Enfatizzato in tutti i modi, predetto da tempo da Giulio Tremonti, il temutissimo caro-spesa è arrivato di schianto sulle nostre tavole. Pane, pasta o latte: scegliete pure la vostra ricetta preferita, la mazzata arriva comunque.
L’allarme sui prezzi, rimbalzato da tutti i giornali e telegiornali della penisola, non arriva (solo) dalle associazioni dei consumatori, ma anche dalle rilevazioni statistiche: nei primi sei mesi di quest’anno, il pane è rincarato di oltre il 13 per cento e il latte di quasi il 12 per cento. La pasta? Addirittura del 30 per cento!
La crisi economica mondiale impazza, questo è vero, ma molto probabilmente non basta a spiegare tutto. Un esempio? Una circostanza che balza all’occhio è che i prezzi di pane pasta stanno salendo vistosamente proprio mentre i prezzi delle materie prime con cui sono realizzati.
Sulla scia di questa “anomalia”, nei giorni scorsi sono stati proposti rimedi anche molto diversi tra loro per arginare la corsa dei prezzi.
C’è chi, addossando le maggiori responsabilità del caro-prezzi alle filiere distributive alimentari (eccessivamente lunghe), propone panieri di beni “low cost”. E’ la posizione del Ministro Zaia, che di agricoltura e distribuzione indubbiamente ne capisce, e che ha tra l’altro già incontrato il favore di alcune sigle corporative del settore.
C’è chi, invece, ha proposto di munire Antitrust e “Mister Prezzi” di strumenti sanzionatori pesanti, finora assenti, in modo da metterli in condizione di incidere massicciamente sui cartelli di mercato.
Con il che, però, saremmo alle solite. Avremmo – già ci siamo – i giornali che ritraggono due coalizioni eternamente in lotta tra loro, prendendo di volta in volta posizione per un contendente o per l’altro. Le squadre in gioco? Le solite: il partito del “dàgli all’untore”, e il partito che “i prezzi si formano da soli, meglio lasciar correre”.
Ma un dibattito di questo tipo, trito e ritrito, serve al massimo a qualche defilé estivo di libertari e veterosocialisti per evitare di cadere nel dimenticatoio. Che noia!
Che fare, allora, per salvare il portafoglio? Viva il pensiero laterale! A queste colonne è parsa molto ganza la proposta del Professor Forte su Libero. In sintesi, Forte suggerisce di utilizzare il servizio pubblico televisivo (magari proprio RAI 3, vista la copertura spiccatamente regionale) per monitorare le vetrine delle città e stilare quotidianamente un “prezzario” che serva a capire quale è il prezzo più conveniente dello stesso bene.
Non servirebbe come “bollettino di guerra” né come caccia alle streghe, ma risolverebbe alla radice la questione dell’asimmetria informativa, il problema di milioni di consumatori da sempre: sapere chi vende cosa e a che prezzo.


"è parsa molto ganza la