Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Sulle due sponde del Tevere

Qualcosa non torna nei rapporti tra gli ebrei italiani e la Santa Sede

1 Febbraio 2009

Il vaticanista del «Giornale», l’ottimo Andrea Tornielli, ha confessato recentemente di non riuscire a capire, pur avendoci riflettuto a lungo, le ragioni del progressivo irrigidimento dell’ebraismo italiano (o almeno di una parte dei suoi rappresentanti) nei rapporti con la Chiesa cattolica: tanto più di fronte a un papa come Benedetto XVI, che «più dei suoi predecessori ha riflettuto e scritto sul legame imprescindibile e non assimilabile a quello di altre religioni che unisce ebrei e cristiani». La nuova versione in latino della preghiera del venerdì santo Et pro Judaeis non sembra costituire un salto di qualità rispetto a quella presente nel c.d. messale di Paolo VI, né il giudizio attuale della Santa Sede sulla politica dello Stato di Israele appare più freddo e distaccato rispetto al passato: anzi, semmai, sembra vero il contrario. Dopo lo scritto di Tornielli, si è avuta la vicenda della  remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani, fra i quali uno risulta aver fatto affermazioni negazioniste: vicenda che è stata evidentemente gestita in modo  tutt’altro che perfetto da parte dei più diretti collaboratori di Benedetto XVI, ma sospettare che essa comporti una qualche tolleranza per opinioni di quel tipo risulta evidentemente una forzatura polemica. Insomma per Tornielli, le ragioni di questo irrigidimento restano un «mistero».

Devo dire che non proprio self-evident, per non pochi aspetti, sono apparse anche a me, che pure questo irrigidimento avvertivo nell’aria già da qualche mese. Ho cercato di ragionarci sopra, seguendo gli articoli dello stesso Tornielli e di alcuni altri che reputo affidabili (nel bombardamento mediatico a cui siamo quotidianamente sottoposti dobbiamo pur fare delle scelte) e sono giunto a formulare alcune ipotesi meno legate alla contingenza: qualunque fondamento esse abbiano, sono comunque ispirate dal massimo rispetto e dalla consapevolezza, viva anche in un quidam de populo come chi scrive, dell’importanza decisiva, nei nostri anni, di un rapporto positivo e fecondo fra ebraismo e cristianesimo.

Spunti interessanti sono stati forniti da alcuni commentatori: il priore di Bose, Enzo Bianchi, uno dei pionieri dell’ecumenismo e del dialogo con l’ebraismo, ha ribadito sulla «Stampa» l’origine scritturale delle preghiere del venerdì santo e ha escluso che ad esse sia sotteso un intento o un’aspirazione conversionistica. Sul «Foglio» Giorgio Israel ha ipotizzato un’alleanza in funzione anti-ratzingeriana fra alcuni settori dell’ebraismo italiano e frange del cattolicesimo progressista: non a caso l’articolo del rabbino veneziano Elia Enrico Richetti (quello che ha dato definitiva visibilità alla vertenza) è stato ospitato sul mensile «Popoli», la rivista missionaria dei gesuiti italiani. Il padre David M. Jaeger ci ha ricordato che l’ebraismo non ha  una «gerarchia», e «i rabbini non sono né sacerdoti né, molto meno, “vescovi”, ma sono piuttosto periti e docenti della Torah e delle leggi religiose, autorevolissimi certo all'interno di questa sfera, ma quando si esprimono su altre materie, non manifestano che i loro giudizi personali, da rispettare certamente sempre, ma non da ritenere proclami che impegnano l'intera collettività, e meno ancora collettività diverse da quelle rispettivamente da loro servite». Anche Sandro Magister ha ipotizzato che alcuni aspetti della vicenda rinviino a problemi interni all’ebraismo italiano e a una sorta di “arroccamento” che caratterizzerebbe alcuni suoi esponenti, come  il  rabbino capo di Roma, Di Segni, che «ha inaugurato una dirigenza del rabbinato in Italia meno laica e più identitaria, più osservante di riti e precetti, e di conseguenza più conflittuale col papato sul versante religioso».
Credo anch’io – lo dico subito – che le scelte recenti dei rabbini italiani  rispondano a una logica difensiva. Ma di che e rispetto a chi? Per farmi capire, ricorro nella maniera più rozza e schematica ad alcuni strumenti della sociologia delle religioni. Si può dire che anche quello religioso sia una sorta di “mercato” in cui – in determinati contesti – si incontra una domanda e un’offerta. Qual è l’offerta dell’ebraismo italiano in questo momento?  O meglio, come si presenta, da un punto di vista religioso, di fronte a quella parte di opinione pubblica che è sensibile a queste problematiche? Sono consapevole – sia detto una volta per tutte – dell’immensa ricchezza della tradizione religiosa e della cultura che circola nel nostro ebraismo: mi chiedo solo quale percezione esso offra di sé all’italiano medio, che cerchi di orientarsi nell’«offerta religiosa» dei nostri giorni. Credo che si caratterizzi per due punti: la memoria continua e dolente della Shoah e il sostegno “politico” e valoriale allo Stato d’Israele. Si tratta di due problemi fondamentali e tale impegno gli fa onore.

Ma sono emerse nel mondo d’oggi molte altre sfide a cui l’uomo contemporaneo, soprattutto se religiosamente orientato, cerca di dare una risposta: quelle  della bioetica, della sessualità in tutte le sue forme, dell’aborto, della famiglia “naturale” e di quelle alternative, del problema dei confini della vita, al suo inizio come alla sua conclusione. Emergono poi vaste problematiche sociali, da quelle attinenti alla distribuzione delle ricchezze, nella nostra società e a livello internazionale, a quelle connesse ai rapporti fra le civiltà, le culture, le religioni. Infine nell’ultimo ventennio, con la crisi della cultura rivoluzionaria e più in generale dell’approccio ottimistico alla modernità, è riemerso il problema della “tradizione”, che coinvolge non solo molte frange di “battezzati”, ma anche – manifestamente – il mondo ebraico: lo testimonia la parabola biografica di alcuni dei più eminenti intellettuali ebrei italiani, il cui ebraismo era – quarant’anni fa – solo ambientale e familiare e che oggi è molto più consapevole e combattivo.
Mi pare che su questi problemi all’italiano medio (di cui parlavo prima) non arrivino, da parte del mondo ebraico, delle risposte forti  e, quando arrivano, siano tutt’altro che univoche; e che non pochi dei suoi rappresentanti avvertano su tali temi la “concorrenza” del pensiero ratzingeriano. Esso chiede loro – come il Papa ha scritto di recente -  di confrontarsi col cattolicesimo non tanto su (mi si passi l’espressione) astratti problemi teologici, ma sulle «conseguenze culturali» delle rispettive fedi religiose e indica, come primo terreno di confronto, la «crisi contemporanea dell’etica». Su tale terreno –  sulla base del comune retroterra biblico -  il confronto potrebbe essere molto ravvicinato e positivo e non  impossibile la formulazione di risposte ispirate agli stessi valori. Lo conferma l’evidente feeling che con le posizioni del Papa dimostrano alcuni di quegli intellettuali ebrei a cui prima accennavo.

Ho l’impressione che non pochi settori dell’ebraismo italiano guardino con diffidenza a questo confronto e temano che esso conduca a una qualche omologazione, non delle due fedi religiose,  ma dei corollari pratici che – in merito alle questioni oggi più avvertite come urgenti – ne potrebbero discendere. Da qui la tentazione, nella difesa dei propri spazi,  dell’arroccamento  e della ripresa di una logica di differenziazione polemica, le cui risorse sono immancabilmente offerte da determinati elementi del passato (i “silenzi” di Pio XII, l’antico conversionismo cattolico, la preghiera del venerdì santo).

 

Commenti
luca
01/02/09 13:06
Il vero problema degli Ebrei
Il vero problema degli Ebrei è il rapporto con se stessi e la propria identità. Dal momento in cui hanno rifiutato la propria religione, hanno cercato di omologarsi alle ideologie secolari del momento: liberalismo, nazionalismo, socialismo, comunismo. E hanno pensato che la cosa migliore fosse eliminare il fattore "religione" in genere. Da ciò il laicismo, l'omologazione alla Nazione o alla Classe, i tanti ebrei italiani prima fascisti e poi comunisti (che hanno tentato di far dimenticare i precedenti). Nel momento in cui si sono resi conto che le ideologie atee sono caduche e che i loro punti di riferimento politici sono deludenti, in particolare oggi con la "sinistra" per quanto riguarda Israele, si sono trovati in difficoltà e cercano presumibilmente di uscirne tentando di recuperare il legame col "politicamente corretto" del momento. Reputando che attaccare papa Ratzinger fosse redditizio, in una fase in cui la "sinistra" lo detesta e allo stesso tempo detesta Israele, si sono gettati in quella direzione, ma il risultato finale di questo tentativo (frutto di uno scarso livello culturale e di una carente attenzione alla realtà) sarà a dir poco penoso. Aggiungo inoltre che non capisco che cosa ci sia di male nel pregare per la conversione degli Ebrei. Cristo è venuto per salvare tutti gli uomini, dunque tutti si spera si convertano a Lui, a maggior ragione gli Ebrei che sono il popolo cui Egli si rivolse per primo (e alcuni dei quali - alcuni - Lo uccisero: ma non risulta che qualcuno abbia chiesto scusa per questo, mentre si pretende continuamente che persone nate negli ultimi cinquanta anni chiedano scusa per la Shoah). Che poi religiosi ebrei si professino difensori del multiculturalismo, è ridicolo, prima ancora che patetico: l'Antico Testamento, ovvero la Bibbia ebraica, è piena di attacchi agli idolatri! Lo ripeto: la vera crisi è quella della fede ebraica, non quella dei rapporti fra ebrei e cristiani.
luca
01/02/09 13:09
Il vero problema degli Ebrei
Il vero problema degli Ebrei è il rapporto con se stessi e la propria identità. Dal momento in cui hanno rifiutato la propria religione, hanno cercato di omologarsi alle ideologie secolari del momento: liberalismo, nazionalismo, socialismo, comunismo. E hanno pensato che la cosa migliore fosse eliminare il fattore "religione" in genere. Da ciò il laicismo, l'omologazione alla Nazione o alla Classe, i tanti ebrei italiani prima fascisti e poi comunisti (che hanno tentato di far dimenticare i precedenti). Nel momento in cui si sono resi conto che le ideologie atee sono caduche e che i loro punti di riferimento politici sono deludenti, in particolare oggi con la "sinistra" per quanto riguarda Israele, si sono trovati in difficoltà e cercano presumibilmente di uscirne tentando di recuperare il legame col "politicamente corretto" del momento. Reputando che attaccare papa Ratzinger fosse redditizio, in una fase in cui la "sinistra" lo detesta e allo stesso tempo detesta Israele, si sono gettati in quella direzione, ma il risultato finale di questo tentativo (frutto di uno scarso livello culturale e di una carente attenzione alla realtà) sarà a dir poco penoso. Aggiungo inoltre che non capisco che cosa ci sia di male nel pregare per la conversione degli Ebrei. Cristo è venuto per salvare tutti gli uomini, dunque tutti si spera si convertano a Lui, a maggior ragione gli Ebrei che sono il popolo cui Egli si rivolse per primo (e alcuni dei quali - alcuni - Lo uccisero: ma non risulta che qualcuno abbia chiesto scusa per questo, mentre si pretende continuamente che persone nate negli ultimi cinquanta anni chiedano scusa per la Shoah). Che poi taluni religiosi ebrei si professino difensori del multiculturalismo, è ridicolo, prima ancora che patetico: l'Antico Testamento, ovvero la Bibbia ebraica, è piena di attacchi agli idolatri! Lo ripeto: la vera crisi è quella della identità ebraica, non quella dei rapporti fra ebrei e cristiani.
Beta
01/02/09 14:43
Ebrei vs Papato
Pio XII è morto. l'80% dei sopravvissuti ai lager sono morti. I nazisti che facevano funzionare i lager e il reich in generale sono morti. Per quanto atroce possa essere stata la tragedia dell'olocausto, sembra che l'unico motivo di esistenza dell'ebraismo sia quello di ricordare che loro sono vittime della seconda guerra mondiale. Il vittimismo per quello che è successo negli anni 40 non può e non deve essere l'unico volano dell'ebraismo. Sarebbe come se l'Italia avesse ancora rancore contro l'Austria per la prima guerra mondiale, oppure come se i cristiani considerassero ancora gli ebrei come gli assassini di Cristo. Va bene ricordare il passato, ma solo se serve a migliorare, solo per evitare di commettere gli errori già fatti; non per giustificare il proprio comportamento sempre e comunque. Gli ebrei e i cristiani seguono la bibbia, il Cristo era ebreo, i cristiani sono ebrei "evoluti" o "eretici" perché due grandi religioni non possono confrontarsi rinfacciando ad ogni occasione le colpe dell'altra? Dove sarebbe la superiorità morale delle religioni? I bambini sanno perdonare, "dimenticare" e continuare a giocare insieme. Come mai vescovi e rabbini non ci riescono?
nicola
01/02/09 17:56
re: Beta
se razionalizzi e storicizzi Gesù, prova a razionalizzare e storicizzare la Bibbia e vedrai i problemi. Sei sicuro di desiderare un Dio totalitarion che ti ordina di dare sgozzare tuo figlio per dimostrargli il tuo amore? Sei a favore della poligamia? Nella Bibbia sono poligami, grandi patriachi con harem, guerre infinite, madri isteriche, sovrani che minacciao di tagliare in due i bambini....Roba orientale. E' possibile accettare razionalmente le acque che si ritirano per Mosé e i suoi? E perché Mosé era in Egitto? Esiste anche la tesi di Mosé egizio adoratore del dio sole. Il cristianesimo non chiede tautaggi della croce sul corpo. Il cristianesimo è una costruzione greca-romana, smettiamo con questa storia delle radici ebraiche. I papi, tenuti sotto schiaffo per l'interminabile Shoah, hanno tirato fuori le radici ebraiche, ma il cristianesimo non ha niente in comune con l'ebraismo. Anzi, semmai è l'ebraismo a copiare il cattolicesimo. L'olocausto è il sacrificio per eccellenza, come se gli ebrei fossero stati felici di morire. L'"Olocausto" è un mostro concettuale, ma l'intenzione era opporre il mega sacrificio del popolo ebraico ( come si dice nella retorica olocaustica)a quello di un ebreo traditore, usato dai romani e e poi dai papisti contro il popolo eletto. La Shoah è celebrata nello stesso giorno dovunque, di gennaio, a ridosso di Natale... E tutti devono battersi il petto contro il Male assoluto e glorificare Israele, perché chi è contro Israele è contro il Bene assoluto, ovvero contro Dio. La Shoah è un rovesciamento pacchianotto del cattolicesimo.Perché il papa deve dialogare con una religione di 15 milioni di persone megalomani , convinte di essere elette? Proprio ora, col disastro della finanza ebraica in America?
monique bernath
02/02/09 12:11
ma Pertici dimostra che-in
ma Pertici dimostra che-in realtà-le informaqzioni su Ebrei in generale e non solo italiani sono perlomeno superficiali .O forse è vero che in Italia i pochi ebrei sopravvissuti si erano talmente assimiliati da non fornire piu un metro di confronto reale tra diverse culture pur nella loro pluralitica diversità,Faceva piu comodo come erano prima.....racchiusi nel bozzolo della loro laicità di marca italica.....Monique Marguerite
piperno
07/01/10 20:03
carogne
TRAFFICO D'ORGANI PALESTINESI: ISRAELE RICONOSCE QUESTO VERGOGNOSO DELITTO MARTEDÌ 29 DICEMBRE 2009 00:00 di Luca Mazzucato L'esercito israeliano avrebbe ucciso giovani palestinesi per prelevarne gli organi, lungo un periodo di molti anni: questo lo scoop dell'agosto scorso del giornale svedese Aftonbladet. Il governo israeliano accusò la Svezia di antisemitismo e pretese le scuse ufficiali del suo governo, che però difese il suo quotidiano in nome della libertà di stampa. Ora arriva la conferma ufficiale che questa agghiacciante storia di traffico di organi è tragicamente vera: vi sta investigando niente meno che la Knesset, il parlamento israeliano. La pubblicazione del reportage di Donald Bostrom, l'estate scorsa, accese una feroce guerra diplomatica tra Israele e Svezia, rischiando di mettere in crisi i già tesi rapporti tra i due stati. In seguito a questa bufera mediatica, che non accenna a placarsi a mesi di distanza, la ricercatrice americana Nancy Scheper-Hughes, professore di antropologia all'Università di Berkeley, ha deciso di rendere pubbliche alcune interviste per fare chiarezza sull'intera vicenda. Scheper Hughes fa parte dell'organizzazione medica “Organ Watch,” con sede a Berkeley e che studia il traffico planetario di organi a partire dal 1999. La prova schiacciante fornita dalla professoressa americana è un'intervista a Jehuda Hiss, l'ex capo dell'Istituto Forensico Israeliano, in cui il medico racconta che i suoi dipendenti raccoglievano pelle, cornee, valvole cardiache e ossa da corpi di israeliani, palestinesi e immigrati. “La pelle,” dice Hiss, “andava ad una speciale banca di tessuti dell'esercito, per il loro uso interno, mentre le parti del corpo venivano usate dagli ospedali per trapianti su cittadini israeliani.” Hiss spiega che le persone mandate a raccogliere gli organi erano dei militari, spesso studenti di medicina, “che lo facevano informalmente e senza permesso, dunque era tecnicamente illegale.” Dopo la pubblicazione dell'intervista al dottor Hiss, il governo israeliano ha ritirato le accuse di antisemitismo alla Svezia e ha confermato che la pratica di prelevare organi da giovani palestinesi senza il consenso della famiglia è però terminata nel 2000. Tuttavia Ahmed Tibi, durante la recente discussione alla Knesset, ha portato alla luce casi del tutto analoghi risalenti a quest'anno e chiesto l'apertura di un'indagine ufficiale. Il viceministro della sanità ha accolto la richiesta e autorizzato l'indagine. In un'intervista ad Al Jazeera, l'autore svedese dello scoop svela alcuni retroscena che hanno portato alla scoperta e mettono in dubbio la versione del ministero israeliano. “Lo staff dell'ONU venne da me lo scorso anno e disse che dovevo investigare su questa faccenda. Giovani palestinesi stavano sparendo in certe zone della West Bank, per tornare cinque giorni più tardi al villaggio come cadaveri, su cui era stata eseguita un'autopsia contro il volere della loro famiglia.” Secondo Bostrom, manca la prova certa che i giovani siano stati uccisi all'interno di questo scenario di traffico di organi, ma un'indagine approfondita è necessaria per svelare l'identità delle vittime di questo scempio e chiarire chi è coinvolto nel traffico all'interno delle istituzioni israeliane, per fermare questo crimine nel caso sia tuttora in corso. Ansa News
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl