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Obama ha cancellato la "War on Terror" finché è riapparsa Al Qaeda

4 Gennaio 2010

Janet Napolitano – l’ex governatore dell’Arizona ed ora implacabile segretario della homeland security – sarà ricordata per sempre per aver detto, a proposito del tentativo di far schiantare un aereo di linea su Detroit, “il sistema ha funzionato”. L’attentatore aveva spaventato suo padre che, a sua volta, aveva messo sul chi vive le autorità americane riguardo le tendenze jihadiste di suo figlio.  L’aspirante bombarolo ha pagato in contanti il suo biglietto aereo e non si era portato dietro alcun bagaglio al momento di salire su un volo transoceanico. Gli è stato permesso di volare e avrebbe potuto uccidere 288 persone da solo, facendole saltare in aria, se non fosse stato per un detonatore difettoso e una reazione immediata da parte di alcuni passeggeri. Che cavolo di lavoro, Brownie

La ragione per cui l’America è a disagio riguardo alla risposta fornita dall’amministrazione Obama su questo attacco deriva dall’aver percepito chiaramente che non si è trattato di incompetenza quanto di incomprensione. Fin da subito, il presidente Obama ha incessantemente cercato di minimizzare e negare la natura della minaccia terroristica con cui continuiamo a fare i conti.  Obama è andato in giro a purificare i peccati dell’America nella lotta al terrorismo post-11/9. D’ora in avanti chiuderemo Guantanamo, gli agenti della Cia impegnati negli interrogatori dovranno fare i conti con un procuratore speciale, e Khalid Sheikh Mohammed potrà crogiolarsi in un processo civile a New York – una tripletta di correttezza politica ed image management.

E proprio per essere sicuro caso mai qualcuno avesse capito male, Obama ha bandito l’espressione “war on terror” dal suo vocabolario. E’ finita, questo è tutto, se mai è esistita. Obama può anche aver dichiarato che la guerra è finita. Sfortunatamente, al-Qaeda non l’ha fatto. Questo ha dato un nuovo significato al termine “Guerra asimmetrica”. Ed ha prodotto altre stranezze logiche e linguistiche che hanno riempito le dichiarazioni di Obama successive all’attacco di Natale. Nella sua prima uscita pubblica, Obama ha fatto riferimento a Omar Faruk Abdulmutallab come a un “estremista isolato”. E’ lo stesso presidente che, dopo la sparatoria di Fort Hood, ci aveva messo in guardia dal “saltare a conclusioni affrettate” – un codice ardito per associare l’omicidio di massa perpetrato da Nidal Hasan alla sua ideologia islamista. Ebbene, con Abdulmutallab, Obama è saltato immediatamente alle conclusioni, contro ogni evidenza, dicendo che il bombarolo aveva agito da solo. Ancora più stridenti sono stati quei riferimenti di Obama al terrorista come “un sospetto” che “presumibilmente ha cercato di usare ignite con un congegno esplosivo”. Sembra di sentire l’eco di Franklin Delano Roosevelt: “Ieri, 7 dicembre 1941 – una data che rimarrà nell’infamia – le forze navali ed aree del Giappone sono sospettate di aver presumibilmente bombardato Pearl Harbor”.

Obama ha rassicurato il Paese spiegando che il “sospetto” è stato arrestato. Rassicurato? Il presidente avrebbe dovuto dire: abbiamo catturato un nemico combattente – un combattente illegale se guardiamo alle leggi di guerra: nessuna uniforme, un attacco diretto contro i civili – e adesso per prevenire altri attacchi futuri verrà interrogato per ottenere le informazioni che può avere su Al Qaeda nello Yemen. Invece Abdulmutallab è strato spedito in qualche carcere dell’area di Detroit e immediatamente gli è stato concesso un avvocato. A questo punto – sorpresa! – ha smesso di parlare. Questa assurdità vanifica la dichiarazione di Obama per cui “non ci fermeremo fino a quando non avremo trovato tutti quelli che sono coinvolti nell’attacco”. Una volta che abbiamo dato ad Abdulmutallab il diritto di restare in silenzio, abbiamo perso gratuitamente il nostro diritto di estorcergli precisamente informazioni su chi era coinvolto nel piano, i nomi di quelli che lo hanno addestrato, istruito, armato, e inviato a Denver.

E’ tutto abbastanza folle se guardiamo a quello che ha fatto Obama negli ultimi tempi. Ha mandato 30,000 truppe per combattere il terrorismo oltreoceano, ma se un qualsiasi terrorista arriva per attaccarci qui, sul suolo americano, viene magicamente trasformato da un nemico in un imputato.
E’ una logica perversa. Se avessimo trovato Abdulmutallab in un campo di addestramento di Al Qaeda nello Yemen, dove si stava semplicemente preparando per un attacco terroristico, lo avremmo tolto di mezzo con un Predator – senza giudici, senza giurie, senza scrupoli. Ma se lo catturiamo negli Stati Uniti nel momento in cui sta per realizzare un omicidio di massa, egli acquista immediatamente una protezione non tanto dall’esecuzione con un drone quanto da un interrogatorio.

Il presidente ha detto che questo incidente ha evidenziato “la natura di quelli che minacciano la nostra patria”. Ma il presidente ha costantemente negato la natura di quelli che minacciano la nostra patria. La settimana scorsa, ha fatto riferimento almeno per 5 volte ad Abdulmutallab (e ad altri terroristi come lui) definendoli degli “estremisti”. Un uomo che spara a dei medici abortisti è un estremista. Un fanatico ecologista che brucia un parco è un estremista. Abdulmutallab non è nessuno di costoro. E’ un jihadista. E a differenza dei tipi che sparano sui medici abortisti, i jihadisti hanno cellule sparse in tutto il mondo; fanno saltare in aria treni a Londra, nightclub a Bali, e quando possono anche aerei su Denver. Hanno giurato di condurre una guerra contro l’America e la stanno portando avanti con chiarezza.  Ogni governo, per colpa del suo lassismo, può permettere a qualcuno di scivolare verso il baratro. Ma un governo che si rifiuta di ammettere che siamo in guerra, che si rifiuta di nominare il nemico – “jihadisti” è una parola che è stata bandita da Obama – trasforma il lassismo in una filosofia di governo.

Tratto da Washington Post

Traduzione Roberto Santoro

Commenti
dolcenera
04/01/10 19:42
Logica perversa?
Io sono fiera di essere nata e cresciuta in un paese - in una comunità di paesi - nella quale anche al più perverso dei malfattori si garantisce un avvocato e un processo e la presunzione di innocenza. Se vivessimo in un sistema che consente allo Stato tortura e coercizione, non ci sarebbe bisogno di alcun Abdulmutallab: loro avrebbero vinto e noi saremmo uguali a loro. E' questo che auspica l'autore del pezzo?
Piero
05/01/10 07:28
Logica di guerra
Mi pare che a dolcenera sfugga il senso dell'articolo, che ribadisce semplicemente che siamo (tutti, non solo gli USA) coinvolti in una guerra che ci è stata dichiarata e che, volenti o nolenti, dobbiamo combattere. La scelta non è fra farla o non farla, ma fra vincerla o perderla. In uno stato di guerra le garanzie per i nemici non sono e non potranno mai essere quelle che in tempo di pace si applicano al "peggiore dei malfattori". Le convenzioni internazionali prevedono garanzie per i combattenti regolari, quelli che indossano una divisa e si battono a viso aperto, ma non è questo il caso in questione. Come sempre, la questione fondamentale è quella di sapere vedere il male che sta di fronte a noi, riconoscerlo e combatterlo. Che penserebbe dolcenera se un domani perdesse una persona cara in un atto terroristico che si sarebbe potuto evitare se si fossero estorte informazioni ad un terrorista catturato?
Anonimo
05/01/10 13:29
Io,a differenza dei
Io,a differenza dei commentatori precedenti, non mi sento in guerra. Questa sporca idea di guerra al terrore l'ha iniziata bush tirandosi giù le torri gemelle (FALSE-FLAG ATTACK, tecnicamente, usato dai servizi segreti di tutto il mondo) per aver una scusa ed iniziare una guerra che favorisca le lobby militari e l'industria bellica di cui l'occidente è schiavo. Pagheremo per decenni la sporca manovra di Bush, ma i mujaheddin che ci combattono a casa loro con le bombe (e ci stanno facendo un mazzo nero), a casa nostra ci conquistano con i bimbi, e in tre generazioni saremo a maggioranza musulmana in Europa! Grazie a Bush e al suo auto-attentato alle torri gemelle! SVEGLIATEVI, INFORMATEVI!!! IL NEMICO è NEI NOSTRI GOVERNI E NELLE LOBBY MILITARI
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