Venerdì 10 Febbraio 2012
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Aumentano le voci su un rimpasto

Cia e Fbi a rapporto da Obama per tappare le falle sulla sicurezza

5 Gennaio 2010
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Il dibattito politico statunitense, fino a dieci giorni fa tutto concentrato sulla riforma della sanità, in queste ore ha preso una nuova piega. L'obiettivo più urgente ora è cercare di tappare le falle nei dispositivi di sicurezza. Dopo il fallito attentato di Natale e il panico di ieri a New York, il tema ha assunto un’importanza tale che potrebbe addirittura portare al primo mini-rimpasto della squadra di governo democratica.

Proprio oggi Barack Obama si riunirà con i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale dopo una fine anno che ha visto crescere l'allarme terrorismo nel Paese: Il fallito attentato di Natale, le preoccupazioni per lo Yemen con la conseguente chiusura dell'ambasciata ma anche le falle nella sicurezza negli aeroporti nonostante l'inasprimento dei controlli saranno i temi sul tavolo. Al vertice con il presidente americano parteciperanno il segretario di Stato Hillary Clinton, il segretario alla Difesa Robert Gates, il segretario alla sicurezza nazionale Janet Napolitano, il direttore della Cia Leon Panetta, il direttore dell'Fbi Robert Mueller e il consigliere per la sicurezza James Jones. In serata poi Obama incontrerà i leader democratici del Congresso.

Obama presenterà una prima serie di cambiamenti, tra cui alcuni ritocchi alle assai criticate "watchlist" di sospettati di terrorismo, dopo aver incontrato i capi delle varie agenzie di intelligence e altri consulenti di primo piano in fatto di sicurezza, ha detto un funzionario della sua amministrazione. Nel primo vero giorno di lavoro dopo le vacanze alle Hawaii, il presidente deve affrontare la sfida di una sicurezza nazionale sotto la luce dei riflettori evitando di apparire distratto rispetto ad altre questioni che preoccupano l'opinione pubblica, come la riduzione della disoccupazione, oggi a due cifre.

Non sarà un compito facile. L'amministrazione è sulla difensiva, dopo che le falle al sistema dell'intelligence hanno permesso al  giovane nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab che avrebbe legami con il ramo di al Qaeda che opera in Yemen di imbarcarsi sul volo per Detroit in partenza da Amsterdam il 25 dicembre scorso. L’inchiesta del governo sull’incidente ha concluso che si è trattato di un "errore umano" (è l’ammissione di John Brennan, il principale consigliere di Obama in materia di antiterrorismo): le agenzie statunitensi di spionaggio e il dipartimento di Stato disponevano, infatti, già di informazioni sull’attentatore, ma non avevano mai collegato i vari elementi fino al punto di includerlo nella cosiddetta "no-fly list".

Gli addetti ai lavori guardano al vertice di oggi alla Casa Bianca con "tutti i responsabili" dell’antiterrorismo come un possibile momento di svolta e lo stesso presidente ha fatto capire che potrebbero cadere delle teste. L’opposizione repubblicana chiede quella del segretario per la Sicurezza Interna Janet Napolitano, l’ex governatrice dell’Arizona. Il ministro non ha una responsabilità diretta nella dinamica dell’attentato, che è stato preparato nella penisola araba, ma ha la colpa di avere detto, a caldo, che "la sicurezza americana ha funzionato", rimangiandosi le parole quando ormai era troppo tardi. La colpa di Napolitano è tutta politica: con un exploit percepito come "dilettantismo" ha scoperto il fianco di Obama sul nodo del terrorismo proprio alla vigilia di una scadenza delicatissima, quella della chiusura del carcere di Guantanamo Bay. Napolitano - e questo è forse l’elemento più pericoloso per il governo - espone i democratici all’accusa di essere troppo "soft" nella lotta ad al Qaida, il cavallo di battaglia del precedente governo repubblicano.

Sullo sfondo di queste polemiche i democratici devono fare i conti con la prospettiva di una disfatta nelle elezioni di mezzo termine di novembre, l’occasione per i repubblicani di riconquistare la maggioranza alla Camera dopo 4 anni di opposizione. Lunedì intanto l'amministrazione ha imposto regole più strette per il controllo dei passeggeri diretti negli Usa da Yemen, Nigeria e altri 12 paesi: tra le misure, criticate dai paladini delle libertà civili che le hanno definite inutili e incostituzionali, anche la possibilità di perquisizioni corporali.

 

Commenti
Anonimo
05/01/10 13:23
Qualcosa mi puzza...anni di
Qualcosa mi puzza...anni di guerra al terrore, miliardi spesi in sicurezza, disagi e limitazioni alle nostre libertà per proteggerci dal terrore, e poi un nigeriano arcinoto riesce a portare esplosivi sul volo? E in Afghanistan la CIA si fa decapitare così da un doppio giochista che non è stato nemmeno perquisito? Se sono buchi veri è vergognoso, se sono manovre sporche è preoccupante...
Pierpaolo
05/01/10 20:32
L'aereo di Natale per Detroit
Ma ci facevano tutti gli altri a bordo di quell'aereo che il giorno di Natale partiva da Amsterdam per gli USA? Non potevano rimanere a casa propria, che sarebbe stato molto più consigliabile?
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