Venerdì 10 Febbraio 2012
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Mulini a vento

Il no ai matrimoni gay è perfettamente laico, liberale e (perfino) libertario

21 Gennaio 2010

L’articolo di Olson pubblicato dall’occidentale ripropone il tema del riconoscimento e della tutela giuridica delle coppie omosessuali, che in Italia aveva raggiunto il massimo splendore nella scorsa legislatura, quando la scombinata e litigiosa maggioranza di sinistra era dilaniata dal confronto fra teodem, labdem, libdem e comdem. Un confronto che, come in molti altri casi si risolse con un nulla di fatto.

Oggi il tema ritorna e si spera che possa essere affrontato in modo più sereno e più lucido. Sinora infatti il dibattito è stato monopolizzato esclusivamente da due posizioni nette quanto errate: da un lato una concezione laicista che, in nome della tutela della libertà individuale, rivendica sic et simpliciter un’estensione dei diritti individuali dei soggetti che danno vita a stabili convivenze omosessuali e dall’altro una visione teo-con che ribadisce una visione della famiglia come cellula fondamentale del nostro sistema sociale e, conseguentemente, rifugge da ogni innovazione giuridica e legislativa che possa indebolirne il ruolo.

In realtà, il tema merita un approccio più analitico che punti ad andare in profondità per verificare se vi siano concrete ragioni sufficienti per giustificare un intervento legislativo che estenda l’istituto matrimoniale alle coppie omosessuali. Sgombriamo preliminarmente il campo da un equivoco che per lungi tratti ha viziato il dibattito nel nostro Paese. Sarà stato per la paura di affrontare il tema dei matrimoni gay in modo diretto, o per un riflesso di quella “cultura dei diritti” che oramai imperversa in Italia, ma certo è che, pudicamente, le proposte avanzate in materia riguardavano il riconoscimento delle “coppie di fatto” (eterosessuali o omosessuali che siano). Ma in realtà non riusciamo a trovare una sola buona ragione perché l’ordinamento preveda una tutela analoga (semmai minore) a quella prevista per le famiglie in favore di coloro che pur avendo a disposizione un idoneo istituto, specificamente destinato a tutelare la convivenza e a disciplinare i rapporti interni alla coppia, hanno liberamente deciso di non avvalersene. La (agevole) reversibilità della scelta matrimoniale, introdotta in Italia con la legge sul divorzio da più di trent’anni e recentemente rafforzata ulteriormente, ha fatto venire definitivamente meno l’unica ragione che poteva supportare l’esigenza di tutelare i conviventi che decidono di non sposarsi.

Il vero nodo sottostante il tema della tutela delle coppie di fatto è, evidentemente, quello delle coppie omosessuali, alle quali non è invece consentito l’accesso al matrimonio e potrebbero pertanto avere necessità di una tutela da parte dell’ordinamento. Ma se questo è il nodo, non è sufficiente richiamare la generica esigenza di tutelare la libertà individuale occorre  verificare in concreto se anche nel caso delle coppie omosessuali ricorrano almeno alcune delle specifiche ragioni che giustificano (ed hanno storicamente giustificato) l’istituto matrimoniale. Il problema non può essere risolto con un mero richiamo alla tutela del “diritto al matrimonio”. Premesso il carattere assoluto ed intangibile del diritto di ciascuno a sviluppare liberamente le proprie relazioni sociali, affettive e sessuali, senza dover subire in alcun modo penalizzazioni o discriminazioni, la sussistenza del diritto a sposarsi (e quindi ad usufruire della tutela giuridica rafforzata propria dell’istituto matrimoniale) va verificato alla luce della ricorrenza di quelle ragioni di interesse sociale che sono alla base di detta tutela.

E’ proprio questo il punto. Il matrimonio non è un semplice riconoscimento giuridico di un fatto (l’unione fra due persone). Se così fosse, si tratterebbe di un mero nomen dal quale non derivano alcune conseguenze per i terzi, un pura forma giuridica perfettamente inutile. Giuridicamente il matrimonio si giustifica perché ne derivano importanti conseguenze giuridiche e patrimoniali che riguardano anche i terzi.

Il regime giuridico della famiglia si risolve in un coacervo di previsioni normative di varia natura che possono essere in modo estremamente sintetico suddivise in tre gruppi:

· le norme che disciplinano i rapporti interni alla famiglia, fornendo ad alcuni componenti tutele nei confronti di altri (particolarmente rilevanti quelle previste nel caso di crisi della relazione coniugale);

· le norme che disciplinano le situazioni in cui terzi entrano in contatto con la famiglia, la posizione dei quali viene in qualche modo compressa rispetto alla generale disciplina dei rapporti civilistici (si pensi alla disciplina dei rapporti negoziali posti in essere da un soggetto coniugato);

· le norme che tutelano diritti, potestà, interessi ed aspettative che la famiglia può vantare nei confronti dello Stato o in generale dei poteri pubblici (come ad esempio la disciplina fiscale e previdenziale che si applica ai soggetti coniugati).

I tre gruppi di norme, sommariamente enucleati, hanno in comune il carattere di costituire una tutela rafforzata rispetto alla ordinaria disciplina civilistica ed amministrativa: si tratta cioè di norme le quali forniscono una posizione differenziata e più favorevole ai soggetti in quanto componenti di una famiglia. Tale rafforzamento non è naturalmente privo di costi: alla tutela rafforzata del coniuge corrisponde inevitabilmente un indebolimento della posizione del soggetto che entra direttamente o indirettamente in contatto con lui (l’altro coniuge, i terzi, i contribuenti). Il problema, quindi, non può essere semplicisticamente risolto invocando un’estensione dei diritti, richiamando impropriamente il principio liberale dell’autonomia dell’individuo. Occorre verificare in modo più preciso se vi siano adeguate ragioni per estendere la tutela giuridica tipica della famiglia anche alle unioni omosessuali e se sia corrispondentemente giusto comprimere la sfera giuridica dei terzi che vengano in contatto con i soggetti componenti l’unione omosessuale. Occorre sempre ricordare che al riconoscimento di diritti corrisponde inevitabilmente l’introduzione di doveri o di divieti a carico di altri soggetti. Per dirla con Milton Friedman: nessun diritto è gratis (there is no such thing as a free rights).

L’istituto della famiglia ha origini antichissime, addirittura precedenti la nascita degli ordinamenti statali più antichi. La disciplina e la tutela della famiglia risponde ad esigenze fondamentali del consesso civile, ed in particolare dalla necessità - propria di ogni organizzazione sociale evoluta - di garantire una cornice giuridica affidabile per consentire lo sviluppo di un processo di procreazione ordinato, nella convinzione che un sistema sociale e culturale solido non possa prescindere dalla diffusione di forme stabili di relazioni di coppia finalizzate (almeno in potenza) alla procreazione. In tal senso, l’esigenza spontanea dei soggetti che decidono di dare vita a coppie stabili si incontra con l’esigenza sociale di rendere (per quanto possibile) ordinato e prevedibile lo sviluppo delle relazioni interpersonali finalizzate alla procreazione. Infatti, l’attività procreativa coinvolge inevitabilmente interessi altamente sensibili che non possono essere rimessi unicamente all’autonoma regolazione dei soggetti interessati. Si pone, inoltre, l’esigenza di agevolare la posizione di quanti decidono di mettere al mondo figli, fornendo al contempo ai figli nati da tali unioni una affidabile cornice giuridica di riferimento. Se non temessimo di apparire materialisti ed economicistici, potremmo dire che l’attività procreativa presenta forti esternalità positive per la società e ciò definisce lo spazio per un intervento pubblico a tutela e sostegno.

Inoltre, a partire da una certa età storica il regime giuridico della famiglia si è sviluppato anche in relazione alla necessità di garantire una specifica tutela al coniuge economicamente e socialmente più debole, il quale dedicando maggiore energia e maggior tempo all’attività di allevamento dei figli aveva evidentemente necessità di un adeguato sistema di garanzie.

Ma, evidentemente, nel caso delle unioni omosessuali non sussiste nessuna di tali ragioni: non vi è l’esigenza di favorire una procreazione ordinata, né di garantire la stabilità dei figli e nemmeno di tutelare il coniuge debole. E quindi la compressione della sfera giuridica dei terzi che inevitabilmente deriverebbe dalla tutela rafforzata della coppia omosessuale sarebbe del tutto ingiustificata dal punto di vista liberale (basti pensare al proprietario di casa che affitta l’immobile ad un conduttore che successivamente avvia una relazione di coppia, al contribuente che dovrebbe sopportare l’onere di una pensione di reversibilità, allo stesso convivente che cessata la convivenza dovrebbe sopportare oneri per il sostentamento dell’altro).

Il fatto è che dietro la ricorrente polemica sul matrimonio gay si cela una pericolosa tentazione statalista. Si cela l’idea che solo ciò che trova un formale riconoscimento giuridico da parte dello Stato abbia legittimità. L’idea che l’ordinamento giuridico debba regolare tutte le attività e tutte le scelte presenti nel corpo sociale: esisto in quanto riconosciuto dalla legge dello Stato. E’ forse comprensibile che la discriminazione, i pregiudizi e la stessa violenza che gli omosessuali hanno dovuto subire per secoli induca a vedere nell’introduzione del matrimonio omosessuale il segno della definitiva liberazione. Ma si tratta di un riflesso sbagliato frutto di una concezione “simbolica” del diritto, lontana anni luce da una cultura liberale del diritto. Ed è anche il simbolo di una concezione minoritaria e paurosa della scelta omosessuale. Sei omosessuale? hai deciso di orientare la tua vita sessuale e sentimentale in modo diverso dagli altri? di non costruire una famiglia e di procreare? ed allora, vivaddio, rivendica con orgoglio la tua decisione e pretendi di essere rispettato, senza “umiliarti” nella pietistica richiesta di certificati di matrimonio, assegni familiari o pensioni di reversibilità.

Naturalmente, tutto ciò non esclude che vi possano anche essere alcune (limitate) situazioni, nelle quali il mancato riconoscimento delle unioni omosessuali pone effettivamente problemi che meritano una soluzione: si pensi al consenso per la donazione di organi, all’aspettativa per malattia del convivente, alle visite in carcere, all’assistenza in ospedale, alla libertà testamentaria. In realtà, si tratta di fattispecie probabilmente ingigantite nella polemica politica, considerato che il più delle volte sono già risolte negli ordinamenti specifici dei diversi settori. In ogni caso, tutte queste fattispecie, più che attraverso una più o meno fedele estensione alle coppie di fatto delle norme di diritto familiare, possono essere meglio affrontate mediante un rafforzamento della tutela delle libertà individuali. Sarebbe, cioè, assolutamente opportuno che ciascuno di noi potesse, indipendentemente dalla formalizzazione di rapporti di convivenza, indicare, ad esempio, una persona alla quale affidare alcune scelte in situazioni di emergenza, ovvero disporre liberamente in sede testamentaria di tutti propri beni (come avviene ad esempio negli Stati Uniti). In un’ottica liberale, il problema non è quindi riconoscere le coppie omosessuali, ma semmai rafforzare - in alcune specifiche situazioni - la tutela della volontà e dell’autonomia della persona, a prescindere che si tratti di single o di convivente, di omosessuale o di eterosessuale. L’obiettivo deve cioè essere quello di un ampliamento della sfera delle libertà individuali, rispetto al quale è inutile, ed anzi controproducente, costruire simulacri o imitazioni della famiglia, laddove famiglia non vi è e non vi può essere.

 

 

Commenti
Marco
21/01/10 16:37
Ottimo articolo. Condivido
Ottimo articolo. Condivido in pieno.
Federico da Miami
22/01/10 18:24
ARTICOLO PERSUASIVO
Penso che con questo articolo ci si puo' presentare in qualsiasi sede dove e' in discussione la concessione o meno dell`unione matrimaniale a coppie omosessuali. E' l`istituzione del MATRIMONIO che va tutelata, salvaguardata, sopratutto da leggi demenziali che ne minerebbero i contenuti e l`efficacia millenaria. Gia' altre leggi; vedi divorzio ed aborto, con le conseguenze che ne sono e stanno derivando, lo fan traballare peggio dei sismi terraquei. Ponderando un po', come fa egregiamente Mambrino in questo articolo, si possono sia risolvere e proteggere, con adeguate discipline i problemi dei diversi, che pretendono di rimaner tali e nessuno vuol toglier loro questo diritto, che non strapazzare ulteriormente il Matrimonio.
enzo
24/01/10 11:40
matrimoni gay
bell'articolo ma con un grande buco. parlando di procreazione ( sarebbe meglio parlare di educazione e cura di minorenni )si trascura il caso eclatante di chi è solo con un figlio ( o vedova, o divorziata, o ragazza madre ) che desidera unirsi ad una persona dello stesso sesso per formare una famiglia. cosa facciamo gli togliamo il figlio? o gli diamo i diritti che l'articolo considera importanti per le famiglie e che giustificano il matrimonio.sono per la seconda ipotesi a tutela del minore e delsoggetto più debole nell'ambito della coppia "socialmente utile" che si va a formare.
maurizio griffo
24/01/10 17:01
mettersi nei panni altrui
Non me ne voglia l'amico Mambrino, ma se avesse provato a mettersi nei panni di una coppia omosessuale desiderosa di stabilità definitiva (e perché no, anche di prole, magari da avere tramite adozione) avrebbe forse scritto un articolo diverso.
petergower
25/01/10 06:35
psiche
Ci si preoccupa, giustamente, dell'equilibrio psichico delle persone, in particolare dei minori, e non si dice nulla di un bambino costretto a vivere con babbo e MAMMO?
clotilde rau
27/01/10 21:15
Complimenti all'autore che
Complimenti all'autore che riesce con successo ad utilizzare tante parole senza condensare alcun significato chiaro. Decisamente, ci vuole arte.
Mambrino
28/01/10 14:14
Risposta di Mambrino
Le due principali obiezioni avanzate da alcuni lettori non mi sembrano convincenti. Quanto all’esigenza delle coppie omosessuali di soddisfare il desiderio di stabilità definitiva – sottolineata dall’amico Griffo –osservo (oltre al fatto che in realtà l’unica forma definitiva di stabilità è la morte) che la stabilità esistenziale ed affettiva è valore importante per ciascuno di noi ma non credo che sia compito dello Stato o delle leggi farsene carico. In una concezione liberale lo spazio per un intervento legislativo consiste nella regolamentazione dei rapporti fra soggetti portatori di interessi potenzialmente in conflitto e nella tutela dei soggetti più deboli. La stabilità di una relazione affettiva e sentimentale non dipende in alcun modo dal riconoscimento dello Stato; e del resto, e parlo anche per esperienza personale, spesso non vi è nulla di più instabile di una relazione ritualmente formalizzata davanti ad un ufficiale dello stato civile. In ogni caso, anche a voler riconoscere la legittimità della pretesa giuridica alla “stabilità” ne conseguirebbe l’opportunità di una legge che riconosca i matrimoni gay come mera forma, un rito privo di conseguenze giuridiche pratiche (di carattere assistenziale, previdenziale, fiscale etc.). Quanto al problema dei figli delle famiglie monoparentali ed al desiderio di figli delle coppie gay, si tratta di questioni del tutto autonome rispetto alla tematica dei matrimoni omosessuali. E’ chiaro che sarebbe privo di senso immaginare che il genitore single che decida di unirsi a persona del medesimo sesso possa perdere la paternità sul figlio. Ma è altrettanto evidente che per tutelare la posizione del figlio il riconoscimento del matrimonio omosessuale non ha alcuna utilità. La tutela dei figli è oggi del tutto indifferente alla posizione giuridica dei genitori (sposati, conviventi o single che siano). Quanto infine alla possibilità per le coppie gay di adottare figli, credo cha anche in questo caso la questione sia mal posta: il problema non è decidere se le coppie gay possano adottare ma, più in generale, stabilire se possano adottare i single. E, su quest’ultimo punto, io ho forti perplessità almeno sino a quando vi saranno numerose coppie regolarmente sposate che vorrebbero adottare un bambino e non vi riescono. Ma questa è, evidentemente, un’altra storia.
Daniele
23/02/10 00:53
"Sei omosessuale? hai deciso
"Sei omosessuale? hai deciso di orientare la tua vita sessuale e sentimentale in modo diverso dagli altri? di non costruire una famiglia e di procreare? ed allora, vivaddio, rivendica con orgoglio la tua decisione e pretendi di essere rispettato, senza “umiliarti” nella pietistica richiesta di certificati di matrimonio, assegni familiari o pensioni di reversibilità." Mi spiace, ma tutto il tuo ragionamento, già traballante, decade con questa affermazione. Omosessuali si nasce, non si diventa. Non è una scelta, nessuno sceglie di essere gay o lesbica. Te lo dico io in quanto gay e lo dice anche tutta la dottrina scientifica in materia dopo decenni di studi che hanno confermato quel che tutti i gay e tutte le lesbiche sapevano da sé, cioè che si nasce così. Ma secondo te, una persona sceglierebbe di essere gay, con tutti gli svantaggi che ciò comporta, in questa società? Derisione, sofferenza, discriminazione. Ci sono ragazzi adolescenti che arrivano a suicidarsi per questo. E secondo te sarebbe una scelta? Ci vuole rispetto per tutte le persone. Essere gay o lesbica è come avere i capelli neri o biondi o essere mancino o destro: ci si nasce, è così.
Francesco
16/03/10 03:20
Volete essere sarcastici e
Volete essere sarcastici e prendere in giro chi è contro i matrimoni gay forse non sapete quale è il pensiero di Dio a riguardo leggete se volete e riflettete, e dopo che avete letto cercate la verità in Cristo e lui vi libererà Romani 1:16 Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; Romani 1:17 poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: «Il giusto per fede vivrà». I peccati dei pagani (Sl 19:1-4; At 14:16-17)(Sl 81:11-12; Is 44:9-20)(Ef 4:17-19; 1P 4:3-5) Romani 1:18 L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; Romani 1:19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; Romani 1:20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, Romani 1:21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato. Romani 1:22 Benché si dichiarino sapienti, son diventati stolti, Romani 1:23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Romani 1:24 Per questo Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; Romani 1:25 essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Romani 1:26 Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l'uso naturale in quello che è contro natura; Romani 1:27 similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento. Romani 1:28 Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; Romani 1:29 ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; Romani 1:30 calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, Romani 1:31 insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. Romani 1:32 Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette. Dio vi BENEDICA
Manuela
12/04/10 18:53
io sono
io sono innamorata,profondamente! vorrei comprare una casa e sposandomi potrei ottenere dei mutui agevolati. voglio avere un figlio, non due sarebbe troppo per me. e vivere felicemente per tanti e tanti anni. se questo non accadrà e dovrò morire prima, voglio che sotto il mio tetto continui a viverci il mio partner con nostro figlio e che tutti i miei risparmi servano a loro per andare avanti dignitosamente. loro saranno la mia famiglia, sacra e insindacabile. voglio che quando partorirò il mio partner sarà al mio fianco per aiutarmi e sostenermi. voglio invecchiare e gioire delle piccole cose che la mia famiglia saprà darmi, incommensurabilmente grandi. tutto questo in parte ce lo avrò comunque, ma non potrò mai assicurare al mio partner la mia casa anche dopo la mia morte, la potestà su nostro figlio, i miei risparmi, la dignità...io amo sara e lei ama me: riuscite davvero a vederci qualcosa di sbagliato?
Anonimo
12/04/10 19:01
Adesso, quando qualcuno
Adesso, quando qualcuno tenta di difendere lo stile di vita omosessuale, gli ricordo semplicemente che nel Levitico 18:22 si afferma che ciò è un abominio. Fine della discussione. Però, avrei bisogno di alcun consigli da lei, a riguardo di altre leggi specifiche e come applicarle. * Vorrei vendere mia figlia come schiava, come sancisce (Esodo 21:7). Quale pensa sarebbe un buon prezzo di vendita? * Quando sull’altare sacrificale accendo un fuoco e vi ardo un toro, so dalle scritture che ciò produce un piacevole profumo per il Signore (Lev.1.9). Il problema è con i miei vicini: loro, i blasfemi, sostengono che l’odore non è piacevole. Devo forse percuoterli? * So che posso avere contatti con una donna quando non ha le mestruazioni (Lev.15: 19-24.). Il problema è come faccio a chiederle questa cosa? Molte donne s’offendono. * Il Levitico ai versi 25:44 afferma che potrei possedere degli schiavi, sia maschi che femmine, a patto che essi siano acquistati in nazioni straniere. Un mio amico afferma che questo si può fare con i filippini, ma non con i francesi. Può farmi capire meglio? Perché non posso possedere schiavi francesi? * Un mio vicino insiste per lavorare di Sabato. Esodo 35:2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Sono moralmente obbligato ad ucciderlo personalmente? * Un mio amico ha la sensazione che anche se mangiare crostacei è considerato un abominio (Lev. 11:10), lo sia meno dell’omosessualità. Non sono affatto d’accordo. Può illuminarci sulla questione? * Sempre il Levitico ai versi 21:20 afferma che non posso avvicinarmi all’altare di Dio se ho difetti di vista. Devo effettivamente ammettere che uso gli occhiali per leggere… La mia vista deve per forza essere 10 decimi o c’è qualche scappatoia alla questione? * Molti dei miei amici maschi usano rasarsi i capelli, compresi quelli vicino alle tempie, anche se questo è espressamente vietato dalla Bibbia (Lev 19:27). In che modo devono esser messi a morte? * Ancora nel Levitico (11:6-8) viene detto che toccare la pelle di maiale morto rende impuri. Per giocare a pallone debbo quindi indossare dei guanti? * Mio zio possiede una fattoria. E’ andato contro Lev. 19:19, poiché ha piantato due diversi tipi di ortaggi nello stesso campo; anche sua moglie ha violato lo stesso passo, perchè usa indossare vesti di due tipi diversi di tessuto (cotone/acrilico). Non solo: mio zio bestemmia a tutto andare. * E’ proprio necessario che mi prenda la briga di radunare tutti gli abitanti della città per lapidarli come prescrivono le scritture? Non potrei, più semplicemente, dargli fuoco mentre dormono, come simpaticamente consiglia Lev 20:14 per le persone che giacciono con consanguinei? * So che Lei ha studiato approfonditamente questi argomenti, per cui sono sicuro che potrà rispon dere a queste semplici domande. Nell’occasione, la ringrazio ancora per essere così solerte nel ricordare a tutti noi che la parola di Dio è eterna ed immutabile. Sempre suo. Un ammiratore devoto.
carlo
13/04/10 09:11
aggiorniamoci!
"non vi è l’esigenza di favorire una procreazione ordinata, né di garantire la stabilità dei figli e nemmeno di tutelare il coniuge debole". Ecco il punto!siete rimasti alla concezione di matrimonio del secolo scorso! La donna lavora al pari dell'uomo,la metà delle coppie sposate non ha la minima intenzione di procreare...ci si sposa per amore,la cosa più naturale del mondo! delle due l'una:o consentire il matrimonio SOLO alle coppie etero in cui la moglie fa la casalinga e sforna figli a gogò oppure ESTENDERE il matrimonio a prescindere dall'orientamento sessuale! più liberale di così!
Marco
02/02/11 15:29
Sono queste le ragioni?
Se veramente sono queste le ragioni per il non riconoscimento dei diritti agli omosessuali allora ci siamo veramente bevuti il cervello perchè non si vuole in nessun modo capire, e lo si osteggia in qualunque modo anche disconoscendo se stessi, che l’intensità dei sentimenti e i bisogni di due persone che si amano sono UGUALI sia se che ad amarsi sono di sesso opposto sia se dello stesso sesso. L’orientamento sessuale non è una scelta (non lo si sceglie volontariamente… chi puo’ farlo?), è quello che ci ritroviamo e non vedo perchè un persona che si ritrova essere gay debba essere esclusa dalla leggittimità e dal suggello della sua relazione. Sapete qual è il cero significato della parola libertà??? PARTECIPAZIONE!!! e quando TUTTI possono partecipare ci si migliora tutti, partecipare vuol dire miglioramento? Perchè una coppia gay non può essere di supporto ad una etero? e viceversa? Questo già accade. Non commento la parte relativa al finanziamento… spero sempre che i soldi non prevalgano mai sui valori e sulle persone. Poi chi dice che i gay non possono procreare? Non mi sembra che una lesbica sia anche e per forza sterile e non mi sembra affatto che un uomo, o una coppia di uomini, non possano adottare un bimbo… che siamo sicuri che questo bimbo avrebbe una crescita “migliore” se lasciato nelle condizioni in cui si trova oppure affidata diversamente? Mi illudo sempre, e molte volte mi devo ricredere, che le persone siano dotate di cervello pensante e che sappiano ragionare.
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