Lunedì 6 Settembre 2010
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Cinque caselle ancora vuote per il Pd

Rebus Regionali: per Bersani sarà il Natale dell'indecisione

23 Dicembre 2009

Non è un Natale facile per Pierluigi Bersani. C’è la partita delle riforme, con l’eterno dilemma sulle scelte da compiere e il timore di incorrere nell’accusa di patti scellerati con il Grande Nemico, Silvio Berlusconi. C’è il problema della gestione del partito, con Walter Veltroni e Dario Franceschini che dopo l’iniziale tregua sono scesi in campo, lancia in resta, contro l’ “inciucio'”, evocato da Massimo D’Alema, ricalcando lo schema classico delle correnti e della contrapposizione interna. Un metodo da loro tante volte esecrato ai tempi delle rispettive segreterie e ora adottato con disinvoltura. Ma, soprattutto, c’è la partita delle candidature per le Regionali da giocare in cinque regioni in cui è ormai scattato l’allarme rosso e in cui il rischio di uno stallo prolungato oltre ogni ragionevole limite di tempo appare sempre più evidente.

E dire che un tempo era il centrodestra lo schieramento maggiormente afflitto dal difetto dell’indecisionismo e dalla tendenza al rinvio al momento della scelta delle candidature. Ora, invece, è il Partito Democratico a trovarsi a sfogliare la margherita, alla ricerca di una risposta. Tanto più che la scelta è resa anche più delicata dalla necessità di dover fare fronte alla crisi di almeno quattro governatori di centrosinistra: quelli del Lazio, della Campania, della Puglia e della Calabria.

Ma c’è anche la partita del Veneto per la quale non c’è ancora un nome o un’idea di schieramento da mettere in campo. Qui il Pd accarezza l’idea di una sortita nel territorio avverso giocando la carta Giancarlo Galan, eventualmente con l’appoggio dell’Udc. Una soluzione disperata visto che i sondaggi danno al ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia un livello di consenso difficilmente contendibile.

Ben più complessa e ricca di implicazioni è la situazione nel Lazio. Qui non c’è la necessità di dover bloccare la ricandidatura del presidente uscente visto che Piero Marrazzo è da tempo uscito di scena. La questione è trovare un candidato forte che sia disposto a rischiare contro un competitor insidioso come Renata Polverini. Nessuno, nemmeno il lanciatissimo Nicola Zingaretti se la sente di ereditare la scottante poltrona del governatore travolto dallo scandalo trans. Il suo “no grazie” è risuonato come una tegola sul Pd romano e nazionale. E nella sua scelta avrebbero inciso i mal di pancia interni alla coalizione e le difficoltà nel riuscire ad ottenere il sostegno dell’Udc, mantenendo le stesse alleanze per la Provincia e la Regione.

Il patrtito di Via del Nazareno continua a sperare in una marcia indietro da parte del presidente della Provincia. Intanto, però, cerca i nomi di possibili outsider come Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio, l’attuale presidente in pectore Esterino Montino e l’ex ministro prodiano Giovanna Melandri. Insomma: nel centrosinistra la decisione sul candidato e sull’alleanza da contrapporre a Renata Polverini e al Pdl è tuttora in alto mare.

La situazione sicuramente non è più rosea in Campania dove i sondaggi sono tutt’altro che confortanti per il Pd. L’unica differenza è che qui anche il Pdl è ancora in una fase di stallo, in attesa di definire la posizione di Nicola Cosentino, tuttora congelata. Antonio Bassolino prende tempo, dice che non si ricandiderà. L’obiettivo del Pd è arrivare a un accordo con l’Udc e per fare questo sarebbe disposto a concedere al partito centrista la scelta del candidato. Secondo questo schema a scendere in campo potrebbero essere o il rettore Raimondo Pasquino o l’ex vicepresidente del Csm Giovanni Verde, sui quali ci sarebbe il via libera del Pd.

Situazione ad altissima tensione anche in Puglia dove tra il governatore uscente Nichi Vendola e il sindaco di Bari Michele Emiliano è ormai scontro frontale. Il governatore uscente insiste nel tentativo di portare avanti la sua candidatura a prescindere dal consenso del principale partito del centrosinistra. Da ieri, però, il Pd ha sciolto le riserve e ha deciso di puntare ufficialmente su un altro candidato. “La migliore candidatura che il Pd della Puglia possa offrire per questo progetto è quella del sindaco della città capoluogo nonché presidente del Partito democratico pugliese. Chiedo quindi al sindaco di Bari Michele Emiliano di candidarsi alla guida della Regione Puglia''. E’ stato questo l’annuncio fatto risuonare dal segretario regionale pugliese del Pd, Sergio Blasi.

Ora bisognerà verificare se il sindaco farà cadere le sue riserve e si impegnerà in una avventura comunque ricca di insidie e di veleni. Questo quadro tempestoso si chiude con la Calabria dove ufficialmente il nome del candidato  governatore si conoscerà il 10 gennaio, dopo le primarie finanziate dalla Regione Calabria. L’uscente Agazio Loiero corre e spera nella riconferma, ma sulla sua testa pendono gli esiti dell'inchiesta Why Not. “Se mi condannano, lascio” ha fatto sapere. Alle primarie parteciperanno quattro candidati del Pd, Agazio Loiero, il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, la parlamentare Doris Lo Moro, e il consigliere regionale Brunello Censore.

Il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti del Pdl appare comunque come un brutto cliente per qualunque esponente del Pd dovesse aggiudicarsi la consultazione popolare, tanto più alla luce dell’accordo stretto con l’Udc. La situazione per il Partito Democratico appare, insomma, ad altissimo rischio in tutte le regioni in cui la casella del candidato resta vacante. E il rischio di subire un cappotto ad opera del centrodestra è una eventualità che, nello stesso Pd, nessuno ormai si sente di escludere.

 

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