Venerdì 10 Febbraio 2012
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La lentezza è dei giudici non della giustizia

26 Settembre 2008

Sapete di chi è la colpa (in percentuale statistica) della lentezza dei processi penali? Dei magistrati. Giudicanti o pm che siano. Almeno da questo punto di vista separare le loro carriere servirebbe  ben poco alla giustizia italiana.

Non si conoscono esiti di analoghe ricerche sulla lentezza della giustizia civile ma l'impressione a naso è che pur mutando l'ordine dei fattori il prodotto non cambi. Si spera quindi che il ministro Guardasiglli Angelino Alfano trovi il tempo di leggersi questa ricerca dell'Eurispes condotta insieme all'Unione delle Camere penali italiane sul perché dei rinvii e delle lentezze nei processi penali. Il tutto monitorando i tribunali di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lucca, Macerata, Melfi, Milano, Modena, Modica, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Roma, Salerno, Sassari, Torino, Trani, Trieste, Varese e Venezia. E analizzando qualcosa come 12.918 processi nel periodo tra l'aprile 2007 e la scorsa primavera e coinvolgendo ben 27 camere penali italiane, quelle dei succitati rispettivi distretti di corte d'appello.

Prima di gettare la colpa su imputati ostruzionisti e su avvocati dal cavillo facile, o azzeccagarbugli che dir si voglia, sarebbe bene sapere che in Italia il 12,4% de processi vengono rinviati da un'udienza all'altra (con tempi di rinvio che variano dai 139 giorni per un udienza di tribunale collegiale ai 117 per quella di un giudice monocratico) per la semplice assenza dal posto di lavoro del giudice titolare del processo. Un altro 9,4 per cento di responsabilità è invece della pubblica accusa per omessa o irregolare notifica all'imputato degli atti.

A fare perdere tempo sono anche i testimoni citati che non si presentano in aula: ebbene la maggioranza di loro è quella dei testi citati dal pubblico ministero. Circa il 39,2% delle udienze fissate per la loro escussione salta. E dei testi citati dal pm il 40% di quelli che non si presentano sono agenti di polizia giudiziaria. Quando mancano i testimoni dell'accusa solo nell'11,2 per cento dei casi il giudice che presiede il tribunale,  o quello monocratico, hanno applicato le sanzioni previste dalla legge e solo nell'11,7% dei casi ne è stato disposto l'accompagno coattivo.

Quando invece sono i testimoni citati dalla difesa a non presentarsi, cioè appena nel 5,1% dei casi, l'ammenda in questione viene invece applicata in oltre il  16,7% dei casi e l'accompagnamento coattivo disposto il 16% delle volte. Come al solito quindi due pesi e due misure.

Questa analisi impietosa delle cause vere, e non di quelle che si raccontano nei salotti televisivi tipo "Ballarò", "Porta a porta" o "Anno zero", cioè nei posti dove si straparla di tolleranza zero e si mettono alla sbarra sempre le ormai rarefatte garanzie per la difesa degli imputati, riporta a una realtà di fondo del mondo della giustizia che per una ragione o per l'altra viene sempre rimossa: la responsabilità civile, disciplinare, amministrativa dei singoli magistrati. In questo pianeta di dipendenti pubblici la lodevole filosofia di vita del ministro Renato Brunetta non riesce ad addentrarsi. La meritocrazia si misura sulle prima pagine conquistate da inchieste con arresti e imputati eccellenti (vedi Catanzaro e Potenza) ma non con criteri oggettivi di produttività. Ad esempio le sentenze di primo grado emesse. Adesso qualche esempio per capirci meglio: a Catania, città dove i problemi di mafia non mancano, si rinviano nel 21,3% dei casi  le udienze per assenza del giudice titolare;  a Catanzaro, terra di de Magistris, l'assenza del giudice titolare come causa di rinvio arriva al 45,7%  e quella dell'assenza dei testi citati dal pm al 46,9% . Il 40% di quelli che non si presentano sono gli agenti di polizia giudiziaria, che evidentemente non devono credere molto negli impianti accusatori delle inchieste a cui i pm li obbligano a dedicarsi.

Se si va a Napoli e Salerno, tribunali caldi sul fronte camorra, la situazione non migliora molto: a Napoli si rinvia nel 26,1% dei casi per mancanza del giudice titolare del dibattimento, mentre il 61% degli altri rinvii riguarda i soliti testi citati dal pm, il 39,3% dei quali sono agenti di polizia giudiziaria; a Salerno le percentuali rispettive delle stesse voci sono a quota 29,2% (assenza del giudice titolare) e a quota 65,2% (assenza dei testimoni citati dal pm). L'anno passato lo stesso tipo di  indagine, l'Eurispes e le Camere penali la svolsero solo sulla Capitale e si giunse a risultati medi quasi analoghi: il 28,9% delle udienze monitorate a Roma nel 2007 saltarono per la mancata presentazione in aula dei testimoni della pubblica accusa, e anche in questo caso gli agenti di polizia giudiziaria erano un tasso rilevante (circa il 30%), mentre per l'assenza del giudice titolare ne saltarono solo il 9,2%. L'unico record positivo di Roma nell'intero pianeta giustizia.

Commenti
tovarish
26/09/08 17:13
magitratura lenta
Parole sante, ma come si può fare per far lavorare di più i magistrati italiani ? Secondo me eliminandoli e appaltando la giustizia a magitrati esteri. Più competitivi e rapidi.
antonino marotta
26/09/08 21:30
giustizia
In questo pianeta di dipendenti pubblici un uomo libero si sente a disagio: lo stipendificio funziona per quanto è necessario per mantenersi in vita;poi ci sono le emergenze e li bisogna muoversi:bisogna trovare eroi e, ogni tanto se ne trova qualcuno che ,però, viene immediatamente dissuaso dopo aver dato qualche segnale di vita ai media.Quanto basta per dare lustro allo stipendificio. Poi ci sono i missionari che portano avanti la berlingueriana questione morale,da un pò di tempo la questione morale si chiama Silvio Berlusconi e, allora,in barba allo stipendio e alle ferie si lavora anche di notte e in tempo festivo.E i processi si fanno in tempo record e tutte le leggi che non piacciono ,o non vengono applicate o tacciate di incostituzionalità come il lodo Alfano. Da un lato lo stipendificio , dall'altro la missione:la giustizia italiana è questa;nulla a che spartire con una società civile. Gli italiani cominciano a non sopportarla più<.
Anonimo
29/09/08 08:24
Giustizziiiiiaaaaaaaa italiana
Ho un esempio personale sull'efficienza della nostra magistratura,. Proprietario di un appezzamento di terreno in campagna, debitamente recintato, trovo un giorno un confinante che avendo deciso di allargare la via d'accesso alla sua proprietà, stava demolendo con la ruspa il mio muro di confine. Scusandosi dichiarava che avrebbe provveduto a pagare la ricostruzione del muro, purchè non venisse denunciato. Faccio ricostruire il muro, 500mila lire, l'esecutore dell'opera chiede di essere pagato da questo gentile signore!?, lui si rifiuta. Denuncia, processo, appello, sono passati 14anni, rimborsate le 500mila lire, non le abbiamo neanche ritirate; in compenso per depositare la sentenza, per cautelarmi, altre 300mila e passa. Grande giustizia! poi cercano solidarietà.
rosario nicoletti
29/09/08 19:25
per amore di verità
Lo scandalo della giustizia civile - inesistente nella maggioranza delle situazioni - è maggiore di quello della giustizia penale. Nel civile, oltre alla "produttività" del personale addetto (magistrati e cancellieri) non va dimenticata l'assurdo delle parcelle degli avvocati. Ogni udienza o rinvio impingua gli emolumenti di questi ultimi; e capisco benissimo che con l'attuale composizione del Parlamento è impossibile sanare la piaga. Le riforme delle quali si ha sentore sono nel senso giusto, ma non incidono sull'aspetto (scandaloso) al quale abbiamo fatto cenno.
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