Alle vittime esprime "vergogna e rimorso", ai vescovi rimprovera di "aver mancato, a volte gravemente" tenendo nascosti gli abusi. Ai fedeli d'Irlanda raccomanda preghiere e uno sforzo congiunto per "rinnovare" la Chiesa e "raddrizzare gli errori del passato". Ai colpevoli impartisce un preciso ordine: "Dovete rispondere di ciò che avete fatto davanti a Dio onnipotente, come davanti a tribunali debitamente costituiti".
Preceduta da una trepida attesa durata oltre 3 mesi, durante i quali il vaso di Pandora degli abusi sui minori scoperchiato da due commissioni irlandesi sembra aver riversato i suoi mali nell'Europa continentale, la Lettera del Papa ai cattolici d'Irlanda è stata pubblicata oggi con un eccezionale sforzo mediatico. Twitter, Youtube, i principali siti del mondo ne hanno diffuso in poche ore i contenuti 'urbi et orbi'. Una Lettera "senza precedenti per il suo coraggio", secondo la definizione del direttore dell'Osservatore Romano, una diagnosi "lucida e severa" della situazione di una Chiesa, quella irlandese, ferita essa stessa da errori ed orrori passati.
Anche se alcune associazioni di vittime si sono dette "deluse" per quello che definiscono un "mero richiamo al rispetto del diritto canonico" che, a loro giudizio, "non riconosce che la responsabilità dell'insabbiamento della verità è di un meccanismo che arriva fino ai vertici del Vaticano". "Il Papa non può sempre parlare di tutto", ha risposto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, a una domanda sugli interrogativi rimasti aperti, sottolineando che la Lettera è solo "una tappa di un lungo cammino". Del resto il documento rappresenta indiscutibilmente una svolta e indica una linea di condotta pensata, sì, per gli irlandesi, ma "che ognuno può utilizzare anche per sé".
Propone poi una "attenta analisi" delle cause della crisi irlandese, alcune di carattere locale, quali l'eccessiva preoccupazione di difendere "il buon nome della Chiesa" e una "inadeguata" selezione dei sacerdoti. Altre di respiro più ampio, come la "secolarizzazione della società" e un Concilio Vaticano II "a volte frainteso". Una situazione particolare, quella degli abusi in Irlanda, con due scottanti rapporti giudiziari a denunciare migliaia di episodi di abusi sessuali e maltrattamenti avvenuti lungo vari decenni, ma anche proprio la mancata applicazione delle norme canoniche. Norme che - è stato più volte spiegato in queste settimane - non sono alternative al ricorso alla giustizia civile, ma un percorso parallelo, in grado di infliggere a sua volta severe punizioni, almeno per un prete. Che però - afferma il Papa nella lettera - può sempre contare "sulla misericordia di Dio", pronto a "perdonare persino il più grave dei peccati" a chi sia pronto ad un "pentimento sincero".
Ai fedeli d'Irlanda papa Ratzinger, coerente - sottolinea l'Osservatore Romano - con il suo richiamo del 2005 a spazzare via la "sporcizia" dalla Chiesa, propone un cammino di "guarigione, di rinnovamento e di riparazione", mettendosi dalla parte dei fedeli "profondamente turbati" dagli scandali, e delle vittime che "hanno sofferto tremendamente", non sono state ascoltate, non potevano fuggire. Fedele all'insegnamento cristiano, Benedetto XVI chiede loro, però, "di non perdere la speranza", né la fede, avvicinando a Cristo e ad una "Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata nella carità pastorale".
Una purificazione che passerà da un esame di coscienza, un'ammissione di colpa, la consegna alla giustizia civile, con la quale anche i vertici della Chiesa sono chiamati a cooperare. Ma anche dalla preghiera, perché tutto, secondo il Papa, deve cominciare da una purificazione interiore. In Irlanda, perciò - ha deciso il Papa - le penitenze del Venerdì santo dureranno un intero anno, fino alla Pasqua del 2011. Digiuni e opere di misericordia serviranno - ha detto, offrendo anche una sua preghiera per la Chiesa in Irlanda - a "ottenere la grazia della guarigione e del rinnovamento".


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