Venerdì 10 Febbraio 2012
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La decisione definitiva a Lula

Per capire se Battisti verrà estradato torniamo all'incontro fra Lula e il Cav.

18 Novembre 2009

Il Supremo Tribunal Federal del Brasile ha decretato che dovrà essere il presidente Luiz Inacio Lula da Silva a decidere sulla estradizione del terrorista italiano Cesare Battisti. Ma per capire quale sarà la decisione del presidente brasiliano bisogna ripartire dall'incontro tra Lula e Berlusconi. 

In realtà, non si è ancora conclusa l’interminabile telenovela su Cesare Battisti. Dopo un lungo stallo al Supremo Tribunale Federale di Brasilia tra quattro giudici a favore dell’estradizione e quattro contrari, alla fine il presidente dell’organo Gilmar Mendes ha deciso di dare il suo voto decisivo: che, come aveva da tempo preannunciato, è stato nel senso del ridare il terrorista all’Italia. Solo che questo passo risolutivo era stato a lungo rinviato, proprio per evitare una possibile crisi politica.

Da una parte il governo Lula e il partito di Lula, che in particolare nella figura del Ministro della Giustizia Tarso Genro si sono spesi fino all’impossibile per far passare Battisti come prigioniero d’opinione perseguitato a causa delle sue sole idee. Con lo stesso Battisti impegnato in uno sciopero della fame, questa linea è stata ancora ribadita con l’ultima visita di membri del Congresso al detenuto. Tre di questi del Partito dei Lavoratori (Pt) di Lula: compreso quel senatore Eduardo Suplicy il cui bisnonno era il famoso imprenditore italo-brasiliano Francesco Matarrazzo, fatto conte dai Savoia. Tre del Partito Socialismo e Libertà (Posl), scissione a sinistra del Pt contro il moderatismo di Lula. E uno anche del centrista Partito del Movimento Democratico Brasiliano (Pmdb).

D’altra parte, l’opinione pubblica era invece in larghissima misura a favore dell’estradizione, anche perché la delinquenza galoppante non rende certo un accusato di rapine un beniamino del grande pubblico. E questo tipo di opinione è stata ad esempio espressa nell’editoriale che il quotidiano di Rio de Janeiro O Globo ha pubblicato sul caso a firma  del colonnello della riserva della Polizia Militare Milton Corrêa da Costa. “Il terrorismo, sia esso politico-ideologico, di fondamento religioso o per pretesa supremazia di razza, è un crimine abominevole e codardo sotto ogni punto di vista e non può essere prescritto. Un tale argomento in difesa di Cesare Battisti è contro i diritti umani. I criminali di guerra che hanno ucciso in nome del nazismo continuano ancora oggi a rispondere per la barbarie dell’Olocausto. Non c’è beneficio della prescrizione della pena”.

Ma il Supremo Tribunale Federale brasiliano in una materia come questa ha potere deliberante? Oppure esprime solo un parere cui il presidente Lula potrebbe anche non attenersi? Ciò ha richiesto un supplemento di camera di consiglio, e sebbene lo stesso Mendes si sia pronunciato nel senso che la firma del capo dello Stato al decreto di estradizione sia dovuta, in realtà Lula davanti al documento potrebbe pure decidere di non siglare. Nel qual caso, il conflitto di attribuzione costituzionale esploderebbe con la massima virulenza. Ma è possibile che questa decisione del Supremo Tribunale Federale sia sta presa proprio subito dopo il viaggio di Lula in Italia e i suoi incontri con esponenti dell’intero arco politico, senza essere stata in qualche modo concordata?
 

Commenti
onofriopinto
22/11/09 03:06
Lula non estraderà mai
Lula non estraderà mai Battisti. Non può e non vuole. La sentenza del Supremo ha complicato la questione. Battisti, per essere sicuro di rimanere in Brasile per sempre, deve ottenere la cittadinanza o l’asilo politico, che da diritto, da subito, al passaporto e alla protezione assicurata al titolare del diritto di asilo. Per la cittadinanza ci vogliono anni, l’asilo sarebbe la soluzione preferibile, anche se rischia di essere causa di un nuovo scontro con il STF, spalleggiato dall’Italia. Il Ministro della Giustizia Tarso Genro propende per questa soluzione, sa che in ogni caso Lula non estraderà Battisti e vuole ottenere una vittoria politica. Lula ha però altre soluzioni. Una è quella umanitaria, sull’esempio di Sarkozy con Marina Petrella in Francia, anche se difficilmante basterà un’epatite per renderla credibile. L’altra soluzione può essere giudiziaria, dando corso al processo per i documenti falsi. Il sistema brasiliano prevede pene certe e pochi sconti, Battisti potrebbe allungare i tempi che lo porterebbero al fatidico 2013, anno nel quale, per la legge brasiliana, interverrà la prescrizione della pena per i reati commessi in Italia e l’impossibilità definitiva di estradizione. Le due cose potrebbero combinarsi, Battisti potrebbe essere scarcerato per motivi di salute e attendere in compiersi della pena per i reati in Brasile, cosa che placherebbe i pro-battisti, pronti tra qualche giorno a tornare alla carica per la scarcerazione immediata. Molti in Brasile infatti si chiedono perchè Battisti sia ancora in carcere, visto che Lula sta solo cercando un modo, prima o poi,di liberarlo. Altre vie sono attese dall’Avvocatura Generale, richiesta di un parere in attesa della pubblicazione dei motivi della sentenza del Supremo, relativi alla questione estradizione e alla conferma del potere esclusivo del Presidente alla decisione finale. Da ricordare inoltre che il voto del STF non ha cassato il processo di estradizione, che dunque va avanti. Se Lula vuole salvare Battisti sul serio , deve metterlo in condizione di salvarsi da attacchi successivi, soprattutti in caso di sconfitta elettorale alle elezioni del marzo 2010. Dopo due mandati, Lula è ineleggibile per il terzo, che vincerebbe a mani basse. Il Presidente ha da tempo deciso di non appoggiare il comitato parlamentare che voleva cambare la costituzione per permettergli il terzo mandato. Appoggerà invece Dilma Ruosseff, ex guerrigliera contro la dittatura militare e Ministra dell’importante dicastero della Casa Civil. L’elezione della compagna di partito di Lula, per nulla scontata, risolverebbe, naturalmente,i problemi di Battisti ma una vittoria della destra rimetterebbe tutto in gioco, se nel frattempo Battisti non sarà inattaccabile con un passaporto brasiliano tra le mani.
Marcello Inghilesi
25/11/09 13:05
Sono di moda le domande. Ne
Sono di moda le domande. Ne vorrei fare alcune agli intellettuali francesi (supportati da qualche italiano), che sostengono, con militanza,la libertà di tal Cesare Battisti, che ha sporcato un nome glorioso nella storia di Italia. Sapete che il vostro uomo, abbandonando le scuole, si era messo a fare rapine, sequestri e atti libidinosi (uno anche a danno di un’ incapace) fin da adolescente? Sapete che cosa erano i Pac (proletari armati per il comunismo) negli anni 70 in Italia? Come pensate che il vostro protetto sia evaso dal carcere di Frosinone? Avete mai pensato cosa sia una evasione, cosa essa comporti, in termini di assistenza e di risorse? E chi dette assistenza e risorse? Quale passaporto fu usato e quali denari per venire in Francia e poi andare in Messico? E per vivere in Francia, Messico, di nuovo Francia e poi Brasile? Si può vivere decine di anni senza documenti e con…finti soldi? Si può scrivere in francese, senza conoscerne la lingua? E conoscendo a mala pena la grammatica italiana? Chi ha scritto e tradotto i cosiddetti romanzi “noirs”, al vostro protetto attribuiti? Li avete letti, oltreché averne curato la presentazione politica? Siete convinti che la violenza volgare faticosamente là descritta, sia buona letteratura? Pensate che scrivere un libro con Gallimard sia alla portata di tutti gli uomini- qualunque europei? E come è che il vostro protetto ci è riuscito, nonostante la sua particolare ignoranza? Siete convinti che in Italia non ci sia uno Stato di diritto? Che ci sia solo un teatrino di marionette, guidato dal vituperato Berlusconi? Che i morti della violenza terroristica, (operai, professori, politici) in Italia siano stati servi di qualcuno? Siete convinti che in Francia non ci sia stato terrorismo per le virtù o le capacità di qualcuno? E se il “non terrorismo” francese fosse stato comprato con l’ospitalità ai terroristi degli altri? E se l’Italia, di contro, avesse dato ospitalità ai terroristi indipendentisti (quindi, nella vostra logica, politici) francesi,ossia bretoni, baschi o corsi, cosa avreste mai detto degli italiani e del teatrino di Berlusconi? E chi pagava le imprese terroristiche italiane, comprese quelle del vostro protetto? Le tessere e i concorsi delle feste proletarie o le rapine qua e là disperse con tanti morti e pochi soldi? Chi pagava tutte quelle armi e tutta una organizzazione clandestina, molto più costosa delle stesse reti mafiose? Chi ha mantenuto il vostro protetto per ormai quaranta anni? Bernard Henri- Levy, purtroppo attivista anti-italiano, Lei è anche d’accordo con il terrorismo di Hamas in Israele? Vuole ospitare un povero Hamas nella sua lussuosissima magione parigina? Questa litania potrebbe,da sola, riempire un libro. Viene qui interrotta per rispetto della comune intelligenza, italiana o francese che sia. Il Battisti è ormai solo un pover’uomo, che si nasconde in maniera indegna, probabilmente mangiato dai suoi stessi ricordi (se è capace di averne). E’ grave, invece, gravissima, la superficialità di personaggi importanti, francesi e non (che, pare, comprendano anche la mitica e polivalente “intellettuale” italo-brasiliana Carlà, con ormai relativo consorte, allegato), che si danno da fare contro lo stato di diritto italiano, per inseguire mode politiche o antipatie personali . Sono solo riusciti a unire, per una volta, tutto il Parlamento italiano contro il loro maldestro gioco, fatto di molto “caviale-champagne” e di poco, pochissimo, “pensiero”.
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