Venerdì 10 Febbraio 2012
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Promossi e bocciati

Nella scuola italiana il cinque in condotta non spetta solo agli studenti

1 Marzo 2010

In genere l’uovo di giornata mi piace e lo gusto con piacere. Stavolta non l’ho apprezzato, era manifestamente guasto.

Figuriamoci se non sono d’accordo sul fatto che in Italia sanzionare un comportamento sbagliato avrebbe portato in piazza sindacati, bivacchi di docenti, ecc. ecc. … e condivido in pieno tutto quello che è stato scritto al riguardo.

Ma dove non mi ritrovo più è quando si dice che «non stiamo a sindacare» se licenziando i 74 insegnanti si sia fatto bene o male, essendo «tentati di credere che non tutti i professori licenziati fossero inadempienti rispetto al loro dovere e tutti gli studenti immeritevoli di uno straccio di promozione». Eh, no! Proprio questo è il punto su cui bisogna pronunciarsi e sindacare. Altrimenti, si rischia di fornire giustificazione a bivacchi e picchetti.

La questione da tener presente è che l’ideologia dominante è sempre più quella secondo cui gli studenti hanno diritto al “successo formativo garantito”. Tutti debbono andare avanti allo stesso modo, raggiungere lo stesso traguardo e se non ci riescono la colpa è della scuola, degli insegnanti, del sistema. È un’ideologia egualitarista di stampo tipicamente socialcomunista, altro che liberale. Perciò non credo che gli obamiani de noantri si sorprendano. Casomai quelli che si sorprendono sono le cariatidi sindacal-corporative. S’informi la gallina che ha partorito l’uovo: i veri obamiani, anche de noantri, promuovono convegni dal titolo “Perché mi bocci?” (roba da far rabbrividire chi crede autenticamente nel merito), per proscrivere la bocciatura come onta suprema, come fallimento della scuola, tale da giustificare la cacciata a pedate per inefficienza di chi la somministra.

Insomma, si coccolano gli studenti che hanno ragione qualsiasi cosa facciano, e le famiglie che ne fanno la difesa sindacale. A loro va garantito tutto. È’ l’ideologia “costruttivista” di cui giustamente Gaetano Quagliariello ha detto che, avendo fallito sul piano sociale si trasferisce sul piano antropologico negando, come nel primo caso, l’imperfezione, l’incertezza. «È’ il tentativo – continua Quagliariello – di una sinistra costruttivista sconfitta per la quale la società doveva essere il paradiso in terra, di trasferire quello stesso costruttivismo nella vita dell’individuo», pretendere che «ogni momento possa essere programmato». È’ il tentativo di «far rivivere la mentalità del comunismo sotto mentite spoglie». Come dice Zygmunt Bauman – è interessante sentirlo proprio da un post-marxista – questa cultura «non ha gente da educare ma piuttosto clienti da sedurre», «è fatta di offerte, non di norme».

Vogliamo sorbircela noi questa cultura costruttivista, assieme agli obamiani, de noantri o no che siano?

Vogliamo berci l’uovo un po’ fradicio della “customer satisfaction” applicata alla scuola, per cui tutti debbono essere uguali, tutti debbono ottenere il successo educativo, i somari e i nullafacenti non ci sono, e il merito esiste sì, ma soltanto per chi non lo garantisce? Insomma, gli insegnanti facciano un po’ come gli pare, ma se non riescono a far sì che tutti vengano promossi, e a ottimizzare le prestazioni del sistema, bisogna cacciarli.

Si parte da una scuola elementare indecente in cui in otto ore di lezione si fanno soltanto tre moltiplicazioni o un tema, si arriva alle medie senza conoscere le tabelline e, come sa ogni buon insegnante, a quel punto non sarà più possibile apprenderle. Si arriva ai licei con carenze ortografiche e, come osserva Paola Mastrocola, occorre perdere tempo a colmarle anziché leggere i testi di letteratura, ma inutilmente perché a quell’età non si colmano più. Poi vediamo arrivare degli autentici analfabeti all’università. E la colpa sarebbe soltanto dei docenti e non piuttosto di riformatori, di estensori di programmi scolastici deliranti, di pedagogisti ideologici, di “esperti” scolastici che non hanno mai fatto un’ora di lezione, di maniaci della tecnologia a scuola, di libri di testo orrendi, ecc. ecc. Ed è questa stessa compagnia di giro che ora rimprovera i docenti se non funzionano le sue pessime ricette e vogliono la valutazione per cacciare chi non consegue il successo formativo.

Ma, si dirà, questa è una vicenda italiana. Eh, no! Questa è una vicenda dell’occidente e del crollo della sua scuola. Prima di depositare l’uovo bisognerebbe leggersi i libri di Alicia Delibes (Spagna) o di Laurent Lafforgue (Francia), o “La chiusura della mente americana. I misfatti dell’istruzione contemporanea” di Allan Bloom. Oggi più della metà dei PhD in materie scientifiche negli USA provengono da India, Cina, Corea del Sud, Singapore, Giappone, mentre gli americani finiscono in coda. Già, perché un piccolo indiano o cinese sa le tabelline prima di iniziare le elementari, alla fine di queste è avanti di tre anni rispetto alla media di un bambino occidentale, per alfabetizzazione e calcolo, e così via. Intanto noi ci balocchiamo con l’autoapprendimento, la customer satisfaction, il dirigente scolastico manager, i nostri giuggioloni da coccolare nella loro ignoranza e nella loro irresponsabilità, gli esperti scolastici che predicano follie del tipo che la nuova grammatica e ortografia la stanno creando gli sms dei ragazzi.

Perciò sarei piuttosto tentato di pensare che il vero imbecille, da licenziare a pedate, sia chi ha licenziato i docenti in base al rendimento degli studenti e non si è chiesto neppure in via ipotetica se i giovani che abbiamo di fronte siano sempre più incapaci di qualsiasi cosa per colpa di una scuola basata su teorie pedagogiche fallimentari, su programmi insensati, sull’idea che non bisogna imparare niente ma costruirsi liberamente ex novo le proprie conoscenze e “competenze” con il mero aiuto del docente-facilitatore. Sarei tentato di pensare che il vero imbecille sia chi persegue l’idea demenziale di agganciare le retribuzioni, a cosa? non alla qualità dell’insegnamento ma alle performance degli alunni…

Come se non fosse elementare capire – anche Watson lo capirebbe – che, se prevale una linea del genere, la via d’uscita è obbligata: i docenti, noi docenti, promuoveremo tutti. Così vi sarà soddisfazione generale, i parametri godranno, e la preparazione degli studenti andrà allo sfacelo. Sarà il trionfo del “culto dell’ imbecillità”, come lo chiamava il celebre matematico Bruno de Finetti.

Anni fa si è scoperto che in Italia sono troppi gli studenti universitari che non si laureano in tempo o abbandonano gli studi e che questa è una delle cause della cattiva posizione in graduatoria delle università italiane. Da quel momento, si è introdotto questo fattore come parametro per il conferimento dei fondi. E allora, dagli a promuovere. Un ministro si è anche vantato che il parametro era migliorato… Credo bene… Ora i parametri si sono fatti ancor più stringenti: occorre stare attenti anche a registrare gli esami senza ritardi. E tocca ai docenti: gli uffici si sono scaricati del compito, ai docenti spetta tutta la pratica burocratica, e se non la fanno presto e bene sono bacchettate sulle dita. Scommetto che tra non molto le università italiane saliranno nelle graduatorie. Parametri in salute, istruzione moribonda, imbecillocrati trionfanti.




 

Commenti
Andrea Spanu
01/03/10 09:59
Promozioni "facili" e difese d'ufficio
Sono d'accordo con l'idea che la promozione non possa essere considerata un "diritto" e che sia assurdo dare agli insegnanti la colpa dell'andamento scarso dei figli a scuola. Quello su cui proprio non mi ritrovo è l'idea che siano i genitori "di sinistra" ad avere questo atteggiamento di preconcetta difesa del figliuolo o a spingere per l'egualitarismo dei risultati. L'esprienza quotidiana di chi sta nella scuola dimostra che il fenomeno è piuttosto diffuso, a prescindere dalla collocazione politica dei genitori. Anzi, una certa inclinazione a considerare i professori come degli statali nullafacenti che hanno la grave colpa di non dare "sufficienti motivazioni" per studiare ai pargoli è più diffusa nel centrodestra che nel centrosinistra. Non raro, di fronte a risultati deludenti per il figlio nella scuola pubblica, è il ricorso ad alcuni istituti privati (non tutti, ve ne sono di eccellenti!) che sono noti per una certa larghezza di maglie. Io stesso sono stato testimone di magiche trasformazioni dal 3 al 7 nel passaggio da scuola pubblica a scuola privata di alcuni miei ex compagni. Il problema è anche che la scuola viene vista da molti come una specie di parcheggio per figli, che ha il dovere di non "rompere" troppo con compiti e pretese, e sostanzialmente di consegnare con il minimo sforzo un foglio di carta alla fine del corso di studi. Non sono molti, né di destra né di sinistra, a chiedere ai professori di essere esigenti e severi.
Gianni Stival
01/03/10 11:09
I docenti di quella scuola
I docenti di quella scuola non sono stati licenziati perchè bocciavano troppo. Sono stati licenziati perchè non erano disposti a lavorare più ore, per recuperare le carenze degli studenti, con lo stesso stipendio. Se non ricordo male mi sembra di aver letto sul sito di FareFuturo che gli insegnanti italiani potrebbero tranquillamente arrivare a lavorare 35 ore settimanali. Se questa è l'aria che tira non mi stupirò se, a riforma attuata, nei prossimi anni vedremo licenziamenti in massa anche da noi.
Giorgio Israel
01/03/10 11:09
d'accordo, ma
Sono completamente d'accordo. Non ho mai detto che sono i genitori di sinistra ad avere questo atteggiamento, che è equamente diffuso. Ma è invece indiscutibile che l'ideologia del successo formativo garantito, dell'autoapprendimento e dell'egualitarismo scolastico sia un prodotto del pedagogismo progressista, il quale ha informato di questa visione la politica scolastica da molti anni, anche nell'ambito dei governi di centro-destra che hanno avuto come consulenti scolastici i medesimi dei governi di centro-sinistra. Basta una semplice verifica per constatarlo.
carlo cetteo cipriani
01/03/10 11:37
in media ....
- con 3 figli a scuola -V e II sup, I media- vedo bene la scuola e credo che il saggio motto latino 'in media stat virtus' vada applicato anche qui. - Il problema è che l'apprendimento dei ragazzi, a meno che le famiglie non riescano a dedicargli un bravio istitutore o hanno ore di tempo per studiare insieme a casa, è ridotto. In particolare nelle elementari perdono tanto tempo e non imparano le basi. Si fanno gite di giorni e giorni ma non si sanno le tabelline e non si sa copiare un testo. Tanti insegnanti non hanno le qualità, molti le hanno perse col tempo, ma non esiste un modo per far s' che gl'insegnanti non più idonei vengano impiegatio altrove. Tanto per dire mio figlio in II Istituto tecnico si trova quest'anno gli insegnanti di due materie fondamentali palesemente incapaci di reggere la classe. Ma i presidi manager non hanno tempo di controllare il profitto delle classi, oltre a non aver la possibilità di impiegare in attività diverse insegnanti non più idonei (può capitare) per età, problemi personali, salute, altro. Torniamo a scuole che insegnino con i Presidi e direttori (non dirigenti scolastici) che si occupino della didattica e Provveditorati provinciali che si occupano di questioni amministrative.
carlo cetteo cipriani
01/03/10 22:51
carte
in aggiunta a quanto scritto stamani: Oggi pomeriggiomio figlio mi ha portato carte per la riunione del Consiglio d'Istituto, del 3 marzo. Due punto all'ODG: Programma annuale (impiego fondi), varie. parleremo del bilancio fatto dalla segretaria amministartiva e dal Dirigente scolastico, ma di didattica forse solo 5 minuti alla 1930 quando bisognerà chiuder la riunione. Dei problemi degli alunni,dei professori, delle famiglie, chi parla ? L'anno scorso alcune poche famiglie avanzarono la domanda di essere esonerate dlala tasse d'istituto per problemi economici, ma il Preside (pardon: dirigente scolastico) ci sottrasse la questione, per la ''privacy''. Allora a che servono gli organi collegiali ? A ratificare quanto fanno gli amministrativi colpreside? Che però non ha tempo di visitare le classi ed icoraggiare/riuchiamare gli insegnanti. Ah, i bei tempi degli Ispettori Scolastici occhialuti e rigidi !
giovanni
12/03/10 07:09
Studio Scienze
Studio Scienze dell'educazione e della formazione: una congerie di futilità e inutilità che a volte, quando seguo le lezioni (on line... ambienti di apprendimento tecnologici... bla bla bla) mi fa davvero ridere a crepapelle. Costruttivismo? ma tu puoi leggere il paragrafo (nooooo, non si chiamano paragrafi... e giù un casino di surrogati come unità, moduli...)quante volte vuoi, non lo capirai mai, perché non c'è niente da capire, è aria fritta per giustificare alunni che al posto di studiare hanno diritto o a perdere un pò di tempo con "materiali" didattici e a "fare" (attenti a non farli scrivere eh, ancora si stancano) ( learning by doing ) o a "giocare", letteralmente. "il docente apprende a sua volta..." ma che cazzate sono queste? " il discente costruisce da sé le competenze..." si? se le inventa? " la cooperazione, si impara insieme..." che poi è quel casino che si crea in aula per giustificare l'assenza di qualsiasi regola di comportamento. " è importante il trasferimento delle conoscenze..." ma se nemmeno conoscono la grammatica che cazzo si trasferiscono? " i saperi sociali hanno uguale dignità formativa dei saperi disciplinari..." si, se hai visto un film e lo racconti in classe vale come aver imparato il teorema di Pitagora. Siamo alla deriva.
Chiara
17/05/10 12:36
la scuola non esiste più
Ho insegnato scienze naturali e chimica in diversi indirizzi di scuola secondaria superiore dal 1994 al 2006, poi ho dovuto cambiare lavoro per la disperazione: in una decina di anni di riforme insensate ho assistito ad un crollo verticale sia nella preparazione di base degli studenti (liceali incapaci di utilizzare le proporzioni e di svolgere semplici equivalenze, solo per fare un esempio) sia nella loro capacità di accettare le norme di comportamento indispensabili al lavoro in aula; ciò che mi ha fatto gettare la spugna, però, è stato l’opportunismo con cui la maggior parte dei miei colleghi si è convertita al pensiero unico del diritto al successo formativo, della giustificazione ad oltranza dei comportamenti devianti, della soddisfazione dei capricci dell’utente: gite (pardon, “viaggi d’istruzione”), spettacoli (pardon, “espressione corporea” e “feste della creatività studentesca”), tornei sportivi, progetti d’ogni sorta. Gratificati dai cinque minuti di celebrità di warholiana memoria o infervorati a giocare al piccolo psicologo tanti insegnanti si sono adeguati volentieri alla perdita del proprio ruolo di docenti per trasformarsi in adolescent-sitters, con grande gioia dei dirigenti scolastici e dei genitori.
Mara Lucchesi
08/12/10 17:31
Nota disciplinare al Dirigente Scolastico
NOTA AL PRESIDE - episodio veramente singolare (Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno) Al preside zero in condotta: è il voto che un professore dell’istituto alberghiero di Margherira di Savoia ha assegnato al capo d’istituto che era entrato nella sua classe e come un normale studente stava assistendo alla lezione. Sembra la trama di un film anni ‘70 di Lino Banfi quando l’attore pugliese interpretava il ruolo del preside di un liceo di Trani alle prese con scaramucce con i propri professori. Chi non è mai incappato in una nota a scuola? Ma di una nota inflitta da un docente a un preside non vi è memoria nemmeno nel libro di Gianburrasca. Il professore in questione (chiede di restare anonimo) fornisce la sua versione dei fatti. Quest’anno gli sono state affidate tre classi: la prima è «indisciplinata e turbolenta». «Il preside - racconta - nel primo quadrimestre, mentre il professore svolgeva le ore di lezione sarebbe entrato in aula mettendolo in ridicolo davanti alla classe, invitando i ragazzi ad esprimere giudizi sull’operato del prof. In questo modo - aggiunge il docente - alcuni ragazzi, anche se non avevano niente da dire, nel momento in cui gli veniva data la possibilità di parlare, sputavano veleno contro di me». Un altro episodio sarebbe accaduto in un con siglio di classe della terza dove due ragazzi, rappresentanti di classe, «fomentati dal preside» avrebbero infierito sul docente. L’ultimo episodio risale al 17 marzo: «Ero nella terza classe e dovevo concludere con alcuni ragazzi la verifica orale. Il preside è entrato, si è seduto e mentre interrogavo mi ha rimproverato davanti agli studenti sostenendo che durante le interrogazioni i ragazzi non devono voltare le spalle al resto della classe. Mi ha poi invitato a chiudere il libro di testo perchè un docente preparato non spiega la lezione con il libro aperto». «Dopo aver terminato la verifica orale - racconta ancora l’insegnante - ho messo i voti sul registro. Ma il preside, appellandosi alla normativa sull’autovalutazione, ha invitato i ragaz zi a contestare i miei voti. Ho continuato ad interrogare altri ragazzi, due si sono rifiutati in quanto impreparati. Ho messo loro l’insuf ficienza con la matita, per dare la possibilità di recuperarla. Ma il preside mi ha ripreso ancora una volta e sempre davanti a tutti perchè secondo lui un buon docente scrive i voti con la penna. Non sapevo che fare - aggiunge sconfortato il professore - mi sono sentito insultato, offeso da tanta maleducazione e arroganza. Avrei voluto chiamare le forze dell’ordine, ma non sapevo come fare. Allora ho invitato il preside a lasciare la classe, senza alcun risultato. A questo punto ho preso la penna e ho segnato sul registro di classe il suo comportamento scorretto». Il preside Pasquale Sgaramella replica così: «Ho il dovere di assistere ad una lezione, è stato lo stesso docente ad invitarmi, altrimenti come potrei fare le mie valutazioni? Ho assistito alla lezione come uno scolaro dell’ultimo banco, ho l’obbligo di conoscere cosa succede nella mia scuola. Il voto sul registro? Sono intervenuto perché ho visto la classe perplessa, forse il professore mi contesta perché non è riuscito ad avere ciò che voleva: svolgere l’anno di prova ai fini del passaggio di ruolo. Il professore forse è alla ricerca di pubblicità e non va bene in un momento così delicato per la scuola, ora dovrà assumersi la responsabilità del suo comportamento».
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