Giovedì 24 Maggio 2012
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Vento del Nord

Il patrimonio degli enti locali per aiutare le aziende del Nord-Est

23 Marzo 2009

E’ intorno a giugno che si sentirà più duramente la stretta economica, poi verso settembre dovrebbe (speriamo che le previsioni siano realistiche, ma qualche segnale positivo in questo senso è evidente) ripartire l’America, un po’ faticosamente e poi più decisamente nel 2010, e dietro tutto il resto del mondo. Sarà dunque opportuno registrare ancora meglio gli strumenti per governare la difficile fase di transizione dalla crisi alla ripresa. Da una parte lo stato dovrà aiutare chi si trova senza lavoro, dall’altra si dovrà cercare più in generale di mantenere intatta l’area sana del nostro patrimonio industriale, in modo che possa essere pronta ai primi segni di rilancio.

Parte rilevante di questo sforzo si gioca al Nord, con problemi articolati tra le diverse aree del Settentrione. A Nord-ovest il primo obiettivo è stato quello di sostenere la Fiat con un provvedimento, quello della rottamazione, che ha fatto venire un po’ di mal di pancia a parte del nostro mondo industriale ma che era giustificato sia dall’emergenza sociale che una profonda crisi torinese avrebbe provocato, sia dalla risposta alla concorrenza degli altri stati che molto più abbondantemente dell’Italia aiutano “l’auto”, sia, infine, dall’atteggiamento di Sergio Marchionne che si guarda bene dal puntare tutte le sue carte sul sostegno pubblico e cerca la necessaria soluzione globale per l’antica compagnia d’auto italiana con sponde nella Chrysler e con trattative per trovare un socio internazionale.

Molto più articolati i problemi del Nord centrale (la Lombardia) e del Nord-est, che non vedono una sola impresa fondamentale a dare tono a tutta l’economia. In queste regioni emergono le questioni dell’imprese del quarto capitalismo (o multinazionali tascabili) che si sono ristrutturate lungo gli anni Novanta consolidando il loro ruolo nel mondo, che hanno una forte vocazione all’export e che soffrono quindi dell’attuale contrazione del commercio internazionale. Ma hanno accumulato anche grandi potenzialità (anche finanziarie), possono “soffrire” un po’ più a lungo e dispongono di molte chance per cogliere il primo venticello positivo. Accanto a queste imprese c’è poi uno sterminata platea di aziende minori o più propriamente artigiane che contribuiscono in modo decisivo a rendere ricche queste terre del Nord. Le aziende lombarde di questo tipo sono maggiormente specializzate e partecipano in primo piano ai flussi dell’export, nel Nord-est vi è invece tutta una serie di impresine particolarmente integrate con il sistema produttivo tedesco, particolarmente con quello bavarese che quindi sentono particolarmente le difficoltà della Germania. Vi sono anche radici storiche in questo fenomeno: la lunga tradizione “artigiana” spesso medioevale lombarda che è poi diventata la base per il decollo industriale del Secondo dopoguerra e in particolare degli anni Settanta-Ottanta. Nel Nord-est molte micro aziende hanno invece radici mezzadrili con al centro l’enorme capacità di lavoro di questo tipo di agricoltori, l’abitudine a programmare anche nelle difficoltà la vita delle unità produttive ma con meno qualità specialistiche.

Un tratto comune rilevabile in questa crisi è la forte solidarietà tra lavoratori e imprenditori tutti impegnati a non disperdere il patrimonio di cultura e di esperienza delle aziende: con scarso spazio per frettolose dismissioni e ancor meno per le delocalizzazioni (che pure avevano assai interessato per un certo periodo le imprese del Nord-est).

Imprese quartocapitalistiche, imprese postartigiane e di orgini mezzadrili hanno in comune il problema di sopravvivere alla stretta del credito che si è sentita di questi tempi, con terribili e improvvisi scatti in avanti dei tassi del credito all’industria. Emma Marcegaglia da una parte e Sivlio Berlusconi con Giulio Tremonti, dall’altra, hanno lavorato per determinare un nuovo flusso di credito alla produzione. L’assestamento di Intesa San Paolo e di Unicredit sul mercato borsistico sembrano dare una sponda più solida agli obiettivi del governo e di Confindustria. Però questo sostegno riguarderà in parte rilevante le imprese medio-grandi. Per le altre servirà ancora specialmente l’attività delle banche locali e cooperative che sono state il miglior partner delle aziende minori. E qui bisognerà sforzarsi di lavorare su alcuni spunti offerti dal governatore di Bankitalia nella sua audizione parlamentare: cercare vie non convenzionali per aiutare il credito alla produzione. Le regioni del Nord e del Nord-est. Lombardia, Veneto, Friuli, dovrebbero impegnarsi su questo filone. Già adesso esiste un sistema di fidi regionali, provinciali, distrettuali al credito industriale: bisognerà implementarlo in modo decisivo. Gli enti locali e territoriali comunali, provinciali, regionali lombardi e veneti sono dotati di un patrimonio immobiliare e in partecipazioni eccezionale: questo patrimonio non potrebbe essere messo in gioco, almeno in parte, in una gigantesca operazione di garanzia agli investimenti per le piccole e medie imprese?

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