Venerdì 10 Febbraio 2012
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La settimana sociale dei cattolici italiani

Che ne sarà delle società occidentali se la morale diventa ideologia

5 Settembre 2010
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La prossima celebrazione della Settimana Sociale dei cattolici italiani che si terrà a Reggio Calabria giungerà al termine di una stagione di polemiche e veleni in cui ancora una volta sono volate accuse di immoralità e illegalità all’indirizzo di questo o quel politico. Saremmo insomma all’interno di un “sottosviluppo morale radice del male”, come ha affermato il cardinal Bagnasco nell’omelia del 10 agosto a Genova? Oppure siamo dinanzi a quella che il senatore Quagliariello, intervenendo proprio alla presentazione del documento preparatorio della quarantaseiesima Settimana Sociale, ha definito “l’ideologizzazione del tema della morale in politica”? Insomma, perché vi sia moralità pubblica, basta predicare e formare leghe e associazioni, scagliando la prima pietra? Non si finisce così per dissolvere la morale in moralismo?

Vediamo qual è la differenza per capire come aggirare il rischio. La morale, parola che viene dal latino mos, o l’etica, dal greco ethos, sta ad indicare il costume o abito o comportamento che l’essere umano deve avere dinanzi a Dio e alla società. Siccome da Kant fin qui, il rapporto con l’Essere è diventato opzionale, si pensa che la morale nasca come il fungo, si regga da sola o, se volete, che l’uomo sia naturaliter morale.

Accorgendosi che così non è, si invocano, al contrario, “codici etici” per regolare i rapporti politici e sociali. Chi li dovrebbe configurare questi “codici”? Evidentemente consessi umani. Ma come è possibile che un uomo, di per sé fallibile come chiunque altro, possa coniare una sorta di decalogo da osservare da tutti? Nessun consesso può considerarsi immune da problemi di moralità o addirittura ritenersi superiore agli altri a livello morale.

Il fatto è che, avendo messo tra parentesi Dio o vivendo come se non esistesse, ci si è dimenticati dei dieci comandamenti dati da Lui a Mosè sul Sinai e se ne vorrebbero inventare altri simili, che finiscono per essere dei surrogati e imitazioni al ribasso. Così l’uomo si fa egli stesso Dio e finisce per giudicare gli altri come immorali.

Per diventare morali ci vogliono le virtù, alcune delle quali sono importanti cardini dell’esistenza e sono chiamate appunto “cardinali”: la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza, altre sono “teologali”: la fede, la speranza e la carità o amore, perché rimandano al Theòs, Dio. Proprio queste ultime sono generatrici o fanno da pilota alle prime. Senza le teologali, le cardinali non hanno possibilità di stare in piedi.

Anzi, dobbiamo aggiungere altre virtù “minori”, come l’obbedienza, la povertà, la castità, l’umiltà che non servono appena per essere santi, come qualcuno penserebbe, ma per essere uomini. Gesù Cristo infatti le ha additate come percorso per essere pienamente uomini. Infatti il retore Elio Vittorino nel III secolo, convertendosi al cristianesimo, affermava: “Quando ho incontrato Cristo mi sono scoperto uomo”.

Dunque, nessuno può ergersi a giudice di altri: la Chiesa dovrebbe saperlo. Perciò, non sarebbe opportuno imparare la lezione di Gesù Cristo che ha invitato a convertirsi a Dio onde cambiare totalmente, invece che stare a giudicare gli altri? San Paolo ha detto: “Chi crede di stare in piedi guardi di non cadere”. Meglio, perciò, per la Chiesa far conoscere la figura e l’opera di Gesù Cristo, investire tempo ed energie in questo, invece di fare continui richiami alla morale, che finiscono per cadere nel vuoto, in quanto senza il supporto della fede è molto improbabile che possano attecchire. Perché solo quando l’uomo si converte diventa morale, e mai totalmente. La perfezione non è di questo mondo.

Nelle nostra società così invasata dalla “autodeterminazione” e nello stesso tempo costretta a confrontarsi ora con la “sottomissione” predicata dall’Islam, quanto si può prendere sul serio la reiterata invocazione alla moralità, senza temere che si tratti in realtà dell’ennesimo moralismo di chi si ritiene casto come la moglie di Cesare?

Commenti
Fattoni Lina Lucia
05/09/10 10:27
Lei ha perfettamente
Lei ha perfettamente ragione:solo quando l'uomo decide di convertirsi a Dio diventa morale. E per decidersi alla conversione ci vuole una fortissima motivazione perchè essa è un processo doloroso e faticoso.Sono pure necessarie le condizioni che favoriscano questo processo,per esempio penalizzando con rigore alcuni comportamenti.Ma come ben sappiamo,non è così. Paghiamo invece le tasse per la mala-politica,mala-sanità,mala-giustizia.Infatti la piaga che stà devastando il corpo sociale in tutte le sue componenti è la corruzione,cioè l'avarizia,che ha le sue radici nella superbia,quella visione di sè che pretende di essere padrone della vita e morte degli altri,in particolare dei più deboli. solo quando l'uomo si decide per la conversione a Dio diventa "uomo":fino a quel momento dobbiamo difenderci dai "non-uomini" e cercare di non soccombere.
Marco Andreacchio
05/09/10 19:46
Il problema del Ritorno all'Ortodossia
Senz'altro, la "morale laica" è un'invenzione moderna, ed equivale ad ideologia. Ma il ritorno all'ortodossia religiosa non è per tutti. Ciò non significa, è chiaro, che sia impossibile per molti, se non oggi, almeno alla lunga. Ma perché si possa parlare seriamente di *ritorno* va affrontata a livello razionale e non dogmatico la sfida anti-teologica moderna. Allora si vedrà che questa sfida "illuministica" (Machiavelli, Spinoza, Hobbes, ecc.) non e' *completamente* vana o priva di legittimità (basti pensare all'Inquisizione spagnola). Andrebbe rivista perciò la necessità di una ragione regolatrice della Religione--una ragione non "fondante" o "dogmatica" (come quella moderna), ma maieutico-Socratica (or "riposta"/"latente," per dirla alla Vico), capace di svolgere quella funzione civile reconosciutale già da Cicerone nel De Natura Deorum. Il ritorno all'ortodossia sarebbe insomma fattibile a patto che si cominci prima a svolgere un'adeguata costante critica della Religione che sia un'alternativa *classica* a quella critica smoderata (e meramente propedeutico-formale) che della Religione fa l'Illuminismo moderno. Ma per questo vi sarà bisogno di un rinascimento della *filosofia politica classica*, ancor prima d'un ritorno all'ortodossia (che se no rimarrebbe irrazionale). Tale rinascimeno fu già promosso ed attuato paradigmaticamente da Giambattista Vico nel settecento, e piu' recentemente negli Stati Uniti da Leo Strauss.
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