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Scontro di Civiltà: il fronte interno

Eurabia: prove tecniche di fondamentalismo a Sarajevo

21 Marzo 2009
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La Moschea King Fahd di Sarajevo

A Sarajevo, nel cuore dell’Europa balcanica, c’è la moschea King Fahd. È una moschea enorme, che durante il Khutbah, la preghiera del venerdì, la più importante della settimana, arriva a contenere oltre a 4.000 persone. E che si chiama così in onore del re saudita Fahd Bin Abd al-Asis Al Saud. Cosa c’entri il monarca dell’Arabia Saudita con Sarajevo, è presto detto: ha semplicemente finanziato con milioni di petrodollari la costruzione della moschea. Dove ora, davanti a uomini e donne rigorosamente divisi, gli imam parlano dei «sionisti terroristi», di come «animali in forma umana abbiano trasformato Gaza in un campo di concentramento», dell’«inizio della fine» per lo Stato ebraico.

Sarajevo è alla porta d’Europa, e tradizionalmente islamici, cattolici e ortodossi vi hanno convissuto; dove Ottomani e impero asburgico si sono incontrati. Dove ora, però, i musulmani radicali stanno piano piano crescendo di numero. Sarà la propaganda (e il denaro) arrivata dai paesi arabi; saranno forse le ferite di una guerra etnica che non si sono mai sanate e che hanno visto i fedeli di Maometto morire più di tutti gli altri. Solo nella capitale della Bosnia, ci sono 60mila wahabiti e la moschea King Fahd è guardata da molti con sospetto. «Perché l’Occidente è semplicemente seccato che molti musulmani stiano tornando alla loro fede invece di strisciare fuori dalle moschee per andare in un bar, a bere alcolici o a mangiare maiale», chiosa Nezim Halilovic, l’imam del grande luogo di culto. Che, per la sua patria, ha anche combattuto, comandando durante la guerra civile la Quarta brigata musulmana e facendo arrivare dall’Africa del nord e dal Medio Oriente molti guerrieri-religiosi salafiti e i loro principi radicali.

Da dopo l’11 settembre, tuttavia, i cosidetti “estremisti islamici” sono stati guardati con sospetto e questo li ha spinti a tenere un basso profilo. Spesso, però, nei momenti in cui c’è meno gente, questi fedeli ortodossi si possono facilmente riconoscere dagli altri musulmani: per come si tengono in disparte, innanzitutto; per come non vogliono fare parte della Jamaat, la comunità, perché pregano in maniera diversa. Perché, alla fine dei rituali, non dicono “salam”, scambiando l’usuale segno di pace. Molti sostengono che wahabiti è uguale ad Al Qaeda. «Non ho niente a che fare con questo movimento – ha raccontato l’imam Halilovic – Ma di certo non intendo escludere dalla mia moschea i salafiti perché pregano secondo i loro riti». A gambe larghe e tutti uniti in una stretta fila, «così il demonio non può passare».

E secondo uno studio dell’intelligence tedesca sul forum del sito bosniaco Studio Din, tramite cui i salafiti di Sarajevo spiegano cosa sia “halal” e cosa “haram” (concesso o proibito), come la guerra santa sia la strada diretta per raggiungere Allah, e come, per esempio, anche fare la donna delle pulizie in una banca che presta denaro con interesse sia un peccato, nella capitale bosniaca si sta delineando sempre più netta una frazione fra i musulmani di vecchia generazione e i nuovi arrivati radicali. «È un virus potenzialmente mortale», ha avvisato per primo Resid Hafizovic, professore all’università islamica e anche la polizia ha recentemente ammesso «l’esistenza di una crescente minaccia terroristica». Lo scorso marzo le forze speciali antiterrorismo hanno arrestato 5 uomini, fra cui 4 salafiti: il loro leader, un ex combattente della brigata Al-Mujahedeen, aveva contatti in Austria e Germania, che gli servivano per procurarsi esplosivo per possibili attentati suicidi. Per ora non è successo nulla, ma nel settembre 2008, in occasione della prima parata omosessuale in Bosnia, un gruppo di musulmani si è lanciato sui manifestanti al grido di “Allah akbar” , costringendo la polizia a intervenire e a sospendere la manifestazione per paura di incidenti. Una paura che, a otto mesi dalla firma del Patto di stabilità che rappresenta il primo passo per l’ingresso nell’Unione Europea, resta viva.

© Panorama

Commenti
fifaus
21/03/09 13:41
I Balcani sono sempre stati
I Balcani sono sempre stati strategici per la penetrazione islamica in Europa: una realtà che in questi ultimi decenni l'Europa ha dimenticato o, quanto meno, sottovalutato. Drel resto ormai è diventata eurasia..
mj23
21/03/09 17:31
La colpa è dell'Occidente
Se negli anni Novanta invece di fomentare la distruzione della Jugoslavia, armare e finanziare i terroristi islamici bosniaci e albanesi, e bombardare la Serbia, l'Occidente avesse capito che si stava infilando in un giochetto assai pericoloso, forse adesso la situazione sarebbe "leggermente" differente... Si parla tanto di lotta al terrorismo e altre falsità date in pasto alla gente, quando in realtà nei Balcani e nel Caucaso gli Stati Uniti e l'Europa hanno fatto di tutto per scatenare la rinascita del fanatismo islamico! Troppo tardi adesso piangere sul latte versato, oltretutto continuando nelle stesse fallimentari politiche di allora, come il sostegno indiscusso ai leader terroristi musulmani del Kosovo contro la Serbia cristiana e democratica di oggi. Complimenti a Zapatero che ha scelto di dare un bello scossone a tutti i passivi governi occidentali decidendo, con un atto che gli rende grandissimo onore, prima di non riconoscere il Kosovo e adesso di ritirare tutte le truppe spagnole da quel fantomatico "stato" governato da una banda di ex-guerriglieri. Trovo assurdo che l'Occidente continui a spendere miliardi per sostenere la nascita di uno "stato" terrorista islamico nel cuore dell'Europa. Bravo Zapatero!
goga48
24/03/09 08:14
bosnia
avete messo 16 anni per capire cosa si stia succedendo in bosnia :adesso e TARDI.avete datto le armi ai muslumani,non avete creduto ai croati e ai serbi,mentre i cristiani facevano le valige e adesso sono sparsi per mondo ...e creato un MOSTRO...grazie
Anonimo
24/03/09 19:03
Dobbiamo ringraziare di
Dobbiamo ringraziare di tutto ciò gli Americani e l'inettitudine dei politici europei, marionette nelle mani degli USA. Inoltre gli Europei e la loro classe intellettuale, a seguito di un processo che affonda le proprie radici nell'illuminismo e che ha portato nel '900 alle rivolte giovanili e alla nascita del movimento no-global, sono arrivati ad odiare se stessi e tutto ciò che ha che fare con la loro storia, la loro cultura e la loro identità. Tutto ciò ci rende insensibili e talora consenzienti di fronte alla nascita di una vera e propria Eurabia.
aleks
25/03/09 19:32
un po' di confusione
non capisco cosa c'entrino l'illuminismo e il movimento noglobal con l'atteggiamento passivo dell'europa nei confronti delle politiche imposte dall'america. il movimento noglobal si oppone proprio alla prepotenza americana di trascinare tutto il mondo nelle sue avventure militari che sono finalizzate esclusivamente a trarre profitto dalle terre usurpate ai popoli del mondo, tra cui anche quelli europei. se i principali governi europei hanno voluto seguire gli americani nelle loro criminali campagne militari a favore dei veri terroristi come nel caso della iugoslavia è proprio perchè hanno perso completamente di vista gli ideali dell'illuminismo per sostituirli con quelli del denaro e del profitto. stiamo attenti a non farci traviare dalle apparenze perchè chi disprezza davvero l'europa e la sua cultura è chi l'ha resa ostaggio della prepotenza altrui.
Cucombra
27/03/09 09:33
Ma che bello schifo...
Sicuramente chi parla degli Stati Uniti come dei crociati non ha capito niente della situazione perchè se c'è qualcuno che ha sempre tratto profitto dal terrorismo islamico quel qualcuno sono proprio l'America, le varie lobbies in giro per il mondo nonchè, paradossalmente, lo Stato di Israele, e ciò lo dico sottolinenando che non sono e non sarò mai un antisemita: esistono infatti documenti interessanti sull'attentato alle Torri Gemelle che svelano come sono andate in realtà le cose. Comunque, per quanto riguarda "Eurabia", ciò è frutto di un susseguirsi di politiche portate avanti in primis dagli Stati Uniti atte a destabilizzare la situazione a favore di quello che è un manipolo di terroristi trapiantato in Europa: tutto questo essenzialmente ha lo scopo di controllare una zona strategica come i Balcani per ragioni dovute all'esistenza di una folta serie di traffici illeciti assai redditizi (tra cui oppio ed eroina provenienti dall'Afghanistan). E cosa guadagna l'Occidente da una simile "conquista"? Il fatto che i media di tutto il mondo potranno finalmente parlare dell'escalation di attentati terroristici di matrice islamica in giro per il mondo e da un lato spacciare gli Stati Uniti come eroi in prima linea a combattere contro il terrorismo internazionale (costituito principalmente, secondo i media, dai talebani e da Al Quaeda, non considerando il fatto che questa costituisce in realtà il braccio esecutore di attentati organizzati però da terzi) pur dall'altro lato continuando a gettare me**a su coloro che il terrorismo islamico lo hanno sempre combattuto davvero, ovvero la Serbia e la Russia, cioè i "cattivoni" di turno... Bella roba...
Anonimo
27/03/09 15:04
Non capisci cosa c'entrano?
Non capisci cosa c'entrano? Vatti a ripassare la storia! Certi atteggiamenti radicali propri della cultura illuminista hanno gettato fango sulla tradizione cristiana che sta innegabilmente alla base della cultura europea e hanno portato a rigettare gran parte della nostra storia, come ad esempio i lunghi secoli del medioevo, nei quali si è formata per la prima volta l'identità europea. La cultura europea ed occidentale è figlia del cristianesimo da un lato e della tradizione classica, greco-romana, dall'altro. Negare l'identità cristiana dell'Europa è degno del peggiore degli ignoranti, e invece purtroppo è uno sport che va di moda, tanto in seno al parlamento europeo quanto nei principali atenei e circoli culturali europei in genere. La sinistra no-global ( antitesi dell’autentico comunismo marxista-leninista), che domina gli ambienti culturali umanistici delle università europee, ha come sport preferito quello di negare le radici cristiane dell'Europa, di irridere i valori del cristianesimo, di sputare contro la nostra cultura millenaria e di gioire dinanzi alla colonizzazione islamica dell'Europa. Un bel modo di auspicare la conservazione delle culture locali dinanzi al globalismo dilagante! Anche il fatto di identificare gli Americani, primi alleati della monarchia saudita, con i nuovi crociati è semplicemente comico, in quanto li si deve criticare proprio per la ragione opposta: gli Stati Uniti dicono di combattere il terrorismo islamico ma in realtà lo stanno sostenendo e alimentando in funzione antirussa, come avviene in Kosovo ( se colpisci la Serbia ti metti contro la Russia), nelle repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, nella Cina occidentale e in certi paesi africani: agli Americani interessa solo contrastare la Russia, che, non dimentichiamolo, è un grande paese europeo! In questo loro progetto gli Stati Uniti non stanno facendo certo il bene dell’Europa, la stanno disunendo e ne stanno mettendo i popoli contro i rispettivi governi, come ad esempio sta accadendo in Polonia e Repubblica Ceca per la questione dello scudo spaziale. E il bello è che la leadership politica dell’Unione europea sta seguendo ciecamente i disegni americani, in un totale autolesionismo: come può ad esempio l’Unione europea accettare di consegnare a un pugno di terroristi islamici un paese come il Kosovo, culla della cultura serba; il Kosovo è nel cuore dell’Europa e i Serbi sono un importante popolo europeo, che tra l’altro tanto ha fatto contro le invasioni turche, e, più di recente, contro il nazismo. Certo parlando di leadership politica europea non posso certo riferirmi ai no-global: chi governa l'Europa? Una classe politica "liberal" schiava della politica americana e che ha sta contribuendo alla cancellazione della cultura europea in nome del profitto. Se nelle università e al parlamento europeo la cultura europea è tanto bistrattata, anche la Chiesa cattolica sta accettando passivamente l’islamizzazione dell’Europa e l'annullamento della sua identità culturale; essa dovrebbe fare assai di più per ribadire le radici cristiane dell’Europa, ad esempio riallacciando veramente il dialogo con il cristianesimo ortodosso. Questo è il triste quadro di un’Europa nella quale la festa della neve sostituisce la festa della Natività di Cristo e in cui nelle scuole non si può più neanche fare il presepe. E tutti sappiamo il perché.
aleks
27/03/09 15:05
bravissimo cucombra
sono perfettamente d'accordo con te, hai colto nel segno. la tua analisi non fa una piega e mi chiedo soltanto quanto tempo debba ancora passare prima che il mondo si renda conto di queste cose che sono sotto gli occhi di tutti. forse quando sarà troppo tardi.
aleks
28/03/09 13:15
anonimo siamo d'accordo
l'unica differenza tra il mio punto di vista e il tuo sta nella tua premessa. l'atteggiamento succube dell'europa verso l'america è determinato dal fatto che la politica europea si illude di poter godere di benefici economici seguendo le avventure militari di washington. il vero problema è questo, non le posizioni degli intellettuali che notoriamente non hanno alcun impatto sulle decisioni politiche globali. il tuo intervento nel complesso è estremamente competente in quanto sottolinea delle grandi verità denunciando l'ipocrisia dei politici europei liberali. il tuo richiamo alla negazione delle radici cristiane dell'europa è altrettanto giusto, ma quello che voglio farti capire è che comunque non è questo il motivo per cui l'occidente sta portando avanti politiche masochistiche. essere contro la globalizzazione significa proprio rifiutare questa dipendenza forzata dall'america che priva noi europei e tutti i popoli del mondo della sovranità economica, culturale e materiale sulla propria terra. da questo punto di vista l'intervento di cucombra è illuminante. penso comunque che nel complesso le mie e le tue posizioni non siano poi così lontane come si possa credere, anzi intravedo molti più punti di convergenza piuttosto che di contrasto. un saluto.
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