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Prima la forma o la sostanza? Dipende cosa fa più male al Cav.

15 Marzo 2010

Per un paio di settimane il centro sinistra è divenuto maestro di regole. D’un tratto erano tutti fan del normativismo di Kelsen e non è passato giorno senza che qualche esponente d’opposizione filosofeggiasse sulla natura della democrazia, la forma che viene prima della sostanza, le regole che sono l’impalcatura del vivere civile, eccetera, eccetera…

Il centro destra si è difeso come ha potuto perché, seppure con una certa spocchia di troppo, le argomentazioni non erano certo peregrine. Così nella maggioranza si è tentato di dimostrare che le regole sono una cosa e i cavilli un’altra, che tra un timbro sbagliato (forma) e il diritto dei cittadini a esprimere il loro voto (sostanza), il buon senso faceva propendere per la sostanza. E la discussione è andata avanti per un po’ su questo tenore.

Tale è stato l’innamoramento dell’opposizione per le regole da averci addirittura messo in piedi una manifestazione: il “regole day” di sabato a Piazza del Popolo. Niente da dire: il combinato disposto della figuraccia nel presentare le liste e gli affannati e contraddittori tentativi di porvi rimedio (vedi l’inservibile e inservito decreto salva liste) hanno dato qualche buon punto polemico al centro sinistra e i sondaggi lo dimostrano.

Poi è partita l’inchiesta di Trani sulle “pressioni” contro Anno Zero. E sulle regole che il giorno prima venivano innalzate nel radioso empireo della democrazia è stato tirato lo sciacquone.

Improvvisamente formalismi, garanzie, norme e timbri sono divenuti nemici della verità. A occhio, e senza immergersi nei codici, l’inchiesta di Trani pone infatti un bel po’ di questioni: perché a Trani si indaga sull’American Express? Perché Innocenzi (Agcom) viene interrogato come testimone mentre era già indagato? Perché in un'inchiesta su tassi usurai incappa il presidente del Consiglio? Perché le intercettazioni non autorizzate a un parlamentare (Berlusconi) vengono trascritte e allegate ad un’inchiesta che non ha nulla a che fare con l’origine delle indagini? E’ accettabile la condotta di intercettare amici e referenti di un parlamentare per aggirare il divieto di tenere sotto controllo il suo telefono e nella speranza di trovare “qualcosa che scotta”? Quale è il rilevo penale delle intercettazioni? Perché le intercettazioni sfuggono da Trani e finiscono sui giornali?

A domande di questo genere esponenti, giornalisti e direttori di centro sinistra rispondono più o meno così: “Quello che le intercettazioni svelano (la sostanza) è così orribile e indecoroso (es. a Berlusconi non piace Santoro) che anche se ci fosse qualche violazione (la forma) sarebbe giustificata dalla gravità dei fatti”. Oppure: “Noi siamo giornalisti e pubblichiamo tutte le notizie. Il diritto dei lettori a sapere le brutture del regime (la sostanza) è più importante del modo in cui certe notizie ci arrivano (la forma)”.

Il “popolo” di sinistra, i “viola”, i “gialli” della Bonino, i dipietristi, erano ancora in piazza a gridare “Regole, regole!”, mentre queste già venivano travolte dall’inchiesta di Trani con grande soddisfazione e compiacimento di tutti.

D’altronde a sinistra i gioco è semplice: le regole valgono per tutelare i sinceri e bravi democratici, le persone per bene, i cittadini onesti e responsabili: insomma quelli che se lo meritano. Contro il dittatore, golpista, corruttore, B. e i suoi impresentabili sudditi, cosa volete che conti infrangere qualche regola?

Commenti
Silvano Calzini
15/03/10 13:19
Buona regola
E' sempre buona regola diffidare di chi si autoproclama "puro", di chi passa il tempo a fare la nmorale agli altri, dei Savonarola con sciarpa viola incorporata. La storia ci insegna che hanno portato solo disastri.
Dino Cofrancesco
15/03/10 21:00
Caro Giancarlo, quando non
Caro Giancarlo, quando non parli di bioetica, meriti sempre il trenta & lode! dino
Anselmo
15/03/10 23:11
intercettazioni
Sig Loquenzi, non la faccia troppo lunga con l'unico intento di tirare acqua al proprio mulino. E' nella natura delle intercettazioni allontanarsi dall'origine stessa dell'indagine. Molte indagini non sarebbero mai sorte e non si sarebbero mai concretizzate o risolte se da un telefono all'altro non si fossero carpite determinate conversazioni anche non strettamente legate all'indagine sorgente... gli esempi si sciupano come chiunque potrebbe riscontrare. Parlare di forma e sostanza è decisamente fuori luogo. Questo suo intervento lo trovo farsesco sino al parossismo. Chi le scrive non è un "sinistro" come vengono bollati certi commentatori sull'Occidentale, ma una persona che non può fare a meno di quanto vi stiate coprendo di ridicolo.
Anonimo
16/03/10 09:36
Basta millantatori di finta onestà
Le regole della sinistra? Un esempio pratico tra MILIONI come questo e altrettanti milioni pure peggio: In una Università italiana, diretta e assediata dalla sinistra e da tutte le sue sfumature, chi vince un concorso bandito per un posto di Psichiatria?? Una specialista in cardiologia!!! Che così tromba tutti i concorrenti con regolare specializzazione e preparazione. La gentil pulzella? Era naturalmente la raccomandatissima figlia dell'iscritto e militante PD direttore del dipartimento di psichiatria, sempre in piazza contro il corrotto Berlusconi....
Cinzia Caporale
16/03/10 12:53
Come non concordare col
Come non concordare col Maestro Cofrancesco? Trenta e lode e menzione speciale...
16/03/10 15:43
Voglio l'abbraccio
Voglio l'abbraccio accademico e da tutti e due!!
Andrea S.
16/03/10 15:44
al Prof. Cofrancesco
Chiarissimo professore, in relazione alla sua osservazione circa la perizia del Direttore in materia di bioetica mi viene in mente la seguente affermazione: "né le qualità cosali della materia, né le differenze ontologiche del suo essere, né, infine, il modo del procedimento psicologico con cui si consegue una determinata conoscenza decidono del suo senso logico e dei presupposti della sua validità". Con ossequio 'logico'
petergower
17/03/10 18:42
la regola della sinistra
volutamente e rigorosamente al singolare, perché ne hanno una sola. Ve la dico in siciliano: "cumannari è megghiu ca' futtiri".
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