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Il dopo Khomeini

Quando il regime cadrà faremo i conti con i Paesi che lo hanno sostenuto

Conversazione con Amir Abbas Fakhravar di

Francesco Pugliarello

14 Febbraio 2009
Amir Abbas Fakhravar

Il termine ”Islamista”, cioè terrorista islamico, una volta mi fu contestato da un illustre navigatore di internet, ora me lo ritrovo pronunciato da un dissidente iraniano riferitomi in un incontro informale a un tavolo imbandito tra amici. Il mio interlocutore è il famoso trentaquattrenne Amir Abbas Fakhravar, figlio di un ufficiale dell’Air Force al tempo di Reza Palhavi, recluso varie volte nelle carceri dei mullah con l’accusa di sedizione e fuggito dall’ultima detenzione, dove avrebbe dovuto scontare la condanna di sette anni di isolamento sottoposto alla “tortura bianca”. Secondo Amnesty International è la peggiore tortura riservata a un oppositore del regime degli Ayatollah, dalla quale è impossibile uscirne vivo: una cella tutta dipinta di bianco, luce al neon perennemente accesa di giorno e di notte  e cibo a base di riso.

Amir Abbas è riuscito a sopravvivere alla galera senza perdere la ragione ed a salvarsi dopo meno di un anno, in occasione di un permesso per dare un esame all’università, facendo perdere le sue tracce. Attualmente vive negli USA braccato dalla polizia segreta del suo amato Paese, sul cui capo pende  una “fatwa” del tribunale di Teheran con l’ordine di cattura internazionale e di sparargli e a vista. Vive di giornalismo, di convegni in giro tra gli USA e l’Europa e di libri che scrive di suo pugno preparando la rivoluzione anti-islamista. Parla correttamente l’inglese ma la sua lingua madre è il “farsi”, antico idioma persiano d’estrazione indoeuropea non araba  parlato in Iran e in alcuni Paesi limitrofi, segno che Amir Abbas si batte per  il recupero delle antiche tradizioni di questo popolo. Sogna di rientrare in patria accanto ai suoi fratelli e di scrivere libri per bambini allo scopo di educarli alla democrazia.

Nella conversazione è emersa una lucida descrizione delle caratteristiche della sua gente che conosce benissimo avendo intrattenuto contatti nelle diverse scuole della capitale, divenendo ben presto leader indiscusso dei giovani universitari di Teheran. Attualmente è a capo del Movimento Iraniano per la Libertà (in persiano: Jonbesh-e-Azadi voi Iraniyan) ed ha fondato l'Iranian Institute for Freedom per  il riscatto dal regime dei mullah.

“Devi sapere – mi informa Abbas – che “il popolo persiano ha la memoria lunga”; “il giorno che rovesceremo questo regime sanguinario, e sarà molto presto, esamineremo chi lo ha mantenuto in vita con i suoi commerci per lucrare energia al miglior prezzo e ci regoleremo di conseguenza, scegliendo i nostri futuri partner ”. Una promessa che sa di minaccia all’Europa che oggi “va a braccetto con chi fa il proprio comodo” che lui, Abbas, non accetta considerando un “indecente appeasement” che avvantaggia un regime che vuol distruggere l’Occidente a partire da Israele. In altre parole il messaggio che Fhakravar lancia al mondo è che gli occidentali, piuttosto che studiare quando e come bombardare le centrali nucleari, devono interrompere le relazioni commerciali, cominciando dalla mediazione con Ahmadinejad presso l’ AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) prima che l’Iran riesca a costruire la bomba atomica. E lo devono fare presto perché secondo la logica musulmana, dimostrata nei secoli di lotte di conquista, i primi a “pagare”  saranno proprio quei governi che, per il proprio tornaconto, rinnegano le proprie tradizioni si accordandosi con quegli Stati che calpestano i diritti umani. Il che equivale a dire che chi tradisce i propri principi, domani sarà pronto a tradire chiunque; per tal ragione in nome di Allah “il puro”, si sentono in dovere di eliminarti in via prioritaria. Secondo alcuni osservatori sarebbero queste le tesi che avrebbe suggerito in alcuni dei suoi incontri avuti con lo stato maggiore americano e con George W. Bush.

Parole sinistre che riecheggiano  in ogni intervista che rilascia da quando è in Occidente, come quella del 2007 apparsa in questo magazine on line rilasciata ad Elio Bonazzi ed Emiliano Stornelli, dalle quali Amir Abbas non indietreggia di un millimetro, convinto di essere in linea con l’opinione della parte più sana della stragrande maggioranza del suo Paese (il 90%) che rifiuta il regime sanguinario dei mullah. “Devi sapere – mi confida - che “nelle nostre scuole si impartiscono ore di lezioni di odio verso l’usurpatore occidentale e nessuno si rende conto che questi giovani così indottrinati, domani potranno rafforzare il regime che si prepara a distruggere gli “impuri””. Da queste considerazioni emerge ciò che già si conosce, cioè che la satrapia dei mullah è una dittatura come quella hitleriana contro la quale,  la miopia dei Paesi del Vecchio Continente non riuscì negli anni trenta a prevedere la catastrofe che si profilava all’orizzonte, mentre  i dissidenti dell’epoca nelle piazze ammonivano che alimentare il “coccodrillo”, nella speranza di non essere divorati o magari di essere mangiati per ultimi, era pura illusione. 

Un monito forte quello di Fakhravar per i Governi occidentali che non può restare inascoltato.

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Commenti
Massimo
14/02/09 11:43
Il mortadella
L'articolo mi ha fatto venire in mente la foto di Prodi che ride sguaiatamente con Ahmadinejad come fossero vecchi compagni di merende. Il mortadellone ha decisamente sbagliato mestiere, a quest'ora poteve essere un importante e rispettato produttore di insaccati.
tom
14/02/09 16:39
per Massimo
faccia attenzione a non mescolare politica interna ed estera, per favore. L'Iran è una democrazia e quindi, come accade in Italia, le elezioni cambiano il governo, non lo stato. Si ricordi che sono stati gli Stati Uniti ad appoggiare la rivoluzione iraniana, che ha il più alto indice del mondo di partecipazione alle elezioni. Non sia fanatico, per favore.
14/02/09 19:11
Fakhravar, ha ragione,
Fakhravar, ha ragione, speriamo che si realizzi una giustissima quanto vera e propria vendetta contro chi ha sostenuto, questo regime assassino.
Matteo Gualdi
15/02/09 08:49
barzelletta
questa è veramente divertente...l'iran una democrazia! ed io che credevo che fosse una repubblica islamica guidata da una Guida Suprema religiosa, l'Ayatollah Khameini. Ed invece no, apprendo da Tom che l'Iran è una democrazia, immagino semplicemente perchè si tengono delle elezioni. Ma una democrazia non è solo elezioni. La democrazia è libertà di stampa, di associazione, di religione, è stato di diritto, giusto processo, è libertà ed uguaglianza dei cittadini, a prescindere dalla religione dal sesso dall'etnia, è tante, tantissime cose, non solo elezioni (alle quali peraltro si può candidare solo chi è gradito all'Ayatollah, gli altri sono esclusi). E tanto per precisare, gli Stati Uniti in Medio Oriente hanno fatto tanti sbagli, ma non hanno mai e poi mai apoggiato la rivoluzione islamica, che scoppiò contro gli Stati Uniti ed il loro amico, lo Sha Palevi. Suvvia, siamo seri!
Franco Cazzaniga
17/02/09 08:35
Suvvia, un po' di precisione nell'informare!
" ... la sua lingua madre è il 'farsi', antico idioma persiano d’estrazione indoeuropea non araba parlato in Iran e in alcuni paesi limitrofi"
Ma che razza di informazione è questa? Il farsi non è un antico idioma più di quanto lo siano l'italiano o il francese: è la lingua corrente degli iraniani ed è imparentato con l'Hindi e l'Urdu (altre lingue indoeuropee). E poi, caro Pugliarello, tutti sanno - o dovrebbero sapere - che i persiani non solo non sono arabi e che là gli arabi sono amati anche meno di quanto lo siano qui.
Inoltre Fakhravar non può aver detto che "secondo la logica musulmana, dimostrata nei secoli di lotte di conquista, i primi a “pagare” saranno proprio quei governi che [...] si accordando con quegli Stati che calpestano i diritti umani..." perché è anche lui un musulmano, e mi par proprio difficile che critichi la propria religione in modo così pesante (criticare i mullah è un'altra faccenda). Se lo facesse, questo sì sarebbe uno scoop! Quindi, caro Pugliarello, la precisione dell'informazione, dove va a finire?
francesco pugliarello
01/03/09 16:08
Caro Cazzaniga
Sebbene in ritardo, mi corre l'obbligo replicare al suo puntuale commento facendole notare che certe imprecisioni che lei lamenta, nulla tolgono all'essenza dell'impianto dell'articolo. Ad una rilettura avrà notato che Fakhravar ha il dente avvelenato con il regime del suo Paese, e certe sue affermazioni sono la conseguenza. Lei saprà benissimo che non è il primo musulmano a criticare la propria religione. Fakhravar e i suoi adepti si ritengono culturalmente lontanissimi dalle élites religiose-tribali fondamentaliste. Magari persone decise e orgogliose delle proprie origini come lui ve ne fossero nel nostro Paese!
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