Mercoledì 23 Maggio 2012
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Non se ne può più delle falsità dei sindacati e della sinistra sulla scuola

5 Ottobre 2008
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Ogni tentativo di suscitare una discussione razionale sui provvedimenti del ministro Gelmini e, in particolare, sulla reintroduzione del maestro unico nelle scuole primarie, è stato vano. Orecchie da mercante. I sindacati della scuola, con la Cgil in testa, e il Partito Democratico, con Veltroni e Garavaglia in testa, hanno deciso di pronunciare come dischi rotti un solo slogan menzognero: «La scuola elementare italiana è una delle migliori del mondo ed è il fiore all’occhiello del sistema italiano dell’istruzione. Perché si vuole distruggerla?». Memori dell’aureo precetto “ripeti mille volte la stessa bugia e diventerà una verità” hanno distribuito la velina dappertutto e tutti ripetono lo slogan come ossessi. Lo ha fatto in televisione, con le stesse identiche parole, anche Epifani, noto esperto di didattica delle scuole primarie.

Chi ha tentato di addurre argomenti e di spiegare perché la scelta del maestro unico è pedagogicamente e didatticamente corretta, e non risponde soltanto a criteri di economia, si è visto opporre un muro di silenzio. La controprova è che quando non si è potuto far finta di niente – di fronte a un articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, che spiegava come la scelta del maestro multiplo non avesse avuto alcun senso se non quello di usare la scuola come ammortizzatore sociale in mano ai sindacati – la risposta del ministro-ombra Garavaglia è stata una serie di balbettamenti-ombra, privi di qualsiasi consistenza. L’unico tentativo di difesa si è avuto da parte di alcuni pedagogisti che, dopo aver rifilato – in omaggio al precetto di cui sopra – la balla che in tutti i paesi moderni esiste un sistema di presenze multiple di maestri si sono chiesti come mai farà il maestro unico a insegnare la lingua italiana, la matematica, le scienze, la geografia, la salute, le norme sul traffico, la ginnastica e le tante altre materie del genere disegno, ballo, canto, ceramica, ecc.

Ingenui o falsi ingenui? Intanto, le norme sul traffico dovrebbe essere in grado di insegnarle chiunque possieda una patente automobilistica… o c’è bisogno di un maestro apposito anche per questo? Il termine “insegnare la salute” non merita commenti. E, soprattutto, quel che è tragicomico è che, dopo aver spezzettato la scuola elementare in una miriade di attività, materie e pseudomaterie, mettendo tutto sullo stesso piano, si venga a dire che non si può fare a meno di molti maestri… Cominciamo a spazzare via il ciarpame e guardare all’essenziale delle conoscenze e poi vedremo chiaro.
Ma, in fin dei conti, discutere è come lavare la testa all’asino: si perde il ranno e il sapone. Infatti, è ormai chiaro che l’osso della questione è quello sollevato da Panebianco.

I sindacati e la sinistra non possono tollerare che la scuola – ovvero il territorio da loro considerato da un trentennio come proprietà privata e pascolo esclusivo – venga gestita senza il loro consenso, anzi che si muova una sola paglia senza il loro consenso. Pertanto, la dichiarazione di Bonanni secondo cui la scuola non è un’azienda con un amministratore delegato, bensì è di tutti, è vera: a patto di dire che finora la scuola è stata un’azienda amministrata dai sindacati e che il problema è che finalmente si sta affermando il principio che è di tutti, ovvero che chi la gestisce è il governo e il Parlamento. Perciò se lorsignori sono democratici farebbero bene a fare tre passi indietro e a non impicciarsi di maestri unici o multipli, di dottrine pedagogiche, e lasciare alle istituzioni preposte di occuparsene.
Ma è chiaro che di passi indietro non ne faranno neppure mezzo, e quindi quella che si profila è una grande battaglia di democrazia. Se essa si concluderà con un cedimento e con la riaffermazione del potere sindacale di decidere come gestire la scuola persino sul piano dei contenuti didattici, possiamo dire un addio definitivo al sistema dell’istruzione in Italia.

In questo clima, appare sommamente squallida la scelta dei dirigenti del Partito Democratico di accodarsi supinamente alle agitazioni sindacali. Che cosa resta di riformismo in chi adotta le parole d’ordine del peggior sindacalismo autonomo, parlando di «attacco a decine di migliaia di precari che in questi anni hanno permesso il funzionamento dei servizi pubblici e della Pubblica Amministrazione», di «licenziamento di massa dagli immensi costi sociali» e ritorna sulle sciagurate parole d’ordine della «stabilizzazione» dei precari e della «garanzia da parte dello Stato delle necessarie risorse» per assumerli in via definitiva? Tali difatti sono le parole d’ordine con cui il Pd chiama alla mobilitazione dei precari della PA e, in particolare, della scuola. Mentre nella scuola stessa circolano documenti su cui si raccolgono firme in modo intimidatorio e mettendo in giro voci terroristiche: per esempio che l’anno prossimo migliaia di insegnanti “in mobilità” saranno messi a lavorare nei ministeri o negli uffici postali…

Tanto più va apprezzato chi ha assunto un atteggiamento razionale, affrontando la discussione sulle riforme del ministro Gelmini in modo pacato e argomentato. Tale è il caso dell’ex-ministro dell’istruzione Berlinguer, come è stato riconosciuto da più parti: l’onestà intellettuale è sempre qualcosa di fronte a cui bisogna inchinarsi.

Un dibattito autentico richiede tuttavia la chiarezza e, proprio perché la pacatezza lo rende possibile, non deve lasciare zone d’ombra. Nessuna persona seria può richiedere la pratica di stile sovietico dell’autocritica, ma Berlinguer è stato un protagonista troppo di rilievo delle riforme dell’istruzione in Italia perché non sia necessaria la chiarezza circa i passaggi cruciali di cui è stato protagonista e il suo pensiero attuale in merito.

Ad esempio, è chiaro che Berlinguer è stato uno dei pochi a sfidare il potere sindacale cercando di introdurre forme di valutazione degli insegnanti. Occorre però chiedersi se le procedure da lui scelte fossero le più adeguate e se egli non sia stato proprio vittima dell’esercito di docimologi di cui era circondato, buoni a escogitare ogni sistema di valutazione balzano salvo quelli ragionevoli, come il sistema di ispezioni compiute da un organismo competente del genere dell’Ofsted inglese.
Oggi l’ex-ministro Berlinguer guarda con occhio indulgente alla reintroduzione del voto in condotta, dei voti in pagella e delle verifiche annuali dei debiti formativi. Dobbiamo dedurne che egli ha ripensato criticamente i suoi provvedimenti che resero praticamente impossibili le bocciature e alla sua visione della disciplina scolastica, considerata come un orpello reazionario e che si è espressa nella Carta dei diritti delle studentesse e degli studenti, quintessenza dell’antiautoritarismo sessantottino.
Circa l’università, ricordiamo un momento felice in cui sembrò che Berlinguer stesse per adottare la proposta di Umberto Eco ed altri di eliminare i concorsi a favore di liste nazionali di idonei entro cui le università potevano effettuare chiamate. Fu un momento di breve durata perché egli cedette alle pressioni delle baronie accademiche introducendo un sistema concorsuale locale che, se ha permesso a qualche proscritto dalle dette baronie di sfuggire alle loro reti, ha sfasciato il sistema producendo un immenso ope legis di fatto.

Analogamente ci sembra che non fosse di Berlinguer l’idea di introdurre l’idea della laurea triennale e specialistica (il famoso 3 + 2). I suoi fautori la vantarono al grido di “l’Europa ce lo chiede”. Un grido menzognero, come quello attuale a favore del maestro multiplo, perché ancor oggi molti paesi europei si rifiutano di introdurre la laurea triennale. Fu una scelta disgraziata che ha ridotto l’università a un colabrodo, producendo una miriade di lauree tanto inutili e dequalificate e che, accoppiata al sistema dei crediti, ha condotto alla istituzione di 180.000 insegnamenti – tanti sono quelli oggi impartiti in Italia – spesso dotati di pochi crediti, in alcuni casi limite di meno di un credito. Forse Berlinguer non voleva questo, ma non sarebbe stato meglio opporsi aspramente fino alla denuncia pubblica e alle dimissioni piuttosto che mettere la firma sotto le macerie dell’università italiana?

Non ricordiamo neppure un ripensamento rispetto all’introduzione del maestro multiplo: non sarebbe stato più facile allora porre rimedio a una scelta tanto avventata? Ma forse quel che più ci inquieta è il ricordo della scelta caratteristica del periodo berlingueriano: quella di mettere in mano il sistema dell’istruzione a un manipolo di pedagogisti di stato che l’hanno plasmato sulla base dei principi dell’autoapprendimento e del precetto “meglio una testa ben fatta che una testa piena”, ovvero dello smantellamento sistematico dell’istruzione basata sulle conoscenze a favore dell’apprendimento basato sulla metodologia.

È in proposito che proviamo il massimo disagio, soprattutto quando vediamo che Berlinguer assortisce la sua indulgenza nei confronti degli attuali provvedimenti con una riproposizione alla lettera di quella ideologia. L’affermazione che la scuola gentiliana è ormai fuori dai tempi è fin troppo ovvia e condivisibile per non essere insufficiente a caratterizzare quel che si vuole. Essa non implica che si debba continuare sulla via di un modello fallimentare – di cui la scuola elementare rappresenta l’emblematica e disastrosa realizzazione – che gran parte dei paesi avanzati sta rivedendo criticamente, mentre altri paesi del terzo mondo iniziano a sopravanzarci proprio perché non si sognano di adottare quel metodo e seguono la via da noi abbandonata. Se si vuole avere spirito critico bisogna averlo fino in fondo e non è una vergogna rivedere le scelte passate. Ma che senso ha riproporre il modello dell’autoformazione quando sempre più persone si mettono le mani nei capelli constatando i disastri cui esso ha condotto? Che senso ha riproporre le cure degli stessi medici che hanno provocato nel malato una febbre da cavallo?

Del resto, il fronte che ci troviamo oggi davanti salda significativamente quei pedagogisti di cui sopra con il potere sindacale e parte della sinistra, tutti uniti nel difendere quell’ideologia. Pertanto, sia benvenuta la discussione civile e razionale nella chiarezza. L’ultima cosa al mondo di cui c’è bisogno è il gattopardismo, ovvero far mostra di cambiare tutto per non cambiare nulla.


 

Commenti
ANTONIO DISTEFANO
05/10/08 02:06
SI INFORMI
Non conosce il problema e scrive banalità faziose e trite.
Paolo Belardinelli
05/10/08 11:23
Il signor Di Stefano
Il signor Di Stefano è un esempio illuminante di quanti come lui NON hanno "assunto un atteggiamento razionale, affrontando la discussione sulle riforme del ministro Gelmini in modo pacato e argomentato." Complimenti invece a Giorgio Israel.
Uno che di scuola primaria ne sa più di lei.
05/10/08 11:42
E lei chi è?
E lei chi è per parlare così....forse Dio? Si informi e ragioni bene.Prima di parlare,solitamente,si connette il cervello alla bocca ma lei forse lo ha connesso a qualcosa che certamente non lo è. Certamente dall'alto del suo eremo non ha notato che in questi anni l'utenza è cambiata e con essa la scuola che l'accoglie. Ma siccome non riesce proprio a scendere dal suo piedistallo sa solo comunicare con gente,vedi la Gelmini,che sa dire solo quattro sciocchezze e non conosce la realtà-scuola. Si svegli professore e cerchi di camminare per strada e vedere come il mondo è cambiato. Con affetto da un precario che dopo 18 anni di servizio sta per essere sbattuto in strada da una scellerata che lei stesso acclama. Se questa è l'Italia del pdl addio terzo millennio,w il medioevo e i suoi Inquisitori.
Grisostomo
05/10/08 14:17
Il governo si decida:
Il governo si decida: liberalizzare completamente la scuola, aprendo alla scuola privata e consentendo effettivamente ai genitori la libera scelta - come detta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e persino la nostra costituzione. Ivi compreso il codicillo truffaldino del "senza oneri per lo Stato". E' l'unica strada per finirla con una tragedia che dura da 40 anni e che ha distrutto la scuola e la società italiane. Viene proprio voglia di urlare: basta!
Luigi
05/10/08 14:34
Visto che dà dell'ignorante
Visto che dà dell'ignorante al Prof. Israel perché non ce lo spiega lei come stanno le cose? La sua mi sembra un'opposizione a dir poco inconsistente. Saluti
Roberto Mastri
05/10/08 15:41
Ma perché, signor Di
Ma perché, signor Di Stefano, non spiega al prof. Israel e agli altri lettori che cosa c'è di fazioso e disinformato in questo intervento? Altrimenti resteremo tutti nella nostra ingoranza.
Roberto Mastri
05/10/08 15:42
Ma perché, signor Di
Ma perché, signor Di Stefano, non spiega al prof. Israel e agli altri lettori che cosa c'è di fazioso e disinformato in questo intervento? Altrimenti resteremo tutti nella nostra ignoranza.
mariah pool
05/10/08 15:48
finalmente! la scuola
finalmente! la scuola elementare di oggi è dannosa per i bambini. Ovviamente non si può fare di tutta l'erba un fascio, ma è necessario un cambiamento immediato. Anche molti genitori iniziano a convincersi che è arrivato il momento di tornare alla scuola vara che non insegna solo per finta.
luca
05/10/08 17:59
Intanto non e' affatto vero
Intanto non e' affatto vero che negli altri Paesi europei ci siano piu' maestri. E' una trovata unicamente italiana. In secondo luogo, bravo il prof. Israel che conduce da tempo una battaglia sacrosanta per la scuola e l'universita' italiane.
Dino Avanzi
05/10/08 19:39
Commento
Condivido pienamente l'operato del Ministro Gelmini. Lo strapotere sindacale e ideologico della sinistra ha provocato danni enormi alla scuola italiana. E' chiaro che ora è difficile andare ad intaccare i centri di potere molto forti e radicati. E' inoltre necessario introdurre la detrazione d'imposta per chi iscrive i figli alle scuole paritarie, iniziando ad introdurre anche in Italia la libera scelta educativa delle famiglie.
Anonimo
05/10/08 20:14
l'articolista NON si fida
l'articolista NON si fida degli studi indipendenti internazionali sui quali si basano i sistemi educativi Si parla della ricerca IEA PIRLS www.invalsi.it/download/L_Grossi2.pd . Se può rassicurare, non si tratta di studi "di parte" come potrebbe dire il più classicamente disinformato e anche un po' ignorante degli estimatori di Vespa o di Fede. L'articolista non cita questi studi mentre rimprovera i decimologi italiani di non essere attenti alle forme di valutazione del sistema formativo in uso in altri paesi. Complimenti: l'esito di un tale metodo di lavoro è a dir poco ... brillante. L'approccio metodologico è così tanto accortamente strumentale che non sorprende affatto che invece quei toni e quelle espressioni non vengano usati per quella porzione di scuola italiana che invece risulta sistematicamente male posizionata nelle verifiche internazionali (si parla di quelle serie e accreditate, non di quelle usabili a seconda della convenienza), e cioè a dire non si preoccupa della scuola media inferiore. Per quella superiore il discorso è più complesso tanto che non si presta a generalizzazioni. Complimenti al redattore e soprattutto, complimenti ai tanti disinformatissimi tifosi/estimatori il liberalismo è aideologico o ne è una "plebea" presa in giro. Qui in Italia siamo oramai alla "macchietta" . cordialità Girolamo
05/10/08 21:49
la scuola come fabbrica d'ignoranza
Quello dell'istruzione è in ogni caso un argomento sensibile e delicato: perché la scuola è nello stesso tempo lo specchio e l'origine della società, perché con la formazione si mettono in gioco la partecipazione politica e la capacità professionale, la dimensione umana e la possibilità di inserirsi a pieno titolo nel complesso mondo del lavoro. Riassumo al massimo perché i commenti non debbono essere troppo lunghi. Nelle relazioni tra maestro e discepolo sta il cuore di ogni politica scolastica. Lo spiega molto bene Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò, nel suo viaggio nella scuola italiana definita, senza mezze misure, La fabbrica degli ignoranti. Un'analisi che si conclude – mi dicono - con un bilancio complessivo tristemente fallimentare. L'Italia spende poco e spende male, ma soprattutto nella scuola continua a prevalere l'appiattimento rispetto al merito, il formalismo rispetto alla creatività. Ossia la “cogestione” di cui parla il Prof. Israel. Sarebbe necessario – sostiene Floris, e da parte di uno che fa parte della Telekabul sorprende la sintonia con Israel – “un processo di selezione meritocratica dei docenti e degli studenti” (perché l'ignorante danneggia anche l'intelligente che ha accanto). Un obiettivo necessario ma a mio avviso contraddittorio con le pretese egalitarie da cui parte la scuola italiana. Poiché il merito non lo si crea con la bacchetta magica, ma realizzando le condizioni perché la scuola possa essere competitiva il Floris arriva a proporre l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Letto questo mi sono domanda se la regola dei vent'anni (lo sfasamento di chi pretende d'appartenere alla sinistra con la realtà) non stia diventando dei quaranta: l'abolizione del valore legale del titolo di studio era stata proposta dal PLI al tempo in cui io ero giovane e i mammut erano appena scomparsi! Ma soprattutto l’autore propone (secondo la recensione del Sole) una sana concorrenza all'interno delle classi così come tra istituti e sistemi scolastici: anche rivalorizzando il ruolo della scuola privata. Perché è solo la competizione ad animare la cultura, così come la scienza, la democrazia e il mercato. Belle idee, ma sbagliate. Già Illic nel suo “Descolarizzare la società” affermava “Abbiamo cercato per generazioni di migliorare il mondo fornendo una quantità sempre maggiore di scolarizzazione, ma sinora lo sforzo non è andato a buon fine. Abbiamo invece scoperto che obbligare tutti i bambini ad arrampicarsi per una scala scolastica senza fine non serve a promuovere l’uguaglianza, ma favorisce fatalmente colui che parte per primo, in migliori condizioni di salute o piú preparato, che l’istruzione forzosa spegne nella maggioranza delle persone la voglia di imparare per proprio conto, e che il sapere trattato come merce, elargito in confezioni e considerato come proprietà privata, una volta acquisito, non può che essere sempre scarso”. Ora io non aderisco al 100% alle posizioni di Illic ma non si può evitare di notare che la diffusione della istruzione non è stata seguita da una correlata diffusione della cultura. Ad un certo punto un aumento delle spese per l'istruzione non viene seguito da un miglioramento della situazione culturale. In Italia questo è dovuto al fatto che dal dopoguerra in avanti l'istruzione superiore è stata spinta quale elemento di riforma della società in sé. Mentre – se va bene – essa potrebbe essere promozione dell'individuo. Il pezzo di carta per un lavoro “di concetto” diviene automaticamente un semplice pezzo di carta. D'altra parte la scuola come funzione sociale non può ch'essere funzionale alla struttura sociale e quindi con scopo di potere, o conservativo o sovversivo di quelli esistenti. Non esisterebbe terrorismo se le madrasse non ne facessero l'apologia, come non sarebbero esistite tante pagine nere della storia del cristianesimo di cui il defunto Giovanni Paolo II ha sentito la necessità di chiedere perdono senza le scuole dei Gesuiti e così via. L'unica soluzione al problema della scuola è con ogni probabilità la sua abolizione come istituzione e cioè l'obbiettivo della scolarizzazione di massa e lo stabilimento di un obbiettivo di libertà di istruzione individuale per tutti.
Anonimo
06/10/08 11:32
la casta degli insegnanti
Una docente si sarà fatta toccare il culo (come ricordava un vostro commentatore dalla memoria selettiva e affetto da "di tutta l'erba un fascio", ma tutti i docenti in Italia pagano le tasse. E non potrebbero fare altrimenti perche' da noi si tassa solo il pubblico impiego, mentre il gioielliere vicino di casa dichiara diecimila euro l'anno e mi chiama pure fannullona. Chi credete che le paga le tasse in questo paese? quel pubblico impiego che ora è diventato "fannullone (detto da un'esponente della categoria più assenteista del mondo I PARLAMENTARI!!) LO VEDETE CHE VI SPINGONO A UNA GUERRA FRA POVERI? ora il problema dell'italia sono gli stipendi degli insegnanti? sono i precari del mondo dell'istruzione che aumentano il debito pubblico? Non Alitalia? Non rete4 in mora? Ora la CASTA sarebbero gli insegnanti??? Bravi, andate in guerra contro gli insegnanti...così si che si aggiustrà tutto.
Anonimo
06/10/08 11:35
la casta dei docenti
Una docente si sarà fatta toccare il culo (come ricordava un vostro commentatore dalla memoria selettiva e affetto da "di tutta l'erba un fascio", ma tutti i docenti in Italia pagano le tasse. E non potrebbero fare altrimenti perche' da noi si tassa solo il pubblico impiego, mentre il gioielliere vicino di casa dichiara diecimila euro l'anno e mi chiama pure fannullona. Chi credete che le paga le tasse in questo paese? quel pubblico impiego che ora è diventato "fannullone (detto da un'esponente della categoria più assenteista del mondo I PARLAMENTARI!!) LO VEDETE CHE VI SPINGONO A UNA GUERRA FRA POVERI? ora il problema dell'italia sono gli stipendi degli insegnanti? sono i precari del mondo dell'istruzione che aumentano il debito pubblico? Non Alitalia? Non rete4 in mora? Ora la CASTA sarebbero gli insegnanti??? Bravi, andate in guerra contro gli insegnanti...così si che si aggiustrà tutto.
Anita
06/10/08 14:57
Ci siamo anche noi.
Avanti tutta Gelmini. Continui a proporre, noi la seguiamo e se sarà necessario si farà una contro-manifestazione con tutti i genitori e insegnanti che non ne possono più di vedere sprecati l'intelligenza, la volontà di insegnare e di impararare. Abbiamo ragione, lo si capisce già a leggere gli interventi arroganti e presuntuosi di alcuni insegnanti, che dimenticano che noi genitori ne sappiamo quanto loro sull'educazione dei nostri figli e che siamo stufi di sottostare ai diktat loro e del loro sindacato.
vanni
06/10/08 15:28
Stato pensaci tu
Ormai l'argomento unico e definitivo buttato sul tappeto (qualunque sia il problema) è diventato quello dello stipendio e del posto per tutti (buon ultimo l'Anonimo dei gioiellieri e di Rete 4 in mora, che paga pure le tasse, lui). Sia chiaro: questo è un problema che mi massacra la vita da anni e da sempre, però se la soluzione dev'essere un posto garantito di diritto... be', allora buon comunismo e auguri per tutti noi.
Gustavo
07/10/08 15:25
Il disastor della scuola italiana targato sinistra
1.500.000 addetti. Quest è il numero allucinante degli addetti al comparto della scuola pubblica in Italia. Il risultato è la peggiore formazione di tutti i paesi occidentali: siamo al livello della Turchia ... Umiliazione del merito, detrimento della qualità professionale, assenze dal lavoro eccessive, ridicolizzazione dei professori che tentano di migliorare il contesto nel quale lavorano. Valorizzazione dei raccomandati incapaci ed irresponsabili a scapito dei professori meritevoli e capaci. Grazie PCI CGIL PDS DS PD RC PCI Cosa 1,2,3 e 4, tricicli e idiozie varie comprese. Avete distrutto il futuro di qyesto paese attraverso l'abusato utilizzo del comparto scuola come ammortizzatore sociale degli imbelli e degli incapaci italiani che avevano però la tessera giusta (di partito e/o di sindacato, è lo stesso) nella tasca della giacca. Ed avete procurato così un enorme buco nella tasca e il futuro degli italiani. Un saluto grilliano a tutti voi.
Monitor
14/10/08 15:56
Scuola Sinistra
Condivido in toto le sue argomentazioni, ma oggi, 14 ottobre, le chiedo di commentare le "superbe" proposte elencate dal "Ministro dell'Istruzione del governo ombra del Pd".
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