Venerdì 10 Febbraio 2012
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Leader rivoluzionario

Saakashvili deluso dall'Occidente:
"Ha paura della Russia"

30 Maggio 2009
Il presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili.

Mikheil Saakashvili, presidente della Georgia, sta subendo attacchi su tutti i fronti. Benché vittima dell’aggressione russa (la prima invasione di uno Stato europeo dalla II Guerra Mondiale), molti, anche in Europa, pensano che il responsabile sia lui, con il suo improvviso attacco alla separatista Ossezia del Sud. Il premier russo Vladimir Putin lo definisce come un “nuovo Saddam Hussein”. L’opposizione georgiana, dal 2007, lo accusa di aver ricreato quel regime autoritario che egli stesso demolì con la Rivoluzione delle Rose nel 2003. Le organizzazioni per i diritti umani gli rimproverano lo stato d’emergenza imposto nel novembre 2007 contro l’opposizione e l’oscuramento della Tv Imedi. Giovedì 28, mentre in Georgia dilagavano le manifestazioni contro di lui, Saakashvili era a Roma, in Campidoglio. Per parlare di se stesso, per mostrare al pubblico la sua storia personale e le sue idee, condensate del nuovo libro-intervista "Io vi parlo di libertà" (edito da Spirali e scritto con Raphael Glucksman, figlio del noto filosofo André) e smentire molte delle voci che circolano sulle sue scelte di guerra e di pace.

Prima di tutto, va detto che non ha nulla del “Saddam Hussein del Caucaso”. Saakashvili è un giovane uomo dall’aria sincera, dai modi affabili, sempre sorridente e pronto a rispondere ad ogni domanda dal pubblico. “L’Unione Sovietica è finita. Vi sbagliate se state pensando che adesso mi metta a fare 5 ore di comizio sul mio libro. Lo introdurrò giusto per cinque minuti, poi sono pronto a parlarne con voi”, esordisce al Campidoglio. Il giorno dopo, a Milano, si è messo ancora a disposizione del pubblico del Corriere della Sera per una videochat in diretta, per rispondere alle domande dei lettori. D’altra parte, dopo la Rivoluzione delle Rose del 2003, con cui aveva rovesciato il regime post-comunista di Eduard Shevardnadze, aveva dichiarato chiaro e tondo: “lo Stato è servitore del popolo, non il suo padrone. I regimi devono iniziare ad aver paura del giudizio popolare”.

Il suo carattere di leader rivoluzionario è rimasto intonso. E si è formato già ai tempi dell’Urss, quando leggeva quel poco di stampa occidentale che gli capitava sottomano, i samizdat di dissidenti quali Sakharov, Bukovskij e Solzhenitzin, che tuttora considera suoi maestri. “L’Occidente simboleggiava per noi la libertà e la ricchezza, tutto quello che ci era negato nella vita quotidiana. Avevamo talmente perso la fiducia nella propaganda sovietica, da invertire tutto quello che dicevano del mondo esterno. Quel che pensavamo dell’Occidente era certamente un’immagine idilliaca, molto ingenua, che farà sorridere un cittadino francese o americano. Immaginavamo un mondo senza restrizioni, senza controlli di polizia, senza code nei negozi, con i supermercati pieni di merci. E soprattutto: senza Kgb”. La natura e la spinta ideale della carriera politica di Saakashvili parte tutta da questa dichiarazione d’amore per un Occidente negato. Giovane dissidente perseguitato dal Kgb, poi studente di legge e avvocato a New York, infine politico georgiano e guida della rivoluzione contro il governo post-comunista dell’ex ministro degli esteri sovietico Eduard Shevardnadze, non si vedono grosse contraddizioni nella carriera politica di Saakashvili, contrariamente a molti altri leader politici e oligarchi che sono passati direttamente dal comunismo al capitalismo e poi al nazionalismo senza soluzione di continuità.

“La classe politica postsovietica non si fonda su divisioni politiche o ideologiche” – dice dei suoi avversari – “Non ci sono da una parte i socialisti e dall’altra i liberisti, da una parte i riformatori e dall’altra i conservatori, bensì un magma di relazioni e di clan da cui emerge un leader la cui principale qualità sta nel non mettere troppo a repentaglio equilibri, abitudini e patrimoni”. Saakashvili, licenziando l’intero corpo di polizia all’indomani della Rivoluzione delle Rose e mandando a spasso più di 100mila funzionari, ha voluto una rottura totale con questo sistema. Gli rimproverano, anzi, di essere stato troppo aggressivo con le riforme e l’opposizione, per sua stessa ammissione, ha gonfiato le sue fila con chi è stato staccato dalla mammella dello Stato. Non rimpiange quelle mosse. “Oggi siamo l’unica repubblica ex sovietica ad avere un calo di corruzione” - ci spiega - “Nel nostro Stato non c’è alcun funzionario che abbia un passato nell’apparato dell’Urss. Abbiamo promosso i giovani, quelli della generazione post-sovietica e quelli post-post-sovietici, che sono nati dopo la caduta dell’Urss e sono ancora più liberi da quella gabbia mentale”.

I dati economici gli danno ragione. I rating internazionali dimostrano una crescita senza eguali fra le altre repubbliche ex sovietiche (Paesi baltici a parte), nonostante il lungo embargo sulle merci imposto dalla Russia, iniziato nel 2006. Saakashvili risponde anche dei metodi con cui queste riforme sono state condotte e che sono tuttora oggetto di critiche in Occidente. Il presidente difende la sua scelta di aver oscurato Imedi Tv, vicina all’opposizione, affermando che fosse uno strumento gestito dall’oligarca Badri Patarkachishvili per organizzare un putsch contro il suo governo. Ma sull’opposizione e sulle manifestazioni (sia quelle del 2007 che le attuali) non ha nulla da obiettare. “Sono un buon segno” - ci spiega - “Vuol dire che stiamo diventando una vera democrazia. E come in tutte le vere democrazie l’opposizione scende in piazza a protestare. Sono contento di aver vinto le elezioni (del 2008, ndr) con un 53% e non con i risultati plebiscitari di un Putin o di un Saddam”.

Per quanto riguarda la guerra con la Russia, Saakashvili è convinto, deciso e documentato, quando afferma che: “L’invasione è iniziata ben prima dell’8 agosto”, cioè prima dell’attacco georgiano contro i separatisti dell’Ossezia del Sud. Le unità russe della 58ma armata stavano già attraversando il valico di Roki ed entrando nel Paese prima che le brigate georgiane si muovessero. La Georgia non era preparata a una guerra, ammette candidamente il suo presidente: le unità migliori erano in Iraq, lui stesso e il ministro della Difesa erano in vacanza fino ad una settimana prima. L’avanzata georgiana su Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del Sud, fu ordinata dopo una settimana di bombardamenti sui villaggi georgiani: “I profughi mi rimproverano ancora adesso di essere intervenuto troppo tardi”, afferma Saakashvili nel suo libro-intervista. E’ questo il contesto in cui è scattata la “reazione” russa.

La Georgia ha corso realmente il rischio di essere annientata. Saakashvili è grato soprattutto a Nicolas Sarkozy (allora presidente di turno dell’Ue) per la sua salvezza: “Non ha atteso una posizione comune dei 27 Paesi dell’Ue per venire a Mosca e a Tbilisi. Infatti – potrà confermarlo lui stesso – in quel momento l’obiettivo di Putin era chiaramente la nostra distruzione”. E torna, in questo caso, il miraggio dell’Occidente, del quale però l’ex dissidente Saakashvili si dice in parte deluso. Deluso dal mancato appoggio americano alla rivoluzione delle Rose: contrariamente a una leggenda metropolitana molto diffusa, gli Usa hanno cercato un compromesso con il governo Shevardnadze fino all’ultimo. La Germania, che vendeva armi alla Georgia, ha interrotto questo rapporto dopo la Rivoluzione. Il tutto nell’ottica di “non offendere la Russia”. E’ un “vecchio” vizio dell’Occidente dopo la fine dell’impero sovietico: “Finita la Guerra Fredda, gli occidentali hanno avuto una sola idea in testa: scusarsi di avere battuto l’Urss”.

 

Commenti
mj23
30/05/09 08:51
leader criminale, non rivoluzionario
Io sinceramente rimango ogni volta esterrefatto nel constatare che si vuole continuare a difendere ostinatamente personaggi semplicemente indifendibili come questo Saakashvili. Rimango senza parole quando si parla di "aggressione russa", di Saakashvili come di un "giovane uomo dall'aria sincera" e altre assurdità del genere. E rimango ancora di più senza parole quando si continuano a ignorare bellamente le proteste oceaniche dell'intera popolazione georgiana contro Saakashvili, e che durano ormai da mesi tra l'indifferenza totale dei media occidentali. Non so davvero come si possa avere il coraggio di dare ancora credito e di giustificare ancora un uomo del genere. Sono esterrefatto.
marco
30/05/09 10:05
Anche su L'Occidentale,a suo
Anche su L'Occidentale,a suo tempo,si lessero articoli contro il Presidente eletto della Georgia.E un Saddam, sembra sia stato definito anche da Berlusconi,del resto amicissimo di Putin.Quello che dice mi sembra inoppugnabile.Ormai l'europa è succube di tutti:basta alzare la voce,avere il petrolio,il resto che vuoi che conti.
Anonimo
30/05/09 12:12
Ridicoli come al solito...
Mi ricorda lo sketch di un film di Verdone "un bel giorno partì... e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana..." sostituitelo con "un bel giorno lasciai l'URSS ed andai a fare l'avvocato a New York" e calzerà a pennello... Il regime post-comunista di Eduard Shevardnadze? e poi, gli oppositori al suo REGIME è “Sono un buon segno”? Una buona volta per tutte, vergognatevi cari Occidentali.
Dionigi Carboni
30/05/09 15:13
La Georgia, il Caucaso e il pensiero di Saakashvili
Il titolo dell'articolo è sicuramente forzato; tuttavia, penso che rifletta il pensiero del giovane Presidente.Molte persone che hanno vissuto nell'Unione Sovietica e nei Paesi satelliti la pensano allo stesso modo.Siamo a un confronto sfasato di almeno trent'anni. Ho approfondito la storia e la cultura della "Santa Russia" e quella del periodo comunista con la "ditattura del proletariato al potere " e non mi sorprendono le dinamiche sociali, economiche e politiche anche dell'attuale Dirigenza della Federazione di Russia.Perciò, condivido in pieno la sostanza dell'articolo, anzi andrei oltre:la Russia avrebbe da giocare un ruolo ben diverso con i Paesi confinanti e con il resto del mondo. Mi dispiace per la maggioranza del popolo russo intriso ed invasato da politiche sostanzialmente fallaci, come quelle che sono implose nell'epoca zarista,sovietica e del Comecon/Patto di Varsavia. Il Presidente georgiano è ancora giovane, carico di entusiasmo e determinazione, non immune ad errori e brigative valutazioni, colpevole forse di attorniarsi di persone non adeguate al suo disegno politico, qualche volte logorroico nel parlare;ma, ha uno stile, rilancia continuamente, è colto,indirizza le politiche con tutte le conseguenze del caso, ha schiena dritta ed è un gran Lavoratore. Nello scenario dell'Europa e della grande Russia mi pare che riesca a tenere il passo e non solo. Mi auguro che abbia anche saggezza da statista e per la Georgia, l'Europa comunitaria e le stesse relazioni con la Federazione di Russia trarranno sicuramente giovamento ! Dionigi Carboni
carlo II
30/05/09 15:57
una soluzione alternativa
da qualche parte ho letto che ci sono gruppi non piccoli che propongono la reintroduzione della Monarchia al vertice dello stato georgiano. Certo sarebbe il modo per abbandonare definitivamente le memorie della dominazione russa e sovietica. Inoltre i Capi della casa reale georgiana sono vissuti a lungo in occidente, anche in Italia, per cui hanno una consolidata formazione democratica di cui tutto l'oriente sembra aver bisogno. Ancora: questa sarebbe una soluzione nazionale che si riallaccia alle tradizioni locali, con tutti i vantaggi relativi.
giorgio
30/05/09 21:17
confusione?
Già nella seconda frase, una contraddizione: "Benché vittima dell’aggressione ... con il suo improvviso attacco alla separatista Ossezia del Sud": quindi non si capisce è vittima o aggressore? E poi, il Kosovo non è forse in Europa e non è forse stato invaso nel 1999 e tutt'ora occupato?
Emme
30/05/09 23:11
Secondo me l'Occidentale
Secondo me l'Occidentale dovrebbe cambiare nome in l'Americano, perchè qui pur di fare gli interessi USA l'Occidente lo si demolisce con il Kosovo (nemmeno Israele e il Vaticano hanno riconosciuto questo narcostato islamico sorto sulle chiese serbe profanate e distrutte), con Saakashvili che da quando è andato al potere non ha fatto un H contro i terroristi salafiti ceceni che si riparano sul territorio georgiano, bah... Sono deluso, pensavo che si facesse riferimento al Pdl invece qui l'ideologo è il democratico Zbigniew Brzezinski.
Cucombra
31/05/09 17:07
Gente senza anima nè cervello...
Chi scrive certi articoli, parlando di un personaggio come Saakashvili come un "leader rivoluzionario" e come "un giovane uomo dall’aria sincera, dai modi affabili", deve non solo aver rinunciato per sempre ad avere buonsenso ma deve anche aver subito concretamente una sorta di lavaggio del cervello per non accorgersi che non si tratta altro che di un criminale che, violando gli accordi sul "cessate il fuoco" in vigore dal 1992, ha fatto bombardare ospedali e scuole uccidendo degli innocenti che avevano solo la colpa di vivere in una provincia filo-russa.
giorgio
01/06/09 22:08
... noi delusi da l'Occidentale
Già alla seconda frase non mi riesce di capire il sottile paradosso della "vittima dell'aggressione" che pure è quella che precedentemente "improvvisamente attacca". Magia del bispensiero. Quando poi si cancella il Kosovo dalla cartina dell'europa (invaso nel 1999 e tuttora occupato da forze coloniali) mi immagino di dover finire il corso di neolingua per poter proseguire.
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