Mercoledì 23 Maggio 2012
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Il tempo dello sviluppo dopo quello del rigore

Rimuovere gli ostacoli alla libera concorrenza per inaugurare la "fase 2"

19 Ottobre 2010
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Dopo il tempo del rigore, adesso è il tempo delle politiche di sviluppo. Tra queste un ruolo preminente può e deve avere una politica volta a liberalizzare e a rimuovere gli ostacoli alla libera concorrenza.

 Tale politica - che ha anche il pregio di non accrescere la spesa pubblica –  rileva non solo per i benefici che genera a favore dei consumatori, nella forma di minori prezzi e maggiore possibilità di scelta, ma anche, e soprattutto, per l’impatto favorevole che ha sulla produttività del sistema economico. Nell’ultimo rapporto OCSE sulla riforma della regolamentazione in Italia, presentato a febbraio di quest’anno, sono stati sottolineati i progressi compiuti dal nostro paese in tal senso e il forte potenziale in termini di crescita della produttività che il proseguire su questa strada potrebbe comportare.

Numerosi lavori  relativi al gruppo dei paesi industriali evidenziano che laddove si liberalizzano i settori che producono servizi intermedi destinati all’attività produttiva - energia, telecomunicazioni, trasporti, servizi professionali - si determinano  sensibili incrementi di valore aggiunto, di produttività e di crescita delle esportazioni nelle industrie che producono beni finali.

Per l’Italia, è stato specificamente documentato che le industrie più dipendenti dai settori dove la concorrenza è più difficile registrano risultati inferiori, in termini di esportazioni e di crescita, rispetto alle industrie che meno dipendono dai settori poco concorrenziali.

Per queste ragioni l’Autorità Antitrust sottolinea da tempo l’esigenza ridurre le barriere all’entrata nel mercato del gas, dei trasporti ferroviari, dei servizi postali, delle libere professioni, separando le reti che operano in regime di monopolio dai servizi offerti in concorrenza, abbattendo le restrizioni sul livello dei prezzi e delle tariffe, sulla pubblicità, sulle forme di attività professionali. Come ricordato ancora di recente nella segnalazione predisposta per le preparazione della Legge annuale sulla concorrenza a febbraio scorso, questi dovrebbero essere i cardini di un’efficace politica pro-concorrenziale.

Resta cruciale, al riguardo, riuscire a “spingere” il processo di liberalizzazione anche a livello locale; purtroppo alla luce anche delle evidenze raccolte sulla base della attività di segnalazione esercitata dall’Antitrust si avverte una crescente difficoltà delle amministrazioni locali di conformare la propria azione liberalizzatrice ai principi generali stabiliti dalle norme nazionali.

 

Commenti
Luciano Cecchini
19/10/10 09:39
Giustissimo, ma ... c'è la volontà ?
Giustissimo ! Ma … le lobby (??? o la scarsa volontà) continuano, purtroppo, a mettersi di traverso e non mi sembra che chi ha governato e sta governando ha avuto la forza di imporre le necessarie riforme ! L’IBL, come noto, calcola da 4 anni uno specifico “indice delle liberalizzazioni” e la sua sostanziale evoluzione è sconsolatamente piatta: fatta 100 l’eccellenza, l’Italia si attesta a 48 nel 2007 (l’anno delle “lenzuolate” di Bersani), 47 nel 2009, 50 nel 2009 e 49 nel 2010. Ricordo che nel programma con cui il PDL ha preso i voti che lo fanno governare e che, ricordiamolo, apriva con una “equazione del benessere” (cioè meno tasse sulla famiglia e sulle imprese uguale più consumi più produzione, più posti di lavoro ecc, ecc.) era, anche, previsto il completamento del processo di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni e diffusione della larga banda su tutto il territorio nazionale e la liberalizzazione dei servizi privati e pubblici per migliorare il rapporto qualità/prezzo a favore dei consumatori a partire dal carico delle bollette ! Fatto qualcosa ? Non mi sembra. Questo, anche con la crisi internazionale, si poteva fare. Anzi, si doveva fare ! Non farlo nei prossimi mesi sarebbe da irresponsabili e drammatico. Per Tutti.
kt
19/10/10 10:31
Traduzione
Se andassi cercare la parola "privatizzazione" o "liberalizzazione" nel Wikipedia probabilmente troverei una definizione come: la creazione delle aziende con capitale pubblico; assumere amici; non curare l'efficienza; assicurare gli affari ben pagati con i nostri soldi; escludere le povere aziende che pensano di lavorare con regole di mercato. Il significato di "crescente difficoltà delle amministrazioni locali" dovrebbe essere qualcosa simile.
Nicola
19/10/10 15:40
Oltre le parole?
Bell'articolo. Condivisibilissimo. Eppure il Centro-Destra tiene le redini dell'Italia ormai da un decennio (dal 2001, con l'eccezione della breve parentesi prodiana 2006-2008). Come mai siamo ancora a parlare? Proprio oggi, tra l'altro, ho letto che qualcuno vorrebbe traferire IVA e Irpef alle province. Invece di abolirle si pensa agli stratagemmi per consentire a questi apparati parassitari di "mangiare" ancor più di quanto non si sia fatto fino ad ora. Ma non è che alla fin fine avrà ragione Grillo?
Nicola
19/10/10 17:03
PS
Ormai è evidente a tutti: Berlusconi, il PDL ed in generale il Centro-Destra italiano non hanno nulla a che vedere con le parole Liberalismo, Liberale, Libertà, Rivoluzione Liberale. Sono soltanto i rappresentnati (più o meno diretti) di lobbies, privati, apparati parassitari e gruppi di potere che spadroneggiano in Italia sia a livello nazionale che locale, da Roma sino al più piccolo comune italiano. Alla Rivoluzione Liberale di Berlusconi non ci crede più nessuno. Al Liberalismo del Centro-Destra italiano, idem. Ma davvero voi pensate che tornando ancora dinanzi agli italiani ad annunciare riforme e rivoluzioni liberali, qualcuno potrà credere a simili proclami? Il tempo delle chiacchiere, delle promesse solenni e delle prese in giro è finito. Sono stato fregato ma non sono fesso. Il Centro-Destra ha soltanto un'ultima chance: compiere alcune cose davvero rivoluzionarie ed incisive che slancino l'economia ed il mercato, senza portare avanti vecchie logiche assistenzialiste e senza dare denaro pubblico agli incapaci, ma operando affinché la libera concorrenza (quella vera) faccia emergere i migliori (e non i più ricchi, ruffiani, potenti ed ammanicati). A costo di imporre a qualcuno di dover rinunciare a qualche interesse sedimentato (del resto molta gente ricca e potente continuerà ad esserlo ugualmente). Ma che siano gesti concreti, "fatti", non proclami. Le promesse ci sono già state, e troppe. Che si faccia qualcosa di serio ed incisivo e subito senza andare a perdere tempo davanti alla Tv o ai giornali. Basta con il teatrino. Il tempo della commedia è finito, ora siamo alla tragedia. In caso contrario, la classe politica si prepari all'implosione, poiché prima o poi a tutti viene servito il conto.
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