Giovedì 24 Maggio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Vertice delle Americhe

Obama stringe la mano a Chavez che ringrazia per conto di Cuba

20 Aprile 2009

La questione cubana è stato il tema dominante dell’incontro tra i capi di stato dell’Unasur (Unione delle Nazioni Sudamericane) che si è svolto a Trinidad e Tobago lo scorso fine settimana. Obama ha annunciato che gli Usa si preparano ad allentare l’embargo contro Cuba, in vigore da 47 anni, per rendere il popolo cubano “meno dipendente dal regime castrista”. Una buona notizia per Chavez che, calato il prezzo del petrolio, non è più in grado di garantire l’assistenza finanziaria di una volta ai Castro. Gli altri leader dell’America Latina hanno festeggiato il nuovo corso obamiano: “Nel nostro continente non c’è posto per le politiche di isolamento” ha detto il brasiliano Lula. 

Obama ha ordinato una revoca delle restrizioni imposte alle rimesse inviate dai cubano-americani ai loro parenti sull’isola dei Caraibi (potrebbero arrivare un miliardo e mezzo di dollari extra nell’isola); mentre i cubani che vivono negli Usa d’ora in poi raggiungeranno più facilmente la loro patria, grazie all’avvio di una serie di voli regolari con l’Avana (non accadeva dal 1982). In cambio, Obama ha chiesto a Raul Castro di liberare i detenuti politici e permettere anche ai cubani di viaggiare all’estero. Ma la prima reazione del vecchio Fidel è stata che “Cuba non ha bisogno dell’elemosina americana”.

Per molti dissidenti cubani il blocco favorisce i fratelli Castro che sfruttano l’embargo in modo propagandistico per scaricare sugli americani i risultati della disastrosa epopea cubana. Effettivamente, da un punto di vista economico, l’embargo americano non ha ottenuto grossi risultati, visto che Cuba ha continuato a fare affari con il Messico, il Canada, l’Europa, la Cina e chiunque altro abbia deciso di aggirarlo.  

I precedenti delle aperture di presidenti democratici americani all’Avana non fanno ben sperare. Dopo i negoziati tra Ford e Castro 15.000 cubani andarono a combattere in Angola; l’amministrazione Carter pagò il prezzo disastroso dei “boat people”; Clinton ha dovuto fronteggiare almeno un paio di crisi dei rifugiati. Favorire le rimesse dei cubano-americani e incrementare il turismo nell’isola sono piccoli passi che potrebbero favorire una maggiore democratizzazione di Cuba ma non rappresentano una politica diretta ad abbattere il regime. Raul Castro incasserà le tasse sul turismo americano che potrebbe raddoppiare nel futuro prossimo, raggiungendo circa cinque milioni di presenze annue.  

“Più di 15 milioni di turisti hanno raggiunto Cuba nell’ultimo decennio, principalmente dal Canada e dall’Europa – scrive Foreign Policy – ma la loro presenza non ha avuto nessun impatto evidente sul regime”, visto che i Castro hanno creato delle enclave turistizzate separate dalla popolazione locale, in una sorta di “apartheid” dei nativi caraibici a cui sfugge soltanto il ghiotto traffico della prostituzione, compresa quella delle minorenni.

Forse la misura più lungimirante del presidente degli Stati Uniti è aver permesso alle grandi compagnie delle telecomunicazioni Usa di investire nell’isola. L’America deve aumentare il suo impegno sul fronte della comunicazione per sostenere la “surge” dei dissidenti cubani, come accadde in Polonia prima del crollo dell’Urss. La resistenza pacifica e civile deve avere i riflettori del mondo puntati addosso per denunciare tempestivamente ogni persecuzione del regime.

 

Commenti
20/04/09 10:07
Un'altra vittima dei salamelecchi di Obama:salvate Roxana Saberi
Roxana Saberi è vittima del nuovo corso in politica estera del presidente Obama Barack,lui si inchina davanti ai capi di stato arabi,stringe la mano ai dittatori comunisti sudamericani,coltiva l’orto con le zucchine nella Casa Bianca mentre i satrapi prendono in ostaggio i cittadini e gli interessi americani nel mondo con la consapevolezza di prendere in ostaggio l’intero Occidente che, a sua volta, non mostra alcuna forza di reazione di fronte a tali abusi.La Corea del Nord s’ingegna a costruire vettori con testate nucleari per minacciare il Giappone e chi se ne frega del Sol Levante; l’Iran produce in serie l’atomica contro Israele e chi se ne frega di Israele; a Caracas ormai la rada è piena di sommergibili ed incrociatori russi armati di testate nucleari e chi se ne frega dell’America Latina;i servizi segreti cubani stanno individuando tutti gli oppositori del regime castrista a Miami e chi se ne frega dell’opposizione anticastrista .Si fa un gran parlare di Guantanamo e basta. Il mondo si inchina ad Obama ,il reuccio del musical.Tra salamelecchi ,inchini,balli,cene ,fotoromanzi ,allevamenti di animali rappresenta l’Aquila Americana implume che si arrende ai suoi nemici e abbandona l’Europa al suo destino per una finto ideale di pace .La crisi economica serve a questo indeciso cronico ( come giustamente lo definisce Sarkozy) come ulteriore spinta al suo processo isolazionista. L’isolazionismo è la tipica malattia dei presidenti democrats e questa visione rinunciataria degli interessi americani oltreoceani diventa ,storicamente,il miglior viatico per i conflitti mondiali Per tornare al caso di Roxana Saberi mi faccio, e faccio a voi amici di Pratico Blog una domanda : Chi si è mobilitato per salvare dal carcere la bella giornalista? Prat Pratico http://pratico.splinder.com
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl