La leader del Partito Popolare Pakistano (PPP), Benazir Bhutto, 54 anni, è morta in seguito a un attentato suicida al termine di un comizio elettorale a Rawalpindi. Almeno altre 20 persone hanno perso la vita, 30 sarebbero i feriti. Lo ha riferito l'ex ministro dell’Interno Sherpao e lo ha confermato il portavoce del ministero dell'Interno. Secondo le prime ricostruzioni, prima di farsi esplodere il terrorista suicida ha sparato un colpo di arma da fuoco ferendo la Bhutto al collo. Il decesso è avvenuto in ospedale. Già lo scorso ottobre era miracolosamente rimasta illesa in un attentato a Karachi. La Bhutto era tornata in Pakistan nell'ottobre 2007 dopo otto anni di esilio, grazie a un accordo col presidente Pervez Musharraf che le aveva garantito protezione rispetto ai vecchi procedimenti per corruzione a suo carico.
L'attentato è stato rivendicato da Al Qaeda su commissione del suo numero due, l’egiziano Ayman Al Zawahiri. È quanto ha dichiarato il principale portavoce dell’organizzazione terroristica, Sheikh Saeed, in un colloquio telefonico da una località sconosciuta: «Abbiamo eliminato il più importante asset nelle mani degli americani», ha detto lo sceicco. Secondo Sheikh Saeed, l'assassinio è stato realizzato da un militante della cellula terroristica Lashkar-i-Jhangvi del Punjab. L’obiettivo di Al Qaeda e degli estremisti islamci pakistani è quello di sabotare le elezioni politiche del prossimo 8 gennaio sulla strada verso la piena democrazia.
Il presidente pakistano ha chiesto al popolo di mantenere la calma e la pace per affrontare la tragedia e
continuare a combattere il terrorismo. Ma le forze di sicurezzea sono comunque state messe in stato di massima allerta, visto che in tutto il Paese si
segnalano scontri e manifestazioni di protesta, i
negozi vengono saccheggiati e le auto date alle fiamme; a Peshawar la polizia è già intervenuta per ripristinare l'ordine.
Forte la condanna degli Stati Uniti. Il presidente George W. Bush ha condannato il «vile» attacco e ha chiesto che i mandanti siano portati davanti
alla giustizia. "Gli Stati Uniti - ha dichiarato dal suo ranch di
Crawford, in Texas - condannano con forza questo vile
attacco ad opera di estremisti assassini che stanno tentando di minare la
democrazia pakistana". Bush ha inoltre "sollecitato" i pakistani a portare a compimento il
processo democratico intrapreso da Musharraf e dalla Bhutto.
Condanna anche dalla Russia: il portavoce del ministero degli Esteri, Mikhail Kamynin, ha espresso l'auspicio che la leadership pakistana «riesca a intraprendere i passi necessari per garantire la stabilità del Paese». Il viceministro degli esteri Aleksandr Lossiukov teme che l'attentato odierno potrebbe scatenare una nuova ondata di terrorismo in Pakistan. «Un simile attentato può diventare un ennesimo fattore di instabilità in un paese già fragile alla vigilia di importanti elezioni», ha detto.

