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Oltre il G8

Proposte alternative per riunire i Grandi a basso costo e senza incidenti

18 Luglio 2009

Che fare dopo il G8 dell'Aquila? Come agire per cercare di risolvere i problemi del pianeta? Dobbiamo procedere così come stiamo facendo, riunendo i Grandi della Terra una volta all’anno come si faceva cento o duecento anni fa?

Abbinare lettere maiuscole e numeri interi è il più diffuso passatempo del XX e del XXI secolo dopo il sudoku. Se A10, B52, C130, F104 e G91 sono aerei militari più o meno famosi e se la P2 è una loggia massonica, il Q8 (guarda caso in inglese si pronuncia Kuwait) è una marca di carburante, la R4 è un’autovettura, il T4 è un esplosivo e gli U2 sono un gruppo musicale.

Ma la lettera più inflazionata è la G di giungla, che però nel nostro caso è l’iniziale di qualcosa di molto simile: “Group”. Cerchiamo di districarci in questa foresta molto frequentata, iperabitata, inflazionata. Non si ha notizia (e giustamente) di un eventuale G-zero, ma oltreatlantico qualcuno ipotizza addirittura il G1. Un gruppo formato da un solo Paese? Proprio così: gli statunitensi ONU-scettici sostengono che un Consiglio di sicurezza in cui ben cinque Paesi hanno il diritto di veto sia pletorico. Ne basterebbe uno solo: gli USA, per l’appunto.

Il G2, dal canto suo, non esiste ancora ma sarebbe il futuro mondo dominato da USA e Cina. A sentir parlare di un mondo simile, alla UE viene il mal di pancia, ragion per cui l’Europa preferirebbe, caso mai, il G3, allo scopo di non farsi escludere.

Quando si parla di G4, le cose si complicano, perché la sigla indica più di un gruppo. Con questa etichetta, infatti, vengono talvolta indicati i quattro Paesi europei più industrializzati all’interno del G8 (e cioè Germania, Regno Unito, Francia e Italia). Ma G4 è anche l’alleanza diplomatica fra i maggiori Paesi aspiranti ad essere inclusi permanentemente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Germania, Giappone, India e Brasile). E con la medesima sigla G4 vengono talvolta denominati anche i cosiddetti BRIC (dalle iniziali di Brasile, Russia, India e Cina), ovvero le quattro maggiori economie emergenti. E non è finita, perché G4 è anche il blocco delle maggiori nazioni in via di sviluppo (Cina, India, Brasile e Sudafrica).

Aumentiamo ancora il numero e arriviamo al G5, sigla con cui vengono caratterizzati talvolta i cinque Grandi del Consiglio di sicurezza dell’ONU con diritto di veto. E sotto la medesima sigla ricadono anche i maggiori non-allineati che ambiscono ad allinearsi agli allineati: Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica.

Il G6, dal canto suo, è il nonno del G8 odierno, quando era composto da USA, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia e Italia. Poi diventò G7 con l’ingresso del Canada e infine G8 quando accolse anche la Russia.

Fra i molteplici record storici dell’ultima riunione del G8, quella appena conclusasi all’Aquila, va ricordato il fatto che Berlusconi ha presieduto il vertice per tre volte e nessuno al mondo - piaccia o no - potrà mai né eguagliarlo né tantomeno superarlo. In un Paese normale questo fatto sarebbe fonte di unanime orgoglio e soddisfazione. In Italia no. In Italia, Paese degli Orazi e Curiazi, dei Guelfi e Ghibellini e della guerra civile permanente, l’orgoglio e la soddisfazione vengono espressi solo da una parte, mentre l’altra si dispera, recrimina e rosica amaramente perché il buon Dio, schierandosi col Governo, si è rifiutato di mandare un nuovo, disastroso terremoto a L’Aquila nel bel mezzo del G8 (in termine tecnico si chiama “sfascismo”).

Comunque sia, questo G8 è stato l’ultimo, d’ora in poi si chiamerà G13. Sì, perché la prossima adunanza sarà costituita dal classico G8 più il G5, quello dei non-allineati che si vogliono allineare altrimenti restano non-allineati. Totale: G13. Anzi, no: G14, perché il forum del futuro sarà il G13 più l’Egitto (includere anche un Paese africano, musulmano e arabo è cosa trendy e islamicamente corretta).

E tuttavia non va sottovalutato il G20, un gruppo creato nel 1999 che è la somma dei 19 Paesi maggiormente industrializzati più l’UE, che un Paese non è ma talvolta fa finta di esserlo. Il quale G20, però, non va confuso con un altro G20, ovvero la pattuglia dei maggiori Paesi in via di sviluppo, creata nel 2003, che si occupa prevalentemente di agricoltura. E non va confuso nemmeno, ma l’impresa è ardua, con l’emergente gruppo delle due dozzine e mezza dei Paesi che emergono fra i più emergenti, denominato G30.

Insomma, la verità è che non ci si capisce più niente. Siamo giunti allo sproloquio del G, al tripudio della settima lettera dell’alfabeto, all’iperbole del dare i numeri, all’apoteosi della geometria variabile.

Che fare nel prossimo futuro? Come agire per cercare di risolvere i problemi del pianeta? Dobbiamo procedere così come stiamo facendo, riunendo i Grandi della Terra una volta all’anno come si faceva cento o duecento anni fa? A quei tempi la non-tecnologia dell’epoca obbligava i Grandi o i loro plenipotenziari a due cose: il viaggio per raggiungere il luogo del congresso (Vienna o Berlino o Versailles che fosse) e la presenza fisica per guardare in faccia l’interlocutore.

Oggi la tecnologia ci viene in aiuto perché ci permette di raggiungere qualsiasi località stando fermi, e ci consente di comunicare guardando in faccia l’altro senza muoversi. Oggi il tempo, unica risorsa non riproducibile e pertanto più rara del denaro (che può essere riprodotto e falsificato), può essere sfruttato in maniera ottimale grazie alla tecnologia, a internet, alla posta elettronica, alla televisione, alla videoconferenza. E invece i Grandi, che potrebbero “incontrarsi” spendendo zero e senza sprecare tempo, preferiscono girovagare per il mondo seguiti dalle loro corti, partendo dalle loro sedi per raggiungere ogni anno una località diversa: Rambouillet, Puerto Rico, Williamsburg, Tokio, Halifax, Birmingham e tante altre, fino a La Maddalaquila.

Perché mai non si riuniscono in videoteleconferenza? Potrebbero farlo agevolmente per almeno trecento e sessantacinque volte all’anno.

I risultati positivi di una simile riunione virtuale sarebbero molteplici: innanzitutto si potrebbero affrontare permanentemente, e non solo una volta all’anno, problemi che sono permanenti, con un enormemente più favorevole rapporto costo/efficacia. Inoltre si risparmierebbero montagne di denaro, il che non guasta in periodi di crisi economica.  E si eliminerebbero notevoli disagi ai cittadini, costretti ad emigrazioni forzate dai centri che per disgrazia vengono scelti come sedi delle riunioni.

E poi si eviterebbero penose forzature e squallide strumentalizzazioni di ogni tipo, come quelle della magistratura politicizzata che con perfetto tempismo invia avvisi di garanzia ai presidenti della riunione evento durante. O come quelle degli arruffapopolo che affittano pagine intere di giornali esteri nel giorno della riunione per screditare la leadership del proprio Paese. O come quelle delle opposizioni che gufano augurandosi calamità naturali nel corso della riunione stessa. O addirittura come quelle dei disgustosi politicanti che a riunione appena conclusa si lamentano che fa troppo caldo, e non perché siamo a metà luglio ma perchè la presidenza di turno del G8 non è riuscita a risolvere il problema del riscaldamento globale.

E soprattutto si toglierebbe ogni pretesto alle violente dimostrazioni di piazza, alle bombe molotov, alle vetrine infrante, ai cassonetti incendiati che ormai secondo un triste rituale accompagnano questi eventi, alimentate da parte di no-global, black bloc, centri asociali, gruppi eversivi e guerriglieri urbani vari, di qualsiasi colore purché rosso.

Commenti
Patrizia
18/07/09 09:51
La soluzione prospettata
La soluzione prospettata sembra molto logica e poco dispendiosa. Quindi, proprio per questo, come accade a ogni soluzione semplice e come già più volte l'Autore ha rimarcato in articoli precedenti, può darsi troverà parecchi ostacoli alla sua realizzazione. E poi ci sarebbe l'indubbio vantaggio di non dovere più sentire i giornalisti confrontare il look di Carlà - sobrio ed elegantissimo - con quello di Michelle, che predilige i colori solari. Un tormentone incredibile, e quasi un insulto all'intelligenza degli Italiani, come se l'aspetto rilevante del G8 fossero le mise delle First Ladies.
Irene
18/07/09 19:31
ben venga la tecnologia, ma ci vuole un nuovo approccio
Ho letto con piacere l'articolo, che ho trovato interessante. Il G8, come diverse forme di Summit a cui ormai siamo completamente assuefatti, ha un format ormai non più funzionale alla portata delle decisioni da prendere di questi tempi, oltre a portare con sè sempre una serie di proteste e tumulti poco costruttivi. D'altronde, la politica dei continui congressi e delle infinite conferenze, alimentata oggi dall'innumerevole quantità di problemi di natura trasversale che i Leader politici si trovano a dover affrontare, raramente ha dato grandi e pragmatici risultati... oltre ad essere una pratica ampiamente ridondante ed autoreferenziale, basti pensare alla catena di conferenze internazionali svoltesi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo scorso. Senza contare i risultati ottenuti...! Ma senza cadere nella dietrologia e provando a fare un gioco di fantasia, se dovessi pensare a una nuova struttura da dare alle riunioni dei grandi Leader mondiali, oltre all'utilizzo della tecnologia per ottimizzare tempi e risorse, cercherei di cambiare proprio il tipo di approccio alle tematiche. Gli stessi Anglo-Sassoni insegnano: the way to hell is paved with good intentions... per cui al di là dei documenti pieni di buone intenzioni e ambiziosi headline goals che procrastinano una vera azione di anni, settorializzerei le aree di intervento con tempistiche più tempestive e propositi parziali ma più controllabili e raggiungibili per poi rilanciare a breve una consultazione e un conseguente check, perchè no, anche via telematica.
gabriele barbera
18/07/09 23:54
Ancora sul G8
Questa la passo così come mi è arrivata:la caserma dove si è svolto il G8 e dove tutti noi contribuenti abbiamo investito un bel pò di soldi in coreografie varie non è più di propietà dello Stato, ma di un cartello di Banche (Leheman Brothers International, Capitalia, Intesa etc) che l'ha comprata dallo Stato Italiano per un tozzetto di pane secco e poi gliela affitta per la Scuola Allievi Sottufficiali della GdF per 13 milioni di € annui. Non solo, sempre noi contribuenti abbiamo fatto tutte le migliorie a fondo perduto per far venire bene lo spettacolino per un ulteriore Milione di €. Forse si poteva spenderli meglio o diversamente..forse per la scuola della GdF si potevano usare altre caserme, ad esempio quella del 9° Alpini dell'Aquila che è pochissimo utilizzata. Quindi abbiamo cartolizzato la Caserma di Coppito, poi l'abbiamo presa in affitto e poi ci abbiamo fatto fare tutti i lavori del G8 per le opportune ristrutturazioni. Le Banche propietarie ringraziano sentitamente e noi paghiamo! Nel mentre i lavori alla Maddalena languono e non sono affatto terminati come promesso, ma anche lo fossero non servirebbero a nessuno perchè nessuno li vuole gestire. Ad esempio l'albergo a 5 stelle sorto all'interno dell'ex arsenale militare e costruito guardacaso da Emma Marcegaglia (Presidente Confindustria)nessuno lo vuole in gestione. Sono già 3 le aste per la sua gestione andate deserte! Vi risulta? Gabriele Barbera
G. Marizza
19/07/09 12:10
Rispondo a Irene
Cara Irene, mi sembra di capire che la pensiamo allo stesso modo. Infatti “settorializzare le aree di intervento con tempistiche più tempestive e propositi parziali ma più controllabili e raggiungibili per poi rilanciare a breve una consultazione e un conseguente check, anche via telematica” è cosa facilmente raggiungibile mediante una videoteleconferenza permanente (o comunque attivata di frequente) ma resta una chimera qualora se ne discuta solo una volta all’anno.
G. Marizza
19/07/09 12:21
Rispondo a Gabriele
Mi risulta che solo l’adattamento della caserma della Guardia di Finanza di Coppito sia costato 75 milioni di dollari (secondo l’International Herald Tribune), ma la spesa può anche essere produttiva, se in seguito quella struttura servirà ad alloggiare chi ha perso la casa a causa del terremoto. Per quanto attiene a tutte le altre spese, esistono sicuramente delle statistiche ma saranno disponibili non prima dell’anno prossimo, dato che il G8 non si è esaurito a L’Aquila: la presidenza italiana del G8, infatti, dura tutto l’anno e gli eventi sono numerosi, a vari livelli (capi di Stato e di Governo, ministri degli esteri, dell’economia, della giustizia, degli interni, ecc…). A parere mio, le cose cominceranno a migliorare in un ipotetico giorno (arriverà mai?) in cui una presidenza di turno annuncerà: “Le riunioni di quest’anno si faranno in videoteleconferenza. I numerosi miliardi di euro risparmiati saranno devoluti in favore dei terremotati abruzzesi”. O a beneficio delle famiglie dei Caduti in Afghanistan. O saranno investiti in predisposizioni per evitare che ci siano altri Caduti in Afghanistan. Per quanto riguarda gli altri fatti citati dal lettore, se qualcuno sa, parli pure.
Roberto
20/07/09 22:08
Tutto vero, ma la geometria
Tutto vero, ma la geometria variabile, di per sé, è un principio accettato nelle organizzazioni internazionali, anche nella UE che ormai sta ufficializzando le cooperazioni rafforzate.
Smile
20/07/09 22:10
Proposta...
Ma se il numero cambia in continuazione, perché non lo chiamiamo semplicemente “G”?
G. Marizza
21/07/09 14:49
Rispondo a Roberto
Sì, ma innanzitutto il G8 è solo una struttura informale; in altre parole è un’organizzazione senza organizzazione. A differenza delle organizzazioni internazionali propriamente dette, non dispone di strutture fisse come sedi e staff. Non ha nemmeno una sua carta fondamentale, un suo concetto strategico, non si basa su un trattato istitutivo. E poi, stavolta la geometria variabile ha superato se stessa, è stata più variabile che geometria. A L’Aquila abbiamo cominciato in formato G8, poi sono intervenuti anche Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica trasformando l’evento in G8 più G5. Anzi: G8+5+1, dato che la presidenza ha invitato anche l’Egitto. Poi c’è stato un pranzo di lavoro con cinque organizzazioni internazionali, che gli addetti ai lavori hanno subito battezzato G8+5+1+5. Ma il presidente cinese ha improvvisamente lasciato il consesso per tornare a Pechino a causa della rivolta nel Xinjiang, trasformando l’evento in G8+5+1+5-1. Anzi: non “-1” ma “-0,5”, perché la Cina è comunque stata rappresentata da personaggi di livello minore. E poi c’è stato anche l’incontro con i Junior G8, un gruppo giovanile, cosicché la riunione è diventata G8+Junior G8+5+1. Poi ci si è messo d’impegno pure Obama, che ha invitato 9 Paesi ad unirsi al G8 nel formato MEF (Major Economies Forum) per discutere di cambiamenti climatici. In conclusione, il G8 sarà pure senza organizzazione, ma di certo non è senza partecipazione. Infatti, in totale, i Paesi intervenuti sono stati una quarantina: G8x5, insomma
G. Marizza
21/07/09 14:52
Rispondo a Smile
No, per carità, qualcuno potrebbe confonderlo col “punto G”, che è ben altra cosa. Ho un’altra proposta. Perché non li chiamiamo “G-tanti”? Primo perché non sono pochi, secondo perché girano il mondo…
Alice
21/07/09 17:54
Cosa dicono le statistiche?
Non c’è dubbio che la soluzione da lei proposta farebbe risparmiare enormemente. Nei commenti precedenti si parla un po' delle spese sostenute. Ma esistono statistiche sui costi del G8 del 2009?
G. Marizza
27/07/09 17:11
rispondo ad Alice
come dicevo a Gabriele, le statistiche finora disponibili sono molto limitate e parziali. Avremo quelle definitive fra non meno di sei mesi, e sicuramente non parleranno di cifre trascurabili...
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