Venerdì 10 Febbraio 2012
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I diritti umani e l’Occidente

Quello che i no global non vedono...

13 Dicembre 2008

I movimenti no global anti occidentali considerano la nostra civiltà la peggiore mai concepita dal genere umano, ma dimenticano che si deve proprio alla civiltà occidentale cristiana la formulazione del concetto di persona e la conseguente convinzione che esistano dei diritti inerenti alla condizione umana, quindi inalienabili e universali.

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Se anche finissero tutte le guerre e se non ci fossero più dittature e se ogni arma andasse distrutta, immense regioni del pianeta continuerebbero a essere teatro quotidiano di incessanti violazioni dei diritti umani.

“Un altro mondo è possibile” è lo slogan preferito dai movimenti no global anti occidentali e intendono un mondo non corrotto dalla nostra civiltà che considerano la peggiore mai concepita dal genere umano, dimenticando che si deve proprio alla civiltà occidentale cristiana la rivoluzione antropologica che ha portato alla formulazione del concetto di persona e alla conseguente convinzione che esistano dei diritti inerenti alla condizione umana, quindi inalienabili e universali.

Oltre i confini dell’Occidente, un altro mondo è possibile, ed esiste, dove invece i diritti dipendono dallo status e lo status da fattori principalmente ascritti: il sesso, la posizione della propria famiglia nella comunità d’appartenenza, l’ordine di nascita al suo interno. È un mondo che attribuisce valore alla comunità e non alla persona, che è rivolto al passato e considera ogni cambiamento rispetto alle tradizioni un’inammissibile, riprovevole e pericolosa infrazione, un reato e un sacrilegio. In quel mondo non valgono libertà, sicurezza personale, pari opportunità. Vi si trovano infatti, declinate in un’infinità di varianti, istituzioni volte a impedire che le persone decidano di sé e da sé, scegliendo come e con chi vivere, e che legittimano e anzi prescrivono sofferenze fisiche e morali, rese irrilevanti agli occhi di chi le provoca e di chi le subisce in nome del valore superiore del bene tutelato: la comunità e la sua immutabile struttura. Qui, anche in tempo di pace e di prosperità, i diritti di centinaia di milioni di persone vengono violati: e non per il comportamento deviante di individui malvagi o disonesti, ma per il senso del dovere e dell’onore che impone a ogni uomo per bene di rispettare le norme e difendere le istituzioni fondanti della propria società.

È per rispetto delle tradizioni e per il buon nome familiare che ogni anno le mutilazioni genitali femminili vengono inflitte a tre milioni di bambine che vanno ad aggiungersi ai 130 milioni di donne, per lo più africane, sopravvissute a interventi di escissione e infibulazione e che ne sopportano le dolorose conseguenze per tutta la vita. Ed è un’istituzione – il matrimonio combinato e imposto – a permettere che ogni anno in Africa e Asia si celebrino innumerevoli matrimoni decisi da famiglie che la tradizione autorizza a scegliere mariti e mogli per i loro figli senza neanche interpellarli. La sorte peggiore tocca alle donne, maritate, come prevede il diritto di famiglia di centinaia di etnie, in cambio di un risarcimento detto ‘prezzo della sposa’ che il marito contratta con i genitori della futura moglie acquisendo su di lei ogni diritto, al di là della morte: se per loro è stato pagato il prezzo della sposa, infatti, le vedove sono obbligate a sposare un fratello del defunto.

La segregazione domestica spesso è il destino al quale queste donne vanno incontro se sposate a uomini di religione islamica. Nella forma più intransigente le condanna a un perenne isolamento: è l’harem dal quale possono uscire solo eccezionalmente e mai da sole; altrimenti, comunque, ogni loro movimento è controllato e stare fuori casa è ammesso solo per lo stretto necessario.

Per tutte, tradizione vuole che ai mariti spetti di renderle docili, obbedienti e operose ricorrendo se lo ritengono necessario a punizioni fisiche. Picchiare la moglie per correggerne i difetti e per punirla delle sue mancanze non è solo un diritto, ma un dovere di buon capofamiglia.

Molte vittime di matrimoni combinati sono ancora delle bambine: il rapporto 2008 del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ne conta oltre 50 milioni, quasi tutte residenti in paesi in via di sviluppo. In Iran, ad esempio, uno dei primi provvedimenti presi dagli ayatollah all’indomani della rivoluzione del 1979 fu di abbassare l’età minima del matrimonio per le donne a nove anni. Introdussero anche un’istituzione già presente altrove: il matrimonio a termine che autorizza un uomo a prendere moglie (e dei genitori a concedergliela!) per un periodo di tempo concordato: non superiore a 99 anni e non inferiore a 10 minuti.

 

Commenti
Sukran
13/12/08 15:45
Il concetto di persona (e il
Il concetto di persona (e il rispetto che questo concetto reca con sé) è presente in altre culture. Affermare che per i no global la cultura occidentale è il peggio del peggio è una banale generalizzazione: le qualità non cancellano le responsabilità che meritano critica. Mostrare le vittime di una cultura per fare confronti mi sembra ingiusto, sarebbe come mostrare vittime di pedofilia per descrivere la civiltà occidentale. Le critiche, ripeto, vanno fatte di volta in volta nel merito, senza usarle per scodellare giudizi superficiali su intere culture che spesso non conosciamo affatto.
Anonimo
13/12/08 18:13
Mi trovo completamente
Mi trovo completamente daccordo con il precedente commento e il mio pensiero non può che andare ai molti occidentali bloccati a Bangkok durante i recenti disordini: con tutto il tempo che hanno passato in aeroporto l'Interpol ha perso una occasione d'oro per prendere chissà quanti pedofili (occidentali, certo...).
Anonimo
15/12/08 11:59
Condivido in pieno i due
Condivido in pieno i due precedenti commenti... è vero anche il nostro mondo occidentale è scenario di infinite atrocità! Tuttavia bisogna fare un importante distinguo che mi sembra essere il vero messaggio dell'articolo e su quale vorrei far riflettere: da nessuna parte nella cultura occidentale si trovano leggi ed insegnamenti che predichino o incentivino la pedofilia, la prostituzione, la segregazione, la schiavitù e quant'altra mostruosità nei confronti delle persone. Certo queste cose purtroppo esistono ma mi sembra che nell'attuale mondo occidentale e nella nostra cultura siano perseguite dalle legge.... La sostanziale differenza sta proprio qui, nella cultura, nella tradizione culturale e nelle leggi di molto Paesi che prendono le difese di tutte le mostruosità contro la persona.
sukran
15/12/08 17:49
Il commento dell'anonimo
Il commento dell'anonimo precedente coglie una profonda, innegabile differenza tra la cosiddetta tradizione occidentale e la maggior parte del resto del mondo. In Occidente abbiamo apparati legislativi che stigmatizzano con fermezza i più efferati soprusi e violenze. Altre legislazioni sono decisamente più retrograde. Tuttavia, le nostre abitudini non hanno ancora radicato comportamenti responsabili, per cui la legge non è ancora sufficiente a impedire gli orrori cui assistiamo. Il progresso di una civiltà si basa soprattutto sull'evoluzione delle coscienze. Molto ancora c'è da fare. In tutto il mondo.
A. Bono
16/12/08 12:10
Continuare a non vedere
Rispondo a due commenti risentiti e a mio avviso molto interessanti. Infatti tutti e due non colgono la cruciale differenza tra violenza istituzionalizzata e violenza illecita. I pedofili in Italia ci sono, ma sono puniti per legge e il loro comportamento e talmente estraneo al sentire comune che lo fanno di nascosto e rischiano il linciaggio se si viene a sapere; i matrimoni infantili invece non sono frutto della perversione di qualche genitore folle, ma istituzioni approvate e ampiamente diffuse, quindi si tratta di pedofilia istituzionalizzata, del tutto legittima agli occhi di chi la pratica; se in più il marito paga il prezzo della sposa ai genitori...!
Sukran
18/12/08 12:55
Rispondo al Sig. Bono.
Rispondo al Sig. Bono. Personalmente non sono risentito, la mia esigenza di puntualizzare era piuttosto pacata. Non nego le differenze che lei nota, ma mi sembra che l’articolo pecchi comunque di superficialità. Dire che non si può criticare i difetti della cultura occidentale perché altrove si sta peggio è un modo davvero grossolano e inefficace di trattare temi molto rilevanti. L’approccio comparativo è limitato, è una magra consolazione. Il fatto che da noi la pedofilia c’è ma è perseguita non cancella le macchie di una cultura, quella occidentale, che ancora ha un lungo cammino davanti. Questo cammino, se ben condotto, può aiutare anche quelle civiltà ancora guidate da usi e istituzioni barbare, che non potranno non imitare stili di vita più felici. Al contrario, pensare che noi siamo migliori e perciò dobbiamo imporre i nostri modi agli altri, ritenere che non abbiamo nulla da imparare da altre culture, che giudichiamo sommariamente come si fa in questo articolo, è a mio avviso un atteggiamento del tutto irresponsabile che perpetuerà condizioni di conflitto e miseria.
Bilber
18/12/08 14:03
Rispondo a Sukran
Non trovo nulla di superficiale nell'articolo di Anna Bono, né lei sostiene che non si possa criticare la civiltà occidentale, ovvio che si può. Il problema è proprio questo: lo si fa un po' troppo (soprattutto ad opera dei no global) mentre lo si fa troppo poco di molte altre culture. L'articolo porta una serie dicumentata di esempi che aiutano a leggere correttamente la realtà. Trattasi semplicemente di verità, di realtà. Per il resto è il solito discorso: noi occidentali non abbiamo il diritto di credere che i nostri valori siano i migliori, gli altri invece sì e guai a toccarli!
Sukran
18/12/08 16:14
Innanzitutto chiedo scusa
Innanzitutto chiedo scusa all'Autrice dell'articolo per non averla riconosciuta nella sua risposta e per averla sbadatamente chiamata Signor Bono. è la prima volta che leggo l'autore di un articolo rispondere ai commenti, di solito molti giornalisti si fingono blogger per poi neanche leggere alcun intervento. L'ho davvero apprezzato. Per il resto, continuo a pensare che l'articolo in questione presenti conclusioni affrettate e generalizzazioni. Quello che volevo dire è che l'approccio dell'articolo, se applicato alla civiltà occidentale, porterebbe ad altre conclusioni affrettate, probabilmente con un simile risultato denigratorio. Infine: il fatto che, come cita l'Autrice, le violenze sono testimoniate soprattutto in paesi in via di sviluppo, sta forse a testimoniare che il terreno fertile per certe barbarie è più l'ignoranza e la miseria che la cultura in sé.
Anonimo
13/02/09 16:56
credo che il matrimonio
credo che il matrimonio combinato sia uno stupro legalizzato .Purtroppo molti umomini italiani di "sinistra" lo considerano una "tradizione" e dunque con una scarsa ricaduta psicologica sulla donna.Cosa possiamo fare noi donne italiane?
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