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Verso una riforma fiscale?

E' il momento di cambiare l’asfissiante rapporto tra i contribuenti e il fisco

11 Gennaio 2010

Il 2010 darà i natali alla riforma fiscale. L’ha annunciato Berlusconi (ironia del caso: dalle pagine di Repubblica); l’ha confermato Tremonti; la sostengono i ministri del Governo; l’hanno fatta propria le parti sociali e i partiti. Tutti ovviamente con osservazioni proprie, nel solito coro di propagandisti (Cgil e Pd) e realisti (Brunetta ed Alemanno).

Quello che non riuscì nel ’94, dunque, potrebbe realizzarsi entro la fine dell’attuale Legislatura: di mezzo, oggi come allora, c’è frapposta una crisi. Fu quella della maggioranza, durante il primo governo Berlusconi, ad impedire il completamento del primo tentativo di riforma, che si arrestò vicinissimo al traguardo: furono attuati il primo e il secondo modulo, mentre restò su carta il terzo. La crisi finanziaria condizionerà il nuovo proposito: un dato di fatto assolutamente non trascurabile, dal quale partire e su cui riflettere per capire come e dove potrebbe portarci il nuovo Fisco.

La stampa di questi giorni sta rilanciando la notizia utilizzando spesso (anzi quasi sempre), con lo stesso significato, “riforma fiscale” e “riduzione delle tasse”. Attenzione; le cose non stanno proprio in questo senso: la “riforma fiscale” è il punto di partenza di un percorso innovativo del rapporto “Fisco – cittadini e imprese” che potrebbe portare al risultato della “riduzione delle tasse”. Se non si condivide questa premessa, il rischio è di perdersi in un labirinto di ipotesi e congetture di scarso senso e contenuto.

Per il momento sono due gli argomenti (più) certi. Primo, si riparte dal modello di riforma del ’94, e sul sito del ministero dell’economia è da qualche settimana nuovamente possibile il download del Libro bianco che ispirò il primo tentativo di riforma. Secondo, non è certo, la riforma porterà all’introduzione di due aliquote Irpef: porterà ad una riduzione delle tasse, ma come e quanto è ancora presto per dirlo.

Il fatto che l’operazione riparta dal disegno del ’94 fa naturalmente dedurre che non si sta parlando di “una riforma” (di quella riforma), quanto “dell’idea” di riforma (quell’idea di riforma). Del resto è inconcepibile che si possa dare attuazione tout court al Libro bianco, vecchio di 16 anni. In questo periodo molte cose sono cambiate e lo scenario sociale ed economico su cui la nuova riforma andrà a incidere è completamente diverso. Per esempio allora non c’era l’Irap; il federalismo fiscale oggi è una legge dello Stato; la digitalizzazione della pubblica amministrazione ha fatto passi da gigante con un forte incremento di internet e posta elettronica, all’epoca sconosciuti ai più. Ma qualcosa che è resistito c’è, ed è l’asfissiante rapporto Fisco-contribuenti. Quello non è cambiato, no: modificarlo non è forse già una grande riforma?

L’ “idea di fondo” del Libro bianco è questa: dato il disastro dei conti pubblici – è una peculiarità di Azienda Italia: quel disastro c’era allora e c’è oggi, anzi oggi è in una situazione peggiorata dalla crisi finanziaria – «l’unica possibilità di risanamento che ci si offre è costituita da un cambiamento radicale del sistema fiscale». Significa che, fermo restando l’incasso di tasse per lo Stato, a migliorare sarà la distribuzione sui cittadini del carico fiscale. In questo senso vanno due (delle tre) direttrici di riforma: la prima, “dalle persone alle cose” (la tassazione ambientale e dei consumi); la seconda, “dal complesso al semplice” (la certezza e la semplicità del diritto).

Prima direttrice: il sistema che si abbandonerà prevede un sistema fiscale politicamente centrato sul reddito; la riforma porterà a distribuire le tasse sui redditi e, soprattutto, su patrimoni e consumi. Oggi le tasse pesano troppo su chi lavora e vuole produrre ricchezza; con la riforma, si ridurranno le imposte sul lavoro per aumentare quelle sui consumi (consumano pure i furbi: gli evasori che oggi non pagano un centesimo di Irpef o Irap). Seconda direttrice è una ghigliottina per tasse e balzelli vari: il nuovo sistema fiscale porterà una riduzione dei vari tributi oggi esistenti (più di 100). Il Libro bianco ne prevede 10: 8 tasse, un tributo sulla casa e un tributo sull’automobile; con esso, inoltre, si avrà il taglio di tutte le leggi oggi vigenti in materia fiscale (più di 3.000), a favore di un unico Codice tributario.

Il secondo argomento certo è il fatto che la riforma porterà una riduzione delle tasse, ma come e quanto è ancora presto per dirlo. Sul punto, le direttrici del Libro bianco prevedono uno spostamento del carico fiscale dalle persone alle cose. Che cosa vuol dire? Significa due cose: primo, che l’imposta sul reddito delle persone fisiche sarà interamente ridisegnata introducendo una nuova scala di aliquote e deduzioni, più semplice e meno gravosa; secondo che simmetricamente l’imposizione sulle cose, specie l’Iva e le imposte sull’energia, verranno accresciute con attenzione speciale all’impatto ambientale. Quali risultati si avranno? Si otterranno una detassazione dei redditi da lavoro (dipendente e autonomo) e l’accrescimento del carico fiscale sui consumi. Ecco, allora, che la riduzione a due delle aliquote dell’Irpef è un’ipotesi altamente possibile, ma non certa. Del resto, rimanendo fedeli all’impianto ideale del ’94, il Libro bianco non fa alcuna specifica ipotesi al riguardo, ipotizzando piuttosto quattro soluzioni (chiamate “curve Irpef”): una curva “di centro”, due curve “borghesi” ed una curva “proletaria”: quale curva sia da adottarsi, è una scelta affidata al dibattito propedeutico alla riforma.

Da stamattina, Tremonti ha chiamato al lavoro una task force di esperti per rimettere mano a quanto ideato nel 2003. Inutile nascondere la realtà: la crisi finanziaria e la perdurante mina dei nostri conti pubblici non consentono ampio respiro di manovra verso una generalizzata riduzione delle tasse. La riforma tuttavia, se ben fatta, porterà inevitabilmente altri risultati, altrettanto significativi (forse più incisivi) della riduzione delle aliquote Irpef. Porterà alla migliore distribuzione del carico tributario (dal reddito delle persone ai consumi e patrimoni) e alla riduzione dell’oppressione fiscale con la cancellazione di balzelli ed adempimenti burocratici che costano a cittadini e imprese molto più dei prelievi monetari delle relative imposte.

Del resto, cambiare l’asfissiante rapporto Fisco-contribuenti non è già una grande riforma?

 

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