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L'uovo di giornata

La politica di Beppino e la tortura (di Stato)

20 Febbraio 2009

In fondo ce lo aspettavamo. Certo, non pensavamo sarebbe accaduto così in fretta. Credevamo che dieci giorni dalla morte Eluana fossero troppo pochi. Che l’elaborazione del lutto richiedesse più tempo trascorso in silenzio. E invece Beppino Englaro è tornato a parlare, è salito di nuovo alla ribalta. Non ha resistito alla tentazione di calcare di nuovo il palcoscenico, animato dalla stessa fermezza che lo ha appassionato nel corso della sua battaglia per far morire la figlia esattamente come voleva lui. Infervorato dall’idea che la “giustizia” per Eluana non era sufficiente a dire basta, senza aver ottenuto giustizia per tutti ha deciso che ora, anche solo simbolicamente, è il momento di “scendere in piazza”. Lo ha fatto prendendo la prima occasione utile che gli si è presentata: la manifestazione organizzata sabato prossimo a Roma da Paolo Flores D’Arcais e quelli di Micromega ("Sì alla vita, no alla tortura di Stato”: ma, a proposito, è questo il modo in cui il signor Englaro ha pensato di "abbassare i toni"?). E in quell’occasione, anche se fisicamente si troverà altrove, lui farà sentire la sua voce.

Stavolta Beppino ha abbandonato il tono dimesso, ha dismesso i panni del padre affranto, ha alzato la voce e assunto il piglio di chi arringa alla piazza. Un po’ Ignazio Marino e un po’ Di Pietro, ha sindacato: “La legge sul testamento biologico che il parlamento si appresta ad approvare è una vera e propria barbarie. Una legge assurda e incostituzionale contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare”. “I cittadini, che hanno le idee molto più chiare dei nostri parlamentari – ha continuato -  devono tutelare i propri diritti fondamentali che questa legge mette in discussione preparando il terreno per un vero e proprio Stato etico".

Poi si fa custode delle regole e difensore della Costituzione: se la legge in discussione in Parlamento dovesse essere approvata, ha continuato, allora solo due vie si prospetterebbero (e lui stesso si augurerebbe): una rapida abrogazione da parte della Corte Costituzionale oppure il referendum, via obbligata, vista la "manifesta anticostituzionalità di una legge che nega le libertà fondamentali dei cittadini". "La decisione sulla propria vita deve essere affidata a chi la vive" ha concluso Englaro.

E noi, che per un attimo avevamo creduto, che la battaglia di Beppino fosse strettamente personale. Che avevamo pensato che quanto è accaduto negli ultimi dieci mesi fosse bastato al padre di Eluana per sentirsi in pace con se stesso. Che ci eravamo forse anche illusi che il richiamo civile delle sue scelte fosse saturato dalla drammaticità degli eventi e che non avrebbe avuto quel seguito che oramai appare in tutta la sua fredda evidenza.

Sabato con ogni probabilità in piazza non si compirà alcuna battaglia reale. La battaglia politica si sta giocando tutta in parlamento. Proprio ieri il testo base di maggioranza (il ddl Calabrò) è stato approvato dalla Commissione salute del Senato con 13 sì, 6 no e 3 astenuti,  ma ha già raccolto un’ampia disponibilità al dialogo, che lascia sperare non solo che la legge si farà ma che che la si farà anche coi voti di parte dell’opposizione. No, sabato in piazza si consumerà certamente una battaglia ma tutta simbolica. L’unico vero atto politico non riguarderà certo la legge sul fine vita, ma solo lui, Beppino, che dopo la morte di Eluana per la prima volta parlerà per se stesso e non per volontà della figlia. Non avremmo voluto che il dramma umano, come certamente è stato quello di Eluana Englaro, venisse usato per coprire un disegno politico personale, troppo personale.
 

Commenti
ornella
20/02/09 16:41
una morte dignitosa
Ha assolutamente ragione! Noi cittadini, persone umane, dobbiamo avere il diritto di morire come vogliamo, senza soffrire (e senza far soffrire chi ci sta vicino) se per caso dovessimo trovarci al" punto di non ritorno". Nessuno deve decidere al nostro posto e dobbiamo avere la possibiltà di farlo, di scegliere cioè una morte dignitosa. Perchè ci viene negato questo diritto? La chiesa non è padrona delle nostre vite! E' vero ci aiuta, ci sostiene, ci parla attraverso le tante persone meravigliose che ne fanno parte, ma il suo compito finisce lì. Quel povero papà ha avuto una forza enorme nel fare quello che ha fatto per sua figlia ed ora vuol fare anche qualcosa per gli altri. Lo dobbiamo ringraziare per il suo coraggio e la sua volontà.
20/02/09 17:20
Apoto
A me questo signore non me l'ha *mai* data a bere, come ho sempre scritto. Non c'è niente da dire: un padre affettuoso. Povera Eluana! Vengono i brividi.
21/02/09 20:47
dolore ?
Se devo essere sincera, e lo voglio essere ora, dopo certi accadimenti come la partecipazione di Englaro padre ad una manifestazione contro la legge sul testamento biologico che deve passare al vaglio delle Camere, non capisco affatto Beppe Englaro.Ho preferito non dire nulla sul suo comportamento per non mancare di rispetto alla povera figlia vittima innocente esposta allo sguardo di tutti e ai commenti di tutti, ma certe cose non le ho digerite. Ha fatto morire la figlia da sola, non pretendendo di essere vicino a lei nella sua agonia, tenendole la mano:è giusto? Non ha voluto assistere , come avrebbe dovuto fare un padre amoroso affranto dal dolore , al funerale della figlia, sola in morte e sola nell'ultimno viaggio al cimitero.Ha detto che si è tenuto lontano dal clamore, dimenticando che lui questo clamore mediatico ha sfruttato per ottenere la morte della figlia con una eutanasia di fatto che farà giurisprudenza se lo stato non mette su una legge che rispetti il più debole, l'indifeso. Un padre normale sarebbe affranto , anche per la lunga battaglia condotta e sarebbe distrutto dal dolore, il sig Englaro no, è sceso subito in piazza per attaccare un progetto di legge dimostrando nei fatti che il suo scopo vero era quello di ottenere che lo stato avallasse le tristissime modalità che hanno indorre la morte nella figlia, cioè la sua è stata una battaglia politica, non di amore.Non c'è traccia di amore in tutto quello che ha fatto questo padre dopo che un magistrato si è arrogato il diritto ,che per me non aveva, di ordinare di fatto la morte di un disabile, non c'è rispetto per la figlia, non c'è considerazione per essa. Che amarezza servisi della tragedia di una figlia per raggiungere un "traguardo" di libertà.Oltretutto non posso dimenticare le parole di Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore (http://www.salvatorecrisafulli.it/) in una puntata recente di Porta a Porta su Englaro , secondo lui, cercava una sorte di morte "politica" della figlia Che brutta storia..
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