Domenica 1 Agosto 2010
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Il Cav. negli Stati Uniti

Berlusconi va alla Casa Bianca per allargare la cooperazione Italia-Usa

15 Giugno 2009

Attualmente, l’impressione è che le relazioni tra Italia e Stati Uniti siano un po’ raffreddate e che il nostro governo debba comunicare meglio alla nuova amministrazione l’importanza che l’Italia riveste come alleato degli Usa. Questa sensazione ha delle ragioni storiche (il riassetto delle relazioni transatlantiche dopo la fine della Guerra Fredda), delle spiegazioni legate alla visione di Obama (il presidente non ha come priorità assoluta i partner europei) e una serie di incidenti di percorso tra il Cavaliere e il nuovo inquilino della Casa Bianca (la battuta su Obama “abbronzato” piuttosto che quel “Mr Obama!” gridato a voce alta durante il G20 londinese. Lasciando ieri Portofino, il premier ha insistito: “Avete qualcosa da dire a Obama? Io parto bello abbronzato…”).

La visita prevista oggi pomeriggio nasconde qualche motivo di nervosismo ma non eccessiva preoccupazione. Ieri la Farnesina ha precisato che l’incontro non ha subito alcuna modifica rispetto a quanto era stato stabilito. I presunti malumori della Casa Bianca per la ‘parata’ di Gheddafi a Roma sono del tutto “privi di fondamento”. Ad accogliere il Cav. non ci saranno il picchetto d’onore e le salve di cannone che Bush fece sparare 8 mesi fa per onorare il suo alleato, ma tra i due partner si stabilirà comunque una collaborazione “pragmatica” in vista del G8 di luglio.

“Obama fino adesso non sbagliato neppure una mossa – ha detto il premier in partenza – è veramente una grande e bellissima sorpresa”. Berlusconi ha anche smentito le voci per cui la data dell’incontro andrebbe interpretata come un segnale della scarsa importanza che gli Usa attribuiscono ai rapporti con l’Italia. “Sono stato io a chiedere a Obama di incontrarci il più possibile vicino al G8 – ha spiegato – in modo da arrivare con tutti i fascicoli in uno stato avanzato”. Il portavoce Bonaiuti ha liquidato la questione ricordando che Berlusconi è il secondo leader che viene ricevuto alla Casa Bianca dopo Gordon Brown. Massimo D’Alema ha commentato: “Colpisce non poco che Obama sia venuto due volte in Europa saltando l’Italia, quando l’Italia è presidente di turno del G8. Una tappa a Roma sarebbe stata obbligata”.

Il Cav. è arrivato ieri sera a Washington e oggi pomeriggio alle 16.15 incontrerà Obama, il segretario del dipartimento di stato Clinton, il capo dello staff Rahm Emanuel e il consigliere per la sicurezza nazionale James Jones. Dopo un’ora di colloqui ci sarà una conferenza stampa congiunta con i giornalisti italiani e americani e in seguito Berlusconi incontrerà lo speaker della Camera, Nancy Pelosi, e una delegazione di rappresentanti del Congresso. Alle 20.00 (le due di stanotte in Italia) Berlusconi tornerà a casa. 

L’incontro offre un’opportunità ad entrambe i Paesi di comprendersi meglio riaffermando quelli che sono i loro legami duraturi. L’Italia ha costruito un pezzo degli Stati Uniti con la sua immigrazione, è stata liberata dagli angloamericani nella Seconda Guerra mondiale e anche grazie agli Usa ha mantenuto dei governi democratici durante la Guerra Fredda. Fin qui la Storia. Ma anche oggi le relazioni tra Roma e Washington conservano una grande importanza. Le priorità dell’agenda sono legate al G8 di luglio, quando Obama e Berlusconi presiederanno il Major Economics Forum (Mef) sui temi dell’energia e dell’ambiente; si parlerà anche di nuove regole per la finanza e i mercati globali, della non proliferazione nucleare, di sanità, emergenza idrica e alimentare, governance e commercio globale (il G8 piuttosto che il G14 o il G20, formati diversi e più “flessibili” da utilizzare in base alle necessità del momento).

Oggi Obama ringrazierà l’Italia per il ruolo che sta svolgendo in Afghanistan all’interno della Nato (33 italiani sono morti dall’inizio della missione) e Frattini ha già annunciato che il nostro Paese “è pronto a fare di più per la stabilizzazione di Pakistan e Afghanistan”. E’ uno degli asset decisivi che la diplomazia italiana può spendere con l’alleato americano. Il contingente italiano nell’area è stato rafforzato come chiedevano gli Usa passando da 2000 a 2800 uomini, più altri 500 che verranno inviati a Kabul durante le elezioni presidenziali di agosto. Obama chiederà all’Italia di impegnarsi maggiormente nella ricostruzione del Paese, magari accogliendo l’idea della “Surge dei Carabinieri” lanciata tempo fa da Berlusconi (l’addestramento delle forze di polizia afghane è un tema caro agli obamiani). C’è anche la questione delle “regole d’ingaggio” e Obama potrebbe chiedere a Berlusconi di rivedere quelle italiane e convincere gli altri alleati europei a fare lo stesso.         

Come membro della Nato e dell’Unione Europea, ma anche per la sua posizione nel Mediterraneo, l’Italia ha una serie di interessi essenziali e strategici in Medio Oriente. Dopo la rielezione di Ahmadinejad, la Farnesina ha confermato che il nostro Paese farà di tutto per portare una delegazione iraniana al vertice dei ministri degli esteri del G8 di Trieste. Secondo l’autorevole Heritage Foundation, la mossa della nostra diplomazia è “un tentativo di giustificare il fatto che l’Italia ha importanti rapporti economici con l’Iran”. Il nostro Paese è cruciale per i progetti di esplorazione ed esportazione petroliferi di Teheran. Nel 2008 i nostri scambi commerciali con l’Iran sono stati valutati attorno ai 6,1 miliardi di euro, raddoppiandosi rispetto al 2003. Oggi siamo il primo partner commerciale di Teheran in Europa.

Obama potrebbe chiedere a Berlusconi di appoggiare eventuali nuove sanzioni contro Teheran, come pure di ripensare gli interessi economici che legano il nostro Paese all’Iran e che, indirettamente, rafforzano il programma nucleare perseguito da Ahmadinejad, il riarmo iraniano, il sostegno offerto dal regime al terrorismo internazionale. Infine c’è la questione dello Scudo spaziale da installare in Europa Orientale che Berlusconi aveva giudicato una “provocazione” verso la Russia, ma che serve alla Nato per mettersi al riparo da un eventuale attacco missilistico lanciato dall’Iran.

In Libano l’Italia ha svolto un ruolo costruttivo e attualmente ha il comando della Missione Unifil votata nel 2006 dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Anche in questo caso Obama cercherà di indurre Berlusconi a sfruttare la recente sconfitta elettorale di Hezbollah per rafforzare il governo eletto democraticamente a Beirut. Come capo della missione UNIFIL, l’Italia potrebbe chiedere al governo libanese di autorizzare il disarmo del Partito di Dio sulla base della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il nostro Paese avrebbe anche l’autorevolezza di fare pressioni sull’Unione Europea affinché Hezbollah venga inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Ma sono aspettative abbastanza improbabili. 

Gli americani hanno soprattutto bisogno di fare chiarezza e scacciare ogni ambiguità. Se da una parte guardano con riconoscenza all’impegno italiano in Afghanistan, in Libano o nei Balcani, nello stesso tempo sono preoccupati per la politica estera del nostro Paese verso Paesi come l’Iran o la Russia. Berlusconi continua a ripetere che, nel caso russo, vuole che le ex potenze della Guerra Fredda tornino allo spirito di Pratica di Mare. La foto scattata al G20 di Londra tra Obama e Medvedev è una prova che il premier crede veramente a questa impostazione. Ma non è detto che i suoi interlocutori a Mosca e Washington la pensino esattamente così. Restano l’ingresso della Turchia in Europa (gli Usa sono favorevoli, l’Italia potrebbe dare una mano), Guantanamo (Obama vuole rassicurazioni sui prigionieri che il nostro Paese è disposto a detenere, Berlusconi ha già risposto di sì), e una serie di questioni economiche come la fornitura di elicotteri di Finmeccanica o lo sbarco di Fiat in territorio americano.

Se Berlusconi saprà interpretare al meglio questo primo incontro potrebbe uscirne rafforzato anche sul piano interno, proprio mentre si rincorrono i boatos sul “governissimo”. Ma per ottenere un risultato del genere il Cav. deve mostrare che le relazioni fra Italia e Stati Uniti non sono cambiate rispetto al passato. Il nostro Paese è unito agli Usa da una visione chiara fondata su valori condivisi. Da qui bisogna ripartire per far avanzare la cooperazione tra Italia e Stati Uniti.  

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Commenti
15/06/09 18:46
Obama
Obama "non ha sbagliato nemmeno una mossa"??? A causa di quel debosciato che si è genuflesso di fronte ad Ahmadinejad sbandierando pace e tolleranza con gente che lapida le donne e costruisce armi nucleari, ci dovremmo tenere il pazzo iraniano per un'altra legislatura!
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