Si è spento nei primi giorni del nuovo anno a causa d'un ictus Mike Louw, storico e stimato boss dell'Intelligence sudafricana. Figura importante, quella del defunto, per la storia del Paese di Nelson Mandela. Fu Louw, infatti, a gestire la difficile transizione dal National Intelligence Service al South African Secret Service negli anni novanta, ma soprattutto a tenere i contatti, alla fine dell'apartheid, con i vertici dell' African National Congress, fungendo da agente di collegamento con l'ala riformista del National Party.
In un momento in cui il Sudafrica annaspava, stretto tra le sanzioni imposte dalla comunità internazionale contro il regime razzista e il pesante indebitamento, il capo dei Servizi segreti fu un punto di riferimento essenziale per la gestione della transizione verso il futuro. Lo ha ricordato in un commosso necrologio l'attuale, e assai discusso, presidente sudafricano Jacob Zuma, a sua volta, negli anni caldi, alla guida della sicurezza dell'ANC.
Ai tempi del suo esilio da Cape Town, il leader famoso, anzi famigerato, per le sue irruenti passioni per il sesso femminile, incontrò più volte in prima persona Louw, ed insieme, da uomini callidi rotti a segreti, misfatti e scandali, misero su carta le tappe da seguire per portare lo stato africano alla democrazia.
Louw sapeva tutto di Zuma, e viceversa. Spesso, tale conoscenza dei reciproci scheletri negli armadi, a certi livelli, fa nascere convergenze d'interessi imperiture nel tempo. Anche per questo, nessuno si è stupito delle parole utilizzate da Zuma per commemorare l' "amico" – i maligni direbbero il complice – passato a miglior vita: " He is one of those remarkable South Africans that we will always remember and whose contribution to the smooth transition to freedom and democracy must never be forgetten".
Potenza delle affinità elettive tra spioni di rango.

