Mercoledì 23 Maggio 2012
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L'uovo di giornata

Fateci essere razzisti almeno allo stadio!

11 Gennaio 2010

Se ci avesse pensato un attimo, se – dopo quanto accaduto a Rosarno – non si fosse sentito di dovere in tirar fuori dal cilindro una chiara presa di posizione anti-razzista, forse il ministro Maroni avrebbe capito subito che la proposta di sospendere le partite nei campi di calcio dai cui spalti si levano cori razzisti è una proposta tanto inattuabile quanto assurda, nonostante il plauso immediato e generalizzato che ha ricevuto.

Inattuabile in primo luogo perché aprirebbe una serie di complicazioni che, nel corso dello svolgimento di una partita di calcio, non si possono tecnicamente sostenere. Come e a che punto può un arbitro decidere di sospendere una partita? Come può verificare se trattasi di cori razzisti e non di semplici provocazioni indirizzate a tutt’altro giocatore? E non basterebbe forse un "uh-uh-uh" diretto al calciatore di turno al momento opportuno per sospendere il risultato di una partita che appare del tutto compromessa?

Ma c’è un motivo in più che – da tifosi più che da commentatori – ci porta a ritenere un po' fuori luogo queste prese di posizione. Lo sfottò, la presa in giro, persino l’insulto sono connaturati con qualcosa che non ha certo a che fare col fair play sportivo ma ha certamente a che fare con il tifo. Il tifo è come uno stato febbrile, che talvolta colpisce con una tale violenza da portare addirittura alla demenza. Che ci sia di mezzo un pallone oppure no. E allora, premesso che è fenomeno deprecabile quanto stupido qualsiasi manifestazione di razzismo, forse in questo caso vale la pena ripensare un po' a tutta la questione.

Soprattutto perché il razzismo è un fenomeno che non può manifestarsi a corrente alternata. Se indirizzo ad un giocatore di colore di una squadra che non è la mia un coro discriminatorio, ma lo risparmio al mio paladino di turno, non si tratta di razzismo, certo. Al più si tratta di un tifo antisportivo, quando non di stupidità generalizzata.

Per lo stesso principio, perché allora dagli spalti è possibile insultare le mamme o le mogli dei giocatori, bianchi o neri che siano? E non sarebbe forse il caso di sospendere partite in cui tutta la curva si alza in piedi levando cori del tipo:

"Genova puzza di pesce, c'avete il mare inquinato, bastardo blucerchiato, bastardo blucerchiato", o "le toscane...puttane puttane puttane, e  loro figli, conigli conigli conigli" o ancora "di lunedì che gioia grossa, pulisci il culo con la sciarpa giallorossa, oh africano che stai a guardare tu questa curva te la puoi solo sognareeeeeeeee...o Lecce merda Lecce Lecce merda”, o la sempre cantata: "Napoli merda, Napoli colera, sei la vergogna dell’Italia intera", e coro dicendo?

E allora sarebbe meglio adottare il buon senso come metro di giudizio.

Sarebbe il caso, ad esempio,di colpire i colpevoli laddove di più sentono il colpo, magari adottando misure precauzionali, come interdire l’ingresso allo stadio alle tifoserie razziste per un certo numero di partite. Scommettiamo – incassi a parte – che si raggiungerebbe in un solo turno di campionato molto più dell’effetto sperato dalla sospensione delle gare.

E – sempre in base al principio di buon senso di cui sopra – risponderebbe ancora di più al raggiungimento dell’obiettivo la capacità non alzare troppo il livello della provocazione, come ha recentemente dimostrato di non saper fare una promessa del nostro calcio nazionale.

Meglio dimostrare sul campo le proprie capacità sportive e fuori dal campo quelle intellettive. E salvare almeno il calcio dal politicamente corretto.

 

Commenti
Anonimo
12/01/10 17:17
Ho smesso di andare in curva
Ho smesso di andare in curva quando è entrato in modo palese l'indottrinamento ideologico-politico. Una volta i capi ultras escludevano la politica dal movimento ultrà (che spesso in origine nacque proprio in contrapposiz.ai giovani "impegnati" politicam.negli anni 70). Poi,ad un tratto,all'inizio degli anni novanta, imegafoni in curva non servivano più solo a coordinare cori e coreografie,ma ad amplificare discorsi razzisti, fortemente politicizzati, da parte dei "vecchi" ai più giovani. Nel giro di un anno vidi la mia curva zeppa di teste rasate e bomber,dai 14 ai 20anni si era creata una schiera di fascistelli razzisti educati ed indottrinati a dovere dal cattivo maestro di turno. Lasciai per sempre le curve ed il lor ex-tifo genuino. oggi è impossibile scindere razzismo da curve, quasi tutte le tifoserie italiane, salvo eccezioni che si contano sulle dita di una mano, sono di estrema destra. Più ignoranti allo stadio, più razzismo...
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