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Sabato 20 Marzo 2010
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La protesta sbaglia mira

Il governo non può pagare sprechi, baronie e inefficienze degli Atenei

23 Ottobre 2008
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Forse bisognerebbe partire da ciò che ha detto il Ministro Gelmini nella conferenza stampa col Capo del Governo: "Ho avviato controlli in alcuni atenei che sono vicini al dissesto finanziario e che sono peraltro quelli dove le occupazioni sono più forti [...] Il tentativo di riversare sul governo la responsabilità di una cattiva gestione che oggi raggiunge il livello di guardia è smentito dai fatti. Quindi cerchiamo di mettere le carte in tavola, di giocare a carte scoperte".

Tristemente, o pateticamente, l'autunnale protesta del mondo della scuola è purtroppo, come gli spaghetti, il mandolino e la mafia, parte integrante del folklore italiano; e fa bene Berlusconi a dire che occorre porre fine ad una buffonata che dura da decenni. Un male endemico ed indifferente ai contenuti ed ai governi, come ben sa chi ricorda le proteste contro le riforme di Berlinguer. Il tutto --con le irrinunciabili occupazioni, piccole e grandi violenze, tentativi di intimidire chi si rifiuta di firmare documenti deliranti, etc.-- nel paese in cui si vorrebbe insegnare ad ogni livello la 'cultura della legalità', il rispetto delle 'diversità' e il 'patriottismo costituzionale' (le versioni moderna e colte della vecchia 'educazione civica').

Che a questi mestatori non debba essere offerta l'occasione del 'martirio' è nella logica delle cose politiche e nella gestione prudenziale di vicende che vedono coinvolti frotte di giovani e meno giovani che aspirano a fare i testimoni di una 'nuova Resistenza'. Ma qualcosa bisogna pur fare, soprattutto perché il nostro sistema educativo non ha tanto bisogno di ritocchi che eliminino piccoli difetti, quanto di una riforma radicale la cui urgente necessità non può essere accantonata nella speranzosa attesa che dal variopinto insieme di 'esperti di problemi educativi', che da decenni 'consigliano' i ministri proponendo riforme deliranti quanto le proteste dei contestatori d'oggi, emerga un nuovo Croce o un nuovo Gentile.

Prima di ritornare sulle parole del Ministro Gelmini è però bene fare alcune considerazioni. Nel nostro paese – il quale, e non dimentichiamolo, figura nelle posizioni di coda dei vari rapporti internazionali sull'educazione, e che comprendono anche paesi non occidentali – son stati smantellati o ristrutturati interi settori industriali con il licenziamento o la collocazione in cassa integrazione di migliaia di lavoratori a basso reddito. Nella scuola e nell'università si intende soltanto monitorare l'emergenza bloccando per alcuni anni il turn over.

Dai tempi della riforma Berlinguer era chiaro che l'autonomia universitaria avrebbe comportato la possibilità di scegliere se investire risorse nella didattica, nella ricerca o nei servizi. Si trattava quindi di una responsabilizzazione a cui gran parte del mondo accademico ha risposto in maniera sostanzialmente sbagliata (anche se le cosiddette 'valutazioni comparative' su base locale le ha pensate un qualche ministro del passato) sia aumentando le spese del personale con talora immotivate promozioni interne, sia aumentando il numero dei corsi e tenendoli in vita anche se frequentati da pochissimi studenti.

Dopo alcuni anni si scopre così che le spese per il personale hanno raggiunto, e talora superato, il 90% dei bilanci, che molte università hanno accumulato centinaia di milioni di euro di debiti, che alcune di esse non hanno neanche pagato i contributi previdenziali per i propri dipendenti. Che per la ricerca, come per la pulizia dei locali, non ci sono fondi.

Chi oggi protesta sostiene che ricerca e didattica, ovvero le riforme, non possono essere fatte a costo zero, ma non ha un progetto alternativo adeguato ai tempi e alle circostanze. Il tentativo, come giustamente ricorda la Gelmini, è quello di scaricare sull'attuale governo le responsabilità della situazione. E' vero che la produzione di cultura è un bene pubblico che in genere non ha ricadute immediate e i cui risultati, poiché si vedranno nel tempo, vanno sostenuti dalla finanza pubblica; ma da qui a sostenere che il governo debba pagare il conto della megalomania di docenti ed atenei (moltiplicazione di corsi e sedi) il passo è lungo. E i tempi, come è abbondantemente noto, non consentono di fare un'eccezione per quei settori, come l'università, non proprio 'virtuosi'.

Inoltre, è da dire che il mondo dell'università, anziché strumentalizzare gli studenti per nascondere i propri errori, dovrebbe assumersi qualche responsabilità per quel che è successo e per l'opposizione ai progetti di riforma che sostanzialmente propongono di legare la qualità della didattica e della ricerca a un conto economico. Ciò che vuol dire razionalizzare e valorizzare quel che viene prodotto: cosa diversa dall'accusare la Gelmini di voler 'privatizzare la scuola' e trasformare le università in fondazioni.

Ciò detto, è purtroppo innegabile che fin dalla sua nascita, l'attuale governo ha sottovalutato il problema dell'università. Non era difficile prevedere quel che sta accadendo, ma, e ancora una volta purtroppo, si è aspettato che la protesta esplodesse. Quei "controlli" si sarebbero dovuti fare prima.

E accanto ad essi chiederei al Ministro anche di accertarsi se sia vero quel che mi è capitato di sentire da un alto dirigente scolastico di una città di provincia ma con una grande università: che per i programmi ministeriali lo scopo dell'educazione primaria sarebbe quello di "costruire la struttura mentale" del fanciullo; ciò per cui sarebbe necessario uno staff di docenti. Sinceramente non solo non me lo sarei mai immaginato, ma non me ne sono neanche accorto. Non sarà forse il caso di chiedersi chi ha fatto quei programmi e, soprattutto, se il degrado del nostro sistema educativo sia da mettere in correlazioni con simili futili aberrazioni da regime totalitario?

E' vero che le emergenze son tante e che il governo non può stabilire l'ordine in cui si presentano; ma arrivare oggi a dire che tra qualche mese sarà presentato un progetto di riforma organico senza che di esso si sappia al momento molto, non è stato saggio. In particolare dal punto di vista della comunicazione all'opinione pubblica, che purtroppo è finora mancata.

D'altra parte non appare né saggio né prudente far di tutta la mala erba un fascio. La realtà, infatti, e per parziale fortuna, è che accanto ad università irresponsabili ve ne sono altre che in questi anni hanno ridotto significativamente la spesa corrente e sono riuscite a fare una politica del personale finalizzata ad obiettivi realistici nel campo della ricerca e della didattica. Università che, come lamentano i loro rettori, è ingiusto punire accomunandole agli stessi criteri di rigore, imposto e doveroso, cui sono da assoggettare quegli atenei sull'orlo del disastro economico e culturale. Se la cattiva gestione è il risultato di comportamenti 'non virtuosi', e non dei provvedimenti governativi, perché non prevedere, non foss'altro che per spezzare il fronte della protesta, un qualche 'premio' per quegli atenei che non corrono il rischio del "dissesto finanziario"?

 

 

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from Drigg on Dom, 02/11/2008 - 11:34
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from Libere espressioni on Dom, 26/10/2008 - 17:10
Forse bisognerebbe partire da ciò che ha detto il Ministro Gelmini nella conferenza stampa col Capo del Governo: "Ho avviato controlli in alcuni atenei che sono vicini al dissesto finanziario e che sono peraltro quelli dove le occupazioni s
Commenti
rosario nicoletti
23/10/08 12:00
tagli a casaccio
La debolezza della posizione del governo deriva semplicemente dal fatto che si vuol far coincidere - semplicemente - il taglio di risorse con una razionalizzazione del sistema. Questo è per lo meno quello che emerge dalle dichiarazioni di esponenti della maggioranza. Se si vuole utilizzare il taglio delle spese in modo razionale è necessario prima conoscere e poi intervenire selettivamente. Non era difficile individuare, ad esempio, le università che hanno "promosso" in maggior numero i docenti (approfittando dei balordi meccanismi concorsuali), quelle che hanno il maggior numero di sedi distaccate frequentate da pochissimi studenti, o quelle che hanno moltiplicato i corsi di laurea andati poi deserti. Oppure quelle che mettono a bilancio spese ingiustificabili, od hanno un numero abnorme di personale non docente. Un taglio dell'FFO (fondo di finanziamento ordinario) a queste sedi sarebbe stato ben più difendibile di un uso indiscriminato della scure. Quanto è stato fatto, proprio per le disfunzioni che esistono, si riverserà in modo del tutto occasionale, travolgendo in egual misura "buoni" e "cattivi".
antonio
23/10/08 13:30
Perchè,non iniziamo a
Perchè,non iniziamo a dividere con l'università di apparteneza gli utili dei prof. che provengono dalla libera professione? (ad esempio le consulenze i libri cose queste che loro fanno o vendono perchè sono docenti di quel'università o di quel'altra,e quindi il valore aggiunto va diviso con 'università.
Lucio Lamberti
23/10/08 14:09
Che dire...
Leggo con sgomento la trattazione del dott. Cubeddu, che utilizza della facile retorica qualunquista che, ahimé, pare dilagare nel nostro Paese, per propugnare analisi sbrigative, incomplete, e che non vanno al cuore del problema del Decreto Gelmini. Infatti, il dott. Cubeddu, che pur fa menzione della posizione in fondo alle classifiche dell'educazione per l'Italia (senza peraltro specificare a quali ranking si riferisce, elemento da non trascurare essendo la conoscenza delle modalità di calcolo a consentire una corretta interpretazione degli esiti di una classifica), dimentica (o forse ignora) che l'Italia è ben sotto la media dei Paesi dell'OCSE per quanto riguarda il FFO, ovvero i trasferimenti dallo Stato all'Università. Inoltre si dimentica di far notare che la mobilità sociale nel Paese è pressoché nulla, anche e soprattutto a causa di un regime retributivo tra i più bassi in Europa. Questo dato potrà sembrare off-topic, ma in realtà è importante in quanto spiega come sia difficile per lo studente il ruolo che l'Università che l'ha formato ha avuto nel suo successo professionale, di fatto annullando il fenomeno delle donazione degli alumni, che rappresenta un punto di forza dei sistemi anglo-sassoni, ad esempio. Quindi pochi soldi dallo Stato, pochi soldi sotto forma di donazione, e tasse universitarie tra le più basse d'Europa (grazie a Dio, in una prospettiva di benessere sociale, ma anche purtroppo, dal momento che non vi è alcuna possibilità anche in quegli stessi atenei che l'estensore dell'editoriale definisce "virtuosi", di coprire con le tasse universitarie i costi sostenuti per l'erogazione della didattica). Vorrei domandare al dott. Cubeddu (in vece del Ministro Gelmini, che tanto difende), dall'alto della sua evidentemente enorme esperienza universitaria e di gestione dell'education, come farebbe ad essere virtuoso in questa situazione? Sono certo che qualcuno obietterà che, siccome alcuni atenei sono effettivamente virtuosi, potrebberlo esserlo tutti. E qui emerge, a mio avviso, il vero problema di questa riforma senza capo nè coda, dettata, come ahimé molte altre leggi di questo Governo, dal principio di "punirne 100 per educarne 1": se per una facoltà di ingegneria meccanica il reperimento di risorse da parte delle imprese è, se non facile (gli imprenditori italiani, si sa, preferiscono spesso SUV, donnine e speculazioni all'innovazione, con il risultato di potrare il sistema-Paese alla rovina, ma comunque nel pubblico apprezzamento di una classe politica e di una stampa servile), perlomeno possibile; ma per una facoltà di lettere o di filosofia? Per una facoltà di giurisprudenza? Per una facoltà di medicina? Sono aree disciplinari in cui la ricerca serve, eccome, e che rappresentano una risorsa culturale ancor prima che economica (cosa che il dott. Cubeddu sembra talvolta dimenticare) per il futuro del Paese, e che con la riforma Gelmini si troveranno in ginocchio, senza organico (il 5:1 nel turnover unito alla riforma Maroni sulle pensioni porterà molti atenei a una perdita netta del 20-30% del personale docente da qui al 2011), senza fondi e con la necessità di tagliare il numero di studenti (vedasi l'intervista di ieri del Rettore del Politecnico di Milano sulle pagine milanesi de La Repubblica) per non sprofondare nel baratro. Eppoi, caro dott. Cubeddu, mi spiega in che modo la riforma Gelmini combatterà le baronie? In che modo introdurrà la meritocrazia? In che modo favorirà i giovani? Il Ministro Gelmini, che continua ad affermare che il mondo non capisce la sua riforma, perchè non prova a spiegare queste cose? E perchè i suoi sostenitori, come Lei, non la aiutano? La meritocrazia nell'università italiana non so se esista ovunque, ma sono sicuro per quella che è la mia esperienza (sicuramente la Sua, dott. Cubeddu, sarà maggiore, e mi piacerebbe che ne discutesse con i Suoi lettori) che esiste in molte realtà, in cui fior di ricercatori, invidiati da tutto il mondo (la fuga di cervelli lo testimonia), lavorano 12 ore al giorno per uno stipendio da fame (1.180 €/mese come primo stipendio, mediamente a 30 anni e con 5 anni di università e 3 di dottorato di esperienza, e una produzione scientifica rilevante a livello nazionale ed internazionale) anche per amore verso un Paese in cui c'è chi, per assoluta ignoranza, li considera fannulloni, costi da tagliare e, soprattutto, una casta di privilegiati. Lei lo sa che i ricercatori nelle Università italiane devono pagare la bolletta per l'utilizzo del telefono in ufficio? Lo sa che non hanno diritto a un computer, ma se lo devono comprare con fondi propri? Lo sa che, una volta raggiunto l'agognato titolo di professore associato, iniziano a guadagnare circa 1.700 €/mese, e non i 5.000 o 10.000 che Il Giornale (toh, che combinazione...) ha cercato di far credere all'opinione pubblica? E poi, l'esempio di meritocrazia per l'università da chi dovrebbe giungere? Da una persona che si fregia del titolo di Avvocato perchè ha trovato una scorciatoia per passare l'Esame di abilitazione professionale? Siamo arrivati a questo punto nel nostro Paese? Fiducioso in una Sua illuminante risposta, La saluto cordialmente Lucio
Massimo
23/10/08 15:15
Le solite, patetiche
Le solite, patetiche proteste autunnali di studenti che sbagliano mira? O non piuttosto i soliti, patetici servi del potere che utilizzano solite, patetiche argomentazioni contro chi dissente, perdipiù senza centrare, scientemente o meno, il bersaglio? Uno sforzo di maggiore originalità, suvvia, caro Cubbeddu!
Anita
23/10/08 17:06
A parte il fatto, come già
A parte il fatto, come già sottolineato, che la Gelmini non ha ancora messo mano alle università, e si è occupata esclusivamente della scuola primaria, credo che il mondo universitario sia spaventato di una componente più o meno importante di "privato" per il semplice fatto che dovrebbe cominciare a rendere conto della sua amministrazione e delle sue offerte didattiche. Purtroppo per loro questa è la direzione del futuro, e non solo per il mondo universitario: sempre meno Stato sempre più privato. Perché lo Stato virtualmente non esiste - è una funzione - non chiede conto dell'operato, non punisce, non licenzia, non ti sostituisce. Il privato, sì. Però si può fare con equità. Per esempio se una casa farmaceutica vuole investire su una facoltà di medicina, la somma deve essere destinata non alla sola facoltà ma all'università di appartenenza, che devolverà diciamo 70/80% alla fac di medicina e il restante alle altre facoltà. Il problema è che non è più tempo di forbici da ricamo,ma di ascia per sfoltire seriamente il bosco e sottobosco universitario. Dopo la quantità al posto della qualità è tempo di invertire la tendenza.
Francesca
23/10/08 18:22
Caro Lucio...
Caro Lucio, sono una studentessa universitaria, che casualmente è capitata su questa pagina web. Ho letto l’articolo e poi la sua risposta. In primo luogo vorrei capire perché si appella al prof. Cubeddu in modo erroneo, chiamando un professore ordinario “dott.Cubeddu”, che in tutta sincerità mi pare alquanto arrogante ed offensivo. In secondo luogo, vorrei capire il perché di tutto questo accanimento contro il ricorso a finanziamenti privati, nell’Università. Se le imprese finanziassero progetti di ricerca nel settore dell’ingegneria meccanica, immagino che si libererebbero fondi pubblici da indirizzare a quei corsi di studio dove, a suo parere, i privati non hanno incentivi ad investire, come lettere o storia e filosofia. Trova la cosa così sbagliata? In terzo luogo, e così concludo la mia carrellata di domande, qual è la proposta alternativa alla tanto disprezzata riforma Gelmini? E perché ogni qual volta che un Governo prova a fare delle proposte innovative, l’italiano medio si arrabbia e va a manifestare? Non vorrei essere sprezzante, ma in tutta sincerità, i cortei che si vedono in giro mi sembrano una simpatica anticipazione del carnevale di Viareggio! La sinistra è molto brava a scendere in piazza e a suonare i bongo per vie, ma che cosa ha fatto quando era al Governo, la scorsa legislatura? In che termini si è occupata di Università? Perdoni, forse ho la memoria corta, ma non ricordo proprio alcuna riforma… Francesca
Omacatl
24/10/08 08:00
La riflessione di Rosario
La riflessione di Rosario sui tagli a casaccio è perfetta! Era quella la via che doveva intraprendere il governo, tagliare gli sprechi e reinvestire quelle risorse nel sistema scolastico.
Nick
24/10/08 09:07
Italia irriformabile
L'Italia è irriformabile. Non appena si prova a mettere mano a qualcosa, ecco che insorge qualcuno (come gli studenti faziosi e manipolati). Anche in Francia, negli anni immediatamente precedenti alla Rivoluzione Francese, l'aristocrazia parassitaria si oppose a qualsiasi riforma, in difesa dei privilegi feudali. La Sinistra italiana oggi, nel 2008, fa lo stesso: difende lo status quo. Persino il Presidente della repubblica (non certo di Destra) ha detto che non si possono dire sempre e solo "no". Comunque questa pietosa situazione (scuola ed università pubbliche in mano alla Sinistra) è dovuta anche al fatto che il Centro-Destra non è stato capace (e non lo sembra neanche adesso) di organizzare una schiera di intellettuali, artisti e uomini di cultura che costituiscano una corrente alternativa a quella dell'intellighenzia di Sinistra, dei baroni rossi e degli studenti faziosi che spadroneggiano nelle università e nelle scuole violando elementari principi di libertà e pluralismo. All'inizio della legislatura c'è stato persino qualche Ministro che diceva di voler coinvolgere Fuksas, Moretti, Eco, etc... Il Centro-Destra, in materia di arte, cultura ed istruzione, dorme. Bravi! Continuate a dormire ...
Nick
24/10/08 09:45
Post Scriptum
PS. Che il Centro-Destra cominci a farsi un serio esame di coscienza sulla sua incapacità di organizzare una schiera di artisti, intellettuali ed uomini di cultura; una schiera che costituisca, cioè, una corrente in grado di opporsi a quella illiberale ed antidemocratica che dal '68 ha egemonizzato (e continua ad egemonizzare l'Italia) violando elementari principi di libertà e pluralismo. Il Centro-Destra se lo metta bene in mente: una Nazione moderna e civile non si governa pensando solo alle imprese, alle banche ed alle partite IVA. Una Nazione moderna e civile non è un'azienda.
vanni
24/10/08 11:16
Altro che spoil system
Nick ha ragione: "organizzare" significa prosaicamente inserire gli intellettuali della propria area (ce ne sono - e come! - anche a destra!) nelle posizioni che contano qualcosa. In questo tipo di gioco di occupazione di potere (e di stipendi) la sinistra è tuttora insuperabile nel premiare gli amici, intellettuali o no. Vuoi vedere che ci troviamo perfino Orlando in vigilanza RAI?
Carlo Cordasco
24/10/08 21:52
Per il dott. Lucio Lamberti
Può darsi che il decreto Gelmini non introduca incentivi per creare circoli virtuosi, può darsi che non combatta le baronie, e può anche darsi che sia solo un provvedimento d'emergenza per risparmiare in un momento difficile. Ma il punto è un altro...non volete blocchi del turnover, volete salari più alti, volete dire di no alle baronie ed alle raccomandazioni? Allora non è il caso di insistere sulla pubblicità del sistema universitario e se ogni controproposta insiste su questo topic non fa altro che confermare ogni sospetto...ovvero conservazione dello status quo. Finchè non vedrò docenti manifestare per chiedere maggiore competitività, per una università privata resa accessibile attraverso il sistema dei voucher, per una completa libertà contrattuale degli atenei e dei ricercatori (professori e co.), allora sarà inevitabile pensare che si tratti di nullafacenti che non vogliono mettersi in discussione. Volete che non sia più così? Allora l'unica soluzione è un vero mercato del lavoro...un vero mercato delle università, abolendo quella feticcio del valore legale del titolo di studio. Fino a quel momento le proteste (dei docenti, non degli studenti che in linea di massima non sanno neppure per cosa protestano) saranno solo espressione di conservazione di iniqui privilegi.
giovanni
25/10/08 13:27
riforma Gelmini
non conosco il contenuto di questa riforma per cui non mi addentro nel merito,....mi sorge un dubbio però....non sarà che la sinistra con questa protesta vuole difendere i diritti acquisiti dai vari rettori e nobili degli atenei e delle scuole e manda in piazza gli studenti dando loro delle informazione sbagliate per non fare intaccare i propri interessi? So che la maggioranza di questi nobili è di sinistra......ergo???????!!!!!!!!!
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