Del vero "pilastro" del Piano casa, quello che prevede ampliamenti al 20% per le ristrutturazioni e del 35 per cento in caso di demolizioni e ristrutturazioni, si sono quasi perse le tracce. Eppure al primo posto nell’agenda economica del Governo dopo la pausa estiva c’è proprio l’edilizia. Il Governo ha tirato dritto (come promesso in campagna elettorale) sul fronte degli alloggi a canone moderato che consentiranno alle fasce meno abbienti di acquistare un’abitazione ma s’è arenato sui premi di volume, punto centrale dell'intesa tra Stato e Regioni firmata il primo aprile scorso.
A remare contro quello che era stato definito il piano di rilancio dell’economia, ci sono la lentezza delle Regioni, un decreto (quello di semplificazione edilizia) che è rimasto chiuso nel cassetto e l’ostruzionismo di alcune Regioni che secondo Confedilizia starebbero cercando di sabotare il piano. Come? Attraverso l’introduzione, nelle leggi regionali, dell’obbligo di dotarsi del libretto casa, peraltro molto costoso, quale condizione indispensabile per poter procedere sulla strada degli ampliamenti volumetrici. Senza entrare nel merito della legittimità del provvedimento – a cui per otto volte è stato dato parere negativo da parte di giudici, Corte di stato e corte Costituzionale – salta all’occhio un dato di carattere politico.
Le Regioni che hanno approvato la legge sul piano casa con obbligo di libretto sono il Lazio e la Basilicata mentre è all’esame del Consiglio in Campania e Sicilia. Tutte Regioni "rosse", esclusa ovviamente la Sicilia. Vale però la pena ricordare come quest’ultima negli ultimi mesi sia riuscita a tenere alta l’attenzione su di sé cavalcando la tigre del partito del Sud, che ha costretto il Premier a intervenire in persona per stoppare, con un alt forte e chiaro, i tentativi dei “frondisti” – quelli dell’Mpa del governatore Raffaele Lombardo e quelli dell’area di Gianfranco Micciché - di minare l’unità del Pdl. Non stupisce quindi che su una questione chiave come quella sul piano casa la Sicilia si sia schierata in favore di un provvedimento dai contorni incerti, accanto a Lazio, Basilicata e Campania, Regioni governate dal centrosinistra.
"L’atteggiamento che il Governo terrà davanti a queste leggi regionali sarà il vero banco di prova per verificare la volontà o no di far rispettare le prerogative statali costituzionalmente riconosciute", tuona Confedilizia. Starà sempre al Governo poi valutare la validità di un libretto (che dovrebbe servire ai fini della sicurezza) che in quanto costoso potrebbe sconfessare, come denuncia l’associazione, il principio ispiratore del piano casa: il rilancio dell’edilizia, locomotore dell’economia del paese. Anche sulla necessità di un libretto valido solo per alcune regioni c’è ampio spazio per la discussione (per quelle altamente sismiche potrebbe risultare per esempio molto utile, sull’esempio delle carte d’identità giapponesi grazie alle quali si misura azotemia, glicemia, colesterolo dei singoli edifici). Di certo, la questione potrebbe finire per frenare ancora una volta il cammino del piano casa. A cui manca innanzitutto il decreto legge promesso dal Governo sulla semplificazione dei permessi e su cui non è mai stato raggiunto l'accordo con le Regioni (troppo distanti le posizioni sulle autorizzazioni paesaggistiche e sulle procedure per i progetti in zona sismica).
Le stesse Regioni che si erano impegnate a varare le leggi entro il 30 giugno sono in ritardo. A oggi sono solo dodici le leggi già approvate. Si tratta della Toscana, Umbria, Lombardia, Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta, Puglia, Basilicata, Lazio, Abruzzo e della Provincia di Bolzano. Le leggi sono operative solo in Toscana e nella provincia di Bolzano mentre non possono cominciare i lavori nelle altre Regioni, che avendo concesso un termine ai Comuni per limitare l'applicazione dei premi di cubatura sul proprio territorio, devono aspettare le scadenze.
Tolte le 12 Regioni che hanno già la legge, le altre sette hanno semplicemente varato in Giunta un disegno di legge. La discussione è quindi aperta in Liguria, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Calabria e Marche. Particolarmente difficile la situazione in Campania, dove secondo il Sole24Ore, la proposta Bassolino si è arenata prima delle ferie, sepolta da centinaia di emendamenti. In Sicilia, sempre secondo il quotidiano economico, il nuovo assessore ai Lavori pubblici, Nino Beninati, ha presentato una seconda proposta. Restano fuori il Molise e la provincia autonoma di Trento che però non intende aderire al piano casa.
Intanto, l'edilizia non ha ancora ripreso a respirare e l'economia del paese sta cominciando davvero a scontare gli effetti di una crisi devastante.


Risiedo in Liguria ed