L’Italia nei giorni scorsi, come buona parte dell’Europa del Nord, è rimasta intrappolata nella morsa del gelo. E’ stata l’ennesima occasione per praticare lo sport nazionale più diffuso: la lamentela a buon mercato. Insomma, il solito piove governo ladro. Non sono mancate reali inefficienze, ma in molti casi si è colta l’occasione per vuotare il sacco di tante frustrazioni, della noia del doversi muovere sotto la pioggia e con la neve sulle strade. Lo stesso problema è stato vissuto da molti europei nei vari Paesi, di solito citati per efficienza, e ciò ha reso le critiche meno credibili.
A Roma invece non è successo nulla di nuovo. Almeno a livello meteorologico: le consuete piogge torrenziali hanno inondato per giorni la Capitale, come succede del resto da qualche millennio. Eppure, come abbiamo avuto modo di constatare in ormai troppe occasioni, l’ordinarietà della pioggia è stata salutata come una calamità naturale, stavolta sfruttando la “scia” dell’eccezionale ondata di maltempo che ha funestato il Nord del Paese.
Una novità, invece, c’è stata dal punto di vista amministrativo, a conferma che il peggio non muore mai. Ai quattro angoli della città, durante le festività natalizie, uno dei periodi più critici dell’anno, è stato inaugurata la deregulation della mobilità. I vigili, vari dei quali da noi direttamente interpellati, si sono attenuti a un nuovo “modello Roma”: non “accanirsi” con gli automobilisti e non essere troppo “fiscali”. Questo sarebbe stato - a dar credito alle testimonianze raccolte da Benedetta Roma - il messaggio che il Campidoglio, attraverso l’Assessore alla Mobilità, Sergio Marchi, avrebbe trasmesso ai Corpi della Municipale. Si può anche essere scettici sull’attendibilità delle dichiarazioni dei “pizzardoni”, ma a giudicare da ciò che si è vissuto in questi giorni parrebbero veritiere. Ovviamente, se avremo l’onore di esser letti dall’Assessore Marchi, saremo regolarmente smentiti. Tutto secondo copione.
Rimane però un dato difficilmente confutabile: giornate così caotiche non se ne vedevano veramente da tempo. Cosa ha provocato una tale esplosione di traffico? Esattamente quella scelta di cui parlano i vigili di “tolleranza e comprensione” verso i “poveri” automobilisti . In una città come Roma, nella quale la mobilità è a dir poco critica, lasciare passare il messaggio che il parcheggio alla chissenefrega è ormai legalizzato è assolutamente devastante. Se da una parte è comprensibile l’intenzione di facilitare la vita ai cittadini in un momento critico dell’anno, dall’altra è inammissibile pensare che il laissez faire-laissez passer (a voler definire in modo più elegante questa “strategia”) possano avere effetti benefici sulla mobilità della Capitale. Al contrario, se non si deciderà presto di adottare la “tolleranza zero” verso seconde file e parcheggi selvaggi la situazione rischia di degenerare. I romani, come l’esperienza del passato insegna, sono molto sensibili alle multe e ai vigili, purché questi ci siano. Se invece capiscono che se po fa’, il caos si verifica nel giro di poche ore.
La sensazione è che si sia creato uno scellerato combinato disposto: l’Amministrazione è inesperta e pensa che il lasciar fare possa autoregolare le cose, la Polizia Municipale invece tira un po’ il fiato e si avvantaggia di questo lassismo per lavorare con più “calma”.
Non crediamo di esser sospettabili di simpatie per le passate amministrazioni, eppure ci ritroviamo a dover constatare che, nonostante le seconde file fossero già allora una metastasi che aveva invaso tutta la città, la linea adottata era molto più dura. E anche in questo i “pizzardoni” testimoniano che “prima il Campidoglio chiedeva un lotta serrata ai divieti di sosta, ora non è più così, ci dobbiamo dedicare alla sicurezza”. Dunque per avere più sicurezza - migliorata a giudicare dalle statistiche che registrano un calo dei reati - si deve pagare lo scotto di una città al collasso per traffico e sosta selvaggia? Ci pare uno scambio un po’ assurdo. E comunque, se il problema è lo scarso organico dei Vigili urbani (sull’utilizzo dei quali varrebbe la pena approfondire), come si è risolto in passato il presidio delle strisce blu dei parcheggi a pagamento, allo stesso modo si potrebbe risolvere il problema delle seconde file. La dissuasione verbale di ausiliari del traffico dedicati, prima ancora della multa, potrebbe risolvere un malcostume ormai troppo diffuso, una delle prime cause di blocco del traffico in moltissime strade del centro e della periferia.
Se si passa ad analizzare il trasporto pubblico la situazione purtroppo non è migliore. L’Atac non riesce a invertire una tendenza ormai cronicamente deficitaria. Il debito è ormai a quota 874 milioni e dopo 19 mesi di amministrazione del centrodestra non sembra esserci ancora un segno chiaro di quale politica si voglia adottare. Certo, l’impresa è assai ardua, ma occorrerebbero misure più drastiche e investimenti più cospicui. In altre parole servirebbe l’attuazione di un vero Piano strategico della mobilità e non solo l’annuncio. E’ comunque apprezzabile che alcune promesse, come l’uscita degli assurdi Jumbo-bus dal centro storico, sia stata mantenuta. Ma se non la si accompagna col divieto ai torpedoni di entrare nelle Mura Aureliane, si risolve solo una parte del problema. Se poi contemporaneamente si consente a chiunque la sosta in seconda fila, il problema invece di risolversi, come si è visto, si aggrava.
Alcune note positive arrivano dalle metropolitane: pare che la B1 sarà pronta per l’inizio del 2011 e nel corso dello stesso anno aprirà i primo tratto della C. La linea D è allo studio, per realizzarla con il project financing, ma i tempi saranno piuttosto lunghi. Non riusciamo a capire come mai non si sia riusciti a concepire una linea lungo una direttrice fondamentale come la Nomentana. Sarebbe una tratta apparentemente abbastanza facile da realizzare con la tecnologia attuale e potrebbe coprire un percorso di circa 14 km ad alta densità abitativa, dalla Bufalotta a Porta Pia .
Per chiudere il quadro a tinte fosche della mobilità citiamo una statistica uscita di recente a cura di Euromobility. Il rapporto evidenzia il peggioramento della situazione romana e, per esempio, la stagnazione del servizio di bike sharing. Solo per farsi un’idea: se a Milano in un anno si è passati da 900 a 1400 biciclette destinate al servizio, a Roma non si è fermi alle 150 bici dell’anno scorso. I numeri parlano sa soli.
Insomma sul fronte della mobilità c’è veramente molto da lavorare e, sinceramente, pensavamo di non arrivare mai a citare in senso positivo le passate amministrazioni. Per ora questo “miracolo” è riuscito grazie all’insipienza dell’attuale amministrazione. Rimaniamo in attesa di poter cambiare idea. Speriamo.

