Dopo aver appreso delle ultime 4 morti tra gli uomini del Soccorso Alpino, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha denunciato: “sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita per colpa degli sprovveduti che non tengono conto degli allarmi e degli appelli delle istituzioni. Basta morire per gli errori di altri”. Ad appena due giorni dalla tragedia (6, in tutto, le vittime, compresi due escursionisti), Bertolaso ha rilanciato la sua politica del "fare", senza "bisogno di commenti".
I fatti risalgono a 2 giorni fa, quando i soccorritori sono partiti in cercare di due escursionisti (Fabio Baron, 30 anni, originario di Udine, e Diego Andreatta, 31 anni, nato a Palmanova) dispersi sulle Dolomiti, dopo essere usciti nonostante l’incombente - e annunciato - pericolo valanghe. La tragedia è avvenuta nell'Alta Valle di Fassa, la Val Lasties. I due escursionisti erano saliti a 2.750 metri, ma quando è scattato l'allarme non hanno fatto ritorno a valle, all’ora del tramonto. A quel punto una squadra del Soccorso alpino di Trento, composta da 7 elementi tra guide e istruttori, è partita per la bonifica dell'area. Giunti al rifugio Forcella hanno iniziato la discesa ma proprio in quel punto è scesa una slavina (la stessa che dovrebbe aver travolto i 2 escursionisti) e un nuovo costone di neve li ha investiti. Solo uno di loro è riuscito a liberarsi e a dare l'allarme.
Il pericolo di valanghe è rimasto alto per tutta la giornata di ieri tanto che i colleghi dei soccorritori, partiti a loro volta per recuperare i corpi, sono stati momentaneamente costretti a desistere. “Mettiamo in conto il rischio - dicono - ma di fronte a questi fatti restiamo sconvolti”. Il rischio valanghe era stato annunciato già 2 giorni fa con un valore 4 (in una scala fino a 5) a causa delle piogge insistenti dei giorni scorsi e delle temperature miti, che soltanto ieri sono tornate ad abbassarsi in Trentino. La forte reazione di Bertolaso trova eco nelle parole del ministro Roberto Calderoli: “Per gli irresponsabili c'è poco bastone e troppa carota - ha dichiarato - Ci vuole un minimo di rispetto, perchè quello che abbiamo visto è un episodio che grida vendetta a Dio”. Dunque, nei confronti degli irresponsabili serve “lo stesso rigore” utilizzato “nei confronti di chi guida sotto l'effetto dell'alcol o di droghe, mettendo a rischio la vita degli altri”.
Il capo della Protezione Civile ha individuato delle colpe precise: “le vittime potevano essere evitate. C'è gente che non ascolta gli appelli che arrivano dalle istituzioni; i rischi erano stati indicati ma la gente va a fare le escursioni come se nulla fosse”. Anche il Club Alpino Italiano ha dovuto ricordare, tra la rabbia e la frustrazione, che davanti a certi comportamenti c'è poco da fare: “Quando c'è un allarme, purtroppo noi dobbiamo intervenire anche se le condizioni sono proibitive e i rischi massimi. Ed è quello che è accaduto, nonostante il rischio di valanghe fosse al livello più alto e soprattutto fosse stato indicato nei bollettini fin dalla mattina”. Va ricordato come già due giorni prima della tragedia in Val di Fassa, Bertolaso avesse denunciato: “in questo 2009 il susseguirsi degli eventi ha messo in evidenza la fragilità del nostro Paese”. Per confermare questa teoria ci si può rifare a due episodi che verranno ricordati a lungo: il terremoto dell’Aquila e le 32 vittime dell’alluvione di Messina. Se si fossero seguite le regole, del buon senso prima ancora che urbanistiche e architettoniche, si sarebbero potute contare decine di vittime in meno.
Proprio in questa direzione si muoverà il Capo della Protezione civile, che cercherà di cambiare alcuni comportamenti dannosi e spesso illegali di cittadini, istituzioni o enti. Prendendo spunto dall’emergenza maltempo, che nel 2003 bloccò la rete autostradale, nacque il Centro di coordinamento in materia di viabilità del Viminale, un organismo presieduto dalla polizia stradale cui spetta la gestione e il coordinamento in caso di criticità. Un esempio di come si possa e si debba cercare una rete normativa e organizzativa che coinvolga tanto i cittadini quanto le istituzioni. “Lo Stato c'è oggi qui con la presenza mia e del prefetto. Domani ci sarà con decreti e ordinanze che garantiranno i vostri interventi” ha detto Bertolaso parlando a Lucca ai sindaci dei comuni che hanno patito danni durante l'alluvione della notte di Natale. Il capo della Protezione Civile ha rammentato che “non c'è bisogno di fare commenti, ma c'è bisogno di fare”. Due binari, quindi, che correranno vicini. Sul primo le leggi dello stato che serviranno a migliorare le infrastrutture e sul secondo i comportamenti pratici di chi si muove sul territorio. Primi fra tutti i cittadini, chiamati a una prova di responsabilità civile.


