Venerdì 10 Febbraio 2012
Per ricevere la Newsletter dell'Occidentale
Bussole

Quel grido contro la morte dimostra che la politica è viva

12 Febbraio 2009
09.JPG

Non tutte le storie possono es­sere raccontate con le parole, e la vita e la morte di Eluana è una di quelle. Fa male al cuore ve­dere adesso le foto del suo sorriso coinvolgente, che ce la racconteran­no per sempre così, bella e giovane, un tragico contrasto con la sua morte so­litaria per fame e per sete. E sapere che tutto è finito non consola. Ma ci sono altre immagini che dicono co­me in questi giorni qualcosa di profondo sia cambiato, si sia risve­gliato, qualcosa che non ci aspettava­mo e a cui non pensavamo neppure. Tre foto, ieri, sulle pagine interne dei giornali, mostravano volti profonda­mente alterati, sguardi accesi, bocche spalancate a gridare e dita puntate: molto arrabbiati, alcuni uomini in giacca e cravatta sono stati immorta­lati così, nella loro enorme protesta indignata.

Maurizio Gasparri, Gaetano Quaglia­riello, Maurizio Sacconi ed Andrea Ronchi: i quattro politici, nonché ca­pigruppo e ministri della maggioran­za che ci governa, appena saputo del­la fine di Eluana durante la seduta al Senato di lunedì sera e hanno reagito ribellandosi con durezza a quella morte, che hanno sentito profonda­mente ingiusta. Ma quelle foto non mostrano appena la rabbia: c’è partecipazione, tensio­ne e anche tanta, evidente commo­zione. No, nessun santino.

Sappiamo bene che erano a un passo dal traguardo, nella loro tabella di marcia – questa sì, forzata – avevano tracciato il percorso più veloce possi­bile in mezzo ai regolamenti, indivi­duando scorciatoie e contando le ore e i minuti, per cercare di fare presto, il più presto, ed erano tutti presi dal­la corsa contro il tempo nell’aula del Senato quando, all’improvviso, è sta­to troppo tardi. Pare sia stato un sorriso inopportuno a far scattare le reazioni, ma chi ha commentato i fatti parlando di insul­ti e disordini al Senato evidentemen­te non ha guardato bene le immagini e di quel sorriso non ha parlato. Non era una rissa. C’era rabbia frammista a passione politica, quella testimo­niata dagli uomini veri che ci sono in ogni schieramento.

Dopo tanto, tantissimo tempo, nelle aule del nostro parlamento si era ma­terializzata all’improvviso uno spez­zone di politica viva, quella che si oc­cupa delle persone e del vero e con­creto bene comune, quella che sa di­stinguere la legalità dalla giustizia, che, purtroppo, non sempre vanno insieme: si è cercato di rendere ac­cettabile la morte di Eluana avvol­gendola in un manto di legalità, fin nei minimi dettagli e fino all’ultimo, ma per noi quella morte è e rimarrà per sempre terribilmente ingiusta, e le facce e le espressioni dei politici ru­bate nelle foto proprio questo stava­no a dimostrare. Politici che sono riu­sciti a sottrarsi ad un raccoglimento compunto e hanno – per una volta concediamolo – gridato quella che per loro era la verità: loro, quella morte, non la volevano.

Ce lo aveva detto il ministro Sacconi in una sorprendente intervista do­menica scorsa, quando ha racconta­to che il consiglio dei ministri del de­creto salva- Eluana era stato il mo­mento più intenso della sua vita po­­litica, e ci ha parlato delle persone che erano presenti, delle loro riflessioni, dei sentimenti, della forza delle idee e anche dei dubbi.

Qualcosa di profondamente nuovo e diverso rispetto alle caricature della politica a cui siamo abituati, proba­bilmente inaspettato anche da parte degli stessi protagonisti.

Il tentativo di salvare Eluana dalla morte ha significato una durissima contrapposizione politica e talvolta anche personale, in cui c’è stato un crescendo della consapevolezza del­la posta in gioco: la vita di Eluana, in­nanzitutto, che purtroppo abbiamo perduto, ma anche l’importanza di parlare con chiarezza, senza l’ombra rassicurante dei 'distinguo', e di ca­pire ciò che è bene e ciò che è male, senza presunzione, ma avvertendo la responsabilità dei propri atti e inizia­tive.

Ed è clamorosamente fallito il tenta­tivo di ridurre questa vicenda all’en­nesimo scontro fra laici e cattolici: i protagonisti principali sono stati so­prattutto laici, ed in nome di laicissi­mi dubbi e altrettanto laiche eviden­ze è stata combattuta questa batta­glia.

Una pagina di dignità, una novità, in mezzo a tanto dolore. Un nuovo ini­zio, speriamo.

 

Tratto dal quotidiano Avvenire.

Commenti
Anna
13/02/09 11:08
alcune domande
Se nella stanza di Eluana fosse entrata una persona e le avesse sparato, sarebbe stato incriminato per omicidio o no?E un malato di Alzhaimer molto grave che non parla e non riconosce nessuno, oppure se parla vaneggia (e magari offende profondamente la nuora o il genero o il figlio); oppure un disabile gravissimo, che non solo non mangia e beve da solo ma anzi, si fa tutto addosso, vivono una vita "degna di essere vissuta"? Sono involucri vuoti e la loro anima se n'è andata quando è iniziata la malattia? Quando e come si fa la diagnosi di "involucro vuoto"?Non hanno pensato, quelli in buona fede, che il caso Eluana può aprire la strada all'eutanasia, fra le altre, delle persone malate gravi che costano alle famiglie in ospizi o badanti?Fra quanto, in nome della "Libertà e Determinazione" avremo un'altra sentenza o un emendamento, o un colpo di mano della magistratura che stabilirà la morte per loro? E quale sarà il "protocollo", stavolta, accompagnato pure dal consenso di quelli che hanno tante certezze e nessun dubbio (iniezione letale, pallottola, stenti, o che altro)? E i Gerioni (Dante, inf. XVII) oltre che applaudire, che risposte daranno?
l'Occidentale è protetto da Kaspersky
© 2007-2011 Occidentale srl. Tutti i diritti riservati. redazione@loccidentale.it
L'Occidentale è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile: Giancarlo Loquenzi.
Registrazione del Tribunale di Roma n° 141 del 5 Aprile 2007
Concessionaria in esclusiva per la pubblicità: Arcus Pubblicità srl