Venerdì 10 Febbraio 2012
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Il caso Iris ceramica

Se la crisi morde il made in Italy
è davvero il momento di agire

13 Gennaio 2009

La crisi ha cominciato da qualche mese a far sentire i suoi effetti, ma le conseguenze reali si stanno manifestando a partire da adesso. Tutte le teorie avanzate fino ad ora su come affrontarla, dovranno trasformarsi in azioni.

C’è forte preoccupazione, come sempre quando il nostro orizzonte cambia e ci costringe a correggere previsioni e progetti, ma ad essa deve fare da contrappeso altrettanta concentrazione e lucidità nel valutare la situazione quale realmente è, perché le reazioni e le risposte sono determinanti: non si può rischiare che prevalga il pessimismo e la conseguente resa.

In queste ore stiamo assistendo al triste epilogo della storia di Iris Ceramica, una storia che in qualche modo riassume quella di buona parte del manifatturiero italiano: tradizione, competenza, creatività, qualità, sono i caratteri distintivi del nostro sistema produttivo, insieme ad una rete di relazioni che hanno saputo intrecciare indissolubilmente impresa, società e territorio.

La ricchezza del nostro made in italy è in questo patrimonio fatto di tangibile e intangibile, che da qualche tempo il capitalismo selvaggio praticato dalla Cina sta gravemente minacciando. Ora subentra anche la crisi mondiale a rendere tutto ancora più difficile, accomunando ogni impresa - sia essa più o meno virtuosa - in qualsiasi settore. Questo però non significa che tutto sia compromesso.

La scelta di Romano Minozzi di liquidare il suo “gioiello” , deve far riflettere sulla destabilizzazione prodotta da una concorrenza senza regole, ma anche sul fattore psicologico prodotto dalla difficilissima congiuntura che stiamo attraversando e che, a mio avviso, ha avuto un’incidenza prevalente sulla decisione.

Il percorso di Iris, prima della resa, rivela l’adozione di strategie giuste per far fronte alla concorrenza globale, che non sono state però sufficienti a tenere botta alla crisi mondiale. Il crollo di vendite e fatturato prossimi al 50%, nonostante gli investimenti e l’attuazione di un buon piano di riorganizzazione, è senza dubbio un buon motivo per mettere sul piatto delle ipotesi anche una liquidazione dell’attività, ma non in un contesto del tutto particolare come quello attuale.

Nelle pieghe di questa conclusione, sicuramente molto sofferta, sembra di leggere soprattutto una sensazione di irreversibilità della situazione economica globale. Non c’è solo il distretto della ceramica di Sassuolo a subire gli effetti della crisi, ci sono tante altre realtà, emblema nel mondo del nostro tessuto economico ed imprenditoriale.

E’ vero, siamo in un tunnel, ma ci siamo tutti, e possiamo uscirne.

La sfida si vince con la fiducia. Proviamo a ragionare su possibili soluzioni partendo da un’analisi della situazione al netto di questa congiuntura che, così difficile e così diffusa, può avere il vantaggio di aiutare governi, istituzioni e imprese a compiere scelte e modifiche strutturali importanti, aprendo un nuovo corso dell’economica e della finanza. Le realtà più consolidate sono tra le principali protagoniste della rinascita, perché anche in sofferenza, possono ridimensionarsi, sacrificare risultati, contando anche su misure e strumenti di sostegno eccezionali che il nostro Governo sta varando.

Decidendo di dire basta, invece, si accetta di non agire e di disperdere un patrimonio di esperienza e competenza difficilmente riproducibile, innescando il germe della paura e della sfiducia in un tessuto che ha potenzialità e risorse per rigenerarsi.

Tra tutte le scelte difficili, quella di chiamarsi fuori è la più facile, ma è una sconfitta che non lascia altre possibilità. 

* Francesco Casoli è un senatore  (PdL) e imprenditore italiano

 

Commenti
piccinini ivano
14/01/09 16:20
Lettera Aperta al Presidente
Lettera Aperta al Presidente della ceramica Iris, Dott. Romano Minozzi. Illustrissimo Dottore Romano Minozzi, Facciamo appello al Suo senso di responsabilità e stima per evitare che l' Iris arrivi alla liquidazione. E’ con estremo disappunto e con una punta di protesta, ma anche con tanto desiderio di ricevere una spiegazione piu’ plausibile, che ci rivolgiano a Lei. L'Iris è uno dei più importanti gruppi ceramici al mondo grazie anche al lavoro ed alla capacità di tante persone: operai,impiegati,tecnici e dirigenti. L’azione di protesta che hanno deciso di mettere in atto i lavoratori e noi siamo solidali con loro è in qualche modo estrema e l’hanno intrapresa, senza sopravvalutarne il peso, senza pensare che possa essere determinante ma solo perché forse ritengono che in simili casi sia un dovere civile offrire il proprio contributo personale ad una giusta causa di “sopravvivenza”. Noi ci crediamo ancora nel distretto ceramico perché crediamo nell'etica del lavoro, nella positività della fatica, nei risultati che nascono non dal caso ma dalla volontà. Noi ci crediamo perché cerchiamo di non arrenderci anche quando tutto sembra girare storto. Noi crediamo che gli imprenditori di Sassuolo (in particolar modo Lei) siano migliori di quel che credono, e anche di quel che vogliono far credere. La situazione è grave però altre aziende hanno fatto scelte diverse,non liquidano l'azienda ed i dipendenti,come Lei ha fatto-ipotizato improvvisamente . Lei stesso mantiene in attività Graniti Fiandre ed Ariostea quindi non è probabilmente vera l’affermazione “non c'è più niente da fare, ci resta solo la scelta di chiudere l’azienda”. Ci sono interventi che possono fare il governo(consistente diminuzione del prezzo del gas metano),gli enti locali ed anche Lei per tutelare l'attività delle ceramiche del nostro distretto senza scaricare i costi della crisi solo sui dipendenti senza alcuna considerazione per il contributo che hanno dato alle aziende ed alla società. Bisogna allora attivarsi immediatamente affinche' si apprestino, con la massima urgenza, tutte le misure possibili per fronteggiare una crisi che mette in ginocchio centinaia di famiglie e un'intera area,il distretto ceramico di Sassuolo, gia' interessata da gravi “criticita' occupazionali'' negli ultimi periodi. Voi imprenditori del distretto ceramico, da anni, non investite piu’ come una volta nelle vostre aziende in Italia e siete sempre piu’ proiettati ad investire all’estero. Allora corriamo ai ripari e valutiamo di sviluppare una zona franca di confine dove operare sgravi e agevolazioni fiscali per invogliarVi di nuovo ad investire. La concorrenza è l’anima del mercato e questo è indubbio allora perché non applicare una politica diversa per una zona come quella del distretto ceramico soffocata dalla mancanza di sbocchi e sfiducia? Basterebbe abbassare l’Iva: così facendo si attirerebbero capitali e di conseguenza investimenti. L’Iva al 20% non solo rende tante volte inaccessibile l’acquisto dei prodotti ceramici da parte dei consumatori privati, ma và anche forse a danneggiare gli stessi produttori (i prezzi finali sono decisamente alti e rendono la produzione italiana meno competitiva rispetto a quella straniera). Di conseguenza, uniformare l’Iva di tutti i prodotti ceramici al 4% elimina le discriminazioni e rende più vasta la vendita dei prodotti ceramici italiani attraverso i canali legali (vendite supportate da scontrini o ricevute fiscali). Siamo certi che anche Lei,Dottore , come noi, sia gravemente preoccupato per le conseguenze drammatiche che l’occupazione nel nostro Paese rischia di subire e pensiamo che converrà che la politica dei tagli del personale sia miope e delittuosa, perché alla fine ucciderà il distretto ceramico. Abbiamo cercato tra di noi di trovare delle spiegazioni, ma non siamo arrivati ad una conclusione, quindi non sappiamo se si tratti di intricati motivi stranamente personali o amministrativi o politici o di una decisione presa da qualcuno forse con troppa fretta e forse senza rendersi conto degli sviluppi della cosa., o se semplicemente Lei, ci permetta rispettosamente, in questo caso non abbia forse adempito al significato e all’importanza della sua riconosciuta stima qui e all’estero. Ed è allora a Lei che ci rivolgiamo direttamente, nella speranza di ricevere una spiegazione che ci faccia capire perchè molti lavoratori non avranno piu’ un posto di lavoro nel gruppo IRIS. La preghiamo, Dottore, faccia in modo che questa liquidazione sia smentita nei fatti, che la “ceramica”, che è probabilmente un bene di tutti, non sia destinata a fare una simile fine . Dottore, ci aiuti ad evitare un simile scempio, talmente grave da lasciare certamente traccia nella futura memoria storica. Rimaniamo pertanto a Sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti e per un eventuale incontro con tutti gli interessati. Fiduciosi rispettosamente per un riscontro positivo , sentitamente ringraziamo anticipatamente per la cortese attenzione . Le porgiamo sincere espressioni di stima e La ringraziamo ancora per la collaborazione che vorra’ prestarci , con l’occasione Le porgiamo i ns. migliori saluti e auguri di buon lavoro. Piccinini Dott. Ivano (Presidente del Gruppo Civico “ Conto anch’io a Sassuolo”) - Gruppo civico Conto Anch’io a Sassuolo - E-Mail: comitato.sassuolo@libero.it Tel. 346-7310852 http://www.comitatocontoanchiosassuolo.com http://comitato-sassuolo.blog.kataweb.it
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