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Dal piano casa agli studi di settore

Quello che il Governo sta facendo per combattere la crisi

20 Marzo 2009

I soldi sono solo sulla carta e non sono veri quando, come alcuni sostengono, si formano su ipotesi di distribuzione a spese degli altri, senza averli incassati e senza valutarne l’impatto, anche in termini di fiducia, con coloro che dovrebbero metterli a disposizione. Di soldi non veri si è sentito parlare a cataste in questa settimana, da quelli per garantire il salario per tutti, agli altri per gravare sui redditi più alti ed offrire un’elemosina (circa 5 euro al mese) ai meno fortunati.

Il sistema fiscale italiano, progressivo, trova la quasi totalità dei cittadini entro fasce di reddito, che vanno dalle più basse alle medio-alte, con aliquote già molto elevate e spesso non sostenibili. E’ quasi insignificante, rispetto alla totalità dei contribuenti, il numero di coloro che, invece, godono di alte fasce di reddito e che hanno aliquote di prelievo fiscale già maggiorate, quasi al limite della convenienza economica per programmi di crescita e di investimenti.

Con le sole ipotesi, si sa, è possibile far volare anche gli elefanti, soprattutto quando sulla responsabilità prevale tanta insana demagogia e tanta insensibilità per le sorti del Paese. E’ necessario, invece, uscire presto e bene dall’attuale crisi globale dei mercati e si ha bisogno della fiducia e dell’impegno degli italiani.

Quando la Presidente degli Industriali, Emma Marcegaglia, ha parlato di soldi veri si è riferita alle disponibilità immediate dei finanziamenti a favore delle imprese, e dal suo punto di vista ha ragione. La piccola e media industria soffre di crisi di liquidità. Il denaro è fermo, non gira. Il fatturato si riduce e con il calo della domanda si riducono i margini. I capitali delle imprese sono impiegati sulle scorte che non vengono smaltite. Non si riesce a far fronte alle spese correnti ed agli impegni finanziari programmati (mutui, leasing, investimenti). La spinta diretta alle banche di finanziare le imprese, anche con gli strumenti messi a disposizione con i Tremonti-Bond, procede con molta lentezza. C’è preoccupazione ed attesa. Il sistema bancario non riesce ancora a quantificare le perdite dei portafogli delle singole aziende di credito. Anche gli assetti manageriali delle banche mostrano impreparazione e inadeguatezza, soprattutto in relazione ai lauti compensi percepiti che gravano sulle famiglie e sugli operatori economici attraverso i costi, tra i più alti in Europa e nonostante i servizi tra i più scadenti.

Le iniziative del Governo per gli ammortizzatori sociali, i soldi alle famiglie, gli incentivi per l’auto, la possibilità per le banche di ottenere fondi patrimoniali da trasformare in strumenti di credito, il rilancio delle grandi opere pubbliche e lo stesso piano casa che si diversifica sulle diverse esigenze, dai mutui agevolati per gli alloggi popolari, all’aumento della volumetria con una legge quadro da introdurre e su cui attivare le regioni, ai piani per la realizzazione dai 5 ai 6 mila nuovi alloggi di case popolare che diventeranno circa 20.000 entro il 2011, ottengono il sostegno dell’Europa e della banca D’Italia. A tutto questo c’è anche l’impegno del Governo a non lasciare indietro nessuno.

I soldi veri, rapidi e tangibili, stanno arrivando con la revisione degli studi di settore che allenterà la pressione del fisco sulle piccole imprese già in difficoltà e soprattutto, annunciato dalla stessa Marcegaglia, con la costituzione di un fondo garanzia di 1,3 miliardi per i piccoli finanziamenti alle imprese, sul modello dei consorzi fidi, che potrà sviluppare credito per circa 70 miliardi di euro.

Tutte le iniziative hanno la logica necessità di tempi di avvio, ed è da mettere in conto anche l’impatto con gli altri attori dello stesso processo. Il piano casa, ad esempio, è ancora all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri, necessita la sua integrazione con il testo unico per l’edilizia e l’approfondimento sulle competenze che il governo intende affrontare in uno specifico incontro con le regioni. Anche le polemiche, specie se pretestuose, spesso non agevolano una partenza veloce.

Sono tutte situazioni che ben si conoscono quelle che frenano le attività dell’esecutivo soprattutto nei casi di urgenza. La decretazione spesso si scontra con le esigenze costituzionali e motiva polemiche. La rapidità si incaglia nei regolamenti parlamentari, si blocca con la visibilità dell’opposizione, confligge con i due rami del parlamento che fanno lo stesso lavoro.

La velocità della globalizzazione, in Italia, finisce così col scontrarsi con le lungaggini parlamentari e con l’inadeguatezza nei tempi della conversione in legge dei provvedimenti in esame.

Commenti
Nicola
22/03/09 13:08
Un po' deluso
Ciò che è scritto nell'articolo è in linea di massima condivisibile, ma sono più che convinto che i provvedimenti descritti (e presi dal Governo) non risolveranno la crisi e non farannno compiere all'Italia un salto di qualità ed passo avanti decisivo. Le cose serie ed urgenti da fare sono queste: 1) intervenire con forza per porre fine alle ruberie ed agli sprechi nelle amministrazioni locali (portate avanti da esponenti di qualsiasi colore politico); 2) far pagare le tasse a chi non le paga (mi riferisco ai grandi evasori ed ai furbi, non a chi ricorre a qualche piccolo stratagemma per non fallire); 3) sovvenzionare progetti di livello medio-piccolo (anche con aiuti a fondo perduto) aventi lo scopo di far nascere e avviare piccole imprese ed attività commerciali, non le "grandi opere" e le grandi imprese (che hanno soldi a palate) che non sono certamente la priorità in un momento come questo (a cosa serve il ponte sullo stretto se le vie interne di comunicazione in Sicilia fanno schifo?); 4) combattere il lavoro nero che è a livelli impressionanti; 5) promuovere la meritocrazia in tutti i settori ed a tutti i livelli e porre fine alle clientele; 6) combattere la criminalità: lo Stato ha a sua disposizione i servizi segreti, la magistratura e le forze dell'ordine, ergo siano intercettati gli appartenenti alle famiglie mafiose, camorriste, etc (gli strumenti per debellare la criminalità ci sono, quindi se non si interviene è solo perché non c'è la vera volontà di farlo); 7) dulcis in fundo: rivedere le regole del Mercato che sono, talvolta, a favore dei furbi e degli arrivisti; ma, soprattutto, liberalizzare il mercato laddove ci sono interessi corporativi abnormi. Un'ultima cosa: il problema non è il Parlamento. Se il Governo non è capace di fare (o non vuole fare) quello che deve fare (e può farlo benissimo) non si dia la colpa al Parlamento (la cui maggioranza è ampiamente di Centro-Destra) ed al sistema parlamentare. Infine, per cortesia, più concretezza e meno chiacchiere da parte del Governo; e basta con gli slogan. Gli italiani (anche quelli di Centro-Destra come il sottoscritto) non sono sprovveduti e capiscono benissimo. Devo ammettere di essere un po' deluso dal Governo: mi aspettavo molto di più ...
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