Giovedì 24 Maggio 2012
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Verso la morte

Per Eluana l'accanimento terapeutico comincia solo adesso

15 Novembre 2008
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“Roma locuta, causa finita”. Con due sentenze degne di un Ponzio Pilato in forma smagliante, la Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente le due strade (parlamentare e giudiziaria) che hanno cercato di evitare la morte di Eluana Englaro per eutanasia. Decisione presa senza nemmeno voler entrare nel merito, ma semplicemente trincerandosi dietro l’inammissibilità del ricorso ed affermando la particolarità della questione, che sarebbe squisitamente soggettiva ed individuale, e perciò senza alcun interesse pubblico.

Chi può cantare vittoria, davanti ad una disfatta del genere? Chi può sinceramente sostenere, senza tirare in ballo ingerenze vaticane ed altre amenità, di essere un sostenitore della morte e non della vita? Nessuno può amare la propria morte più della vita: semplicemente non sarebbe umano.

Forse l’unica persona soddisfatta sarà il povero Beppino Englaro, che dopo tanti anni di lotta vede portata a termine vittoriosamente la sua battaglia. Ma a che prezzo? Quello di “liberarsi” della figlia? Spero e prego che il Signor Beppino, dopo aver visto riconosciute come plausibili le sue ragioni, possa ora mettere da parte le scartoffie burocratiche ed abbia tempo di concentrarsi sugli occhi della figlia. Spero e prego che a mente fredda, nonostante gli sia stata riconosciuta l’autorizzazione (ma senza alcun obbligo) ad interrompere l’alimentazione forzata alla figlia, possa cambiare idea (magari assieme alla moglie e madre di Eluana) e decida di continuare ad alimentare “forzatamente” la figlia, così come certamente avrà fatto assieme alla moglie quando Eluana era neonata e fino a quando non è stata capace di nutrirsi da sola tenendo autonomamente il cucchiaio nella sua manina.

“La vita di mia figlia è un inferno, ed io la voglio liberare”. Queste erano le parole del Signor Englaro. Mi permetto di sollevare un dubbio. Come si può essere sicuri che Eluana sia in una situazione di “inferno”, quando esistono persone, abili e vegete, le quali lasciano albergare nei loro cuori ben peggiori inferni d’odio, invidie, superbie, e rancori? E se Eluana fosse in una situazione di pace che nessuno noi può immaginare? Se la situazione di Eluana fosse la chiave salvifica per la vita di altri? Per questo credo che l’inferno sia molto più presente nel cuore degli uomini, che non in un letto d’ospedale o nelle sofferenze dei famigliari del malato.

Spero e prego che questi due genitori abbiano la dolcezza, l’amore, la volontà e la forza di percorrere fino in fondo questo calvario, stringendo compassionevolmente a sé questa figlia inerme e silenziosa, abbandonandosi fiduciosi alla volontà di un Mistero che riconosciamo più grande di noi, delle nostre forze, delle nostre Corti di Cassazione.

Questa può essere la mia speranza sul caso soggettivo, ma ovviamente non mi permetto di sentenziare sul dolore di una famiglia che vede la propria figlia in stato vegetativo da quasi vent’anni.

Ma quali saranno le ripercussioni biogiuridiche e bioetiche sulla vita di noi tutti, che una non-sentenza come quella della cassazione potrà produrre? La nostra civiltà occidentale, il nostro progresso sta nel fatto che possa essere un giudice a decidere chi sia degno di vivere e chi di morire? Siamo stati il paese promotore della moratoria universale della pena di morte presso le nazioni unite, e poi questo è il nostro agire pratico? E rimanendo alle Nazioni Unite, come si sposa il caso di Eluana con la convenzione ONU sui diritti delle persone disabili? Essa (firmata dall’Italia nel 2006) sancisce che “a quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine” sia garantita la “prevenzione di un rifiuto discriminatorio di assistenza medica, di cure e servizi sanitari, di cibo e fluidi sulla base della specifica disabilità”.

E’ evidente che in Cassazione l’articolo 25 di questa convenzione sia palesemente sfuggito.

Ma ora non voglio addentrarmi in cavilli legali. Mi interessa molto di più convincere il lettore che, situazione della povera Eluana a parte, la questione è grave perché ancora una volta è in atto una diabolica e perversa manipolazione delle cose e dei fatti.
Essa viene pianificata dai mezzi di comunicazione per rendere più appetibile quel cibo che la gente fa capire di voler maggiormente gradire. Oggi la gente vuole leggere sui giornali e vedere in tv dei documenti utili a trovare il modo di vivere oltre un secolo, di fare l’amore a ottant’anni, di avere la pelle da ventenne a ottanta, di fare figli a settanta e così via. La malattia, la sofferenza, la morte sembrano cose che non ci appartengono più. Vogliamo dimenticarle, metterle in un angolino nascosto, fare come se non dovessero toccarci mai. Pura illusione.

Però i mass media ci vogliono dare una mano nell’alimentare questa illusione, e così anche davanti alle tragedie altrui ci offrono quella foglia di fico che, chissà mai, un domani potrebbe essere utile anche a noi per sopprimere il vecchio e malato genitore che ormai in casa è presenza troppo gravosa, e ci impedisce quei tanti nostri impegni ai quali mai potremmo rinunciare.

Questa è l’unica fatica che l’uomo d’oggi è disposto a fare: quella utile alla propria autogratificazione. Si lavora e si fatica per lo status symbol, per il wellness, per il fitness.

Faticare per un malato? Tempo perso: tutti dobbiamo morire, prima o poi. E così, presentandoci un omicidio travestito da atto di pietà, ci sentiamo tutti meglio e liberi da quel peso che attanaglierebbe le nostre umane coscienze così difficili da mettere in silenzio.

Siamo tutti travolti da questo tsunami di egoismo, altrimenti sarebbe incomprensibile spiegare come la maggior parte della gente dia credito e riproponga come proprie convinzioni le numerose panzane che si leggono e si sentono sui principali quotidiani ed in tivù a riguardo della vicenda di Eluana Englaro.

Come successe per l’aborto (dapprima introdotto come caso limite per stupri o gravissime malformazioni da diossina, e poi divenuto un accettato ed usuale metodo anticoncezionale alternativo) potrebbe succedere così anche per l’eutanasia, dopo il caso Englaro?

La speranza è che il Parlamento voglia trovare al più presto un tavolo di incontro comune e condiviso affinché si possa legiferare quanto prima in merito, evitando l’introduzione nel nostro Paese di qualsiasi forma attiva o passiva di eutanasia. Perché per Eluana, di questo si tratta: eutanasia.

Vediamo almeno noi di dare il giusto senso alle parole, senza arrampicarci su inutili specchi.

Eluana non è in coma, come molti hanno scritto, e non è attaccata a nessuna macchina o respiratore automatico (come era per il povero Welby), non c’è nessuna “spina” da staccare, non assume alcun farmaco particolare, non è gravata da una patologia cosiddetta “terminale” come fosse un cancro all’ultimo stadio.

 Eluana soffre di una grave disabilità con difetto di coscienza a seguito di quell’incidente stradale, ma nessuno può e potrà mai sapere cosa passa davvero per la sua mente, se dietro quegli occhi coi quali sembra riconosca le suore che misericordiosamente la accudiscono tutti i giorni, il suo cervello elabora qualche tipo di emozione o meno. Come testimoniato da diverse esperienze vissute ne “La Casa dei Risvegli Luca De Nigris” di Bologna (www.amicidiluca.it), anche persone nelle condizioni di Eluana possono mostrare, dopo adeguate e continuate sollecitazioni, livelli di coscienza prima insospettabili.

Eluana è viva: respira autonomamente, come tutti noi si addormenta da sola la notte e si sveglia con le luci del giorno, ha il ciclo mestruale e poche settimane fa il suo fisico giovane ha sopperito da solo ad una forte emorragia. Viene nutrita ed idratata tramite un sondino (visto che non possiede l’uso autonomo degli arti); ma questo succede normalmente anche per i neonati in incubatrice, in moltissimi casi di malati di Parkinson o Alzheimer avanzato, nelle situazioni più complesse di SLA. Che facciamo, mettiamo tutti a morte? E dove starebbe per Eluana il tanto declamato “accanimento terapeutico”?

Ora, se il padre deciderà di sospendere questo nutrimento nasogastrico, non ci sarà nessuna “dolce morte”, nessun “alleviamento delle sofferenze” di Eluana. Anzi, il dramma per lei comincerà proprio allora.

Data la giovane età ( e come successe anche per la povera Terry Schiavo) si presume che la ragazza morirà per arresto cardiaco dovuto alla disidratazione dopo almeno 15 giorni di agonia ed atroci sofferenze. Per alleviarle tali sofferenze (ma Eluana non era da tutti proclamata assolutamente incosciente???) la ragazza, nei giorni che precedono la morte, sarà pesantemente sedata.

Sarebbe bello, come ha chiesto l’associazione “Scienza&Vita”, che al pari di ciò che succede in America, anche a questa condanna a morte (perché di questo si tratta) possano assistere dei testimoni (magari gli stessi giudici della cassazione), e che possa essere filmata a futura testimonianza degli enormi regressi che la nostra civiltà ha prodotto con la sua modernizzazione, coprendo le sue vergogne con la sempre più consunta bandiera dell’autodeterminazione. Che in questo caso sarebbe anche tutta da discutere: la volontà di Eluana di preferire la morte a questa sua situazione attuale non è inequivocabilmente acclamata ma accuratamente ricostruita nelle aule di tribunale…

Questa è la nostra società.

Un posto dove un giudice può stabilire chi è degno di vivere e chi di morire. Dove i medici, che per giuramento professionale e codice deontologico dovrebbero curare i pazienti, ne causano invece la morte. Dove gli ospedali non sono più luoghi dove ci si reca esclusivamente per farsi curare ma, a scelta, anche per morire.

E a me piace pensare che, comunque, la morte naturale non sia il termine di un cammino ma la tappa intermedia verso un percorso ancora più ampio. Per questo, davanti ad Eluana non può non tornarmi alla mente il monito di Cristo nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo:

“Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere”.

Ognuno faccia come crede. Io, con la mia misera coscienza laica, preferisco il “veluti si Deus daretur”.


 

Commenti
Luca
15/11/08 12:40
e' inutile, presumibilmente
e' inutile, presumibilmente l'unico orizzonte culturale dei nostri magistrati e' "la Repubblica", e poi devono mostrare di essere tanto evoluti, progressisti e democratici come quando da ragazzi facevano casino a scuola mettendola a soqquadro o andando a berciare per strada... Occorre un'opera di bonifica culturale, e lo dico coscientemente, tanto piu' che questa espressione viene usata anche a sinistra.
Anonimo
15/11/08 14:31
Le libertà individuali...
Le posizioni come quelle che leggo qui e altrove, ritengo siano molto ideologiche e davvero irrispettose delle libertà individuali che dovrebbero essere riconosciute a ciascun individuo. Perchè essere contro la possibilità per ciascuno di autodeterminarsi secondo coscienza e, nella sua assenza, per tramite di un documento vincolante? Perchè si impone che ciò non sia concesso? Come si fa a confondere la pietà di un padre e di una famiglia con gretto egoismo, con la volontà di disfarsi di un peso? E c'è una profonda ingiustizia nelle tesi che che leggo qui e altrove: esse pretendono di applicarsi anche a me, anche a chi non le condivide; le mie, le nostre tesi invece, consentono, a chi non le condivide di vivere altrimenti
senefesi
15/11/08 15:00
Cambiamento culturale
Lei Meroni, discute di "un padre che vuole liberarsi della figlia" di "cultura occidentale" e "convenzioni ONU" accumulando argomentazioni marginali per spiegare e soprattutto convincere i piu' del suo punto di vista. Perchè di questo si tratta: di divergenzedi opinioni. Comprendo che un argomento tanto delicato possa scatenare fervore per difendere ideali che trascendono la pura legislazione affrontando temi come la filosofia, l' etica e la religione, ma per ogni decisione importante nella vita di una persona, alla fine, in realtà esiste un solo motivo discriminante che ci fa prendere una determinata decisione. Il resto è un contorno, una barrierea che ci protegge dall' inicurezza di aver fatto la giusta scelta. Premesso questo, vorrei risvegliare in lei quella curiosità intellettuale, quella empatia ed ampiezza di vedute che permette ad un individuo di comprendere il suo prossimo, le sue scelte ed il contesto -anche personale- in cui le ha prese. Spesso osservo meravigliato come la maggior parte delle persone non intenda comunicare il proprio punto di vista per condividere il proprio pensiero, ma per convertire al proprio pensiero chi ne è ampiamente lontano. Potrei argomentare in maniera altrettanto efficace della sua i motivi per cui la penso in maniera sostanzialmenta diversa dalla sua, ma non mi preme farlo. Quello che mi interessa piuttosto è comunicarle che comprendo il suo punto di vista. Lei ha provato a sforzarsi in tal senso? C' è da dire che per un ateo come sono io, è semplice comprendere il punto di vista di voi credenti -anche se molti di noi dicono il contrario- grazie al fatto che siamo cresciuti in un ambiente permeato di religiosità. Diverso è il discorso per chi non ha mai avuto l' opportunità di scoprire una consapevolezza di se e del mondo diversa da quella universalmente riconosciuta da voi credenti, anche perchè non ci sono molti strumenti culturali a supporto di queste tesi ed il loro avvicinamento è un percorso quasi sempre personale. Malgrado questo mi auguro ci siano sempre meno integralisti e piu persone con buonsenso.
Manuela
15/11/08 16:17
superficiale arroganza
Concordo pienamente con il contenuto di questo articolo e rabbrividisco di fronte alla superficiale arroganza con la quale è affrontata la storia di Eluana, vittima di una ideologia egoista e meschina.E tutti ne portiamo la responsabilità morale nel non tentare di far riflettere quanti accanto a noi credono alle cretinate scritte e dette su questa vicenda.
Josh
16/11/08 02:24
facile pontificare...
Chiedo scusa ma non sono riuscito ad andare oltre al terzo paragrafo... ma già c'erano troppe idiozie, in primis la critica per una "decisione presa senza nemmeno voler entrare nel merito": ma è OVVIO! Quello della Cassazione è un giudizio di legittimità!!!! non di merito... beata ignoranza... Poi, "nessuno può amare la propria morte più della vita: semplicemente non sarebbe umano". C'è bisogno di un commento?!?! si tratta di situazioni limite... e la soluzione è la banalizzazione? La Cassazione ha affermato che non è rilevabile un interesse pubblico nella questione, ergo che si tratta di una vicenda familiare, personale, intima: cosa c'è di scandaloso? La vita è una faccenda maledettamente privata: che ognuno faccia della propria ciò che ritiene opportuno, nel rispetto della libertà altrui. Tutto il resto è idiota arroganza.
Lino
16/11/08 11:54
Eluana
Eluana è tenuta in vita artificialmente da un sondino, un secolo fa sarebbe morta da tempo e non si porrebbe il problema di staccare il sondino. Non sono d'accordo con l'articolo, nè con tutto il clamore sul caso Eluana.Una persona ha anche diritto a morire.
Enzo PIANELLI
16/11/08 17:44
MA LA POVERA ELUANA NON HA DIRITTO DI STARE IN PACE?
CARA REDAZIONE,sono prudentemente d'accordo con la Sentenza della Cassazione sul caso di Eluana Englaro. Quello che adesso auspico,sinceramente,è l'avvento del silenzio-solidale da parte di tutti! Non sono, però, dell'avviso che si debba esaltare l'inno alla morte per una tragedia umana!Il dramma di Eluana è servito a far maturare alcune cose che prima, in questo nostro Paese, che affoga in un oceano di ipocrisie e di tabù, erano impossibili! Parlo della legittimazione dei diritti umani, anche di fronte all'altra vita; alla consapevolezza che fondamentali questioni non possono restare solo nel limbo dell'etica, della religione e dei partiti,ma essere patrimonio di confronto per l'intero mondo civile. La Magistratura, per me,con la storica e solenne Decisione, ha coperto un abisso di indifferenze della classe politica che, adesso, deve correre,necessariemente, ai ripari assicurando al Paese una legge di Riforma avanzata su una materia delicata e controversa. Stringiamoci, intanto, uniti, ai familiari di Eluana per alleviare il più possibile il loro immenso dolore.Nel mentre il buon senso ed il rispetto per la povera ragazza, dovrebbero suggerire di spegnere i riflettori ed abbassare i toni! Cordiali saluti.Enzo PIANELLI-Cosenza.-
emiliano
16/11/08 19:44
Premesso che anche io vorrei
Premesso che anche io vorrei morire se dovessi trovarmi in una situazione simile. Quindi secondo voi è un'atroce sofferenza morire per la povera Eluana? E' giusto che viva? Bè mi auguro con tutto il cuore che possa capitare anche a voi una tragedia simile, voi che amate tanto la vita, magari ad un vostro caro strettissimo dopodichè vorrei sentire di nuovo le vostre impressioni sulla differenza tra vita sana e consapevole e vita vegetativa!
Antonio
17/11/08 06:45
Sostegno a Eluana e, visto i
Sostegno a Eluana e, visto i commenti, anche alla posizione del signor Meroni. Il vero sordo è chi non vuol sentire! Per il resto mi appare sempre più chiaro che l'Occidente necessita di un lavacro molto doloroso! Montagne copriteci......
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