Mercoledì 23 Maggio 2012
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Teheran: “benvenute nuove sanzioni”

Nucleare iraniano, a Ginevra va in scena una Monaco in miniatura

2 Ottobre 2009
Il capo-negoziatore iraniano Jalili

Negli anni Trenta le democrazie Occidentali si comportarono con il Nazismo come stanno facendo oggi con l’Iran di Ahmadinejad. Aspettarono prima di intervenire, lasciarono che Hitler si armasse e inondasse l’Europa con la sua propaganda razzista e antisemita. Si fidarono delle promesse fatte dal dittatore. Nel 1938, il primo ministro inglese Chamberlain sventolava ancora pieno di speranza il pezzo di carta (straccia) sottoscritto a Monaco con i tedeschi. Il resto della Storia lo conosciamo bene. Le annessioni, l’invasione della Polonia e poi di mezza Europa. La Seconda Guerra mondiale.

Ahmadinejad ha un dichiarato progetto politico che si basa su di un nuovo Olocausto. E’ un nazionalista violento, omofobo, che prova una profonda avversione per religioni che non siano la sua, come i nazisti. Eppure ieri il suo ministro degli esteri e la delegazione iraniana erano in posa davanti alle telecamere, sul balcone di un elegante albergo di Ginevra. Arrivati in Svizzera hanno messo subito le cose in chiaro con i rappresentanti del “5+1”: siamo venuti qui per parlare del disarmo nucleare nel mondo, non del nucleare in Iran. L'Iran non ha un programma per lo sviluppo di armi atomiche. Vuole soltanto “produrre elettricità”. (Il capo della AIEA la pensa diversamente. El Baradei ha ammesso l’esistenza di studi militari iraniani tenuti segreti dal governo iraniano).

E’ da anni che Teheran mente ripetutamente alla AIEA, che l’AIEA scopre le bugie dell’Iran, e che nessuno fa niente. Dal 2002 la menzogna è pubblica, visto che il programma nucleare è stato scoperto. L’ultimo atto di questa farsa è stato il nuovo impianto tenuto segreto fino a poche settimane fa. Il terzetto composto da Obama, Brown e Sarkozy, è sembrato particolarmente arrabbiato quando la notizia è diventata di dominio pubblico, ma le grandi potenze, divise tra loro, non sembrano aver maturato una risposta organica alla politica estera di Ahmadinejad (La Francia attualmente è l’unica a darsi da fare per le sanzioni). L’incontro di Ginevra è stato soddisfacente per l’Iran. Teheran ha ottenuto degli speciali rapporti bilaterali con gli Usa, una eventualità che non si realizzava da decenni. Le trattative proseguiranno nei prossimi mesi.

La propaganda antisemita di Ahmadinejad e le sue minacce di cancellare Israele dalle mappe del Medio Oriente rappresentano un pericolo paragonabile al nazismo tedesco se l’Iran riuscirà a dotarsi di armi nucleari. Come avvenne negli anni Trenta, l’America e i suoi alleati stentano a inquadrare la pericolosità della minaccia, temendo di sconvolgere i delicati equilibri internazionali. Devono anche fare i conti con una crisi economica e interna come non si vedeva dal ’29 (gli anni della “Grande Depressione” in Occidente furono centrali per l’ascesa di Hitler).

Ma ci sono delle differenze tra questi due periodi storici. All’epoca di Monaco, Hitler godeva di enorme popolarità. La Germania era un Paese forte, che si era riarmato e cresceva economicamente. Le grandi potenze tentennarono e il Nazismo, almeno all’inizio, ebbe la meglio. Dopo le ultime, contestate elezioni, Ahmadinejad invece ha perso tutto il suo consenso. Mentre l'Occidente sembra concentrarsi unicamente sulla questione nucleare, nelle strade di Teheran prosegue la ribellione del movimento studentesco. Ci sono i processi-farsa per i dissidenti e molti scontenti, dentro e fuori il regime. Somiglia più al declino dell’Unione Sovietica che all’ascesa del Nazismo.

L’Iran ha un’economia debole e dipende quasi completamente dall’esterno per i propri rifornimenti di carburante, nonostante sia una potenza petrolifera. Nuove e più pesanti sanzioni, un boicottaggio mirato dell’economia iraniana, e una grande campagna mediatica per sostenere la protesta del movimento, indebolirebbero inesorabilmente il regime. Il punto però non è se gli americani e i loro alleati saranno disposti a “Morire per Danzica”. A differenza del ’38, gli ebrei stavolta hanno uno Stato dove difendersi. Che è già una potenza nucleare. Ed è pronto a intervenire se le sanzioni, una volta che sarà fatta definitiva chiarezza sul programma iraniano, non arriveranno.

Un intervento “mirato” israeliano contro gli impianti iraniani non basterebbe a eliminare la minaccia. Dopo qualche anno, Teheran avrebbe comunque la sua bomba. “L’Iran darà il benvenuto alle nuove sanzioni”, ha detto sprezzante il capo negoziatore iraniano Jalili. “Sono 30 anni che ci vengono imposte sanzioni e non sono riuscite a mettere in ginocchio una grande Nazione. Sono le potenze occidentali a essere ambigue”. Sta giocando d’azzardo ma non ha tutti i torti.

Commenti
Anonimo
01/10/09 23:50
In questo articolo (al
In questo articolo (al nazismo si possono paragonare diversi "mali" del mondo) non si tiene minimamente conto della minaccia che per l'Iran e altri paesi arabi rappresenta l'armamento atomico in dotazione ad Israele. Israele è armata con testate nucleari e il tutto è "ufficialmente" segreto, e da anni i paesi arabi, Iran in testa, sentono questa minaccia incombere (oltre a quella di vedersi colpire in un raid tutte le infrastrutture) e impotenti assistono alla "copertura" offerta dall'occidente... e perchè non si parla del pakistan o dell'india? Che dovrebbe fare l'Iran...stare a guardare mentre subisce la REALE ,e non futuribile, minaccia di un attacco atomico israeliano?
Erasmo
02/10/09 11:16
La bomba iraniana ha mire politiche più che militari
Solo ora, dopo anni di finto negoziato, in cui gli europei hanno fatto la figura dei creduloni, cresce in Europa la richiesta di nuove e più aspre sanzioni, pur sapendo che esse non hanno mai funzionato contro le dittature, le quali, anzi, le adoperano per chiamare le masse alla difesa della “nazione assediata dall’esterno”. Prima o poi temo, perciò, che si ritornerà a parlare di opzione militare. Ma anche questa si rivelerà un arma spuntata dato che Israele, a cui gli europei e gli americani vorrebbero addossare l’onere e la responsabilità esclusivi di un colpo aereo chirurgico, ritiene di essere al sicuro al riparo del proprio deterrente nucleare. E rinvia la patata bollente agli Usa ed all’Europa. Una patata che è più politica che militare. La bomba nucleare iraniana avrebbe, infatti, effetti soprattutto politici e non solo e non tanto militari; per la precisione essa avrebbe soprattutto effetti “intimidatori” perché indurrebbe nei paesi da essa raggiungibili politiche di “accomodamento” e di “buona condotta preventiva”. Il vero obbiettivo di Teheran è, infatti, di intimidire l’Europa ed i paesi islamici sunniti dell’intero Medio Oriente. Già l’Europa, sotto ricatto energetico e petrolifero, ha ripetutamente e vistosamente preso le distanze da Israele, in nome dell’ “antisionismo”, del “palestinismo” e del sofisma grottesco dell’”uso sproporzionato della forza”. L’Iran spera, cioè, con la sua bomba, di ottenere un sostegno più attivo dell’Europa e dei paesi islamici moderati all’erosione dello Stato di Israele (fino alla sua dissoluzione, che può avvenire in varie forme) e di consolidare così definitivamente la sua leadership sul mondo islamico anche sunnita e sull’ immigrazione musulmana in Europa, vincendo anche qui la competizione con Arabia saudita e Turchia. La ripetizione in forme nuove dello spirito di Monaco 1938 può preludere perciò alla ripetizione, in forme nuove, politiche, di un Olocausto senza lager e senza razzismo etnico. L’Europa rischia così di diventare “Eur(Iran)abia”, la cui politica estera sarebbe contrattata con Teheran e gli altri paesi musulmani e dove potrebbe presto, per esempio, essere sanzionato penalmente un nuovo reato di opinione (dopo quelli già sanzionati in vari paesi dal pensiero unico europeo): l’islamofobia.
Anonimo
02/10/09 11:43
Accidenti che coraggio!Il
Accidenti che coraggio!Il parallelo col nazismo è stato evocato a turno, da tutti, in qualunque occasione. Quello che non si considera mai è la cosa più ovvia: l'Iran è stato minacciato più volte da Israele di esser colpito nelle proprie infrastrutture, e vive sotto la minaccia dell'atomica Israeliana, su cui vige il più bieco silenzio. Che dovrebbe fare l'Iran?Subire passivamente queste minacce di un attacco atomico "tattico" sul proprio territorio?
Pierpaolo
02/10/09 18:35
Solo Obama stringe la mano al maggiordomo
Ed intanto Mottaki, il Ministro degli Esteri della Repubblica Iraniana, viene invitato a Washington per incontrare Hillary Clinton, anche in assenza di rapporti di plomatici con gli USA. Così si può ancor meglio comprendere in quale considerazione tenesse il Mottaki l'invito telefonico del Ministro Frattini ad intervenire al meeting internazionale sull'Iran che si è tenuto a Trieste lo scorso giugno. Quando si ha accesso (con tanto di invito) al padrone, ai servi non spetta alcuna riverenza.
Sal
02/10/09 19:50
Certi commenti sono talmente
Certi commenti sono talmente ridicoli da farmi letteralmente scompisciare dalle risate! Ecco l'intelligentone di turno che è sicuro di aver capito tutto! Caro ingenuo di un Obama, devi sapere che sono i nazisti israeliani a minacciare quel fulgido esempio di democrazia rappresentato dal regime teocratico iraniano, sono loro che fomentano il terrorismo internazionale e si permettono di prendere per i fondelli l'AIEA! E poi quanto sono fessi i paesi arabi a manifestare timore nei confronti dell'atomica di Teheran, dimenticandosi sempre che Israele già la possiede da molti anni... Ma qualcuno spara scemenze tanto per provocare indignazione, a me fa solo ridere a crepapelle e quindi lo ringrazio, o ci crede davvero? Bah!
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