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Niente sconti alla Russia

Obama e la difesa missilistica europea: primi bilanci

23 Gennaio 2010
Il presidente americano con il segretario alla Difesa Gates.

Il primo anno dell’Amministrazione Obama ha visto, a detta di gran parte della critica, un’inversione di rotta rispetto all’era Bush – specialmente per quanto riguarda la politica estera. È proprio in quest’ultimo ambito, a detta dei suoi sostenitori, che la strategia del Presidente si è rivelata innovativa, con la dottrina della “mano tesa” concretizzatasi nei discorsi del Cairo e di Shanghai e premiata ad Oslo con il Premio Nobel per la pace. La Dottrina Obama considera fondamentale l’apertura al dialogo ed alla mediazione nei confronti di quei paesi che nell’ultimo decennio sono stati definiti “nemici” dell’America (Iran, Corea del Nord), e verso i suoi grandi rivali – la Cina e la Russia. Tuttavia, sembra che a tale apertura non corrisponda in alcun modo una fiducia incondizionata da parte del Presidente verso i suoi antagonisti, né alcuna indifferenza verso l’interesse nazionale.

Nonostante i primi approcci mirati alla distensione nei rapporti diplomatici, nell’ultimo trimestre della Presidenza americana si è verificato un notevole cambiamento. Obama ha dapprima richiesto al Pakistan un impegno più concreto e costante per combattere il terrorismo internazionale, ha rafforzato l’impegno militare sul fronte afgano, ha proceduto con maggior cautela nei confronti dei progetti di chiusura della prigione speciale di Guantànamo (in seguito sospendendoli totalmente dopo il fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit) ed ha infine intrapreso la pianificazione di un’offensiva antiterrorista sul suolo yemenita unitamente alle autorità locali.

Ciò nonostante, quello che sarebbe possibile interpretare come uno spostamento verso una linea dura di stampo neoconservatore rappresenta un ritorno per Barack Obama al periodo pre-elettorale, più propriamente alla campagna Democratica per la scelta del candidato presidenziale, nella quale l’allora Senatore dell’Illinois aveva dettagliato il proprio impegno per un’America forte, che rigetta fermamente ogni prospettiva declinista, sottoscrive l’impegno a difendere i diritti umani nel mondo, abbraccia un interventismo di matrice valoriale in politica estera e approva l’aumento della spesa militare per combattere la guerra al terrorismo. All’interno di tale strategia si inserisce anche la questione del progetto missilistico di difesa europea, per il quale nel 2006 l’Amministrazione Bush aveva previsto l’approntamento del cosiddetto “terzo sito”: una stazione radar nella Repubblica Ceca e una serie di dieci missili intercettori in Polonia, il cui scopo dichiarato era quello di difendere l’Europa da un eventuale attacco da parte di paesi mediorientali ostili come l’Iran.

Nel settembre 2009, Barack Obama ha annunciato di voler modificare la politica di difesa missilistica europea, abbandonando temporaneamente il progetto del terzo sito a favore di un impegno differente per garantire la sicurezza delle truppe americane e degli alleati in Europa. Tale decisione, che è stata interpretata secondo modalità piuttosto discordi dalla comunità internazionale e dalla stampa, è in realtà comprensibile quando ricondotta alle affermazioni del Segretario alla Difesa Robert Gates – il quale, per inciso, rivestì tale ruolo anche nell’Amministrazione Bush.

Gates ha più volte precisato che la nuova strategia per la difesa missilistica europea rappresenta un miglioramento, e non un passo indietro, rispetto allo scenario ipotizzato con la Presidenza Bush; tale miglioramento è da ricondursi ad un avanzamento per parte americana nel campo delle tecnologie disponibili, nonché ai nuovi studi che valutano la capacità offensiva dei rivali degli USA. Difatti, a causa dei ritardi nel processo di ratificazione e pianificazione sul suolo europeo, il terzo sito così come inizialmente concepito non sarebbe stato operativo fino almeno al 2017: troppo tardi per rendersi efficace contro quella che sembra essere la capacità da parte di Teheran di colpire l’Europa con attacchi multipli tramite missili a breve e media gittata. Per questo motivo, Gates ha suggerito un piano in due fasi. La prima, realizzabile già entro il 2011, consisterebbe nel posizionare missili intercettori SM-3 (già sottoposti a recenti test che dimostrano l’affidabilità e la versatilità nell’impiego contro le minacce a breve e medio raggio) su navi collocate nelle zone strategicamente più rilevanti per la difesa del continente europeo. La seconda fase, che diverrebbe operativa nel 2015, prevede il dispiegamento di SM-3 “potenziati” (per contrastare attacchi a lungo raggio, in base a tecnologie ad oggi ancora in via di sviluppo) in varie località dell’Europa centrale e meridionale. Alla difesa missilistica si prevede di affiancare un sistema articolato di sensori, suddiviso tra le tre dimensioni (terra-mare-spazio), più accurato e versatile di un unico radar come quello inizialmente pensato per la Repubblica Ceca. Proseguirebbe nel frattempo la ricerca sui cosiddetti missili intercettori a due fasi – quelli, per intendersi, che si prevedeva di utilizzare in Polonia; ma nel frattempo l’Europa sarebbe protetta.

Questa nuova opzione, spiega Gates, fornirebbe dunque una risposta immediata al pericolo iraniano, e costituirebbe certamente una difesa più efficace nel caso di attacchi simultanei. Per rassicurare gli alleati europei, primi tra tutti la Polonia e la Repubblica Ceca, il Segretario alla Difesa ha proposto inoltre programmi militari indirizzati a favorire una più stretta collaborazione ed un contatto più diretto ed immediato tra questi ultimi e gli Stati Uniti. Per soddisfare tale necessità, Gates ha suggerito una rotazione delle truppe americane già presenti in Europa (nello specifico delle Unità Patriot) sul suolo polacco, per svolgere missioni di addestramento e formazione.

In merito alle accuse mosse all’Amministrazione Obama di avere di fatto assunto toni conciliatori verso Mosca ed alla diffusa percezione di un netto ridimensionamento del progetto voluto da Bush fortemente osteggiato dal Cremlino, il giudizio di Gates è indiscutibile: “La condotta e la possibile reazione della Russia non hanno avuto alcun peso sulle indicazioni che ho fornito al Presidente”, ha specificato il Segretario alla Difesa. “Considerando l’ostilità che la Russia ha dimostrato in passato nei confronti della difesa missilistica americana in Europa, se i leader russi accoglieranno questo progetto si tratterà di un’inaspettata – e benvenuta – svolta politica da parte loro. Tuttavia i fatti sono chiari: la difesa missilistica americana sul continente continuerà, e non solo nell’Europa centrale – il luogo più probabile per l’installazione dei siti degli SM-3 – ma, crediamo, anche in altri paesi NATO. […] Stiamo rafforzando, non abbandonando, la difesa missilistica europea”.

Un messaggio forte nei confronti del regime iraniano, del neoimperialismo russo e in particolar modo della coscienza dell’Europa la quale non dovrebbe cessare di interrogarsi sui rischi ai quali potrebbe essere esposta in un futuro imminente.

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