-non-ce-salvezza.html
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl