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Per salvare il bipartitismo va cambiata la legge elettorale per le Europee

26 Maggio 2008

La questione fin qui si è presentata come una contrattazione da mercato: quanto alto dovrà essere lo sbarramento per accedere alla ripartizione dei seggi alle prossime elezioni europee? Il 2, il 3 o il 5 per cento? Posto così il problema, sembrerebbe che vi sia da determinare solo se e di quanto si debbano avvantaggiare i grandi a spese dei nanetti. E invece la questione è più complessa.

Le elezioni europee presentano una specificità istituzionale che non può essere taciuta. Non ponendosi il problema del rapporto di fiducia tra potere esecutivo e potere legislativo, la legge elettorale non deve assolvere un'esigenza di governabilità così come invece avviene per le consultazioni nazionali. E' giusto che se ne tenga conto, ed è proprio per questo che una direttiva europea impone l'adozione della rappresentanza proporzionale, lasciando che siano i singoli Paesi a determinare in sede nazionale quanto correggerla attraverso la fissazione di soglie di sbarramento.

Accanto a questa specificità d'ordine istituzionale, si deve però tener conto anche di una peculiare condizione storica che riguarda l'Italia. Le europee, infatti, seguiranno solo di un anno le elezioni politiche del 13 e 14 aprile in cui la frammentazione politica è crollata, il volto delle Camere si è radicalmente modificato e da coalizioni rissose e polarizzate si è passati a immaginare la possibilità di grandi partiti di coalizione a vocazione maggioritaria, tenuti insieme da leadership carismatiche o, quanto meno, autorevoli.

Se si vuole restare con i piedi per terra si deve però ammettere che, per il momento, tutto questo rappresenta solo una opportunità, che l'evoluzione del quadro politico potrà confermare o smentire. Certo, conterà enormemente la volontà e la capacità dei due principali partiti di cambiare insieme regolamenti e leggi costituzionali. Ma ancor più conterà il modificarsi dei rapporti di forza nei due schieramenti. Se, infatti, tra un anno la frammentazione che l'elettorato ha cacciato dalla porta riuscirà a intrufolarsi di nuovo dalla finestra, addio semplificazione. Si farà ritorno agli antichi particolarismi e si tornerà a sostenere che, per qualche misteriosa ragione antropologica, il bipartitismo tendenziale non si addice all'Italia.

Il problema si pone innanzitutto a sinistra, dove nel Pd c'è chi, in modo addirittura sfacciato, sta attendendo Veltroni al guado. Per questo, ad esempio, D'Alema si sta interessando tanto a ciò che accade in casa di Rifondazione, spingendosi ad un pubblico "endorsement" per l'ala dialogante di Niki Vendola. Dopo la sconfitta di Roma, se alle europee il Pd non riuscisse a riproporre il potenziale d'aggregazione elettorale che ha saputo sviluppare in occasione delle elezioni politiche, Veltroni verrebbe assai probabilmente esautorato e assieme a lui, anche il tentativo di fare del Pd un partito a vocazione maggioritaria, all'interno di un sistema tendenzialmente centripeto.

Se questa è la posta in gioco, non si capisce proprio perché il rispetto delle peculiarità istituzionali dovrebbe automaticamente tradursi nel concedere a forze da prefisso telefonico la possibilità di accedere alla rappresentanza, vanificando in tal modo l'occasione storica che l'ultimo voto ha fornito. Porsi l'obbiettivo di una nuova legge elettorale, di contro, significa voler difendere quest'occasione. E, se sarà possibile, farla maturare. Per questo, non ci si deve limitare soltanto al pur rilevante problema della soglia di sbarramento: la riforma della legge elettorale per le europee può divenire l'occasione per porre altri problemi degni di una matura democrazia.

Ve ne è uno, in particolare, che attende risposte più serie dagli stonati refrain fin qui ascoltati: come trovare un migliore equilibrio tra le prerogative proprie di partiti che non sono più le potenti e invasive "macchine" di un tempo e le prerogative di controllo che spettano agli elettori. Il problema non si risolve con il ripristino (o la conservazione) delle preferenze. Ed è paradossale che tale soluzione sia avanzata soprattutto da quanti, per altro verso, si preoccupano della moralità e dei costi della politica. Nell'attuale realtà dei sistemi politici, infatti, le preferenze favoriscono solo lobbies trasversali più o meno legali e fissano il potere dei soldi.

Vi sono altre strade più adeguate al nostro tempo caratterizzato da partiti "troppo deboli". Strade che passano per la dimensione delle circoscrizioni, che debbono garantire agli elettori la possibilità di controllare e giudicare l'operato dei loro rappresentanti; o dalla previsione di garanzie di trasparenza e democrazia per la scelta delle candidature all'interno dei partiti.

Se vi dovrà essere una nuova legge elettorale, dunque, è bene che essa prenda in considerazione anche questi aspetti. E' un banco di prova importante per il dialogo tra Pdl e Pd ma, ancor più, si tratta di un indispensabile investimento sul futuro prossimo venturo dell'intero sistema politico italiano.    

 

Commenti
Angelo Perugia
26/05/08 10:11
Bipartitismo
Sono assolutamente d'accordo. Il bipartitismo va assolutamente salvato. Solo con il bipartitismo le beghe fra posizioni diverse si possono risolvere all'interno dei partiti, senza rompere le scatole all'elettore ogni tre minuti con interminabili discussioni sul nulla. L'elettore ha altro da pensare .
Pietro
26/05/08 15:02
bipartitismo
concordo completamente. Finalmente una comunicazione chiara e diretta! Occorre consolidare il rapporto con Veltroni e il PD e fare anche capire ai cittadini come il frazionamento del sistema politico della vecchia proporzionale e delle preferenze conduca alla formazione di lobbies dannose per il paese e la maggior parte dei cittadini.Su questo specifico problema sarebbe necessario insistere, spiegando bene anche tutti gli effetti negativi sulla vita quotidiana degli italiani. Gli elettori sono cambiati, non hanno votato per ideologia alle ultime elezioni politiche e hanno seriamente considerato i programmi politici in relazione agli effettivi bisogni. E' importante continuare con una comunicazione chiara e diretta come quella di questo articolo.
francoazzurro
26/05/08 20:26
Che si faccia al più presto!
Chiarissimo, come al solito, e condivisibilissimo. E' anche opportuno fissare una congrua soglia di sbarramnento come fanno altri stati europei.
francoazzurro
27/05/08 15:41
La "sofferenza" della sinistra marxista
caro senatore, forse è inutile che ci sforziamo di recuperare alla ragione certa sinistra italiana. Finchè essi, non faranno i conti con la storia, prendendo atto del fallimento delle loro elucubrazioni ideologiche, il nostro Popolo non avrà pace. Va bene la conflittualità -essa è di questo mondo - è il sale della crescita di una società. Ma quando è finalizzata alla mera conquista del potere, allora dobbiamo dare ragione al vecchio Giolotti allorchè, imbarcandoli al governo con i liberali all'inizio del secolo scorso, in una infuocata seduta parlamentare ebbe a dire: "la sinistra non sa governare e non fa governare"; evidentemente per la ragione di cui sopra! A mio avviso essa soffre nella coscienza. A tal proposito, vorrà infine illustrarci quando e in quale fase della storia la sinistra si è presa seriamente cura di quelli che don Lorenzo Milani chiamava "ultimi"? francesco.pugliarello
Michele
27/05/08 17:51
Dissento
La specificità istituzionale delle elezioni europee è innanzitutto quella di rappresentare i cittadini europei nelle istituzioni europee. Determinare il sistema elettorale per fini estranei a questo è una forzatura indegna, per un popolo maturo e democratico. Perciò mi auguro che le "ulteriori" considerazioni del Sen. Quagliariello non siano fatte proprie dal parlamento e, già che ci siamo, vorrei che mi fosse spiegato come si fa ad aumentare il potere dell'elettore se non gli si consente di scegliere tra i candidati, ma solo tra due o al massimo quattro liste alternative che, comunque, sono formate da candidati imposti da chi dirige quelle liste. Il quadro politico italiano è stato molto semplice per 50 anni. Si è complicato con le riforme elettorali, che da anni comprimono la rappresentazione dei cittadini nelle assemblee legislative in nome della governabilità. Avveniva con i collegi uninominali ed è peggiorato con le liste bloccate. Ciò è antidemocratico. Nella vituperata prima repubblica vi erano partiti del 2% (PLI) e 3 o 4% (PSDI e PRI) che avevano un ruolo politico importante e non agivano solo per farsi vedere dagli elettori. Forse perchè i loro rappresentanti in parlamento sapevano che ogni tanto dovevano sottoporsi personalmente al giudizio degli elettori. La governabilità si può garantire in molti modi senza impedire che partiti del 4% possano parlare in parlamento. Per esempio con la sfiducia costruttiva, magari associata ad una riforma che renda non modificabile la proposta di bilancio fatta dal governo: o la si approva come proposta dal governo o il governo cade e si torna a votare, come succede quando il consiglio comunale non approva il bilancio proposto dalla giunta. In tal modo si eviterebbe l'annuale "assalto alla diligenza", ci risparmieremmo un sacco di leggine e, forse, noi cittadini potremmo imputare chiaramente a questo o quel ministro la responsabilità delle scelte. Potremmo persino semplificare il quadro politico senza che ci sia imposto da qualche manovratore. E' vero che l'elettore, dopo aver scelto il proprio rappresentante, ha altro a cui pensare ed è per questo che deve poter scegliere liberamente il detto rappresentante. Dateci un sistema elettorale che consenta al parlamentare di dire al capo della sua coalizione: "QUESTA LEGGINA È UNA PORCHERIA ED IO NON LA VOTO!". Oggi è impossibile perchè tale coscenzioso parlamentare non sarebbe ricandidato; dovrebbe essere un eroe! Un parlamento di persone coscenziose dovrebbe bastare per tutelare la democrazia. Se abbiamo bisogno di mille eroi vuol dire che il sistema è marcio.
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