In questo anno passato l’identità del Pdl si è molto collegata all’azione di governo e in parte a quella dei gruppi parlamentari. Il partito, o i partiti, sono rimasti un passo in dietro, anche perché impegnati nel lavoro di fusione. In futuro come immagina il ruolo del Pdl nel rapporto tra eletti e governo?
Il rapporto tra eletti e governo è fondamentale per l’assetto stabile di una democrazia. Il governo deve ovviamente avere la possibilità di prendere decisioni nel modo più efficace possibile. I parlamentari d’altro canto devono avere la possibilità di svolgere la loro funzione nel modo più autorevole possibile. Sono indispensabili una riforma dei regolamenti parlamentari, in modo da assicurare maggiore rapidità alle decisioni del Governo e la possibilità di un maggior controllo del Parlamento.
Quando per la prima volta Berlusconi lanciò la sua proposta di Pdl, la reazione di Fini fu terribile: disse chiaramente che mai e poi mai An si sarebbe sciolta per confluire nel nuovo partito. Poi è passato più di un anno e oggi si è arrivati a quel traguardo che allora sembrava impossibile: che cosa ha consentito il successo di questo percorso?
La presa di coscienza da parte di tutti i politici di Forza Italia e di An che il popolo delle libertà esiste già nei fatti. Mentre a sinistra l’unico collante e un inutile antiberlusconismo preconcetto, a destra esiste un blocco sociale compatto che vota da anni in maniera univoca a trova nella leadership di Berlusconi il proprio punto di riferimento. Un nuovo partito che ha una base culturale comune e una classe dirigente in cui la pluralità di personalità, compresa quella del Presidente Fini, è una ricchezza.
Adesso però viene la parte più difficile. Le unioni o le fusioni, sono sempre un processo complicato, tra le persone, tra le aziende, tra i partiti, nella chimica come nella biologia: esiste sempre la possibilità del rigetto. Cosa garantisce, nella durata, la stabilità del progetto Pdl e la sua capacità di crescita, visto che Berlusconi pensa ad un partito del 51 per cento?
La durata è garantita dall’identità di questo blocco sociale che, contrariamente a quanto sostiene la sinistra, esiste ed è percepita da tutti. Certo questa identità non è di natura culturale, semmai è una identità preculturale, per certi versi perfino prepolitica, direi quasi antropologica. Ed è una identità forte che, nel nome del buon senso e della prassi, permette di superare le giuste sfumature culturali e di sensibilità che naturaliter esistono quando ci si riferisce a un partito che rappresenta milioni di cittadini.
Quando in governo all’unanimità decise di presentare un decreto legge per salvare la vita di Eluana Englaro, lei disse “oggi nasce il Pdl”. Eppure il confine tra la libertà di coscienza, spesso evocata da Berlusconi sui temi etici, e la necessità di un partito non “anarchico” specie quando si tratta di garantire l’esito di una votazione importante come sul testamento biologico, sembra ancora molto labile…
Su Eluana Englaro si giocava la partita sul valore più alto, cioè la difesa della vita, un valore che ritengo non negoziabile e fondante rispetto al resto. Sul resto si potrà discutere, ricercando sempre un confronto tra laici e credenti.
Lei ha detto immaginarsi un Pdl simile alla Dc di De Gasperi, è un bel paragone, ma quella Dc è durata poco e i suoi residui sono sempre stati minoritari. Cosa le fa credere che oggi un simile partito possa essere addirittura di massa.
L’Italia è stata governata per decenni sulla base di un elettorato moderato, liberale e cattolico ma nello stesso tempo riformista e laico, un elettorato spesso dotato di buon senso più dei propri rappresentanti. Il Pdl si rivolge a quell’elettorato che ha a cuore la tradizione pur essendo riformista, che è giustamente conservatore e in quanto tale rivoluzionario, che si ritrova nei valori cristiani ma non trova contraddizioni nell’esprimersi come laico. E’ più difficile da spiegare che da sentire, poiché esiste, c’è, tutti lo vediamo, e governa l’Italia da sempre.
C’è una certa agitazione nel Pdl sulle questioni della sicurezza e dell’immigrazione. Ben 100 deputati hanno chiesto a Berlusconi di non porre la fiducia sulla legge in arrivo. L’impressione è in effetti che su questi temi il monopolio lo tenga ben stretto la Lega e che il Pdl stenti a mettere in campo un suo modello di riferimento e poi si affanni a correggere ove possibile le proposte leghiste. Ma si può fare a meno nel mondo di oggi di un’idea chiara e distinta su come maneggiare questi temi?
La sicurezza è uno dei temi qualificanti del Pdl. Ed è bene non creare falsi allarmismi, bensì agire con razionalità e sensibilità.
Nella tempesta della crisi globale sembra che i consumi culturali tengano: la gente risparmia su tutto ma non su cinema, libri, musei. C’è forse un’ansia di capire come sarà il mondo di domani che non è soddisfatta dalle analisi economiche. Forse che Bondi può più di Tremonti per ribaltare il ciclo?
Cadute le ideologie, la cultura è diventata il mezzo più efficace e popolare per comprendere i cambiamenti che avvengono nel mondo. L’investimento in cultura è destinato ad aumentare e sono convinto che Tremonti ha la giusta sensibilità per capire come rilanciare il paese anche e soprattutto attraverso il patrimonio culturale che è l’unico giacimento del nostro paese e che se valorizzato nel modo corretto può essere uno stupendo moltiplicatore economico.

