Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci sarà rivoluzionato dalla De Gregorio. Grafica zapatera, formato rimpicciolito e staff rinsanguato. Dal materialismo storico si passa alla gilda liberal, per salvare il salvabile. Con tanti saluti alla sinistra manettara.
La chiamano “sora Cecioni” – indimenticata maschera della commedia all’italiana, per il suo incontenibile sproloquio sul tempo, la famiglia e la politica. Ma per rispettare la filologia televisiva sarebbe più indicato parlare di “Signorina snob”, l’altro personaggio messo in scena dall’indistruttibile Franca Valeri.
Lei è Concita De Gregorio, 45 anni, sposata con figli, saltata dalle pagine di Repubblica alla direzione dell’Unità. Se in questo scorcio di estate olimpica chiedete alle signore ingioiellate anche sotto l’ombrellone chi è Concita, sapranno dirvi tutto di lei. Perché l’epica di Concita è fatta apposta per i vacanzieri. Fa sorridere. Fa riflettere. Fa sognare di prendere un last minute per Barcellona o scappare con un moro a Mars Alam.
L’hai seguita dai tempi del Costanzo Show, hai letto tutti i suoi indispensabili reportage da Sanremo – proprio tu, che non sopporti la parola “nazional-popolare”; sei stata deliziata dalle sue prese di posizione sulla donna italiana, prigioniera peggio di quella afgana, sotto il tacco della Cristianità (“nella Bibbia, la donna è spesso sottoposta a sofferenze”). Hai condiviso la necessità di avere sempre più asili nido e baby sitter sgravate dalle tasse, perché tu – che hai figliato mentre rispondevi a un sms - devi badare ai pargoli, al marito e a mille telefonate di lavoro. “Consideriamo ad esempio la morte degli anziani o la cura degli ammalati. A chi spettava occuparsene in passato? Alle donne, naturalmente”. Come se fosse un peccato mortale.
Impazzivi per suo il gossip politico, per le cronache nella stanza dei bottoni tra le patte dei padroni. Adesso ti bei al pensiero che finalmente una donna guiderà un giornale di sinistra, ma probabilmente non sai che il Secolo XIX ha già una signora direttora. Che importa, i tuoi occhi oggi sono solo per Concita, la nueva Serao: “Di nessuna delle persone interessanti che ho conosciuto nella vita ricordo la griffe dell'abito che indossavano. Ho piuttosto l'impressione che non indossassero abiti griffati”. Splendida aristofreak.
Arrivò a Repubblica nei primi anni Novanta, in piena settimanalizzazione. Il Fondatore aveva già trasformato il quotidiano in un marsupio, pieno di allegati, enciclopedie, cd, giochi in Borsa e fumetti. Ed è proprio per fare fronte alla rivoluzione della multimedialità che Concita l’hanno chiamata al capezzale dell’Unità, sperando che si trascini dietro tutte le signorotte affamate di cinema, scandali e relatività morale. Se ci finisse il quotidiano d’Antonio Gramsci, sotto all’ombrellone, sarebbe un vero colpo da leonessa. Ecco perché la direttora non piace ai manettari che hanno trovato asilo nel quotidiano postcomunista. “La parola multimedialità non mi dice niente e, anzi, mi fa venire l’orticaria – ha commentato Marco Travaglio, che rischia di perdere la sua rubrica – non riesco a capire quali siano le ragioni per le quali Padellaro debba andar via”.
Da mesi, nel panorama delle testate di sinistra, è in gioco un ricollocamento di editori, facce vecchie e nuove dell’imprenditoria italiana – dalla dannunziana famiglia Angelucci (capace di legare nello stesso destino giornali come Libero e l’Unità), al noto esponente del proletariato sardo Renato Soru, tycoon del web, padrone di Tiscali, governatore della Sardegna e, da maggio scorso, editore dell’Unità. Operazioni finanziarie, cordate e rilanci, reciproci condizionamenti tra gruppi politici, imprenditoriali e della informazione.
È stato Soru a scegliere Concita, tenendo la sua nomina in caldo, al sicuro, almeno fino a quando Veltroni (convinto di vincere le elezioni) si è lasciato sfuggire la notizia. Da allora è stata una movida, arriba, arriba Concita! magari ci spiegherà cos’è il conflitto di interessi, chi era Nicki Grauso e qual è stata la politica estera di Zapatero.
I colleghi la stimano molto, la ricordano per quella prestigiosa intervista a Gelli del 2003, in cui il Venerabile si lasciò scappare che era merito suo se Berlusconi e Cossiga stavano dove stavano. Altri tempi, quando non bastarono la propaganda menzognera sul “regime”, e l’attacco a testa bassa della magistratura, per disarcionare il Cavaliere. Le cose (forse) cambiano, e l’Unità vorrebbe parlare una lingua diversa, non quella carognesca della rissa. Naturalmente speriamo in un rigurgito antimanettaro, anche se l’ultimo affondo di Concita va esattamente nella direzione opposta. Ai giornalisti italiani infatti “non serve l’obiettività, ma l’onesta che è più rara ma più disponibile, perché non è difficile, basta essere educati e cominciare da piccoli”. Auguri.



La direttora del Secolo XIX
Concita
@claud
...gramsci si rivoltera' nella tomba....