Giovedì 24 Maggio 2012
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Dall'Iran alla Turchia, fino ad Abu Mazen

Quante bugie si raccontano sulla "pace" in Medio Oriente

6 Gennaio 2011
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Com’è lontano il Medio Oriente, quant’è nebbiosa la sua immagine da cui sempre speriamo che possa sprigionarsi quel sogno di pace che invece svanisce ogni volta… Piuttosto che guardarlo col cannocchiale, preferiamo disegnarcelo in modo che alla fine tutti vorranno la pace, che il suo invincibile estremismo sia solo una fantasia dettata dalla paura e il pericolo che ne promana, un'esagerazione.

È la voglia di essere lasciati tranquilli, la stessa sindrome per cui siamo pronti a iscrivere all'Islam moderato personaggi come Tarik Ramadan, o ci sembra di poter chiamare dialogo fra le religioni quello in cui dietro le quinte a Londra guadagnano terreno i tribunali islamici, ci pare una cosa graziosa che il nome più diffuso in certi Paesi del Vecchio Continente sia ormai Mohammed, o si ammette il burqa in nome del multiculturalismo, o ci si limita a scuotere la testa sentendo che a Parigi vivono ormai 200mila persone in famiglie poligamiche.

La nostra terrazza con vista sul Medio Oriente comporta la censura sui pericoli di guerra. Il primo oggetto di rimozione è l'Iran, con la sua futura bomba atomica, l'allargarsi della sua egemonia internazionale e il suo mostruoso atteggiamento verso i diritti delle donne, degli omosessuali, dei dissidenti, della libertà in generale. Ancora si insiste a pensare che sia possibile un dialogo con Ahmadinejad, il delirante rais che abbiamo più volte sentito pontificare dal podio dell'Onu per invitare il presidente degli Stati Uniti a convertirsi all'Islam, ha promesso di ammazzare tutti gli ebrei e di estendere il dominio dell'Islam su tutto il mondo.

Tra un mese l'incontro fra l'Iran e i Cinque più Uno ci riprova, nonostante il regime, con le recenti mosse di arresti ed epurazioni, dia segno di stringersi intorno al progetto atomico. Nessuno ha cercato di aiutare l'opposizione dopo che le furono rapinati i risultati elettorali, anche se la sua consistenza è fuori di dubbio dato che milioni di persone hanno disperatamente tenuto le piazze per mesi.
Gli USA sono rimasti zitti anche di fronte ai war games iraniani sullo Stretto di Hormuz, al fatto che l'Iran ha allargato il fronte di guerra in Afghanistan, ha impedito alla fazione pro americana che ha vinto le elezioni in Iraq di formare un governo forzando il restauro del primo ministro Nouri al Maliki ha piazzato i suoi impressionanti investimenti in Sud America così da influenzarne un atteggiamento ormai estremistico e da pompare l'odio antisemita che come esempio estremo ha il presidente del Venezuela Chavez.

L'Iran fa paura, e per questo si lascia che continui ad avanzare e di conseguenza che ci faccia sempre più paura. E il giudizio illusorio si allarga alla Turchia, alla Siria, al Libano, ai Palestinesi. La Turchia, dove per altro si terrà l'incontro dei Cinque più Uno, seguita a figurare nella fantasia di molti come il Paese che dai tempi della rivoluzione di Kemal Atatürk svolge il compito di trait d'union fra l'occidente e l'Islam. La verità è che la rivoluzione laica è stata messa nel cassetto per lasciare il posto a una deriva islamista in cui vince l'amicizia e l'alleanza con l'Iran.

L'alleanza con la Siria con cui sono stati firmati numerosi trattati d'affari e militari e persino con Hamas, con cui il ministro degli esteri Davutoglu si è incontrato nel luglio scorso, segnano la via della Turchia, una politica gridata, tutta volta verso il mondo islamico, che fa della politica antisraeliana la sua bandiera. Solo due giorni fa la nave Marmara di ritorno dalla disgraziata operazione di aiuto a Gaza, è stata accolta in porto da una folla che gridava "morte a Israele" sulla traccia dei continui assalti verbali di Erdogan allo Stato Ebraico, fra cui quello contro Peres in persona a Davos.

La Siria, amiamo vederla come un Paese che non sa ancora bene dove andare e che alla fine in nome del buon senso abbandonerà l'asse iraniano. Hillary Clinton ha anche ricollocato quest'anno un ambasciatore a Damasco, John Ford, sperando di influenzare Bashar Assad. Ma egli ha continuato tranquillo sulla sua strada: minacce continue di guerra, riarmo intensivo, un vertice strategico in cui alla presenza di Ahmadinejad ospite di onore, si sono riuniti con siriani e iraniani sia il capo supremo di Hamas Khaled Mashaal che, in una mossa rarissima, il capo degli Hezbollah Nasrallah. La strada è rimasta quella: la Siria si è distinta per il riarmo degli Hezbollah che contano 30mila missili, per l'aiuto a Hamas che ormai ha missili capaci di raggiungere Tel Aviv, per la sua battaglia a fianco degli Hezbollah allo scopo di evitare che il Tribunale Internazionale renda noto il risultato di colpevolezza della milizia sciita libanese nell'omicidio del 2005 dell'allora premier Rafiq Hariri.

E qui la tragedia del Libano: seguitiamo a raccontarci che in un Libano variegato e pluralista esiste solo una forza di disturbo rappresentata dagli Hezbollah e che aiutare il governo e l'esercito libanese servirà a tenerlo a bada. La verità è che gli Hezbollah sono la forza dominante della politica libanese, ricattata sia dalla sua minaccia di trascinare il Paese dei Cedri in una nuova guerra, sia da quella di una sanguinosa sovversione interna: di ambedue le cose si sono già dimostrati capaci e sia l’esercito, appesantito dalla componente sciita, sia il governo, spaventato dalle scoperte del Tribunale Internazionale, tentennano sulla possibilità stessa di contrastare il potere iraniano che tramite Hezbollah si è impossessato del Paese.

Infine, i palestinesi: l'idea che amiamo rappresentarci è quella di un mondo in cui Fatah, contro Hamas, desidera arrivare alla pace, a una partizione che consenta la soluzione di due Stati per due popoli. Ma la realtà è diversa: tutte le più recenti esternazioni, compresa quella in cui Abu Mazen dichiarò due giorni fa che lo Stato palestinese sarà ripulito da ogni presenza ebraica, o quella del suo capo negoziatore Sa’eb Erekat secondo cui è inevitabile il “ritorno” di 7 milioni di profughi, nipoti e pronipoti compresi, dentro i confini d’Israele, che conta appunto 7 milioni di abitanti compresi gli arabi, oppure la dichiarata indisponibilità a negoziare scambi territoriali e a riconoscere l’esistenza di uno stato ebraico, vanno di concerto con quello che forse è il segnale più drammatico del rifiuto alla pace: la cultura dell'odio e del terrorismo che la tv, i giornali, le scuole palestinesi diffondono.

Le piazze chiamate con i nomi dei terroristi suicidi, il congresso del Fatah che si apre in loro nome con applausi in piedi, lo "studio" di un viceministro della cultura sul sito dell'Autonomia Palestinese che dichiara che non c'è mai stata traccia di ebrei a Gerusalemme, o l'odiosa invenzione di un Gesù palestinese perseguitato dagli ebrei quando ai tempi di Gesù, prima che i Romani mettessero il nome di Palestina a Israele, ancora neppure esisteva il concetto di palestinesi... tutto questo, insieme alle debolezza di Abu Mazen che ormai gestisce il suo potere con largo uso della polizia mentre Hamas lo minaccia da lontano. Forse tutte queste verità ci consiglierebbero nuove strade di pace, perché quelle vecchie sono ostruite.

(Tratto da Il Giornale)

Commenti
massimo balzano
06/01/11 11:53
Fiamma Nirenstein continua
Fiamma Nirenstein continua con la sua forza e con la sua determinazione a mostrarci il quadro politico internazionale nello scacchiere europeo-mediorientale con le sue vere tinte e non attraverso i "filtri" con i quali, secondo il regista di turno, ci vengono propinate. L'atteggiamento di distacco e di falsa "normalità" in cui l'Occidente ostinatamente persevera, richiama alla mente due esempi fornitici, purtroppo, dalla storia del novecento: la Repubblica di Waimar e la politica inglese di Chamberlain; entrambe prodromiche alla II Guerra Mondiale.
Marco Andreacchio
07/01/11 01:24
Pecore matte
Le bugie in questione hanno come comun denominatore l'ipocrisia di nazioni che preferiscono farsi pecore dinanzi ai lupi, anziche' esser di uomini che non disprezzano i deboli per timore dei violenti. Gia' Dante chiamava le genti Cristiane ad esser di uomini anziche' di "pecore matte". Uomini--o meglio, paradigmaticamente, Romani (in senso repubblicano)--tra uomini (altre genti), anziche' ubriachi che sognano una pace vana fondata sui sogni stessi. Ben fondato allora il richiamo suggerito da Nirenstein a volgerci verso una pace che non sia fondata sulla vigliaccheria, ma sulla virtu'--coraggio e prudenza civili.
Enrico C.
09/01/11 03:00
Islamizzazione e governi
A nessuno è mai venuto in mente che le lobby islamiche stiano corrompendo i politici europei al fine di raggiungere il loro scopo? Osservando a ciò che accade nel Regno Unito in particolare, in cui l'islamizzazione procede apparentemente senza incontrare alcun reale ostacolo e in cui il governo e parte della società letteralmente proibiscono a chiunque sia contro questo processo di esprimere liberamente la propria opinione, come accade alle manifestazioni del SIOE che vengono regolarmente bloccate dalla polizia che permette però quelle dei movimenti islamici cosiddetti "moderati", è impossibile non pensare a una cosa del genere. Esistono tracce, seppure labili perché poco documentate di tentativi di corruzione di alcune lobby islamiche rivolte a un politico scandinavo già diversi anni fa, nel tentativo di far passare un certo revisionismo storico teso a far apparire le invasioni islamiche in Europa quasi come una pacifica colonizzazione ecc. Quel dato era su Internet e non è più reperibile, o almeno il sottoscritto non lo trova più. L'Islam, per chi lo ha visto o ne ha studiato alcune parti non ha una componente moderata. L'islam non è neppure una religione ma un sistema di governo prima di tutto (ecco perché molti stati lo usano anche come codice legislativo di base col quale creare nuove norme) e POI diventa una religione (Un "fissante" ideologico per favorire l'obbedienza delle masse). La componente "moderata" dell'Islam non è altro che una silente massa di gente che si insedia in altri paesi, vive spesso alle spalle del governo ospitante, facendo figli e utilizzando i soldi del governo ospitante per educare i figli secondo la LORO cultura e non quella del paese ospitante. I mussulmani realmente secolarizzati sono solo una minoranza. Gli altri sono un esercito silenzioso che cresce e si infiltra nei gangli della società con quell'apparente indifferenza che un giorno ci costerà cara, molto cara. In questo contesto, in cui i mussulmani a casa nostra si comportano in questo modo, in un Regno Unito in cui gang di pachistani si possono permettere il lusso di stuprare SOLO E SOLTANTO donne non islamiche (Le vacche impure come le chiamano loro con un tono a metà strada tra l'erotico e il disprezzo), come è possibile pensare che in Medio Oriente le cose vadano diversamente? Sono i governi che tacciono. Si tace sugli arabi con i bambini per mano negli hotel dell'Arabia Saudita (Che non sono i figli), luogo tanto caro anche ad un famoso cantante pedofilo, alla pedofilia dei tanti imam di cui si trova traccia nella stampa internazionale (E figuriamoci cosa accade nei loro paesi), per non parlare delle discriminazioni contro i cristiani a cui stiamo assistendo e di cui, l'Europa comunista (Perché l'Europa è a tutti gli effetti un organismo sta innegabilmente prendendo una deriva comunista, seppure in modo talmente progressivo che nessuno sembra essersene accorto) non dice assolutamente nulla (Lo farà alla fine, ma in modo blando e tanto per far tacere chi ne critica l'immobilità e con scarsi effetti). Non ci sono strade di pace con l'Islam allo stato attuale per il semplice fatto che l'Islam non cerca la pace. L'islam è alla ricerca del dominio che quel libro impone ad ogni buon mussulmano. E un mussulmano che lo nega, o non conosce il libro, o è secolarizzato, oppure mente di proposito.
Ritvan Shehi
10/01/11 17:47
X Enrico C.
Scrive il prof. Rodney Stark, (considerato il maggior esperto mondiale vivente in Sociologia delle Religioni, americano, cristiano osservante e praticante, zelante difensore della Fede e, pertanto, nient’affatto islamofilo): «C' è una adeguata base teologica nella religione islamica per sostenere la coesistenza pacifica tra le diverse religioni, ma al momento non c' è abbastanza volontà perché questo accada». http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/21/ Anche_laicismo_erede_del_cristianesimo_co_9_081221049.shtml Dici che pure il buon Stark “ non conosce il libro, o è secolarizzato, oppure mente di proposito”?
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