Ieri pomeriggio in Consiglio dei Ministri è passato il decreto legislativo che dà il via al "rinascimento nucleare" italiano: individuazione dei siti, depositi, scorie, compensazioni per i comuni che ospiteranno una centrale nel loro “giardino di casa”. Quando si affrontano questioni del genere, però, scattano subito dei difetti di comunicazione legati al giornalismo di denuncia a tutti i costi. Così per “il manifesto”, che titolava: “Nucleare, il regalo del governo a Enel e Edf”. E l'occhiello: “Decine di miliardi alle aziende anche se i siti non si faranno”. L'articolo, scritto prima del consiglio dei ministri, fa riferimento a una non meglio identificata “polpetta avvelenata” che il governo avrebbe preparato “nelle pieghe” del decreto: rimborsi miliardari per i grandi operatori del settore che dovrebbero costruire le prime 4 centrali nucleari, Enel e la francese Edf.
“Nel caso in cui l'opera non venisse completata – si legge nel pezzo – gli operatori potrebbero aver diritto a un risarcimento non solo per il lavoro svolto e per le spese sostenute ma anche”, e qui scatta il virgolettato attribuito a Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, “per i mancati guadagni”. “Con questa frase molto vaga – è sempre Ciafani a parlare – i cittadini italiani dovranno prepararsi a pagare il corrispettivo dei guadagni ottenuti con un reattore di terza generazione avanzata che mediamente lavora per 60 anni. Facendo il conto della serva, vuol dire regalare alle aziende tra i 40 e i 50 miliardi di euro”. Riassumendo, se un giorno un nuovo governo decidesse di fare marcia indietro sul nucleare, lo stato si impegnerebbe a versare agli operatori un indennizzo per i costi di realizzazione delle centrali (fino a 5/6 mld di euro l’una) e per gli ammortamenti in “x” anni...
Messa così, sembrerebbe la classica zappa sui piedi. In un Paese come il nostro, dove “l’opposizione all’atomo è ancora forte e radicata”, basterebbe un passo falso per far scattare i risarcimenti miliardari. Da qui il “regalo” fatto ad Enel ed Edf. Visto che si tratta di cifre a nove zeri – e considerando che lo stesso Ciafani (lo abbiamo raggiunto per una verifica) ha precisato che quando parlava dei 40/50 miliardi di euro in realtà si riferiva al costo complessivo per la realizzazione di 8 reattori, non ai risarcimenti – il passaggio successivo è stato cercare un riscontro ufficiale alla notizia, per capire se effettivamente il decreto contenga questo articolo.
“Non c’è una norma del genere”, taglia corto Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’energia. “Il discorso dei risarcimenti somiglia, alla lontana, alla prassi abituale seguita dal Ministero dell’economia per monitorare gli investimenti e prevedere eventualmente degli indennizzi, qualora ci siano dei ritardi non imputabili all’operatore”. Un procedimento legato a qualsiasi opera pubblica, insomma. “Il vero regalo lo facciamo al Paese”, conclude Saglia ricordando che saranno proprio gli operatori a farsi carico degli enormi investimenti necessari alla costruzione delle centrali. E allora, di che "polpette avvelenate" stiamo parlando?


Il Nucleare sarà il cavallo
Ma il popolo italiano