Giovedì 24 Maggio 2012
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Cosa insegna il caso-Grecia

Ora un fondo monetario europeo

5 Maggio 2010

Uno dei dati più allarmanti del caso greco e della crisi dell’euro - oltre allo stato dei conti greci - è l’evidente impotenza delle istituzioni comunitarie. Commissione, Banca Centrale, Eurogruppo e Parlamento da settimane si passano di mano la patata bollente greca, in un frenetico balletto di cifre che non è ancora arrivato a conclusione.

Il vero problema in sé non è la Grecia, ma l'inesistenza all'interno della Ue di sistemi e procedure istituzionalizzate per la gestione di emergenze finanziarie. Tanto per intenderci: se ci fosse stato un "Fondo Monetario Europeo" già rodato e pronto all'ingaggio trovare qualche mese fa 20 miliardi per la Grecia sarebbe stata una autentica bazzeccola. Ma così non è stato, e la bolletta sale di giorno in giorno.

Questa assenza è gravissima. C'è dell'altro: la frittata greca di questi giorni non è che una delle tante possibili manifestazioni di un peccato originale, di un'omissione gravissima, di una svista forse fatale. Ecco perché.

L'Eurozona è un agglomerato di 16 Paesi, diversissimi tra loro in fatto di economia. Pensare di poter tenere assieme una simile Babele economica senza un adeguato meccanismo di compensazione/bilanciamento è pura follia. Le prime a risentire di questa mancanza sono le economie più deboli dell'euro, costantemente esposte a effetti depressivi, che le rendono massimamente vulnerabili alle periodiche crisi recessive. In Italia questo discorso per troppo tempo è stato considerato una perdita di tempo, un puro esercizio teorico da accademico o da eurocrate.

Nei giorni scorsi queste colonne hanno puntato il dito contro l'atteggiamento provinciale dei mezzi d'informazione di casa nostra, che guardano il dito e non la luna. Come? Preferiscono scrivere che l'Italia ha un (micro) beneficio sui tassi di interesse salvo dimenticarsi il (macro) costo del pacchetto d'aiuto. Il Sole 24 Ore di ieri relegava in un lillipuziano colonnino in quarta una notizia bomba: il costo della Grecia per l'Italia potrebbe passare da 5,5 miliardi di euro a 14,7 miliardi di euro. La cosa più grave è l'incapacità di trarre insegnamenti da quanto accade.

Nella crisi in corso, ci sono invece importanti lezioni da studiare con attenzione e digerire. Un elemento fondamentale è il fatto che la normativa esistente - i trattati - impedisce prestiti tra Stati e l'acquisto diretto da parte della Bce di titoli di eurodebito. Da un lato, come noto, manca il consenso nelle nazioni forti, soprattutto in Germania, per i salvataggi di quelle deboli. Berlino si sta mostrando più flessibile ma ricorda continuamente che ogni Stato deve arrangiarsi da solo per tenere in ordine la propria finanza pubblica. Dall'altro lato, i governi europei stanno gestendo l'assenza di procedure d'emergenza mettendo in campo gli equivalenti della nostra Cassa depositi e prestiti. L'idea è di far scorrere i fondi per la Grecia fuori dal perimetro dei bilanci pubblici e reperire i miliardi necessari per comprare i titoli greci che altrimenti il mercato non acquisterebbe. Non si tratta di una soluzione permanente, ma di uno stratagemma per guadagnare tempo. Tempo che - è ora - si può usare per mettere in piedi un fondo europeo, di cui Tremonti e Schaeuble hanno parlato diverse volte in epoca non sospetta.

La missione non dovrebbe essere la pace nel mondo bensì la stabilità nell'Eurozona. Nel caso della Grecia, questa rubrica raccomanda caldamente di proporre ad Atene condizioni dure ma non troppo umilianti.

La Grecia ha infatti una pericolosa tradizione di instabilità politica, se perdesse il controllo del Paese sarebbe un vero guaio. A quel punto, oltre a perdere la Grecia, perderemmo di colpo anche gli aiuti già erogati. Ma c'è un'altra ragione per cui è meglio prendere appunti e studiare: il problema della Grecia è tragicamente attuale anche per l'Italia! Volete un esempio? Uno dei nodi principali del tanto declamato federalismo fiscale è proprio la necessità di costruire una "camera di compensazione" per evitare che le disparità tra il Nord e il Sud del nostro Paese si traducano in una crisi irreversibile per i più deboli. È il dilemma del federalismo: integrazione o disintegrazione?

La Calabria o la Campania non ricordano un po' la Grecia? Forse, tutto dipenderà dalla capacità di predisporre per tempo misure "anti-sismiche", e non arrivare in mezzo alle macerie fumanti.

 

Commenti
vanni
05/05/10 17:32
Quarant'anni di bugie egoismo miopìa e incapacità?
Egregio Voronhoff, quanti statisti, quanti “I care”, quanti “we can”, quanti economisti, quante istituzioni di sorveglianza, quante virtuose commissioni di controllo e censura, quanti istituti previsionali, quanti comitati di pianificazione e compensazione... Sia indulgente per la grossolanità allarmata di un povero ignorante che ci capisce poco e che è cresciuto pensando di lavorare faticare e guadagnare per il bene e il futuro suo e dei suoi figli. Mi chiarisca, ma i nostri sudati soldi? Mi chiarisca, ma sempre questi superpreparati superesperti superstipendiati a risistemare le cose?
carlo
05/05/10 17:52
Grecia
Film già visto: ricordate quando l'incapace Governatore della Banca d'Italia Azeglio Ciampi bruciò 40.000 miliardi di riserve valutarie per difendere l'onesta lira dalla speculazione di Soros? Di fronte a questi fenomeni bsogna abbandonare al proprio destino il malato, altrimenti il contagio si propaga, e infatti ora la speculazione comincia a mordere la Spagna e il Portogallo. Si convincano gli inutili eurocrati e i viziati eurobanchieri: la loro valuta non vale la carta su cui è stampata; i trattati, i regolamenti e le leggi che emette l'europarlamento sono carta straccia e fasulla. Chi fa il mercato è la mafia delle società di rating, squalificatissime, ma che comunque hanno più potere dell'imbelle Unione Europea. Poi cosa aspettarsi da una BCE il cui capo si chiama Trichet? nome omen: si veda la voce tricher su qualunque dizionario francese italiano.
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