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Il Tribunale del Palato

Obama rappresenta il nuovo su tutto tranne che sugli OGM

20 Gennaio 2009

 

Sinora è stato facile. Bush = OGM, un’equazione perfetta tra due “mali”. Ma poi arriva Obama che – guarda un po’ – sembra proprio confermare la linea del precedente governo americano sugli organismi geneticamente modificati. Nomina Ministro dell’Agricoltura il governatore dello Iowa, Tom Vislack, aperto sostenitore dell’ingegneria genetica applicata alle piante e sceglie un genetista per il suo staff di consiglieri scientifici: il Premio Nobel per la medicina, Harold Varmus. Non solo, dichiara  alla “American Association for the Advancement of Science” che le sementi biotech “hanno assicurato enormi benefici” agli agricoltori e ritiene che  “la ricerca sulle modifiche genetiche delle piante possa proseguire, osservando la sicurezza”. E aggiunge che vorrebbe duplicare l’impegno economico americano per fornire ai Paesi più poveri fertilizzanti e sementi geneticamente migliorate.

L’equazione incomincia a scricchiolare. Obama, che interpreta la voglia di nuovo, che apre alle minoranze, che vuole riformare lo stato, che diviene l’emblema del presidente-vicino-alla-gente e che, necessariamente, viene portato in palmo di mano da tanti settori “alternativi”, si schiera a favore degli OGM. E così facendo dà sostegno in Italia a chi – anche tra il popolo dei “non allineati” – pensa da un po’di tempo che, tutto sommato, questi benedetti OGM tanto cattivi non sono.

Ma, essendo un pensiero controcorrente, difficilmente poteva essere espresso, pena gravi accuse di collaborazionismo. Ora Obama rafforza questa componente finora minoritaria dello schieramento, tanto che Chicco Testa, negli Anni Novanta Presidente di Legambiente e uno dei maggiori esponenti dell’ambientalismo italiano, prende carta e penna e scrive al Riformista il 13 gennaio 2009: “Obama ferma la macchina ed entra a mangiare in un fast food di Washington … Visto che saltuariamente frequento McDonald’s, ringrazio Obama per avermi sdoganato. Non dovrò più vergognarmi”. E aggiunge “Probabilmente alcuni degli ingredienti del fast food di Obama erano anche Ogm, largamente utilizzati negli Usa. Ditelo anche a Mario Capanna”.

E, secondo Maria Corbi su “La Stampa” del 19 gennaio, sembra anche che altri esponenti del centro-sinistra non disdegnino il fast food. Fa i nomi di Francesco Rutelli e Ermete Realacci. Per ora, a quanto si sa, non hanno modificato la loro idea contraria agli OGM . Ma ancora per quanto? La voce fuori dal coro di Emma Bonino nel centro-sinistra, da sempre favorevole alle innovazioni genetiche, ora, forse, non è più tanto sola.

 

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